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Roma, di Alfonso Cuarón - Recensione

Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera, lo sottoscriverebbe anche Alfonso Cuarón

 

Che meritasse o meno il Leone d'oro alla scorsa Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia ROMA è prima di tutto espressione di libertà espressiva. 

Cuarón ha vinto già molto; se lo consideriamo quale membro del gruppo dei Three amigos (affiancato da Guillermo del Toro e Alejandro G. Iñárritu) si può dire abbia vinto tutto in questa chiusura di decennio.

 

Meritatamente.

 

 

 

 

Si può raggiungere la fama, il successo, la libertà di azione e di espressione e addolorarsi per ciò che è trapassato, come faceva Charles Foster Kane nella visione di Orson WellesCuarón invece ci suggerisce un nuovo approccio: rispettoso, grato, tutto sommato sereno.

 

Ma sempre di ricerca di un tempo perduto si tratta: che sia per rischiarare le ragioni che abbiano portato a uno sconvolgimento nella propria vita, che sia per un virtuale ritorno a un'esistenza anonima e priva di aspettative sognate e subite o che sia per un commiato con una terra nei confronti della quale non è più pensabile restaurare lo sguardo di un tempo, spessissimo chi "ce l'ha fatta" dedica la sua opera più libera alle figure della propria infanzia.  


Ancora un riferimento ai Three amigos: mi piace pensare che questi professionisti si stimino armoniosamente a tal punto da omaggiare l'uno il cinema dell'altro.

 

Ci hanno abituati a movimenti di macchina virtuosistici, ad una commovente fedeltà al proprio orizzonte mentale quando anche fosse popolato di mostri ed esoterismi e più di tutto ad una composizione fotografica da manuale (come non menzionare the fourth amigo: il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki). 

 

Non fa eccezione ROMA, i cui titoli di testa si susseguono sovraimpressi su una splendida sequenza di riflessi e di sciabordii dove l'elemento acquatico ha il suo ruolo principe, come nel recentissimo La Forma dell'acqua.

Per chiudersi nuovamente con un'inquadratura fissa, ma questa volta statica anche negli elementi che la abitano, e nondimeno magistrale per quanto riguarda la composizione delle molteplici linee spezzate che tagliano il quadro filmico.

 

Un aereo si staglia e taglia lo spazio del profilmico in entrambe le occasioni e in altre ancora, l'aereo con cui i Three amigos hanno spiccato il volo, oltre il confine.

Fra queste due parentesi una città fantasma accuratamente ricostruita.

 

In questi termini si può comprendere la scelta del bianco e nero alla fotografia. 

Fantasma poiché spezzata dal terrificante evento sismico del 1985 (il film è ambientato invece nei primissimi anni '70, periodo in cui il padre del giovane regista abbandona la famiglia ed egli viene cresciuto dalla madre, dalla nonna e in special modo dalla tata). 

 

 

 



In Europa si erano già consumate le più sentite rivolte giovanili, l'eco supera l'Atlantico e il Messico piangeva quell'anno la morte di una moltitudine di studenti massacrati durante una protesta contro la privatizzazione del sistema scolastico, evento passato alla storia come appunto il Massacro di Corpus Christi. 

 

Questo ed altri eventi reali attraversano la vita tutto sommato placida che si consuma nel quartiere di Città del Messico Roma.


La Storia, sì, ma anche la storia personale di Alfonso Cuarón: le tragedie scampate e quelle scansate, e assieme a ciò le canzoni d'infanzia, la mobilia, le gestualità tipiche tutte splendidamente evocate.

Roma moltitudini di cani (e sembra di rivedere lo straordinario Amores Perros di Iñárritu) vivono in simbiosi con gli abitanti, il fischio degli arrotini risuona per le strade assolate ma mai aride, gli spari riecheggiano, ora per gioco, ora per odio.

 

In ROMA è discolto il Nuovo Cinema Messicano, come si è visto, come pure la poetica tipica di Cuarón e, su tutti, il suo riferimento costante al tema della gravidanza (basti ricordarsi di Sandra Bullock quando in Gravity fluttuava in posizione fetale - una madre la cui missione è tornare con i piedi per Terra - o ovviamente al concept stesso su cui si struttura lo splendido I figli degli uomini).

 

Non è facile diventare madri nei film di Cuarón, né tantomeno restarlo; la sessualità è delizia ma spesso anche veicolo di viscerali timori e, sempre, di dolore (pensiamo a Paradiso Perduto e Y tu mamà tambièn). 


Il Messico è entrato fortemente nel comune parlare per ragioni politiche più o meno felici.

Meno di un anno fa la Pixar, provvidenzialmente, ci regalava Coco.

Una nazione che sta intercettando una nuova chance sul palcoscenico del mondo, Cuarón lo sa e lo sostiene con il suo amarcord.


Se si ha la pazienza di aspettare la conclusione dei titoli di coda si saprà che il regista decide di siglare la sua opera citando l'epilogo del capolavoro di T. S. Eliot proprio come aveva fatto per I figli degli uomini: il canto di pace Shantih Shantih Shantih per la sua personalissima Terra desolata.  

 

In chiusura una menzione alla tecnologia audio Dolby Atmos attraverso il quale il film è stato pensato, missato e, sperabilmente, distribuito.

