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Assault - Recensione: il modello preda-predatore - FESCAAAL 2022

Assault è l’ultimo film del regista kazako Adilkhan Yerzhanov, presentato all’International Film Festival Rotterdam e arrivato in Italia in anteprima grazie al Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina.

 

Il film si apre con l’intrusione di loschi figuri mascherati e armati in una scuola di Karatas che prendono in ostaggio alcuni ragazzi, rimasti chiusi a chiave in classe a causa del professore di matematica, il codardo Tazshi (Azamat Nigmanov), che scappa senza curarsi di loro. 

Vengono chiamate le forze dell’ordine ma, a causa di problemi atmosferici causati dalla neve, non possono arrivare prima di qualche giorno. 

 

Tazshi, distrutto dai sensi di colpa, decide di assemblare una squadra con i membri che si sono trovati lì durante l’accaduto, per entrare nella scuola e salvare gli studenti.

 

[Il trailer di Assault]

 

 

Adilkhan Yerzhanov riprende il filone narrativo affrontato nelle opere precedenti, utilizzando ancora una volta come scenario la sua cara Karatas - una cittadina inesistente dove spesso accadono le cose più improbabili e folli - e attori con cui ha già lavorato tantissime volte, come ad esempio Daniar Alshinov.

 

Assault porta immediatamente lo spettatore in uno scenario surreale - nonostante faccia riferimento a un episodio realmente accaduto, il Massacro di Beslan avvenuto nel settembre del 2004 - ove questi uomini minacciosi entrano nella scuola con una facilità disarmante: senza usare la violenza, si introducono passando davanti a professori, preside e personale scolastico, mettendo in atto in tutta tranquillità un attacco terroristico. 

L’illusione della serietà degli eventi, dunque, viene spezzata sin da subito: il thriller prende immediatamente sfumature comiche e grottesche, molto care al regista, che servono a dare forma a una serie di critiche sociali a volte esplicite, a volte criptiche.

 

Dopo qualche minuto si intuisce anche il reale significato del titolo, Assault, che non si riferisce all’introduzione dei terroristi ma proprio all’assalto “al contrario” organizzato da Tazshi, oltre a essere un chiaro riferimento a Distretto 13 - Le brigate della morte di John Carpenter nella sua attualizzazione. 

 

 

[Una scena di Assault]

 

L’inusuale gruppo di protagonisti è composto da persone che hanno ben poco in comune e di cui una maggioranza si ritrova a fare i conti col proprio passato e con le proprie bugie, divenendo facilmente macchietta di se stessa.

 

Il ritmo delle loro azioni è scandito da un countdown che avvisa lo spettatore sul tempo che manca alla loro riconquista dell’istituto e, allo stesso modo, contribuisce a dividere scene di diversa durata che mostrano il tragicomico “addestramento” dei protagonisti e le strane relazioni che intercorrono tra essi. 

Un assoluto pregio della pellicola è la fotografia di Aidar Sharipov, che riesce a valorizzare la spettrale distesa bianca e desertica formatasi grazie alla neve, spezzata da pochi edifici - la scuola e la minuscola stazione di polizia - attraverso dei campi lunghi o lunghissimi.

 

Con Assault il regista affronta ancora una volta un sistema corrotto e illusorio con geniale perspicacia, prendendosi gioco dello spirito di adattamento dell’Uomo - riferendosi esplicitamente alle equazioni di Lotka-Volterra, anche detto modello preda-predatore - che in qualsiasi modo cerchi di evolversi non trova redenzione, divenendo ciò che odia.

 

Nonostante i temi siano ridondanti e già affrontati dal regista in altre sue opere, la pellicola ne esce comunque vincente, risultando secondo me una delle migliori sull’ “Universo” di Karatas.

 

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