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Lords of Chaos al Seeyousound 2019 - Recensione

Lords of Chaos è un film maledetto, uno di quei prodotti che i fan aspettano per anni senza notizie e che ad un certo punto, proprio quando si inizia a pensare che non uscirà mai, spunta nelle selezioni di qualche festival (in questo caso il Sundance).

 

Nel 2009 è stato annunciato Sion Sono alla regia di un film tratto dal libro del 1998 "Lords of chaos. La storia insanguinata del metal satanico" (in Italia è stato pubblicato nel 2010) di Michael Moynihan e Didrik Søderlind

Jackson Rathbone sarebbe dovuto essere Varg Vikernes e Sono stesso, assieme all'editore del libro originale, Hans Fjellestad e Ryan Page avrebbe dovuto scriverne la sceneggiatura.

 

Nel luglio del 2009 il regista giapponese annunciò che le riprese sarebbero partite tra agosto e settembre dello stesso anno e che il film sarebbe stato concluso a dicembre, per poi uscire nel 2010 e c'erano tutti i presupposti perchè questo primo lungometraggio americano di una delle icone del cinema orientale sconvolgesse il pubblico a stelle e strisce: un cinema pop e fumettistico infarcito di ultraviolenza e ironia si sarebbe sposato perfettamente con questa storia di chiese bruciate e pezzi di cranio usati come collane.

 

Rathbone, però, lasciò il progetto per problemi di concomitanza con altri lavori e tutto fu messo nel cassetto fino a quando Jonas Akerlund nel 2015 fu annunciato alla regia del film.

 

 

[Jonas Akerlund in una recente intervista]

 

Chi è Jonas Akerlund e perchè questa non fu una brutta notizia? 

Akerlund è uno dei più importanti registi di videoclip in giro per il mondo, ha lavorato praticamente per tutti: Candlemass, Walk on Water, Roxette, Moby, The Prodigy, Madonna, Metallica, Jamiroquai, Iggy Pop, The Smashing Pumpkins, U2, Ozzy Osbourne, Paul McCartney,  Satyricon, Lenny Kravitz, Christina Aguilera, Blondie, Robbie Williams, Blink-182, Scissor Sister, The Rolling Stone, Rammstein, James Blunt, Maroon 5, Pink, Lady Gaga, Mika, David Guetta, Jennifer Lopez e Pitbull, Beyonce, Britney Spears, Rihanna, Nelly Furtado, Duran Duran, Coldplay, Robin Thicke, Jay-Z, Nicki Minaj, Taylor Swift, Sigur Ros, Metallica, Kesha, Fergie, Queens of the Stone Age... 

 

E un paio di nomi ve li ho pure risparmiati.

 

Non solo: Akerlund, svedese di nascita, prima di darsi al mondo della regia fu il primo batterista dei Bathory, ovvero faceva parte della scena Black Metal proprio nel periodo in cui stava nascendo e negli anni in cui il film è ambientato: lasciò nel 1984 perchè "il black metal stava diventando qualcosa di troppo serio" e venticinque anni dopo si ritrova a raccontarlo.

 

Il film viene girato nel 2016, dopo che era già stato annunciato l'inizio delle riprese nel 2015, ma di nuovo ci fu un ritardo in questo progetto che sembrava proprio non dover vedere la luce.

 

Già nel 2016 Varg Vikernes, alias Burzum alias Count Grishnackh, iniziò a criticare il progetto dichiarando che né la sua musica né quella dei Mayhem e di Blackthorn sarebbero state nel film: Akerlund ha smentito questa esternazione su Rolling Stone ma, come per le linee di basso De Mysteriis Domini Sathanas o per i frammenti di cranio di Dead, è meglio lasciare un alone di mistero su questa leggenda che arrivare ad una completa risposta.

 

Per un po' si perdono di nuovo le notizie su Lords Of Chaos quando finalmente nel gennaio del 2018 viene presentato fuori concorso al Sundance Film Festival. 

