Articoli
#articoli
Antartica - Quasi una fiaba nasce dalla necessità di fissare il tempo.
Dopo una lunga carriera teatrale e la collaborazione alla sceneggiatura di FolleMente di Paolo Genovese, Lucia Calamaro debutta dietro la macchina da presa con un film sull’eterno e la resistenza.
L’occasione narrativa proviene da una notizia di cronaca del luglio 2023, quando la stessa regista racconta di aver letto di un "super-verme" riportato in vita dopo essere rimasto ibernato per 46000 anni nel ghiaccio.
“Se un verme del ghiaccio ha attraversato il tempo può farlo anche l’essere umano, o almeno può provarci”, afferma Calamaro, spiegando come il suo obiettivo nel dirigere Antartica - Quasi una fiaba fosse quello di raccontare una storia di speranza legata all’idea di eternità.
[Trailer ufficiale di Antartica – Quasi una fiaba]
Antartica - Quasi una fiaba si apre in una piccola base di ricerca italiana in Antartide, irraggiungibile per otto mesi l’anno.
A capo del progetto scientifico c’è Fulvio Cadorna (Silvio Orlando), le cui ambizioni lavorative vengono messe in crisi dall’arrivo di Maria, interpretata da Barbara Ronchi (Nonostante, Diva Futura), scienziata schiva e geniale nonché sua pupilla.
Isolati e circondati da una desolazione glaciale, gli scienziati della base portano avanti le loro ricerche con la cura e la dedizione necessaria, mentre nei palazzi di potere, burocrati e politici minacciano di tagliare i finanziamenti per la mancanza di risultati profittevoli.
La scoperta inaspettata di Maria e Rita (Valentina Bellè) manda in crisi però l’intera comunità di ricercatori, trascinando i protagonisti verso un inevitabile conflitto scientifico, ideologico e affettivo.
[Antartica - Quasi una fiaba: Fulvio (Silvio Orlando) e Maria (Barbara Ronchi)]
All’interno della base che fa da sfondo alle vicende di Antartica - Quasi una fiaba, si trovano figure esuberanti, a tratti caricaturali, avvolte in felpe di pile e tute colorate che ricordano vagamente un telefilm di fantascienza.
Tra un esperimento e l’altro, i protagonisti si lasciano andare con naturalezza a riflessioni sul senso della vita, sul significato della morte, sul futuro e sull’amore.
A modo loro, i personaggi incarnano la figura del genio isolato, distante dalla società ma non estraneo alle sue contraddizioni.
È proprio attraverso la ricerca infatti, che Fulvio e il suo team cercano di dare un senso a un mondo che sembra aver smarrito ogni direzione.
Quando però il lavoro dello scienziato si incastra nel circolo vizioso della burocrazia italiana, il film concentra l'attenzione sulle inefficienze del sistema, mettendo in luce l’assurdità di un apparato che finisce per ostacolare proprio ciò che dovrebbe sostenere.
Il confronto con la burocrazia in Antartica - Quasi una fiaba, diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia: “Che senso ha bocciare un progetto per un errore, se la scienza tutta si basa sull’errore?”. La ricerca, in questa prospettiva, dovrebbe rappresentare una forma di speranza collettiva e non uno strumento al servizio degli interessi economici di pochi. Da qui emerge la critica più evidente del film, cioè che nel nostro paese sembra mancare una reale “cultura del dopo”: il futuro perde centralità e ciò che si lascia alle generazioni successive non viene davvero preso in considerazione.
In questo scenario, anche l’idea di progresso appare indebolita, subordinata alle logiche del capitale e costringerà i protagonisti a trovare un modo diverso per affermare le loro posizioni, senza tradire i propri ideali.
La regista - che insieme a Marco Pettenello firma anche la sceneggiatura del film - porta in scena la tensione fondata su questa realtà precaria, utilizzando il microcosmo della base antartica come metafora della società.
Tuttavia, questa ambizione si traduce spesso in discorsi sfuggenti e poco incisivi.
[Antartica - Quasi una fiaba: Valentina Bellè (a sinistra) e Barbara Ronchi (a destra) in una scena del film]
A mio avviso inoltre, la presenza di una voce fuori campo, con le sue digressioni filosofiche, rende la narrazione terribilmente didascalica, quando invece i protagonisti di Antartica - Quasi una fiaba riescono a esprimersi benissimo sullo schermo attraverso i loro disagi e le loro nevrosi.
Per questo il narratore si rivela un orpello inutile e fastidioso, che si insinua tra lo spettatore e le immagini come un ospite non desiderato.
È proprio nei momenti in cui il film abbandona le spiegazioni per affidarsi unicamente ai personaggi che emerge con maggiore forza la sensibilità della regista Lucia Calamaro: Rita, interpretata da Valentina Bellè (Il maestro), si lascia andare a un monologo viscerale e intenso che, insieme a quello del protagonista Fulvio - pronunciato nel buio di una luce glaciale - richiama apertamente la formazione teatrale della regista e rappresenta, nell’opinione di chi scrive, uno dei momenti più riusciti di tutto il film.
Gli altri personaggi invece, nonostante la bravura del cast, finiscono spesso per rimanere relegati sullo sfondo, con personalità eccentriche, ma mai veramente approfondite.
[Antartica - Quasi una fiaba: il personale della base scientifica al completo in una scena del film]
Antartica - Quasi una fiaba è un esperimento narrativo ambizioso e ricco di idee originali, ma che si perde dietro un lirismo artificioso, incapace di catturare fino in fondo l’attenzione dello spettatore.
A suo favore gioca però la durata contenuta: in 93 minuti il film riesce a mantenersi piacevole, tenero e divertente, evitando l'errore di trascinarsi oltre il necessario.
___
CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare a esserlo, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!
Articoli
Articoli
Articoli
