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An Incomplete Calendar di Sanaz Sohrabi è stato presentato in Concorso alla 62ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.
Il film è il terzo e ultimo capitolo della trilogia creata da Sohrabi, continuando ad affrontare la questione petrolifera che ha sconvolto diverse parti del mondo.
Mentre i primi due capitoli, One Image, Two Acts e Scenes of Extraction, si concentravano principalmente sugli archivi del British Petroleum, An Incomplete Calendar collega il suo sguardo sul petrolio alla musica e all’arte.
Il documentario, difatti, si apre mostrando l’album registrato nel 1980 all’Orfeon Universitario de la Universidad Central in Venezuela, per celebrare il ventesimo anniversario della OPEC, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di Petrolio, fondata nel 1960 a Baghdad, che attualmente vede la partecipazione di 11 Stati.
Introducendo l’album, intitolato “Rimas Y Cantos Para la OPEP”, An Incomplete Calendar presenta un volto diverso rispetto a quello che abbiamo della OPEC, o almeno di quello che si sperava fosse: non uno strumento di controllo, ma di liberazione.
[Trailer ufficiale di An Incomplete Calendar]
Sanaz Sohrabi torna dunque indietro ripercorrendone la storia della OPEC attraverso tantissime fonti d’archivio che spaziano da francobolli a foto, lettere, registrazioni vocali e visuali sino ad arrivare ad archivi nazionali e giornali, riordinandoli tessendo una tela precisa per dimostrare l’importanza inaspettata dell’OPEC nel panorama artistico.
An Incomplete Calendar infatti sottolinea come alcuni Paesi, in particolar modo l’Iran e il Venezuela, vedessero nell’OPEC una risorsa di solidarietà internazionale, volto ad aiutare coloro che venivano esclusi in precedenza dal mercato mondiale.
La situazione, però, si fa più drammatica quando gli assetti geopolitici cominciano a cambiare, sino ad arrivare alla guerra tra Iran e Iraq, entrambi membri fondatori, cambiando per sempre il mercato del petrolio e perdendo di vista quelli che sembrava fossero degli obiettivi fondamentali.
Cosa c’entra in tutto questo la cultura?
An Incomplete Calendar ricorda l’importante lascito di quel periodo di trasformazione, come ad esempio uno dei più importanti centri culturali a Teheran, il Museo di Arte Contemporanea, le cui opere sono state acquistate coi cosiddetti petroldollari, o ancora la musica prodotta in quegli anni da parte di musicisti provenienti da Algeria, Ecuador, Indonesia e altri paesi che suonarono e cantarono un vasto repertorio in lingue diverse basandosi semplicemente sulle trascrizioni fonetiche.
Il lavoro svolto da Sanaz Sohrabi in An Incomplete Calendar non è banale, anzi decostruisce una visione di un’epoca che aveva tutta l’intenzione di segnare un cambiamento prima di diventare l’ennesimo buco nero.
L’obiettivo, però, non è trovare un lato positivo in una storia segnata dalla sofferenza, bensì dimostrare che c’è una componente umana spesso sottovalutata in questo genere di racconti.
Nonostante tutto, l’arte e la cultura non si sono fermate, creando incredibili progetti umanitari che oggi, nel mondo contemporaneo, vanno riscoperti e valorizzati.
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