 

Ancora silenzio fino all'ottobre del 2018 quando è stata definitivamente sancita l'uscita americana per l'8 febbraio 2019 grazie a Gunpowder e Sky e ad Arrow Films per il Regno Unito.

In Italia per ora il film è stato proiettato il 26 gennaio e il 2-3 febbraio al Seeyousound (quindi l'abbiamo visto prima di tutto il mondo) e per ora non si sa nulla in merito a una futura distribuzione.

 

 



Tolto questo excursus sulla travagliatissima genesi di questo film, passiamo all'opera vera e propria che sin dal primo testo a schermo ci dice già quale sarà il suo intento: 

"basato su verità e bugie".

 

Akerlund, che un po' conosceva quel mondo, ha deciso di non basarsi né solo sul libro del 1998 né sulle critiche mosse al libro - scontentando un po' tutti i fan possibili e immaginabili - ma di creare il suo personalissimo film sull'atmosfera di quegli anni, prendendo un po' da ognuna delle fonti, e su un coming of ages che risultasse più assoluto della sola storia/leggenda di Euronymous, di Varg o di Dead

 

Il film è il lungo racconto di Euronymous degli anni in cui è stato protagonista della scena Black Metal.

 

Tutto nasce da un giovane ragazzo metallaro che si tinge i capelli di nero e che assieme a tre amici cerca "il suono del vero Black Metal Norvegese"

Øystein Aarseth, che all'epoca si faceva chiamare ancora Destructor e non Euronymous, ispirandosi ai Venom da una canzone dei quali prendono il nome, ai Bathory - il gruppo di cui Akerlund era batterista - e a vari esponenti del Metal, soprattutto Trash, che in quegli anni stava cambiando (Hellhammer, Celtic Frost e Slayer), fonda quindi i Mayhem

 

Da subito, secondo la versione del film, è chiaro che il gruppo è in realtà una sua creatura, la sua idea di Black Metal che trascinava gli altri musicisti. 

 

 



Il sound del gruppo funziona, i primi singoli vanno a ruba, ma manca una voce che rifletta l'idea di Destructor: l'addio di Maniac, precedente cantante, è l'occasione che la band cercava.

 

Arrivano varie cassette, ma Øystein viene subito colpito da quella in cui oltre ad una demo - dei Morbid in cui allora cantava Dead - trova un topolino crocifisso. 

È la svolta per la band e per Destructor, che diventa Euronymous (spelling sbagliato di una divinità greca presente in una canzone degli Hellhammer), iniziano a pitturarsi la faccia e le loro performance live cambiano radicalmente, tra teste di maiali impalate e gettate sul pubblico e Dead che si dilania le braccia inondando di sangue il pubblico.

 

In uno di questi live è presente anche Kristian Vikernes, che cambierà poi nome in Varg. 

Alla fine del concerto si avvicina alla band e viene preso in giro da Øystein per la toppa degli Scorpions sul suo giacchetto, considerati dal chitarrista non vero metal. 

 

 

[Jack Kilmer nei panni di Dead]

 

 

Dead, che si chiamava Per Yngve Ohlin, ha un ascendente fortissimo su Euronymous e Akerlund sceglie di mostrarceli spessissimo soli insieme nel breve periodo 1988-1991 in cui il cantante fece parte della band. 

 

Per viene inoltre presentato come un ragazzo affetto da una sindrome depressiva fortissima: si finge morto, ha svariate cicatrici di tagli sugli avambracci, è apatico e un giorno sfida Øystein a sparargli e a metter fine alla sua sofferenza. 

Il momento decisivo della vita di Øystein è dietro l'angolo, l'amico è rimasto a casa da solo mentre lui era andato a casa dai genitori.

 

Dead inizia a tagliarsi i polsi, poi si avvicina al tavolo per lasciare un messaggio, nel frattempo un telefono squilla.

Lui finisce di scrivere, si siede sul letto e con un fucile si spara in testa.

