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Lo Studio Ghibli e l'artigiano di sogni: un'estate di anime

Qualcuno lo ha chiamato “l’uomo senza fine”, altri lo considerano un artigiano di sogni, ma al secolo lui resta Hayao Miyazaki, uomo schivo, laborioso, sognatore per lavoro e per indole, ma soprattutto co-fondatore dello Studio Ghibli insieme al collega e amico Isao Takahata.  

 

Per noi occidentali perlopiù cresciuti a pane e Disney, dominati dall’influenza cinematografica a stelle strisce e affascinati dai divi della New Hollywood, è sempre stato difficile avere accesso a produzioni d’animazione che esulassero dai personaggi partoriti dalla matita dello zio Walt e della sua mostruosa company.

 

Non c’era l’attenzione dovuta: lo sguardo che poteva (e doveva) puntare a oriente era offuscato, orbo, troppo concentrato a proporre al pubblico opere di animazione che fossero vicine al nostro sentire, alla nostra cultura e quindi facilmente decodificabili per il grande pubblico.

 

 

[I due - all'epoca giovanissimi - papà dello Studio Ghibli: Miyazaki e Takahata]

 

La wave nipponica dell’anime e dei manga era vista come qualcosa di “minore”, priva di contenuti artisticamente e contenutisticamente rilevanti: mecha, mostri e supereroi dei cartoni animati della TV provenienti dal Sol Levante erano considerati poco educativi ed efficaci come proposta ludico-formativa per la crescita di un bambino. 

 

Quale follia.

 

Così siamo cresciuti (senza lamentarci, per carità) in compagnia di Alice, Semola, Romeo, Quasimodo, Cenerentola e chi più ne ha più ne metta.

Le morali che ci venivano impartite parlavano spesso di autoaffermazione del singolo e gli intrecci presentavano un mondo manicheo suddivisibile in “buoni e cattivi” (sovente senza nemmeno spiegare le origini o le motivazioni degli uni e degli altri).

 

Eppure, negli anni ’70, nella lontana terra dei manga e degli anime si andava formando quello che sarebbe diventato uno dei più importanti e visionari creatori di mondi della Storia dell’Uomo.

 

 

[Pre-Studio Ghibli. Il segreto della spada del sole, o La grande avventura del piccolo principe Valiant: prima regia di Takahata, prima collaborazione con Miyazaki]

 

 

Hayao Miyazaki, dopo un esordio negli anni ’60 come mangaka, iniziò la sua carriera di animatore alla Toei - storico studio di animazione giapponese - lavorando su produzioni come Garibaa no uchu ryoko (Gulliver's Travels Beyond the Moon) e soprattutto alle scenografie de Il segreto della spada del Sole, sua prima collaborazione con Isao Takahata.

 

Il primo lungometraggio animato diretto dal Maestro Miyazaki risale al 1979: Lupin III - Il castello di Cagliostro, nonostante una performance non eccezionale al botteghino, raccolse un ottimo consenso da parte della critica e degli addetti ai lavori di tutto il mondo, i quali percepirono la freschezza dell’ultimo adattamento dell’opera di Monkey Punch (ad esempio, John Lasseter di Pixar ha ripetutamente e pubblicamente indicato Il castello di Cagliostro e l’opera di Miyazaki in generale come principali fonti di ispirazione).

 

Bisogna attendere 5 anni per poter osservare quella che, nonostante la distribuzione antecedente alla fondazione allo studio d’animazione di Takahata e Miyazaki, è considerata la prima produzione di Ghibli, ossia Nausicaä della Valle del Vento (風の谷のナウシカ; Kaze no tani no Naushika).


Tratto dall’omonimo manga pubblicato a episodi dal 1982 su Animage, Nausicaä rappresenta il primo lavoro interamente scritto, disegnato e diretto da Miyazaki e prodotto da Isao Takahata.

La storia animata della principessa del regno di Pejite segna inoltre l'abbrivio di una lunga collaborazione con Joe Hisaishi, compositore che legò tutta la sua carriera al marchio di Ghibli oltre che al nome del leggendario Takeshi Kitano.

 

Anime d'avventura dal respiro fra l’epico e il fantasy fantascientifico, Nausicaä della Valle del Vento è ambientato in un mondo post-apocalittico distrutto da una guerra termonucleare.

La protagonista delle vicende è la giovanissima principessa della Valle del Vento, Nausicaä, in lotta contro Tolmekia, un regno che cerca di usare un'arma antica per distruggere la Giungla Tossica (o Mar Marcio), l’ecosistema velenoso - brulicante di insetti mutanti giganti - che ha completamente trasformato la vita sul pianeta Terra. 

