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Il futuro dell'horror: due parole con Franco Calandrini del RNFF

In occasione del Ravenna Nightmare Film Festival abbiamo potuto scambiare due chiacchiere con il Direttore Artistico Franco Calandrini, ecco cosa ci ha raccontato: 

 

Sebastiano Miotti

Buongiorno, dopo 15 anni di Festival vorremmo sapere secondo lei come viene percepito il genere horror dal pubblico, dagli esercenti e dai direttori artistici

 

Franco Calandrini

 

Beh, considera che quando si fa una verifica empirica la percentuale di persone che guardano gli horror sono il 5% circa, pertanto diventa un prodotto spesso insostenibile economicamente. 
Noi del Ravenna Nightmare Film Festival abbiamo sempre orgogliosamente difeso il genere, ma da qualche anno a questa parte è cambiato qualcosa.

 

 

Che cosa esattamente? 

 

 

Diciamo che alcuni festival sparsi per l'Italia hanno cominciato ad aggiungere qualche film dell'orrore alle loro rassegne, spesso permettendosi di proiettare gli horror migliori disponibili sul mercato.
Questo è stato un po' scorretto nei nostri confronti, ed è per questo che abbiamo deciso di differenziarci allargando il nostro festival anche ai generi confinanti.

 

 

Quando un film è difficilmente classificabile è probabile che venga scelgo dal Ravenna Nightmare, ma teniamo sempre l'obiettivo sulla volontà di mostrare quello che chiamiamo "il lato oscuro del mondo".

 

Da noi si possono trovare commedie grottesche, noir, crime, mistery, film, diciamo, metafisici (spesso contenuti nella medesima pellicola, ed è questo che noi troviamo particolarmente interessante). Credo anche che in una selezione di otto horror "puri" si rischia di poter far scadere il prodotto a lungo andare.

 

 

 

[Franco Calandrini con David Lynch durante l'edizione 2017 del Ravenna Nightmare Film Festival]

 

 

 

Avete mai pensato di cambiare nome al vostro festival? 

 

 

Beh, certo, a volte questo nome ci fa tirare da soli "la zappa sui piedi", ma non siamo intenzionati a cambiarlo come invece altri hanno fatto.
Vogliamo mantenere salda una tradizione.

 

 

A proposito di tradizione: pensa che la rivoluzione digitale nel cinema abbia cambiato molto il genere?

 

 

Non solo l'horror, il digitale ha cambiato tutto il cinema. Si potrebbe dire che abbia alleggerito il prodotto al crescere della possibilità tecnica di fare film.

 

Ti faccio un esempio: lo stesso Dogma 95 di Lars Von Trier è stato un dramma sotto certi punti di vista perché da allora tutti si sentivano in grado di fare un film proprio seguendo quelle semplici regole. Se lo fa von Trier che è un genio può essere un'operazione teoricamente interessante, ma bisogna stare attenti agli sviluppi su larga scala. Gli studenti di cinema ci si sono gettati sul Dogma, che è perfetto per loro. Non è necessariamente un male ma bisogna stare attenti alle semplificazioni, sempre.

 

 

Siamo il paese di Mario Bava, Lucio Fulci, Dario Argento: che ne è stato del nostro horror?

 

 

In Italia non c'è horror precisamente perché i maestri del passato non hanno lasciato eredi e quindi si è interrotta una tradizione, certo ci sono alcuni prodotti di singoli autori ma difficilmente riescono a competere con quelli del circuito internazionale.


Spesso esiste un'ottima padronanza registica, ma dal momento in cui si comincia a parlare non sembriamo credibili.

Non so, forse siamo solo poco abituati.

 

 

Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui nel vostro festival l'Italia ha vinto l'anello d'oro soltanto in una edizione?

 

Senz'altro, potrebbe essere.

 

 

 

[Franco Calandrini in compagnia dell'attrice e regista Ana Asensio, dal Ravenna Nightmare Film Festival edizione 2018]

 

 

Vorrebbe consigliare due film di genere ai nostri lettori, magari anche fra quelli passati nelle scorse edizioni e che vi sono rimasti particolarmente a cuore?

 

 

Beh, parlando di cinema italiano c'è 'Oltre il guado' di Lorenzo Bianchini di qualche anno fa: un horror, thriller, mistery di quelli che che piacciono a noi, davvero interessante.


Ricordo con piacere anche 'You go to my head' di Dimitri de Clercq che abbiamo presentato l'anno scorso, ambientato nel deserto del Marocco.

Siamo anche curiosi di vedere la nuova operazione di Luca Guadagnino, qualche giorno fa approdata negli Stati Uniti: [Suspiria] sarà un remake sicuramente molto personalizzato, e questo è interessante.

 

 

 

Il Ravenna Nightmare Film Festival 2018 si è concluso il 4 novembre e ha visto vincitori i seguenti film: 

Anello d'oro Miglior Lungometraggio - Bravo Virtuoso, di Lévon Minasia (FRA, BEL, ARM - 2017)

Anello d'oro Miglior Cortometraggio - Post Mortem, di Joshua Long (AUS, 2018) 

Premio della critica alla Miglior Regia: Totem, di Jakub Charon (POL, 2017)

 

 

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6 commenti

Il Greco

5 giorni fa

Uno sbocco importante per l'horror è sicuramente il cinema indipendente ma purtroppo siamo nel peggior paese possibile in quanto a distribuzione.

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Samuel De Checchi

10 giorni fa

Bellissimo articolo.

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Angela

11 giorni fa

L'horror man mano che si va avanti sta scemando, sono rari quelli che davvero riescono a farti provare "il brivido", ed è un vero peccato perché penso che sia il genere più difficile poiché ha uno scopo preciso.
Io apprezzo moltissimo questo genere soprattutto i film horror dagli anni 70/90 che avevano un atmosfera propria diversa da quelli di oggi

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SViulenz

12 giorni fa

Ma durante il ponte dei santi quanti festival/fiere ci sono? Lucca Comics, il Trieste Science Fiction Festival, questo...

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Danilo Canepa

12 giorni fa

Adoro il cinema horror per la capacità che ha di suscitare delle emozioni sgradevoli che non proveresti nella quotidianità e che credo debbano essere vissute. Purtroppo i film horror di qualità sono sempre meno , ma dobbiamo assolutamente preservare il genere perché ha fatto e, spero, potrà ancora fare la storia del cinema

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Luca Buratta

12 giorni fa

Il 'Suspiria' di Guadagnino penso lo attendiamo tutti, anche solo per mera curiosità. Oltre il guado, seppur ben girato, me lo ricordo noioso e fondamentalmente vuoto, però. Bella confezione, buona l'idea di fare un film piuttosto lento e silenzioso (anche troppo, in certi punti), ma poche idee e già viste altrove.

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