 

Vedendo il film in una delle rare proiezioni in sala (la distribuzione è affidata a Netflix, in uscita a dicembre) dotate di impianto adatto alla riproduzione in Dolby Atmos posso confermare che si tratti di un sistema di riproduzione che acutizza il senso di immersività, dove gli effetti sonori aleggiano come posti sotto una cupola sugli spettatori (i diffusori sono in numero superiore alla media e sono posizionati anche sul soffitto - piccolo inciso a questo proposito: il solo pensiero di assistere alla scena di apertura di Apocalypse Now in una riproduzione dove il suono delle eliche degli elicotteri sembri planare dall'alto mi mette i brividi).


Il film è per la verità piuttosto silente: non vi è alcuna colonna sonora extradiegetica, tuttavia sono molti e curati i rumori ambientali; esiste in ogni caso una sequenza sul mare dove la diffusione degli effetti sonori è a tal punto esaltata dal sistema Atmos da innestarsi indelebilmente nella memoria, riposta in stretta connessione con un'altra straordinaria scena dal film Silence di Martin Scorsese immediatamente evocata nelle menti degli spettatori.

 

Due film silenti, due film che dicono moltissimo dei loro creatori.

 
Riguardo alla sequenza in questione gli amanti del Nuovo Cinema Messicano potrebbero rievocare la drammatica ricerca nel deserto che avevamo visto in una delle tre storyline di Babel di Alejandro G. Iñárritu.

 

 

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14 commenti

Vincenzo Frascogna

8 mesi fa

Credo sia un film pazzesco, ai limiti della perfezione. Eppure mi chiedo: è ormai superato il concetto di film di genere? Per creare capolavori come questo, come mai ci si affida sempre di più a lunghissimi piano sequenza silenziosi, al racconto di elementi autobiografici e neoreali. Risulta sempre più difficile trovare una bella storia raccontata in maniera impeccabile, con degli spunti di riflessione e magari delle risposte.
Del Toro ci ha provato e parzialmente riuscito l'anno scorso ad esempio.

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Davide Pontis

10 mesi fa

In una sola parola: stupendo!
Personalmente, insieme al Filo Nascosto e a Lucky, lo ritengo il miglior film dell'anno.

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Filippo Soccini

10 mesi fa

L'audio del film mi ha scioccato, veramente impeccabile. Tutto il film trasmette una carica di emozioni incredibile. Un vero capolavoro.

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Martina Cellanetti

10 mesi fa

E' stato davvero un onore poterlo vedere al cinema, mi ha fatto provare delle emozioni fortissime che, probabilmente, guardandolo a casa non avrei provato. E' sicuramente uno dei migliori film di quest'anno e uno dei miei preferiti di Cuaròn.

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Arianna

1 anno fa

Ho una gran voglia di vederlo, visto che avevo il biglietto per vederlo a Venezia ma non ho fatto in tempo!🙈 Una signora me ne ha parlato male, ma con una superficialità tale che mi ha fatto desiderare ancora di più vederlo. Tutto ciò che lei descriveva sommariamente come difetto, mi invogliava a vederlo e ho pensato "ok allora a me piacerà" 😂

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Alessio Bruno

1 anno fa

Non sapevo questa cosa del Dolby Atmos, ora vorrei tanto vederlo in una sala con questo sistema... Bell'articolo, le mie aspettative per il film aumentano.

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Andrea Mazziotta

1 anno fa

E' la summa del cinema e della poetica di Cuaròn 'Roma'.Ci si ritrovano i temi del suo cinema,come giustamente si sottolinea nella recensione,e addirittura ci si ritrovano delle sequenze vere e proprie dei suoi film precedenti.
Nonostante questo però è un film dal registro completamente diverso rispetto agli ultimi lavori.Non è un cinema spettacolare, è un film intimo che si prende e i suoi tempi e i suoi spazi non per raccontare una storia ma per dipingere affreschi di una donna,di una famiglia,di un paese intero.
Il bianco e nero è veramente ben fatto(mi pare che la fotografia sia dello stesso Cuaron)ed è stata ideologicamente la scelta giusta,non solo per l'aspetto da te citato(non ci avevo pensato) ma anche perchè la base di tutto sono i ricordi d'infanzia di autore ora consapevole del suo passato,di quello del suo nucleo familiare e di quello del suo paese.
Sono d'accordissimo sulla questione del sonoro soprattutto in quella scena da te citata.In uno schermo di casa,pure con un impianto audio molto buono,quella sequenza avrebbe un impatto emotivo almeno dimezzato ed è veramente un peccato perchè il lavoro sul sonoro è davvero eccezionale.
Bravissime le attrici.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Andrea Mazziotta
I ricordi sono sempre sbiaditi dopotutto. Grazie Andrea

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Drugo

1 anno fa

Tra quanto dovrebbe uscire?

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Andrea Mazziotta

1 anno fa

Drugo
Dovrebbe essere rilasciato su Netflix il giorno 14 dicembre.

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Sebastiano Miotti

1 anno fa

Andrea Mazziotta
Confermo, e forse anche in qualche sala, ma ancora non ci sono conferme ufficiali

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Drugo

1 anno fa

Sebastiano Miotti
grazie👍

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