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Un amico straordinario, con Tom Hanks: siamo tutti bambini di Mr Rogers - Recensione - TIFF 2019

Un amico straordinario con Tom Hanks incanta il Toronto International Film Festival: il film è incentrato su Fred Rogers, fondatore di un programma di intrattenimento per bambini che ha educato il pubblico americano per decenni, con un protagonista in forma smagliante. 

 

 

Spiegare Mr Rogers è un po' come spiegare l'arte a un alieno sceso da un grigio e asettico disco volante sulla cui plancia non c'è posto per nemmeno un magnete da frigo della torre di Pisa o una polaroid di famiglia. 

 

Fred Rogers è stato un pioniere della televisione per bambini, un individuo unico nel suo genere che ha letteralmente cresciuto, intrattenuto e aiutato psicologicamente generazioni di ragazzini americani per più di trent'anni: il suo show è andato in onda dal 1968 al 2001 e molti lo hanno letteralmente utilizzato come terapia per guarire da traumi e momenti difficili della propria vita. 

 

 

 

Mister Rogers' Neighborhood era uno show incentrato sulla creatività di un uomo capace di scrivere canzoni, cantare, recitare e interpretare molteplici personaggi, al solo scopo di veicolare certi messaggi ai più piccoli, insegnando loro a misurarsi e affrontare le proprie emozioni. 

 

Nulla era tabù per Mr. Rogers e anche argomenti come la morte trovavano spazio nel suo programma, innestanto un dibattito di proporzioni enormi, arrivando a parlare al Congresso degli Stati Uniti in favore della PBS e dell'importanza dell'intrattenimento per i piu' piccoli.

 

Mr. Rogers era fermamente convinto di quanto fosse importante veicolare la tolleranza, l'importanza della condivisione, insegnando ai bambini come affrontare sfide quotidiane come i più comuni sentimenti di rabbia o frustrazione, fino all'accettazione di un fratellino o una sorellina in famiglia, andando oltre la sindrome da primo genito o il trauma d'abbandono del figlio di mezzo. 

 

Mr. Rogers è stato quello che potremmo definire come "il papà d'America", un uomo rinomato per il suo temperamento gentile, per la sua calma quasi contagiosa e per la serafica bonarietà con la quale contagiava il prossimo: chi meglioo di Tom Hanks, dunque? 

 

 

[Tom Hanks in una scena di Un Amico Straordinario]

 

 

Un amico straordinario, per la regia di Marielle Heller, mette Tom Hanks nei panni di questa figura leggendaria della televisione americana ma, piuttosto che cercare il lato biografico del personaggio, decide di partire da un articolo pubblicato da Lloyd Vogel (un Matthew Rhys stupendo), giornalista di Esquire

 

A rendere speciale questo film è proprio questo spunto di partenza ideato in sceneggiatura da Noah Harpster e Micah Fitzerman-Blue, uno strumento utile a portare il pubblico in una storia narrata da Mr. Rogers su di un giornalista che parla di Mr. Rogers

 

Il film si apre infatti come un episodio dello show, trasformando il pubblico in bambini, portandoli alla corte del set fatto di miniature, pupazzi e personaggi innocenti, e lasciando che Mr. Rogers ci introduca al suo mondo, parlandoci con dolcezza della storia di Lloyd per poi metterla in scena, creando così piani reali e surreali alternati, cullandoci dentro e fuori la realtà di noi adulti e lividi nei panni di Lloyd e del noi bambini spettatori di Tom Hanks/Mr. Rogers

 

Quanto colpisce del film è l'eleganza con la quale la messa in scena di Marielle Heller danza tra i piani, dipingendo Mr. Rogers come un uomo puramente votato a esprimere il meglio di un essere umano, una sorta di icona comune tra gli uomini capace di contagiare chiunque lo circondi accendendo le parti migliori di loro, un singolo individuo capace non di abbandonare le persone rotte, come invece la cultura odierna cerca di fare suggerendo di ghettizzare le persone tossiche, ma abbracciandole per provare a curarle. 

 

Mr. Rogers è una sorta di antitesi al male del mondo, alle sue nevrosi e idiosincrasie. 

 

Il film sfrutta i modellini del set di Mister Rogers' Neighborhood come intermezzi a raccontare la storia, crea i giusti toni drammatici usando la teatralità delle situazioni e dei traumi del protagonista, usa i colori giusti per rappresentare i lividi e i forti contrasti emotivi di Lloyd e grazie a un Tom Hanks votato a riflettere alla perfezione l'immagine di pura bontà porta a schermo un personaggio così emotivamente carico da rendere l'indifferenza un sentimento alieno, matematicamente impossibile da provare durante la visione. 

 

 

 

Il più grande pregio di Un amico straordinario è proprio la sua capacità di portare lo spettatore, anche quello che con il personaggio non conosce legame, dentro la storia, trasformandolo davvero un bambino seduto di fronte al televisore pronto a seguire la storia raccontata da Mr Rogers per imparare qualcosa.

 

Ciò avviene fino al punto di creare uno dei momenti più densi e surreali dell'esperienza cinematografica in sala quando il tempo si ferma e l'attenzione si sposta davvero su di noi.

 

Un amico straordinario è un film che mi ha commosso profondamente: un racconto elegante, fatto di contrasti umani ed emotivi, pregno di sentimenti universali, di cose spiacevoli come la morte o le mancanze di un genitore egoista, che solleva domande su che tipo di genitore vogliamo essere noi, sulla capacità di gestire tutti i sentimenti complessi affrontandoli. 

 

Sul saper tornare bambini quando necessario e non di trasformare la società in una colossale e autodistruttiva sindrome di Peter Pan fatta di individui fieri di essere tali e incapaci di provare empatia per il prossimo, annegando con l'indifferenza quelli tra di noi sono rotti.  

 

Io vi invito - chiedendovelo un pochetto anche dal profondo del cuore - di andare in sala a vedere Un amico straordinario, perché non avrete mai un esperienza cinematografica così pura, accorata, genuina e potente. 

 

E un Tom Hanks come non lo si vedeva da anni. 

Tom Hanks Tom Hanks Tom Hanks Tom Hanks Tom Hanks 

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3 commenti

Mike

11 mesi fa

Andrò sicuramente!

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DOGMAN

1 anno fa

Bel racconto! Metto il film in lista, grazie. 🙂

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Giorgia Leonardi

1 anno fa

Non sapevo neanche dell'uscita del film, ma con questa recensione mi hai conquistata. Non conoscevo il personaggio (e ora ovviamente capisco da dove nasce Kidding) e sono molto curiosa di vedere come si sviluppa il racconto e quali corde della sfera emotiva vada a toccare. Mi dispiace soltanto di non poterlo vivere con un legame derivante dall'infanzia, un po' come mi capitò con Saving Mr Banks (guarda caso sempre con Tom Hanks!), che sicuramente amplificherebbe l'esperienza esponenzialmente. Per quanto riguarda l'empatia, sono contenta che si tocchi questo tema nel film perché la sua mancanza oggi è davvero preoccupante. Già trattato in Inside Out per i più piccoli (anche se secondo me quel film è perfetto per tutte le età), finalmente abbiamo l'occasione di ricordarne l'importanza anche agli adulti.

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