 

Poco dopo parte la segreteria con un messaggio di suo padre. 

 

 

[Rory Culkin nei panni di Euronymous]

 


Al suo ritorno, Euronymous, dopo aver sfondato una finestra perchè la porta di casa era chiusa a chiave, trova il giovane cantante morto.

 

Questo momento ci viene mostrato svariate volte nel film e, nell'ottica di quanto detto sopra su verità e finzione, ogni volta è diverso: in questa prima versione il chitarrista impassibile va a comprare una macchina fotografica, sposta gli oggetti con cui Dead ha messo fine alla sua vita vicino al corpo del ragazzo e ne fa varie foto.

Una - famosissima - diverrà poi la cover del bootleg di Dawn of the Black Hearts e seguirà il nostro protagonista per tutto il film.

 

In altre versioni lo vedremo piangere o raccattare i famosi pezzi di cranio che avrebbe poi donato ad alcuni musicisti degni e che, nel film, diventano il motivo dell'allontanamento del bassista Necrobutcher.

 

Non importa quale sia la versione, ma in ognuna Øystein è scosso e decide di lasciare la casa in cui vivevano i Mayhem all'epoca per fondare l'Helvete (Inferno): il negozio di dischi ritrovo per la scena Black Metal norvegese.

Qui, tra i tanti, impareremo a conoscere Metalion (il videomaker visto a più riprese nei primi concerti), Faust e Blackthorn oltre ai membri della band ed altri ancora: l'Inner Circle.

 

Ben presto però si aggiungerà un nuovo elemento, un volto già visto che un giorno si presenterà al bancone: Kristian Vikernes, ora Varg.

 

 

[Emory Cohen nei panni di Varg]

 

 

La batosta datagli da Øystein anni prima ha plasmato il giovane Conte Grishnackh che ora vive per portare avanti la purezza del Black Metal e delle idee violente che già covava ("Non mangio carne / Come Hitler? / sì come Hitler" una parte dello scambio di battute durante il post-concerto dei Mayhem) e alimentate da Euronymous

 

Da un lato il chitarrista ci viene mostrato come un giovane che vuole spaccare il mondo, ma che soprattutto vuole diventare una star e in questo progetto convince la sua cerchia di idee sempre più radicali, ma si limita a parlare e a prendersi il merito delle azioni altrui, dall'altra Varg è silenzioso, ma ben presto condizionato dalle idee di Euronymous inizierà ad agire.

Tra i due si instaura una continua sfida per il ruolo di leader ed eroe del gruppo e ben presto Varg, prendendo alla lettera le parole esagerate di Øystein, darà fuoco alla prima chiesa.

 

Questo evento cambia l'Inner Circle che da luogo di ritrovo per eletti cultori del vero Black Metal diventa l'arena per lo scontro tra i due. 

Intanto Øystein ha fondato la sua etichetta e, a spese di Varg, ha prodotto il suo primo album e vi ha suonato all'interno. 

Burzum, questo il nome della one man band del nuovo arrivato e del primo album.

Burzum è un successo, tutti nel mondo del metal ne parlano e i Mayhem, al lavoro da anni sul primo album, vengono quasi dimenticati.

 

 



Intanto Varg continua a bruciare chiese e convince, in una sorta di sfida, Euronymous a seguirlo in uno di questi roghi.

 

Øystein è intimorito da Burzum e dal successo che sta avendo sia come fama nella sua cerchia sia con il suo progetto musicale, così sfrutta l'occasione e lo convince a prendere il posto di Necrobutcher nelle registrazioni dei Mayhem, aggiungendo anche Blackthorn - l'amico più fidato del nuovo bassista - alla chitarra e Attila Csihar - interpretato curiosamente dal figlio Arion Csihar - alla voce.

 

Intanto il clima di odio e di rivoluzione e la vena violenta che già aveva palesato portano Faust, uno dei membi più vicini a Øystein dell'Inner Circle - sempre secondo la versione del film - a uccidere un omosessuale a coltellate. 

