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I guerrieri della notte non è un semplice classico

I guerrieri della notte non è solo un classico: Walter Hill fonde epica classica e contemporaneità, un mix che potrebbe rilanciare il Cinema popolare moderno, ormai in stato di decomposizione

I guerrieri della notte non è solo un classico. 

 

Quando una persona di vent’anni sente la parola “classico”, generalmente la prima cosa che le viene da dire è: “Che palle”. 

 

Chi prima, chi dopo, ci sono passati tutti per questa fase. 

Probabilmente il motivo è che a scuola tutto ciò che è "classico" viene presentato in modo noioso, come se questo fosse cristallizzato nel tempo e in qualche modo fosse avulso dalla contemporaneità. 

Questo fa sì che, quando si sente quella parola, automaticamente si pensi a una cosa vecchia, stantia: a vent’anni questi sono concetti che si rigettano con tutte le proprie forze, eppure basterebbe poco per entrare in connessione con una qualsiasi opera, letteraria, cinematografica o musicale, molto lontana nel tempo.

 

Basterebbe spiegare che l’aggettivo “classico” viene affibbiato a un prodotto culturale soltanto molto tempo dopo che questo è stato reso pubblico; a volte passano anni o addirittura decenni prima che ciò avvenga.

 

 

[Eh, ma che palle, i classici]

 

Molto spesso un libro, un film o una pièce teatrale sono semplicemente prodotti che vogliono intrattenere la gente e, quando questi continuano a riscuotere un successo di pubblico anche nelle generazioni successive, allora la classe intellettuale decide che quello deve diventare un classico, nel bene e nel male. 

 

Nel bene perché si fa di tutto per preservarlo e tramandarlo alle generazioni future, ma anche nel male perché quando un’opera viene etichettata in questo modo automaticamente è come se venisse messa in una teca di vetro e non più considerata materia viva.

Nominare ad esempio l’Anabasi di Senofonte, opera greca del IV secolo avanti Cristo, farebbe scappare un ventenne a gambe levate (e forse anche qualcuno un po' più vecchio). 

 

Se però gli si spiegasse che l’opera è una grande storia che parla di un gruppo di mercenari assetati di sangue che cercano di conquistare un territorio nemico, fallendo, e che poi si ritrovano a dover tornare indietro verso il Mar Nero tra mille insidie, pericoli e battaglie per poter portare a casa la pelle, magari al ventenne si accenderebbe un po’ di più di interesse.

 

 

[Quando l'interesse si impenna]

 

Forse deve aver pensato questo Sol Yurick, autore del romanzo I guerrieri della notte, ispirato appunto all’Anabasi di Senofonte ma ambientato nella New York degli anni ‘60, con i membri di una gang criminale al posto dei mercenari e Coney Island al posto del Mar Nero. 

 

E forse ha avuto lo stesso pensiero anche Walter Hill quando si è visto recapitare la sceneggiatura de I guerrieri della notte, tratta dal suddetto libro, decidendo non solo di metterci le mani e attualizzarla ancora di più, ambientandola nella New York di fine anni ‘70, ma scegliendo anche di girare il film come fosse un cinefumetto. 

 

Una ricetta perfetta per creare un successo istantaneo, perché si fa leva su archetipi che funzionano da millenni, ma li si rende di stretta attualità. 

 

 

[Prossima fermata: Godopoli] I guerrieri della notte

 

Oggi si pensa a New York come al centro del mondo, a una città estremamente gentrificata e per ricchi, con una fervente attività finanziaria, commerciale e culturale, ma alla fine degli anni ‘70 New York assomigliava più a un teatro di guerra.

 

A seguito di una lunga stagnazione economica, la classe media lasciò la città per andarsene nei sobborghi, facendo esplodere il debito pubblico di New York a livelli mai visti a causa del mancato gettito fiscale e portandola sull’orlo della bancarotta. 

 

Il tasso di disoccupazione, di criminalità e addirittura degli incendi schizzarono alle stelle e a causa dei tagli alla spesa pubblica per poter ripagare il debito, arrivò la famigerata austerità.

 

 

[South Bronx, New York, 1977] I guerrieri della notte

 

Oggi il budget annuale della sola polizia di New York è più alto della spesa militare di tutta l'Ucraina, ma all'epoca a causa dei tagli le forze dell’ordine a disposizione erano scarse.

 

Non è un caso che Cyrus, il capo del gigantesco raduno che si tiene nel Bronx all'inizio del film, cerchi di unire tutte le bande.

 

Tutti insieme, dice, riuscirebbero infatti a superare il numero complessivo dei poliziotti di New York.

 

 

[Criminali di tutto il mondo, unitevi!] I guerrieri della notte

 

 

I guerrieri della notte tuttavia non affronta questa situazione drammatica in modo moralistico o problematico, ma semplicemente assume il punto di vista di questi criminali, creando un’epopea eroica classica con i toni di un cinefumetto, dando perciò vita a un film incredibilmente popolare e rivoluzionario.

 

Gran parte del merito della riuscita artistica di questo film, infatti, è di Walter Hill.

La stessa sceneggiatura fatta di personaggi stilizzati e dialoghi surreali messsa in mano a un mestierante qualsiasi probabilmente avrebbe dato luogo a una pellicola più scadente.

 

Il ritmo, la messa in scena, la fotografia e il montaggio de I guerrieri della notte sono gli elementi che lo rendono un capolavoro senza tempo.

 

[Il trailer de I guerrieri della notte, tornato al cinema in questi giorni]

 

 

La storia è scarna: c’è un raduno di tutte le gang di New York nel Bronx, il capo della gang più potente viene ucciso e la colpa ricade sui Guerrieri, che dovranno riuscire a tornare a Coney Island sani e salvi con tutti i criminali della città sulle loro tracce che cercano di ucciderli. 

 

Ci sono le scene cult, una colonna sonora iconica e dei personaggi mitologici, ma è come vengono amalgamate insieme tutte queste cose a far diventare I guerrieri della notte un classico del Cinema.

 

 

[Dizionario delle scene cult, pagina 2] I guerrieri della notte

 

Rivedere I guerrieri della notte per chi è appassionato di Settima Arte può certamente risultare utile per capire come si possa girare un film di intrattenimento moderno. 

 

Il Cinema hollywoodiano a mio avviso oggi si trova in un tale stato terminale per cui gli è impossibile anche solo concepire un film popolare calato nel presente, che dia a un giovane regista la possibilità di poter creare un’opera totalmente originale.

Anche se ciò dovesse accadere gli darebbero una distribuzione ridicola, che lo affosserebbe in partenza. 

 

Questo succede perché l’industria culturale dipende strettamente dal sistema economico in cui esiste, e il sistema economico occidentale è ormai una carcassa putrescente che guarda solo al suo passato, incapace com’è di garantire non solo un qualsivoglia futuro, ma anche un presente decente. 

 

È anche per questo motivo che gli Studios ci propongono quasi esclusivamente prodotti nostalgici e consolatori.

 

 

[Il futuro] I guerrieri della notte

 

Perché un ventenne dovrebbe vedere un’opera che ha più di 40 anni? 

 

Semplicemente perché I guerrieri della notte è un film che per un’ora e mezza lo farà divertire e gasare come un pazzo, mentre guarda dei suoi fichissimi coetanei degli anni ‘70 che si prendono a botte per sopravvivere in una città devastata. 

 

Che è probabilmente quello che lo aspetterà in un futuro abbastanza prossimo.

 

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