 

Oltre al già citato team di lavoro sul quale costruirà le proprie fortune successive, in Nausicaä della Valle del Vento sono riscontrabili molti dei elementi caratteristici e ricorrenti nell’opera di Miyazaki: la presenza di una giovanissima protagonista femminile oltre a tematiche quali l’ambientalismo, il pacifismo e l’antimilitarismo. 

 

[Joe Hisaishi dirige l'orchestra per le musiche di Nausicaä]

 

 

Il film diventò immediatamente un successo, lodato da critica e pubblico sì per le sue tematiche, ma anche per la resa audiovisiva della produzione.

 

La commistione tra le musiche di Hisaishi, i bestiari fantasy e i setting fantascientifici di Miyazaki che si mescolano con oggetti, vestiti e armi dal look medievale funzionarono a meraviglia: il successo - economico e culturale - di Nausicaä consentì la fondazione dello Studio Ghibli l’anno successivo, nel 1985.

 

Di lì in avanti la realtà fondata da Hayao Miyazaki, Isao Takahata, Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma inanella una serie di successi incredibili: Laputa - Castello nel cielo (1986), Il mio vicino Totoro (1988), Una tomba per le lucciole (1988), Kiki - Consegne a domicilio (1989) e Pioggia di ricordi (1991) rafforzano la posizione dello studio di animazione nipponico che comincia a imporsi a livello mondiale.

 

Non a caso Roger Ebert definì le avventure di Totoro (diventato poi simbolo dello Studio d’animazione) e Kiki tra i più bei film per bambini mai realizzati.

 

Il 1992 è l’anno in cui Miyazaki mostra al mondo due delle sue più grandi passioni: l’aeronautica (il padre era co-proprietario di una fabbrica di componenti per aerei) e la cultura europea, in particolare quella italiana.

Sulla scorta del suo manga Hikōtei jidai nasce così Porco rosso (紅の豚; Kurenai no buta), anime che racconta le avventure di Marco Pagot, ex pilota della Regia Aereonautica del Regno d’Italia con il volto trasfigurato nel grugno di un maiale a causa di un misterioso incantesimo. 

 

Il film è una fucina di citazioni e omaggi alla cultura del Bel Paese, oltre che un meraviglioso collage di rimandi ai grandi classici d’avventura e formazione (tra i riferimenti prediletti di Miyazaki ricordiamo Roald Dahl, Antoine de Saint-Exupéry, Lewis Carroll) e divenne subito un “istant classic” apprezzato per la sua estetica, lodato per la sua narrativa, amato per i suoi messaggi di fondo.

 

In Porco Rosso si evidenziano le tendenze politiche dell’autore giapponese, convinto sostenitore del socialismo in gioventù e fermo nella sua condanna ai regimi autoritari (“Piuttosto che diventare un fascista meglio essere un maiale”).

Allo stesso tempo, ambientando (e politicizzando) una produzione all’interno di un periodo storico ben preciso, Miyazaki sottolineò un altro dei suoi topoi essenziali: l’assenza di una linea di demarcazione definita fra “buoni e cattivi”.

 

Il mangaka e regista, infatti, è da sempre sostenitore dell'idea che il XXI secolo sia un periodo storico troppo complesso per concedersi stereotipi banalizzanti come la dicotomia fra Bene e Male, specialmente quando si tratta di confezionare prodotti per bambini.

 

[Il trailer di Porco Rosso, 6° lungometraggio dello Studio Ghibli]

 

 

Si sente il mare (1993), Pom poko (1994) e I sospiri del mio cuore (1995) sono i titoli di Studio Ghibli che anticipano il film successivo di Hayao Miyazaki, Principessa Mononoke (もののけ姫; Mononoke-hime), ovvero la più emblematica parabola dell’autore rispetto l'eterno rapporto conflittuale fra Uomo e Natura e al trattamento che l’essere umano riserva all’ambiente.

 

In un Giappone fantastico del periodo Muromachi (1336 - 1573) si muovono il principe Ashitaka e San, la “ragazza lupo” soprannominata Mononoke, umana cresciuta da una divinità protettrice del bosco.

Ashitaka - entrando in contatto con Mononoke, addentrandosi in un mondo dominato da intricate lotte per la sopravvivenza e popolato da divinità ferine che difendono la natura - avrà modo di comprendere quale sia il vero spirito che governa l’essere umano.

 

Il film fu realizzato con l’animazione tradizionale del disegno, immagine per immagine (solo 5 minuti di girato vennero ottenuti in computer grafica), e ottenne l’approvazione del suo autore per ognuno dei 144.000 frame che compongono il lungometraggio.

La maniacalità del regista, la profondità contenutistica di Principessa Mononoke, la complessità dei suoi personaggi e la strepitosa colonna sonora del solito Hisaishi si risolsero in un tripudio di critica e pubblico, tanto che il film balzò in testa alla classifica dei più redditizi di sempre per il botteghino giapponese, spodestato solo 5 mesi dopo dal Titanic di James Cameron

 

La stampa di settore statunitense - e in larga parte anche quella occidentale in toto - descrisse l’ultima fatica di Miyazaki come “una perla dell’animazione giapponese” ed elargì voti e recensioni rotonde e abbondanti.

