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Ghost Stories: il debunker del cinema jumpscare - Recensione

Sono una persona introversa e la mia introversione mi porta a osservare il mondo circostante con un certo distacco, salvo poi trasformarsi in estrosità quando un enigma, un meccanismo apparentemente intelligibile del mondo comincia a muoversi, suscitando la mia curiosità, portandomi a indagare riguardo il suo funzionamento.

 

Questo aspetto del mio carattere si è trasformato fino a creare un Lee Van Cleef interiore, una faccia della mia personalità multipla che guarda tutti con l’occhio tagliente e malfidente di chi non ti volterà mai le spalle e che, in particolar modo, continuerà a non fidarsi degli astemi, degli occhi malvagi di Emma Stone e delle persone che non guardano film dell’orrore; esistono altre categorie ma non siamo qui a discutere della mia psiche tormentata, per quello ci si ribecca al prossimo film di M. Night Shyamalan

 

Se non guardi i film dell’orrore, per me, hai qualcosa che proprio non va.

 

Una componente del tuo io deve essere così irrimediabilmente corrotta da impedirti di affrontare l’idea di essere fatto di carne e sangue, di essere una creatura fallace, di avere pulsioni oscure interconesse con la parte più atavica dell’uomo, di riconoscere il male in quanto energia suprema o pensiero distorto, di non voler ammettere che siamo tutti malati, di rinnegare come noi stessi possiamo essere vittime di qualcosa oltre il nostro controllo, abbandonando l’idea, cristiana o meno, che l’universo sia governato da qualche forza superiore e non in mano a un paio di dadi dalle innumerevoli facce.

 

Se non guardi i film dell’orrore, per me, sei più pazzo di un cavallo sotto massicce dosi di barbiturici e probabilmente sfogherai la tua, inconsapevole, distorsione neurale perseguitando il vicino che non è mai a casa o nella sezione commenti di qualche post di Facebook.

 

 



Allo stesso modo, se fosse per me, arresterei tutti quelli che si alzano e lasciano, indignati, le proiezioni dei festival o delle anteprime; ho assistito a questo pericoloso fenomeno sociale proprio al Festival del Cinema di Cannes durante la prima di The House That Jack Built di Lars Von Trier

 

Quelli che si alzano e lasciano indignati la proiezione, sono in verità degli psicopatici pericolosi e venefici al tessuto connettivo sociale.

 

Opinione che credo verrebbe, parzialmente, condivisa da David Lynch, che nel corso della sua carriera ha ricevuto ingiurie e vessazioni verbali di ogni tipo, a causa dei suoi film più controversi quali Velluto Blu o Cuore Selvaggio.

 

Lynch sostiene che la nostra fascinazione verso certi personaggi, quali ad esempio il Frank Booth impersonato da Dennis Hopper, è in parte una curiosità voyeuristica offerta dal buio della sala, e allo stesso tempo la voglia di comprendere il male e chi lo pratica, al fine di riuscire a disinnescarli.

 

Se Lynch vuole dirci che chi resta in sala, come chi se ne va, non può essere matematicamente catalogato nello scaffale “buoni e cattivi”, per via delle molte stratificazioni a scatenare una data reazione, il sottoscritto tende invece a non dare le spalle ai secondi, a quelli che se ne vanno o che non guardano l’horror.

 

 



Il genere è perciò un mezzo per veicolare tante verità sull’animo umano, una metafora complessa fondata su paure inspiegate.

 

Amo le storie fuori dalla ragione dal carattere lovecraftiano, perché si avventurano in un territorio e un’iconografia oltre la nostra comprensione e basate su un pantheon di divinità pre-umane.

 

Amo le storie di mostri, perché ci obbligano a riflettere su noi stessi, sull’evoluzione data all’istinto da animale sociale e sulle ragioni dietro ogni azione compiuta in nome della collettività contro l’individuo.

 

Amo le storie di zombie, perché vogliono sbatterci in faccia il lato più marcio della nostra scala evolutiva e le strutture artificiose nelle quali ci intrappoliamo senza dare retta alla ragione.

 

Amo le storie di fantasmi perché sono collegate alla nostra mortalità, alla cosa che più ci spaventa e che ci costringe, come colse alla perfezione Charles Dickens, a riflettere più attentamente su cosa siamo, chi vogliamo diventare e quale possa essere il nostro lascito, mettendoci a nudo di fronte a noi stessi e alle nostre azioni.

