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Dumbo: Tim Burton torna a casa Disney - Recensione

Tim Burton torna alla regia con la riproposizione in chiave moderna del Classico Disney del 1941: Dumbo.

 

Quella di Dumbo è una storia che ben si adatta alla sua filmografia: il piccolo elefante viene considerato un mostro a causa delle sue lunghe orecchie, e sappiamo che la figura del personaggio freak che viene emarginato e considerato diverso da parte della società fa parte della poetica d'autore di Burton fin dagli inizi della sua carriera.

 

 

 

 

Il film è ambientato negli anni ’20, in un circo che si sposta tra le varie città degli Stati Uniti.

 

La pellicola nella prima parte ricalca il Classico Disney aggiungendo però dei personaggi, sia principali che secondari, che nel film originale non c’erano: se il film del ’41 era incentrato molto di più sugli animali, in questo sono gli esseri umani a circondare il piccolo elefantino.

 

Tra i personaggi nuovi c’è Holt Farrier (Colin Farrell), un reduce di guerra che torna nel circo da sua figlia e suo figlio che lo aspettano (Nico Parker e Finley Hobbins) e il direttore del circo Max Medici, interpretato da Danny DeVito in un ruolo comico per niente marginale. 

 

 



Se all'inizio il film appare come remake del Classico Disney, nella seconda parte la comparsa del villain V.A. Vandevere (Michael Keaton) e della trapezista Colette Marchant (Eva Green) portano Dumbo e i protagonisti in un altro luogo, dove sembra quasi che il film continui il discorso conclusosi 78 anni fa, dando la sensazione di essere un sequel.

 

La Disney considera il film come un reboot, ma il fatto che venga proseguita la storia del film originale dà ancora più senso alla realizzazione del film di Burton, sia dal punto di vista narrativo che da quello artistico, perché si discosta dai recenti remake in live action che finora sono apparsi sempre molto fedeli ai film che il pubblico ricorda. 

 

 



Questo Dumbo è certamente un film burtoniano sia nelle atmosfere - anche se qui sono meno cupe e più fiabesche - sia nello sviluppo della trama: nonostante nell'ambiente circense il freak sia all'ordine del giorno, l'elefantino viene comunque discriminato per le orecchie, “orecchie che solo una madre può amare”.

 

La figura del mostro si ribalta come spesso accade nei film di Burton, dato che sono le stesse persone che hanno la presunzione di giudicare chi è diverso da loro a diventare i mostri, secondo la visione del regista.

 

 

 

 

La realizzazione tecnica del film nel complesso è buona.

 

La computer grafica per animare Dumbo e sua madre è davvero ottima, gli animali sembrano personaggi reali e tangibili a tutti gli effetti e l’interazione con gli altri personaggi è realistica.

 

Tim Burton sceglie di utilizzare il meno possibile il green screen e preferisce set reali in grado di restituire una determinata atmosfera, e scenografie e costumi sono perfetti per l’ambientazione del film: il regista ha ricreato il team che c'era dietro a Il Mistero di Sleepy Hollow: su Dumbo hanno lavorato Rick Heinrichs alla scenografia - che per Sleepy Hollow vinse un Oscar - e la costumista Colleen Atwood - che per quel film ottenne una delle sue dodici nomination e che di statuette in carriera ne ha ottenute ben quattro. 

 

 

 

 

Una pecca del film si può riscontrare nei dialoghi, chiaramente scritti per un pubblico giovanissimo, non tanto nel significato quanto nella scrittura e nella conseguente recitazione degli attori, che a volte risulta macchiettistica.

 

La cosa si percepisce soprattutto nel personaggio del villain interpretato da Michael Keaton, classico cattivo interessato solo al guadagno e che calpesta chi gli sta attorno per raggiungere i propri obiettivi. 

 

 



Spesso si ha la sensazione che i personaggi parlino a sproposito, con il risultato di rendere Dumbo e la madre, che non parlano, i personaggi più espressivi dell'intero cast. 

 

Probabilmente la pellicola avrebbe potuto funzionare anche come film muto.

 

Il film si regge quindi sul piccolo Dumbo, che ogni volta che compare nell’inquadratura rapisce lo sguardo con la sua tenerezza e la sua determinazione, in un'opera dove la caratterizzazione dei personaggi e i dialoghi sono l'aspetto più debole.

 

 

 

 

Resta comunque un buon ritorno di Tim Burton alla regia di un film Disney, che si conferma essere un regista che quando racconta storie di personaggi incompresi e puri d’animo è in grado di realizzare film che rimangono nel cuore.

 

Voto: 70%

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4 commenti

Giulio Convertino

8 mesi fa

Devo dire... Il film d'animazione non mi ha mai entusiasmato, ma questo qui non mi è dispiaciuto. Un po' discutibili (e cringe) alcune scelte, come la scena di Eva Green che cavalca Dumbo, ma nel complesso mi è sembrato un buon film, con una bella critica al mondo circense, e con un finale sicuramente più felice e logico rispetto all'originale. Un po' troppa CG, soprattutto nella scena iniziale del treno, ma vabbè, ormai è abusata un po' ovunque. Promossa per me la scena dei rosa elefanti: diversa, ma ci ho visto Burton, almeno visivamente, in quel frangente. Keaton come al solito è stato bravo, ma non sono io a dover scoprire il suo talento. 
Si poteva fare di più? Forse sì, ma ciò non significa che il film non sia buono.

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Speravo fosse un filo più adulto, ma è un ottimo film per bambini e soprattutto un ottimo Burton, ben scritto ed emozionante. Forse poteva dare più forza ai tanti freaks secondari e forse Colin Farrell poteva essere meno anonimo - per il resto però sono più che soddisfatto. Eva Green memorabile e bellissima la seconda parte, che prosegue da dove l'originale aveva lasciato

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Giulia Scimone

8 mesi fa

Bellissima recensione 💙

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Kevin Hysa

8 mesi fa

Giulia Scimone
Grazie 💜

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