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Cattivo mainstream, ma non solo: 8 film con Ben Mendelsohn

Il cavaliere oscuro - Il ritorno, Exodus - Dei e re, Rogue One, Ready Player One, Robin Hood - L'origine della leggenda, Captain Marvel: sono le produzioni ad alto budget alle quali Ben Mendelsohn ha partecipato durante l'ultimo decennio.

 

Pur avendo alle spalle una carriera ultra trentennale, l'attore australiano frequenta regolarmente Hollywood solamente dal 2012, anno in cui uscirono ben tre suoi film: Cogan - Killing Them Softly, il già citato capitolo finale della trilogia di Batman diretta da Christopher Nolan e Come un tuono, presentato ufficialmente a settembre ma distribuito nelle sale qualche mese dopo.

 

Quando c'è da scritturare un main villain il nome di Ben Mendelsohn risulta essere quasi sempre in cima alla lista, come nella miglior tradizione hollywoodiana fatta di interpreti australiani e britannici richiesti a gran voce per interpretare quei personaggi spietati, minacciosi, a tratti perfino odiosi ma mai noiosi e anzi, spesso più interessanti e magnetici della loro controparte "buona".

 

 

[Ben Mendelsohn in Rogue One, film dell'universo di Star Wars]

 

Questa abitudine è sia una fortuna sia una maledizione per chi come Ben Mendelsohn da una parte ha avuto così l'opportunità di diventare un volto noto a livello globale e lavorare con registi del calibro di Steven Spielberg, Ridley Scott o lo stesso Nolan, ma dall'altra si trova costretto a ricevere di continuo proposte per la stessa tipologia di ruoli, nel più classico dei processi di typecasting.

 

Va comunque detto che la sua carriera sia un po' un caso a parte: pur essendo passato anche lui per l'immancabile Neighbours - soap opera nella quale hanno mosso i primi passi buona parte delle star australiane - a differenza di colleghi e colleghe più noti Ben Mendelsohn riuscì a imporsi nel Cinema locale sin dai primi anni e aspettandone più di venti prima di seguire il loro esempio e cercare fortuna in California.

 

Se dovessimo indicare la data della svolta però non punterei tanto sul 2012, quanto sul 2010, ovvero l'anno dell'uscita di Animal Kingdom, apprezzato gangster movie australiano diretto da David Michôd che venne presentato in anteprima al Sundance Film Festival, attirando da subito l'attenzione degli addetti ai lavori.

 

[Il trailer di Animal Kingdom con Ben Mendelsohn]

 

 

Questo film ha gettato le basi della carriera americana di Ben Mendelsohn, portandolo a specializzarsi nel ruolo del cattivo mainstream.

 

Pur non disdegnando affatto la partecipazione ai blockbuster, però, l'attore in questi anni è comunque riuscito a ritagliarsi lo spazio anche per progetti più personali, alternando così pellicole indipendenti a quelle più pubblicizzate.

 

Tolti i lavori più noti al grande pubblico e tenendo fuori alcune prove comunque meritevoli di essere almeno menzionate - su tutte la serie TV Bloodline e il particolare Slow West di John Maclean - segnalo qui otto lungometraggi che dal mio punto di vista riassumono al meglio le sue abilità, tali da permettergli di passare senza troppi problemi dai panni del pericoloso criminale a quelli del padre apprensivo in crisi di mezza età.

 

[Articolo di Riccardo Melis]

 

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Posizione 8

Animal Kingdom

di David Michôd (2010)

 

Il film diretto da David Michôd è una gangster story in salsa wallaby, incentrata su una famiglia criminale e vista attraverso gli occhi del diciassettenne J (James Frecheville), accolto in casa della nonna e dei tre zii dopo la morte della madre per overdose.

 

In una Melbourne torrida e violenta nella quale la polizia sembra avere il grilletto facile, quasi quanto i peggiori criminali, il fascino della vita da Bravo Ragazzo è quasi del tutto inesistente e dura giusto il tempo di incontrare Andrew "Pope" Cody, il personaggio di Ben Mendelsohn.

 

Da questo punto di vista il modo in cui ci viene presentato risulta abbastanza esplicativo: mentre J sta prendendo delle birre dal frigo lui sgattaiola dal retro (è latitante e la polizia sorveglia la casa) sbucando davanti al nipote che dallo spavento fa cadere una delle bottiglie.

All'inizio vediamo solamente una sagoma fargli cenno di stare zitto per poi avvicinarsi a lui e, dopo un brevissimo scambio, rimproverarlo per aver rovinato l'ingresso a sorpresa.

 

Pope è il più grande e pericoloso degli zii, una presenza diabolica che influenza negativamente gli altri due, totalmente incapaci di sottrarsi al suo influsso malefico. Anche nei pochi momenti di apparente tranquillità traspare sempre una certa tensione quando lui è in scena.