 

Poi, certo, c’è anche da dire che l'orrore segue il principio pop base del cinema, quello che più adoro, secondo cui si può sempre dare un messaggio pur creando intrattenimento, parlando a tutto il pubblico.  

 

 



Ghost Stories, scritto e diretto da Andy Nyman e Jeremy Dyson, prende a piene mani dal filone delle storie di fantasmi che, come ogni altro filone del genere, è pericoloso da trattare, facile da svilire tanto quanto stigmatizzare in una sequela di more of the same; sporgendovi alla vostra destra potrete notare quella genialata di Paranormal Activity, il brand che ha spillato un sacco di quattrini agli spettatori di tutto il globo speranzosi, ad ogni nuovo capitolo, di riuscire a vedere un film horror.

 

La saga presa ad esempio qui sopra è un ottimo campione utile a inquadrare un’operazione commerciale, forse economicamente remunerativa nel breve periodo, ma totalmente fuori dai canoni del cinema che rimane e genera altro cinema e, sostanzialmente, una bruttissima interpretazione di quell’idea di film di genere low budget figlia della nuova Hollywood; gli esempi ai quali vorrebbero rifarsi vanno da Halloween di John Carpenter a Non Aprite Quella Porta di Tobe Hooper, fino ad arrivare ai più vicini La Casa di Sam Raimi e Get Out di Jordan Peele.

 

Ghost Stories, invece, riesce a fare quello che Paranormal Activity e affini - ci metto anche tutti quei film di possessioni e roba dove sbattono pentole e porte - non sono riusciti a fare: creare una storia di fantasmi/presenze paranormali perfetta.

 

Philip Goodman è un debunker specializzato in eventi paranormali e medium truffaldini.

Uno scettico per natura e per trauma, un solitario crociato che ha preso lo scettro dello scomparso eroe d’infanzia, anch’egli debunker del paranormale, dottor Charles Cameron.

 

Philip, contattato dal suo eroe d’infanzia, nascostosi in un decadente nell’anonimato, gli chiederà di risolvere tre casi che lui stesso non è mai riuscito a sbugiardare, scongiurando l’unica conclusione apparentemente possibile.  

 

 

 

Ghost Stories è tutto quello che potete chiedere a una storia di fantasmi, un film che gioca con la mitologia del paranormale e le radici del genere, percorrendo la curva che parte dagli anni '70, fino ad arrivare al contemporaneo, all’intrattenimento da prima serata fatto di idraulici improvvisati acchiappafantasmi con discutibili attrezzature da Brico Center - Ghost Hunters è andato in onda per ben 12 anni.

 

Il film ci mette innanzitutto nella condizione di credere a tutto ciò che vediamo trascinandoci, senza che ce ne accorgiamo, nei panni del protagonista, cominciando poi a rimbalzare tra le storie di fantasmi e la realtà, mettendo piano piano in discussione, in un meraviglioso crescendo, tutte quelle che sono le certezze appurate sin dall’inizio del film.  

Nyman e Dyson, adattando la pièce teatrale dalla quale il film è tratto, costruiscono una sceneggiatura di ferro che mai arriva a prendere in giro l’intelligenza dello spettatore, abbandonando i clichè e i jumpscare più abusati, sfociando invece nel citazionismo più posato, prendendo in causa il genere e i suoi autori più illustri, tra la Hammer e Sam Raimi.

 

La paura torna quindi a essere quella sensazione totalmente irrazionale e indefinita data dall’incubo, dove la nostra ragione grida irosa i segnali di una mente che vuole e può farci credere a quello in cui vogliamo credere, mentre la struttura del mondo attorno a noi è scivolata nel rem delle sensazioni primordiali che ci fanno salire la pelle d’oca e ci paralizzano le gambe.

 

Le porte non sbattono, le ombre stanno bene attaccate ai piedi dei propri padroni e i due registi ricordano di non dover far paura allo spettatore direttamente, ma indirettamente, creando una tensione al protagonista, mezzo di comunicazione empatica verso chi guarda.

Noi siamo lo scetticismo, noi siamo i debunker dei nostri stessi timori e la storia ne è ben consapevole.  

 

 



Un film che non spiega attraverso i dialoghi, che spesso semina indizi e informazioni usando il cinema, quindi la messa in scena, i dettagli a schermo, i suoni e la recitazione dei personaggi, descrivendo una storia dal ritmo horrorifico sempre più crescente, dove lo spettatore sente sfuggire il proprio senso di sicurezza con il susseguirsi delle scene.