 

L'escalation è in corso, Euronymous cambia aria trasferendosi a Oslo con la ragazza, Ann-Marit (che da sempre segue le gesta dei Mayhem), mentre i rapporti con Varg sono ai minimi storici.
Lui lo accusa di avergli rubato i proventi di Burzum per pagare la produzione del disco dei Mayhem.

 

 



Varg decide di portare le sue azioni su un altro piano e rilascia un'intervista ad un giornale in cui racconta tutto ciò che lui e l'Inner Circle avevano fatto. 

Øystein è furioso e sopo la scarcerazione di Count Grishnackh per mancanza di prove e tra i due è rottura totale.

 

Euronymous parlando con altri minaccia di uccidere il suo avversario, la voce arriva a Varg che crede subito a questo racconto, nonostante Øystein si fosse - a detta del film - ricreduto e anzi come gesto di pace gli avesse mandato un contratto per rimborsarlo dei proventi del disco e per chiudere definitavamente la loro collaborazione.

 

Varg, insieme a Blackthorn va a casa di Øystein e qui, dopo una breve discussione, lo accoltella ripetutamente, per poi dargli il colpo di grazia conficcandogli un coltello nel cranio.

 

L'indomani viene subito catturato e portato in prigione.

 

 



Il film, come era già accaduto al libro anni prima, ha ricevuto moltissime critiche legate alla sua veridicità e al modo in cui è stato scritto non interpellando Varg - che a più riprese ne ha parlato nei suoi video su Youtube e nel suo blog  - e molti altri protagonisti di quell'epoca.

 

L'idea che ci siamo fatti è che Akerlund non volesse raccontare un caso di cronaca o la vita di un pilastro della storia del Black Metal come Euronymous, ma che volesse rappresentare una generazione di ragazzi del nord-Europa che ha cambiato la storia della musica, segnando indelebilmente la storia di tutta la Scandinavia

Una generazione sofferente e abbandonata di cui lo stesso Akerlund fa parte.

 

La stessa generazione già raccontata, in tutta la drammaticità dei suoi tormenti, in Metalhead del 2013 (film bellissimo che vi suggeriamo caldamente di recuperare). 

 

Akerlund ci parla della voglia di rivoluzione e di distruzione rispetto "alla dittatura" di cui si sentivano vittime i giovani del paese con il maggior tasso di suicidi del mondo dell'epoca. Per rafforzare questa immagine, il regista Svedese non dimentica mai di mostrarci le mille anime di quel mondo attraverso tantissimi dettagli sparsi per il film.

 

 



Il film è molto incentrato su Øystein e sul suo rapporto con il mondo, una sorta di coming of ages di un qualsiasi ragazzo norvegese. 

È importante il modo in cui il personaggio interpretato da Rory Culkin viene caratterizzato lungo tutto il film, rendendolo di conseguenza la figura più tridimensionale di Lords of Chaos


Sin dal primo momento è chiaro come non sia un soggetto violento o una persona depressa, come invece risultano essere alcuni suoi compagni di viaggio, ma bensì molto lucido nella sua ricerca musicale e nella sua voglia di sfondare. 

 

Proprio il tentativo di "diventare una rockstar", come ad un certo punto gli dirà Varg, è il suo vero motore.

In questo senso sono molto importanti i momenti in cui lo vediamo al di fuori dell'Inner Circle e non in competizione con Burzum o nella parte che poco a poco si è costruito: ci sono i momenti intensi che trascorre con Dead, quelli con Ann-Marit e, in secondo piano, alcuni dettagli lasciati alla famiglia (in questo senso mi piace molto pensare ad un parallelo di famiglie amorevoli e affezionate ai propri figli ribelli con Bomb City).

 

Dead tira fuori tutta l'insicurezza di un ragazzo fragile e indeciso in un mondo spietato come quello della musica indipendente e difatti diventa subito l'appiglio a cui Euronymous cerca di attaccarsi.

