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Gli anni Duemila hanno regalato al Cinema una generazione di film capaci di invecchiare sorprendentemente bene, tra estetiche memorabili e scritture di qualità ben lontane dal livello generale di appiattimento che possiamo associare all’esplosione in popolarità delle piattaforme di streaming.
Volendo anche soltanto isolare le tematiche affrontate all’interno delle opere, la varietà è impressionante: dalle ricostruzioni fantastoriche alle cavalcate oniriche, passando per i racconti tesi e arrivando al progetto incompiuto di kubrickiana memoria che riprende vita e forma.
Nel frattempo, proprio durante quel periodo storico, il Cinema si è trasformato ancor di più nell’intrattenimento per eccellenza, arrivando a generare un indotto economico ancora più elevato rispetto quanto accadeva nei decenni precedenti: non è un caso che i sei film che citeremo in questo articolo ancora oggi sono amatissimi e apprezzatissimi.
Non è un paese per vecchi
(Joel e Ethan Coen, 2007)
Il thriller dei fratelli Coen, ambientato nel Texas degli anni Ottanta, resta un capolavoro di tensione trattenuta grazie soprattutto alla figura di Anton Chigurh, uno dei cattivi più inquietanti mai portati sullo schermo.
La sua imprevedibilità morale, scandita da un lancio di moneta che decide letteralmente la vita altrui, continua a essere presa come esempio nelle scuole di Cinema come meccanica perfetta di suspense costruita sulla sottrazione più che sull'eccesso.
Il film ottenne quattro Premi Oscar, tra cui Miglior Film e Migliore Regia, confermando la maturità definitiva dello stile dei due fratelli.
Bastardi senza gloria
(Quentin Tarantino, 2009)
Tarantino riscrive la storia della Seconda Guerra Mondiale con la consueta miscela di dialoghi serratissimi e violenza improvvisa, regalando al Cinema uno dei personaggi più memorabili della sua intera filmografia: Hars Landa, colonnello della Germania interpretato da un magistrale Christoph Waltz.
La lunga scena d'apertura nella fattoria francese resta ancora oggi un manuale di scrittura sulla tensione crescente costruita quasi esclusivamente attraverso il dialogo, senza un solo colpo sparato.
Paranoid Park
(Gus Van Sant, 2007)
Meno noto rispetto agli altri titoli di questa lista, il film di Gus Van Sant racconta il senso di colpa di un giovane skater coinvolto in un incidente pericolosissimo, utilizzando uno stile visivo frammentato e onirico che rifiuta volutamente la linearità narrativa classica.
Ancora oggi è ricordato come uno dei migliori esempi di coming of age, che ha influenzato profondamente il Cinema adolescenziale e i film d’autore durante il corso dei decenni successivi, complice anche l’estetica particolarmente curata messa in piedi da Christopher Doyle.
Ocean's Eleven
(Steven Soderbergh, 2001)
Quello di Soderbergh è un remake dimostratosi capace di trasformare la rapina hollywoodiana in un balletto elegante fatto di inquadrature azzeccate e montaggio intrigante.
Ambientato tra i tavoli da gioco di Las Vegas e i corridoi segreti del mondo dei casinò più sorvegliati della città, Ocean’s Eleven vede un cast stellare con, tra gli altri, George Clooney e Brad Pitt interpretare una sceneggiatura di grande rilievo.
La sua influenza è tale da aver ispirato tanti dei giochi che al giorno d’oggi si trovano all’interno dei casinò online digitali e delle piattaforme per il gioco.
Big Fish
(Tim Burton, 2003)
Quello di Tim Burton è un film che racconta il rapporto tra un padre affabulatore, interpretato da Albert Finney e Ewan McGregor nelle due epoche della sua vita, con un figlio scettico.
Attraverso un intreccio di realtà e leggenda visivamente sontuoso, Big Fish vede nelle esagerazioni narrative degli strumenti con il quale nascondere prima e raccontare poi le verità emotive più profonde e sincere, tra sguardi superficiali e tuffi nelle emozioni più nascoste.
A.I. - Intelligenza artificiale
(Steven Spielberg, 2001)
Se oggi sentiamo parlare di intelligenza artificiale un po’ dappertutto, dai tavoli digitali di blackjack online al mondo del lavoro, lo dobbiamo anche a questo film che ha portato sul grande schermo per la prima volta le emozioni dietro ai concetti dell’intelligenza artificiale.
Il progetto, rimasto incompiuto da Stanley Kubrick, rimase come congelato per quasi due decenni prima di venire affidato all’amico Steven Spielberg, che finirà per raccontare la storia di un bambino robot programmato per amare, in un film capace di anticipare con largo anticipo molte delle domande etiche oggi centrali nel dibattito pubblico.
Il risultato finale è quello di un film sorprendentemente attuale a distanza di oltre vent’anni dalla sua uscita.