 

L’indagine di Goodman parte come il diario di uno scettico e si trasforma poi in qualcosa di attorcigliato su se stesso, andando alla radice della decodifica delle storie dell’orrore e mettendo in scena, attraverso la modernità e una regia attenta e ben studiata, il significato di un percorso che, dalla seduta attorno al fuoco, si sposta verso il fitto di un bosco oscuro dove l’orientamento e le percezioni si ribaltano e cessano di avere senso.  

 

Ghost Stories è un film estremamente intelligente, che porta allo spettatore una vera storia di fantasmi, contorcendo le budella, toccando tutti i tasti più sensibili della natura dello stesso, capace di fare davvero male, di spaventare, di far sudare freddo, di innescare una serie di disfunzioni psicotiche votate a far pensare e tremare, inducendo forse qualcuno a scappare da quello che è l’elegante epilogo, specchio di chi è protagonista e di chi guarda, torcendo il tessuto della realtà su se stesso fino a stenderlo in una desolante verità.  

 

Ghost Stories è uno dei film più interessanti, spaventosi, intelligenti e ben realizzati del cinema contemporaneo, uno dei migliori horror inglesi di sempre, un instant classic, un film da guardare e riguardare e baluardo di un cinema di genere, quindi di intrattenimento, che con poco può fare moltissimo e che non è impossibile da raggiungere: basta solo ricordare di essere onesti.

 

     

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17 commenti

Marco Sangiorgio

1 anno fa

dopo aver letto l'articolo... il film vorrei vederlo adesso.

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Nicolò Murru

1 anno fa

Concordo in toto. Ghost Stories, dopo Halloween, è stato uno degli horror più belli dell'anno.

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Leonardo Innocenti

1 anno fa

Guardato per caso, completamente al buio, seguendo solo il consiglio di un amico. Mi sono alzato dalla sala solo con il desiderio di rivederlo il prima possibile e dare un bacio a quell'amico che me lo aveva consigliato. Un horror veramente ben fatto che riesce a sorprenderti ogni minuto che passa.

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Mariòöó

1 anno fa

"..abbandonando i clichè e i jumpscare più abusati..": ok, adesso mi fido a guardarlo 😅

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Benito Sgarlato

1 anno fa

Da non amante dei film horror, ma da amante del cinema tutto, lo metto tra i film da vedere! 😊

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ZERO

1 anno fa

Io sono uno di quei pericolosi individui che NON guarda film Horror.
Un po' perchè non sono mai stato un amante del genere, un po' perchè principalmente lo schema dietro la stragrande maggioranza di questi film risulta essere troppo banalmente prevedibile. Troppo facile far spaventare con qualche Jumpscare o qualche mostro mal realizzato, piazzato strategicamente. Sembra quasi che durante la realizzazione di questi film l'unico scopo degli ideatori sia "far spaventare", senza stare troppo a pensarci su. Senza costruire prima una storia degna di essere raccontata o delle dinamiche realistiche in cui far muovere i protagonisti. Fortunatamente a volte abbiamo delle piacevoli eccezioni (come ad esempio Babadook) e in quel caso, la mia poca passione per questo genere fa spazio alla curiosità e alla voglia di farmi stupire.
Cosa voglio dire con questa lunga e inutile premessa?
Semplicemente che il tuo articolo mi ha incuriosito e mi ha fatto pensare "ok, diamo un'occhiata a questo Ghost Stories".
Spero vivamente di poter tornare su questa pagina e ricommentare positivamente dopo aver visto questa pellicola.
Cioè... lo spero per te, perchè se il film non è bello ti conviene stare attento... sai, noi che non guardiamo Horror siamo persone pericolose eh... un po' come Emma Stone.

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Benito Sgarlato

1 anno fa

ZERO
Anch'io non amo particolarmente il genere horror, quindi condivido in pieno il tuo commento!
Tra le mie "piacevoli eccezioni" c'è sicuramente "Rosemary's Baby" di Roman Polanski, te lo consiglio vivamente se non lo conosci! 😊
Io provo a recuperare al più presto "Babadook".

