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Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire - Recensione: il mondo del lavoro divorato dagli zombi

Diretto dal regista Yûsuke Ishida e creato dal visionario Haro Aso (che di recente ci ha regalato la psichedelica e psicopatica storia di Alice in Borderland), Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire è la nuova horror comedy di Netflix 

È uscito su Netflix il film live action di Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire, quando in Italia gli anime-watcher stanno ancora aspettando la versione animata di questa zombi story molto più che brillante. 

 

Mentre la società e il mondo del lavoro diventano sempre meno accoglienti e più tossici, quest'opera fuori dalle righe ci invita a non diventare degli zombi, ma dei veri supereroi. 

 

In Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire il protagonista è Akira Tendo (Eiji Akaso), un giovane atleta che all'età di 24 anni ottiene il lavoro da lui più ambito nella grande casa di produzione televisiva e cinematografica Master Shot.

 

Se i primi giorni sembrano idilliaci, Akira si rende conto di essere stato risucchiato in un sistema di sfruttamento dei dipendenti, con straordinari folli e non retribuiti, al punto da annullare così tanto se stesso e la sua vita da non tornare nemmeno più a casa la sera, ma facendo della stessa azienda la sua dimora.  

 

[Il trailer sottotitolato di Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire]

 

 

Subendo ripetuti abusi e vessazioni da parte dei suoi superiori, Akira entra nel burnout più totale: quando una mattina Tokyo è invasa dagli zombi, Akira realizza in un baleno che questa bizzarra epidemia - fino ad allora vista solo nei film - è forse l'occasione di sentirsi nuovamente vivo, lasciarsi alle spalle i soprusi dell'azienda e quel luogo di lavoro tossico, fare restart e riprendere in mano se stesso e la sua vita.  

 

Così, Akira stila una lista di cose che desidera fare prima di diventare uno zombi e parte per un'avventura insieme all'amico di sempre, Kencho e a una ragazza che presto diventerà parte integrante di questo improbabile trio di "eroi". 

 

 


 

Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire ci parla del senso della vita: vivere per lavorare o lavorare per vivere?

Anzi: vivere o sopravvivere? 

 

Una riflessione interessante, soprattutto nel post-pandemia. 

 

Al di là di quanto questa zom-com possa essere un gran prodotto di intrattenimento, con tutte le bizzarie e il ritmo spinto e pop che lo stile giapponese mantiene nell'adattamento live-action dell'anime originario, Zombie 100 è un film che ha tanto da raccontare alle nuove generazioni e soprattutto a quei giovani che hanno appena vissuto l'era della COVID-19.

 

Non solo Akira, perché in realtà sono diverse le persone che durante il lockdown hanno davvero stilato una sorta di lista di cose che avrebbero dovuto e voluto fare, prima di ritrovarsi improvvisamente privati della loro routine e della libertà.

Ma il paradosso, insegna Zombie 100, è la chiave della storia: la libertà viene ridata al protagonista proprio nel momento in cui questo riesce a liberarsi dal giogo tossico della società, ritrovando l'opportunità di vivere pienamente i propri desideri e di realizzarsi in un mondo che non è più quello che conosceva, ma che ha tutto davanti a sé e che può imparare a dominare, camminando sul set di una Tokyo post-apocalittica in cui ha ancora tutto da dimostrare. 

 

Con una narrazione divertente, una regia dinamica, una fotografia dalle tinte brillanti e un cast talentuoso, Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire si rivela un film che supera i classici del genere, si avvicina forse più a uno Zombieland che a un Resident Evil, si lascia alle spalle il background cupo di Alice in Borderland ma cerca di parlarci delle cose più importanti dell'essere, con un registro leggero e volutamente brioso.  

 

Ai giovani del Belpaese, forse, Zombie 100 ha ancora di più da raccontare: dati e statistiche ci mostrano un momento storico in cui i giovani sono sempre più laureati e meno pagati, in cui da un lato c'è il fenomeno della fuga di cervelli e dall'altro quello in cui i cervelli sono divorati - proprio come dagli zombi - da un sistema che non dà spazio alla meritocrazia, ma solo false speranze e poche certezze future. 

 

Akira è diventato uno zombi sotto lo sfruttamento dei capi d'azienda, ma la realtà a volte non è così distante.

 

 

 

 

I nuclei tematici in Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire sono due: da un lato c'è la riflessione sul mondo del lavoro - molto sentita, oltretutto, nell'instancabile e irrefrenabile società nipponica - mentre sul versante opposto c'è una sorta di interrogativo introspettivo sulla bellezza delle cose più frivole e, all'apparenza, meno importanti della vita.

 

"Ci dimentichiamo di ciò che vogliamo fare veramente": una frase emblematica che in Zombie 100 porta alla luce quel senso di inadeguatezza che a volte gli esseri umani provano verso se stessi, quando si rendono conto che qualcosa gli sta sfuggendo di mano.

Forse si vorrebbe suonare in una band ogni weekend, forse si vorrebbero lasciare gli studi di Giurisprudenza per girare l'Europa facendo ritratti o magari si vorrebbe solo avere più tempo da dedicare ai propri interessi e alla propria famiglia. 

 

Proprio nel momento in cui Zombie 100 - Cento cose da fare prima di non-morire diventa quasi un cugino - meno trash, concediamolo - di Sharknado, Akira ci mostra che non è nemmeno così folle e presuntuoso pensare di riuscire a diventare, persino, un vero e proprio supereroe. 

Se fosse un personaggio di un mazzo di tarocchi Akira sarebbe Il Matto: è il giovane che davanti al precipizio non arretra, ma decide di fare il salto, di buttarsi verso ciò che i giorni a venire hanno da offrirgli, di vivere l'ebbrezza della vita nella sua totalità.

 

Di avere il coraggio di rischiare: non invano, ma per essere felice. 

 

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