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98 segundos sin sombra - Recensione: realtà e immaginazione - FESCAAAL 2022

98 segundos sin sombra è l’ultimo lungometraggio di Juan Pablo Richter.

 

Ambientato nella Bolivia degli anni ’80, il film è raccontato attraverso gli occhi di Genoveva (Iran Zeitun), una ragazza di 16 anni che vuole scappare dalla sua città. 

 

Tra le fastidiose suore della scuola, i genitori assenti, le cattive compagne di classe e una serie di eventi paricolari, Genoveva tenta di rifugiarsi il più possibile nella creatività e nei suoi sogni - a volte orrorifici - fin quando non incontra il leader spirituale di sua madre, Maestro Hernán (Quim del Rio), che la aiuterà a capire cosa fare del suo futuro e quello di Nacho, il suo fratellino appena nato. 

 

 

[Il trailer di 98 segundos sin sombra]

 

 

Tratto dall’omonimo libro di Giovanna Rivero, 98 segundos sin sombra mostra i sempre attuali problemi adolescenziali e tutto ciò che comporta dover affrontare ogni cosa, anche la più infima, quando il posto in cui si è cresciuti sembra non dare stimoli.

 

Questo luogo minuscolo, che la protagonista chiama “culo del mundo”, è sede di violenza: narcotraffico, uomini armati, corruzione e violenza fisica e verbale sono all’ordine del giorno.

 

C’è un disinteresse generale per quello che accade attorno, un’accettazione passiva e la perdita di sensibilità verso il prossimo: è quello che accade anche ai genitori di Genoveva, che sembrano non vedere i loro figli.

 

Tra gli adulti solo Clara Luz (Geraldine Chaplin), nonostante la sua veneranda età e i problemi respiratori, sembra accorgersi dei suoi nipoti, anche se non ha la possibilità di prendersene cura come vorrebbe. 

 

 

[Una scena di 98 segundos sin sombra]


L’unico modo per sopravvivere, dunque, è allontanarsi sempre di più dal reale e da tutto ciò che è tangibile - cosa che diviene sempre possibile grazie al Maestro Hernán - e crearvi un immaginario accettabile che non comporti tanta sofferenza.

 

Questa divisione dei momenti reali e immaginari in 98 segundos sin sombra non è così netta ove a volte la realtà si riversa nella fantasia e viceversa, creando scenari a volte sognanti, a volte cruenti, dove la verità resta sospesa a metà tra le due condizioni.

 

Nonostante questo connubio funzioni piuttosto di frequente, in questo caso risulta leggermente dispersivo e confuso, anche se il problema è localizzato e fortunatamente non pervade l’intera pellicola e certe immagini risultano comunque evocative.

 

Tra i principali pregi del film c'è l’uso sapiente della musica: la colonna sonora è composta da Gabriel Lema, il quale contribuisce a trasportare lo spettatore negli anni ’80; impossibile poi non porre l'accento sull'aspetto recitativo, specialmente per quanto concerne la giovane Iran Zeitun che sembra nata per il ruolo di Genoveva.

 

Nella sua interezza, 98 segundos sin sombra bilancia tranquillamente dramma e commedia e Juan Pablo Richter dimostra di avere il potenziale per poter fare ancora meglio.  

 

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