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ZERO
ZERO, grazie mille per il commento.
Soprattutto perche' mette in moto una discussione piu' grande e che non e' il caso di affrontare in questa sede, ma si puo' riassumere in un vizio di forma del cinema che fagocita tutto e male.
Per mia credenza, al di la dei generi, esistono due tipi di cinema: quello fatto bene e quello fatto male.
Quelle criticita' che tu descrivi negli horror e quell'impressione che chi fa il film voglia spaventarti, non e' errata ma figlia di un cinema fatto male.
Il genere fatto bene, non sempre cerca di spaventarti. Non e' quello il focus. L'horror e' inquietudine, senso di disagio e, come dico nella recensione, il mostrare, come il porno, cose che noi non vogliamo pubblicamente discutere od ammettere a noi stessi - come il fatto di essere mortali o che a questo mondo esistano persone malate e malvage ... tipo Emma Stone.
Un horror fatto bene fa quello, mette in discussione chi siamo e cosa siamo e come lo portiamo avanti, minando le nostre sicurezze. Ci sono diversi modi, sempre descritti nell'articolo, poiche' esistono diverse situazioni che mettono a disagio diversi individui.
Qualcuno puo' aver paura della violenza insensata, della malvagita' immotivata - Halloween di Carpenter -.
Qualcuno ha inquietudine di cose fuori il proprio controllo, dell'ignoto e dell'incomprensibile - Lovecraft e' maestro.
Potrei continuare per righe e righe, ma non e' la sede.
Il motivo per cui non ami l'horror, che ci puo' stare, stando a quello che dici e' che forse guardi quello fatto male. Perche' si potrebbe dire altrettanto di molti generi. Se nascessi domani e qualcuno mi dovesse dire, "i film d'azione sono magnifici" per poi mettermi a sedere con "Skyscraper", probabilmente odierei i film d'azione.
Ricalcola il tuo percorso orrorifico, potresti trovare in un filone uno dei tuoi sottogeneri preferiti.

PS:scusa gli accetti a membro di segugio, ma scrivo da una tastiera infame.

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ZERO

1 anno fa

Benito Sgarlato
Di Rosemary's Baby ho letto la trama mentre curiosavo sulla filmografia di Polanski su Wikipedia e senza averlo visto mi aveva abbastanza impressionato, sicuramente meritevole di visione ...magari una sera in cui non dovrò dormire a casa da solo! XD

Babadook è stato un film che mi ha piacevolmente sorpreso nel suo non affidarsi a nessun Jumpscare del caso e nel voler dare un significato ben più profondo a quello che veniva messo in scena, dagli un'occhiata e dimmi che ne pensi, secondo me non è affatto male! =)

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ZERO

1 anno fa

Alessandro Dioguardi
Assolutamente d'accordo con te!
L'horror è quel qualcosa che può terrorizzarti o metterti a disagio senza doverti mostrare necessariamente una testa decapitata.
Da piccolo venni costretto da un mio cugino più grande, a guardare diverse scene di IT. Quel film è rimasto impresso in maniera indelebile nella mia testa, ovviamente traumatizzandomi a vita, ma quando in tempi recenti l'ho rivisto (parlo sempre della versione vecchia) mi sono reso conto di quanto tutto il terrore che provavo non era generato dalla visione esplicita di cose paurose, quanto più dal senso di inquietudine che quel fottuto pagliaccio riusciva a suscitare in me, pur non facendo praticamente nulla per gran parte del film (le sue sono quasi delle comparsate).
Io credo molto in questo concetto, ma ultimamente con l'avvento di trucchi e cgi sempre più convincente, il cinema horror sembra tenerci particolarmente a mostrarti quanto di più schifoso e assurdo è in grado di realizzare.
Senza dubbio è vero che come hai detto tu "Il motivo per cui non amo l'horror è che forse guardo quello fatto male" ragione per la quale, appunto, tendo ad etichettare il genere come "evitabile". 
Purtroppo però, converrai con me che gli "Horror fatti bene" sono davvero pochi, specialmente se parliamo degli anni 2000, dove quelli veramente belli si contano sulle punte delle dita (correggimi se dico una cazzata e se hai anche un po' di nomi da tirar fuori è ancora meglio).
Fortunatamente a volte mi imbatto in recensioni come la tua che, anche se riguardano un genere che tendenzialmente non mi interessa, riescono comunque ad incuriosirmi. Proprio perchè dietro le tue parole ho intravisto un film che aldilà del genere, si presenta come un "Film fatto bene" e quindi meritevole di visione e approfondimento (Poi magari finisce che lo guardo e mi fa cagare perchè non ne capisco niente o tu hai dei gusti pessimi, chi lo sà).
Comunque l'importante credo sia non essere mai troppo assoluti ed essere sempre disposti a cambiare idea, o meglio ancora a "lasciare che ci facciano cambiare idea".

PS ti perdono gli accenti a membro di segugio se tu perdoni il mio sproloquio! ;)

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