 

Mentre il socio e amico di sempre Takahata presentava al mondo I miei vicini Yamada (1999), il grande Hayao lavorava senza sosta per consegnare al pubblico quello che è tendenzialmente considerata la sua opera magna, capolavoro senza tempo vincitore di Premio Oscar (unico anime ad aver mai raggiunto questo traguardo) e dell'Orso d’oro a Berlino: La città incantata (千と千尋の神隠し; Sen to Chihiro no kamikakushi). 

 

In un trionfo di folklore nipponico e commistioni fantastiche che coinvolgono magia e spiriti Yōkai, una bambina di 10 anni sta traslocando con i propri genitori in una zona remota del Giappone, ma un'avventura imprevista le farà perdere il proprio nome (che le viene rubato), vedrà i propri genitori trasformati in maiali e si troverà catapultata in un “mondo altro”.

 

 

Qui incontrerà una serie di spiriti, streghe e personaggi, buffi, ambigui, minacciosi, malinconici che la accompagneranno nel suo viaggio per tornare alla normalità e riacquisire il suo nome.

 

[Il trailer ufficiale de La città incantata, uno dei tanti capolavori dello Studio Ghibli]

 

 

Il tema dell’identità del singolo, della crescita e quello - onnipresente - dell’ecologismo si fondono con lo spirito shintoista che permea le avventure della piccola Chihiro.

 

Il risultato finale è un film d’animazione perfetto, amato da milioni di spettatori e citato da artisti di tutto il mondo. 

 

Prima della piccola e dolce Ponyo sulla scogliera (2008) e del semi autobiografico Si alza il vento (2013), Miyazaki realizza la sua opera più steampunk: non a caso nella progettualità del Maestro il film doveva essere diretto da Mamoru Hosoda.

Basato sull’omonimo romanzo del 1986 della scrittrice inglese Diana Wynne Jones, Il castello errante di Howl (ハウルの動く城; Hauru no ugoku shiro) esce nelle sale giapponesi nel 2004.

 

La storia vede come protagonista Sophie, una diciottenne che gestisce il negozio di cappelli del padre.

La ragazza incontrerà il Mago Howl, suo salvatore, che la coinvolgerà in confronti con streghe gelose, incontri con simpatici demoni del fuoco e avventure con spaventapasseri animati.

 

Il 9° lungometraggio del più noto demiurgo dello Studio Ghibli è un compendio della sua opera precedente, paradigma delle tematiche e delle ambientazioni a lui care.

Il setting europeo (i disegni ci portano in paesaggi che ricordano Francia e Austria), il ritratto intimista dell’animo dell’essere umano, il racconto del suo percorso nel mondo (spesso con tratti che oscillano tra onirico e fantastico), la potenza dell’amore, il ragionamento su giovinezza e senilità e sull’importanza della sostanza a discapito dell’apparenza sono i cardini argomentativi de Il castello errante di Howl.

 

[Un tributo al talento di Miyazaki sensei e al suo Studio Ghibli]

 

 

Cardini sui quali si poggiò il successo commerciale del film, il quale si espresse per mezzo della cifra record di 235 milioni di dollari al box office mondiale, posizionandosi così fra le opere più apprezzate dello Studio Ghibli.

 

Inoltre, in occasione della presentazione del film alla 62ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, Hayao Miyazaki venne premiato con il Leone d'oro alla carriera. 

 

Sempre a Venezia, in occasione dell’anteprima mondiale di Si alza il vento, il padre dell’animazione giapponese moderna annunciò il suo ritiro dalle scene.

Ma “l’uomo senza fine”, l’artista inesauribile, per nostra fortuna, non si può fermare: nel 2016 Hayao Miyazaki ha cominciato la lavorazione del suo E voi come vivrete?, anime-eredità che il regista di Tokyo intende lasciare a suo nipote e a tutte le generazioni del futuro.

 

In attesa di quello che - probabilmente? - sarà l’ultimo viaggio cinematografico di questo straordinario, instancabile artigiano di sogni, Lucky Red ha organizzato un ciclo di proiezioni al cinema per omaggiare 5 fra i più grandi capolavori dello Studio Ghibli: Un mondo di sogni animati.

 

La città incantata - dal 1° al 6 luglio

Principessa Mononoke - dal 14 al 20 luglio

Nausicaä della Valle del Vento - dal 25 al 30 luglio

Porco Rosso - dal 1° al 7 agosto

Il castello errante di Howl - dall’11 al 17 agosto

 

Clicca qui per vedere l’elenco completo delle sale che li proietteranno!

 

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