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Rose - Recensione: la libertà violata

Markus Schleinzer mette in scena un elegante dramma storico che però frena se stesso 

Titolo originale: Rose 
Genere: Drammatico, Storico
Regia: Markus Schleinzer
Sceneggiatura: Markus Schleinzer, Alexander Brom
Cast: Sandra Hüller, Caro Braun, Marisa Growaldt
Distribuzione Italia: MUBI
Uscita Italia: TBA
Durata: 93 minuti
Paese: Austria, Germania

Rose, il nuovo film di Markus Schleinzer, è stato proiettato al MUBI Fest 2026 di Napoli dopo essere stato in concorso alla Berlinale di quest'anno, dove Sandra Hüller si è aggiudicata l'Orso d'argento per la miglior interpretazione da protagonista. 

 

XVII secolo: Rose (Hüller) entra a far parte dell’esercito indossando vestiti e assumendo atteggiamenti mascolini al fine di nascondere la sua identità di donna.

Giunta in un villaggio protestante, Rose se ne dichiara l’erede attraverso un documento autentico preso da un suo compagno morto in guerra, venendo così accettata.

 

Rose, sempre celando la sua vera natura e sotto falso nome, cerca di costruire un futuro per sé scegliendo come compagna Suzanna (Caro Braun), la figlia di un contadino locale, e prendendosi cura della gente di tutto il villaggio.

 

 

[Trailer ufficiale di Rose]

 

 

Girato in bianco e nero, Rose incanta sin da subito grazie all’uso sapiente della macchina da presa da parte del direttore della fotografia Gerald Kerkletz, spalla del regista fin dal suo primo film, che si adegua perfettamente al periodo storico narrato.

 

All’eleganza delle immagini si contrappongono proprio Rose e i personaggi che incontriamo: rozzi, sporchi e trascurati. 

Nonostante Rose sia sfigurata in volto, a differenza di chi la circonda è colta e intelligente, dimostrandosi un’ottima padrona di casa, pur nascosta dalle fattezze maschili.  

 

Nel suo vivere come tale, Rose ritrova la sua libertà, e la menzogna le sta stretta solo nel momento in cui si sente minacciata, tanto da adempiere persino ai doveri coniugali con Suzanna attraverso escamotage particolari per non destare sospetti.

 

Il peccato di Rose non è nascondersi al mondo, bensì essere semplicemente donna in un mondo creato e definito da uomini, un mondo che la costringe a essere quella che non è per trovare uno spazio nella sua stessa storia.

 

 

[Una scena di Rose]

 

Anche se Rose è ispirato a una serie di eventi reali, Markus Schleinzer decide di amalgamarli assieme ad Alexander Brom per creare una storia nuova e antica allo stesso tempo, che possa evocare un tempo passato, ma che possa anche riflettersi allo stesso modo nel tempo presente, aggiungendo inoltre un pizzico di ironia in un dramma tanto raffinato quanto doloroso. 

 

Tra le cose più memorabili di tutte c’è senza dubbio l’interpretazione di Sandra Hüller, che è impeccabile e incredibile in ogni suo ruolo, tanto da eclissare qualsiasi altro interprete in scena - senza nulla togliere a Caro Braun per l’ottima interpretazione.

 

Il tasto dolente di Rose è, a mio avviso, il suo perdersi nel didascalismo. 

Le immagini e i dialoghi sono chiari, ma la voce narrante esterna, messa per creare un effetto quasi epico/fiabesco, dà più problemi che altro, spesso ponendosi a guisa di spiegazione delle immagini.

Un problema già presente in Angelo, opera precedente del regista: un tentativo di rendersi sempre espliciti anche dove il senso è lapalissiano. 

 

A mio parere queste sovraspiegazioni in Rose (che affliggono molto del Cinema contemporaneo) depotenziano non solo la pellicola, ma anche il discorso sul mondo patriarcale, che di conseguenza a volte è bruscamente appiattito.

 

Un peccato per un film che aveva tutto il potenziale per essere tra i migliori film dell’anno.

___

 

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