 

Ann-Marit invece rappresenta tutta la voglia di libertà di un giovane - poco più che ventenne - che, raggiunta la fama, vorrebbe liberarsi delle maschere che ha portato per arrivare a quel punto: in questo senso è fortissima l'immagine del trucco che poco a poco si disfa mentre i due fanno l'amore dopo uno shooting fotografico.

 

 

 


Il rapporto con i genitori di Øystein, pur non essendo sottolineato da lunghissime sequenze, è centrale nel triangolo di personalità che si viene a creare tra lui, Varg e Dead.

 

Da un lato una famiglia amorevole, che noi vediamo principalmente nei panni della sorella, che supporta il giovane chitarrista e che si mostra interessata e critica verso le sue scelte, dall'altra parte i due estremi: la famiglia totalmente assente di un ragazzo difficile come Per sottolineata anche durante il suo ultimo gesto attraverso la chiamata del padre e quella sempre distante e che sembra un po' viziarlo di Varg

 

Non è un caso l'evento reale (non riportato dal film) della madre di Euronymous che non ha disconosciuto l'amore del figlio per il Black Metal dopo la sua morte, ma che ha solo chiesto ai membri rimasti dei Mayhem di far cancellare le linee di basso di Count Grishnackh dall'ultimo album del figlio.

I Mayhem dicono di averlo fatto, Varg sostiene che sia solo stato tolto il nome, ma qui torniamo tra le leggende: verità e bugie.

 

 

 


Una delle idee più belle del film - e che riassume quasi tutti i messaggi che l'opera di Akerlund si porta dentro - è la reiterazione della scena della morte di Per. 

 

Oltre alla forza e alla violenza visiva con cui è mostrato l'ultimo gesto del cantante - strettamente riconducibile ad una generazione in diffioltà e smarrita in cui ritorna il tema del padre mancante - è importantissimo ciò che viene costruito con le innumerevoli versioni di Øystein davanti al corpo. 

 

C'è la versione della leggenda, le menzogne, ovvero i pezzi di cranio che poi saranno regalati in giro (e disconosciuti come ossi di pollo in una discussione con Varg) e l'assaggio del cervello, segno dell'esagerare con le parole e di come questa sua tendenza lo abbia portato alla fine che abbiamo visto.

 

C'è poi la versione in cui, freddo e distaccato, scatta le foto al cadavere: simbolo dei fatti reali di cui si parlava nel primo testo a schermo.

Quel freddo turbamento che ci fa capire quanto quel momento sia centrale nella storia del nostro protagonista, ma anche quanto fosse determinato nella sua ricerca del successo e legato a quella amicizia. 

 

E infine una delle scene più belle del film: quella in cui Øystein piange a dirotto, la verità - quella interiore - che si colloca nella scena più onirica e orrorifica del film, in cui vedremo il chitarrista viaggiare tra ricordi e visioni con Dead che si risveglia con la testa fracassata dalla deflagrazione dello sparo per poi inseguire l'amico nella foresta in cui gli aveva chiesto di sparargli. 

 

Nel buon cinema quasi nulla è casuale e collocare questa scena nel momento immediatamente successivo alla maggior apertura sentimentale di Øystein con Ann-Marit riteniamo che non sia un'eccezione alla regola.

 

 

 

 

Questo gioco di realtà e finzioni, di racconti veri e leggende è uno degli snodi centrali del film ed è uno dei grandi meriti di Akerlund.

Creare un film freddo e schematico nel riportare meri fatti di cronaca sarebbe stato totalmente fuori dal contesto del mondo che stava raccontando.

 

Così, il regista svedese ha deciso di raccogliere tanti frammenti da ognuna delle verità dei protagonisti e dalle leggende mettendoli in contatto fra loro, in modo che possa essere lo spettatore a decidere come unirli fra loro, comprendendo al contempo come non siano importanti le dinamiche degli avvenimentimenti quanto capire chi fossero i ragazzi dell'Inner Circle, prendere coscienza della sua esistenza e della sua valenza storico/musicale.

