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Drive my Car: sentirsi l'un l'altro - Cannes 2021 - Recensione

Alla 74ª edizione del Festival del Cinema di Cannes è stato proiettato in anteprima mondiale Drive my car, film diretto da Ryūsuke Hamaguchi e tratto dall'omonimo racconto di Haruki Murakami.

 

Alla presenza del cineasta nipponico e del cast femminile al completo, il Grand Theatre Lumière ha tributato una lunga standing ovation - prima e dopo la proiezione - all'autore vincitore dell'Orso d'Argento, Gran Premio della Giuria per il suo Gūzen to sōzō, presentato al Festival di Berlino di quest'anno.

 

[Il trailer di Drive my car]

 

 

Drive my car racconta la storia di Yusuke Kafuku (Hidetoshi Nishijima), attore e regista teatrale, felicemente sposato con Oto (Reika Kirishima), una scrittrice e sceneggiatrice.

 

Dopo l'improvvisa morte della moglie, Kafuku cercerà di superare il lutto gettandosi nel lavoro e accettando di dirigere lo Zio Vanja - pièce di Anton Pavlovič Čechov - per il Festival Teatrale di Hiroshima. 

Yusuke, affetto da un glaucoma oculare, viene privato della possibilità di guidare la sua amata Saab 900 Turbo dalla produzione, la quale gli assegna una giovane autista, Misaki (Tōko Miura), con cui l'uomo stringerà un legame del tutto inaspettato, vista la differenza di età ed estrazione sociale.

 

La sceneggiatura di Drive my car - scritta a quattro mani dal regista insieme a Takamasa Oe - riesce in un'impresa che, potenzialmente, poteva risultare significativamente complessa: restituire appieno allo spettatore le atmosfere del racconto tratto da Uomini senza donne, nonostante il film ne ampli considerevolmente le dinamiche narrative.

 

 

 

 

La morte della moglie costringe Kafuku a confrontarsi con la solitudine e con i fantasmi di un rapporto coniugale pieno di segreti e interrotto bruscamente: qui inizierà il suo viaggio per ritrovare sé stesso, accettare quanto è accaduto e superare le parole non dette all'unica donna che abbia mai amato.

 

Drive my car è un elegante racconto per immagini che si esprime attraverso una sceneggiatura efficace e un cast in stato di grazia, specialmente per quanto riguarda le sue tre splendide protagoniste Tōko Miura , Masaki Okada e Reika Kirishima.

Il film di Hamaguchi rimesta fra legami spezzati, raccontando le storie di anime costrette alla solitudine per cause diffenti - spesso indipendenti da chi le subisce - e bisognose di un contatto umano che possa essere reale e sentito.

 

La Saab che origina il titolo dell'opera è per il protagonista un sistema per esercitare il proprio desiderio di controllo, in opposizione a dinamiche che non può e non vuole gestire: un modo per trovare un rifugio sicuro dai propri problemi e da verità che non desidera affrontare.

 

La concessione di far guidare la propria macchina a un'estranea, anche lei piuttosto riservata e restia ad aprirsi, diventa quindi il procedimento attraverso il quale Kafuku potrà accettare il proprio dolore, abbracciarlo e condividerlo con qualcuno, consentendogli infine di viaggiare verso il resto della sua vita.

 

 

[Ryūsuke Hamaguchi e il cast femminile di Drive my car al termine della prima mondiale al Grand Theatre Lumière - © CineFacts.it]

 

 

Drive my car, esattamente come lo scritto di Murakami, è un racconto pieno di umanità, dolore e di amore multiforme, espressi - con la consueta compitezza nipponica - attraverso una notevole cifra stilistica, un casting di ottimo livello e una regia posata, ponderata e attenta ad ogni dettaglio delle sue composizioni visive (buon lavoro del DoP Hidetoshi Shinomiya).

 

A giudicare dall'emozione del regista (alquanto inusuale per un uomo del Sol Levante) durante lo scrosciante applauso che ha accolto il film - in competizione ufficiale per la Palma d'Oro - è facile pensare che quella di Drive my car sia stata una produzione molto sentita, esattamente come traspare dai frame di questo riuscitissimo adattamento cinematografico.

 

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