 

Il rapporto di scontro e ammirazione tra Varg e Øystein è un altro picco di qualità del film, non è solo la sfida tra due soggetti che vogliono essere leader, né la classica storia dell'allievo che supera il maestro, ma è la perfetta rappresentazione del mettere un uomo davanti alle conseguenze di ciò che ha detto e fatto.

 

Count Grishnackh, per come viene rappresentato nel film, è la rappresentazione in carne e ossa degli effetti delle parole di Euronymous, l'immagine di come ogni frase vada soppesata attentamente quando la si pronuncia e come ogni azione prima o poi ci torni indietro.

 

Un rapporto interessantissimo e con una scena che, nella sua centralità (e in piccola parte nella sua narrazione), ricorda molto il turning point de Il Disprezzo di Jean-Luc Godard.

 

 

Così come il momento in cui Michel Piccoli si arrende nel tenersi stretta Brigitte Bardot è il centro di tutti gli avvenimenti di quella storia, in Lords of Chaos la sequenza in cui Rory Culkin non ferma Emory Cohen (Varg) che ostenta la sua forza nel tempio dell'Inner Circle sulla pelle di Sky Ferreira (Ann-Marit) senza che Øystein faccia niente è chiaramente l'inizio della fine.

 

[Non stiamo dicendo che i due film possano essere paragonati sul piano cinematografico, ma se dovesse capitarvi l'occasione provate a guardare questa scena con quegli occhi pieni del sole di Capri - ndr]

 

 

 

 

Proprio nell'ottica di usarli più come simboli che come reali immagini delle due icone del Black Metal, pur tenendo sempre in scena tutti gli aspetti (uno mostra chiaramente la sua visone anticlericale e nazista, l'altro ha spesso alle spalle le immagini dei dittatori rossi che stimava molto), Akerlund sceglie di tenere fuori dal film le differenti visioni politiche e religiose tra Varg e Øystein.

 

Questo fa parte del processo di normalizzazione e umanizzazione che viene portato avanti lungo tutto lo svolgimento narrativo.

 

Tutta l'idea di cinema alle spalle di Lords of Chaos è supportata da un gruppo di giovani interpreti in rampa di lancio che, da un lato la impreziosisce con delle prove di grande valore e dall'altro le conferisce una patina di eccessiva "americanità" che stona.

 

Oltre a Rory Culkin è bene ricordare l'altissima qualità della prova di Jack Kilmer (Dead) - che di recente abbiamo visto nel bellissimo Pretenders - e di Emory Cohen (Varg) - irriconoscibile rispetto all'italoamericano di Brooklyn.

 

 

 

 

La regia che Akerlund usa per confezionare quanto c'è dietro a Lords of Chaos e agli anni di ribellione che ha vissuto è di chi sa che sta giocando con il fuoco.

 

L'ex batterista dei Bathory divide bene i momenti in cui esser quasi documentaristico nel mostrare le immagini dei giovani dell'epoca attraverso le camere in scena o immagini volutamente più "grezze", quando sfiorare il grottesco e quando invece lasciar spazio ad un'estetica più patinata e pulita come negli incendi o negli incontri con Ann-Marit.

 

Venendo dal mondo dei video musicali, Akerlund qua e là si fa prendere la mano, utilizzando uno stile che ricorda i videoclip, ma in un film musicale è tutto meno che sbagliato.

 

Un ultimo indizio sugli intenti dietro al film, non tanto legati alla scena musicale ma ad un discorso sociologico, psicologico e personale, è la scelta di non buttarsi sulla scelta di una colonna sonora piaciona per il pubblico del film, ma affidare i momenti non legati alla narrazione ai Sigur Rós che fanno un lavoro davvero ottimo.

 

 

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