 

Come un dissennatore dall'accento australiano Pope sembra nutrirsi della felicità degli altri, in particolare di quella di J: mentre tutti gli altri lo accolgono a braccia aperte - perfino l'amico di famiglia e complice Baz - lui non si fida e gli riserva delle occhiate così glaciali da portare lo spettatore ad abbassare lo sguardo insieme al ragazzo.

 

Animal Kingdom è una pellicola sgradevole e spietata quanto Pope e nonna Smurf - una Jacki Weaver monumentale - dalla regia a tratti volutamente sporca e con una fotografia che alla penombra delle scene in notturna tende ad alternare una sovraesposizione di quelle alla luce del sole, quasi come se il DoP non avesse voluto utilizzare altre fonti di illuminazione oltre a quelle naturali.

 

Il tutto ulteriormente rimarcato da una colonna sonora angosciante quanto sublime, firmata dal compositore Antony Partos

 

Disponibile su Prime Video e NOW 

 

Posizione 7

Cogan - Killing Them Softly

di Andrew Dominik (2012)

 

Tolti due film minori usciti nel 2011 (l'action movie Killer Elite e il thriller Trespass), possiamo considerare questa pellicola diretta dal connazionale Andrew Dominik come la prima della carriera statunitense di Ben Mendelsohn, nata in seguito al successo di Animal Kingdom.

 

Il ruolo è sempre quello del criminale, ma qui ci sono sfumature molto diverse.

 

Se a livello mainstream Mendelsohn viene considerato come il villain minaccioso e spietato, qui interpreta invece un altro dei suoi cavalli di battaglia: il perdente che continua a perdere; quelli che vivono alla giornata e non fanno niente di veramente concreto per uscirne, avendo ormai accettato da tempo questa realtà.

 

Partendo dal romanzo Cogan di George V. Higgins del 1974, Dominik adatta la storia ai nostri giorni ambientandola negli Stati Uniti durante la fase finale delle elezioni presidenziali del 2008: siamo in piena Grande Recessione in quegli Stati Uniti centro-meridionali devastati dalla crisi economica e abbandonati a loro stessi (il film è stato girato a New Orleans, ma potrebbe benissimo essere Detroit o un'altra città post-industriale).

 

Ben Mendelsohn veste i (luridi) panni di Russell, un piccolo delinquente dai capelli e vestiti talmente sporchi da farti venire voglia di tapparti il naso per paura che l'odore possa passare attraverso lo schermo.

 

All'inizio del film viene reclutato dall'amico Frankie (l'estremamente sottovalutato Scoot McNairy), a sua volta ingaggiato da un piccolo boss locale per rapinare una bisca frequentata dai peggiori delinquenti della città.

 

La rapina - alla quale Russell si presenta portandosi dietro guanti da cucina e collant da usare come passamontagna - è solamente il pretesto per dare il via a una narrazione più ampia e complessa, in un'opera sull'opportunismo portato all'estremo e la crisi del Paese, non solo economica ma anche morale.

 

Con attori del calibro di Brad Pitt, Richard Jenkins e gli indimenticati Ray Liotta, James Gandolifini e Sam Shepard, sono però le interazioni tra Frankie e Russell a rubare la scena, pedoni impazziti all'interno di una scacchiera dove il destino è inesorabilmente segnato dalla loro condizione iniziale.  

 

Disponibile su NOW

 

Posizione 6

Come un tuono

di Derek Cianfrance (2012) 

 

Altro ruolo non di primo piano, ma comunque significativo, nell'insolito crime drama di Derek Cianfrance, il cui titolo italiano deriva da una frase pronunciata dal suo personaggio, Robin Van Der Hook, durante un confronto con l'amico e protagonista Luke Galnton (Ryan Gosling):

"Se guidi come un fulmine, ti schianti come un tuono".

 

Per certi versi qui Ben Mendelsohn interpreta una via di mezzo tra Pope e Russell: Robin si guadagna a malapena da vivere come meccanico lavorando direttamente da casa in una tenuta di campagna mal curata e isolata dal mondo.

 

Persona in apparenza rassegnata, semplice ma anche altruista - offre a Luke un lavoro e una sistemazione subito dopo averlo conosciuto - ci mostrerà ben presto le sue reali intenzioni convincendolo a rapinare banche insieme a lui.

 

Al tempo stesso sarebbe però troppo semplice inquadrarlo nei classici canoni del cattivo manipolatore, visti alcuni comportamenti complessi interpretabili in maniera completamente opposta in base alla chiave di lettura scelta.

 

Una volta resosi conto della natura distruttiva del complice, Robin fa il possibile per convincerlo ad abbandonare la via criminale.

Perché? Tiene veramente all'amico o teme di essere coinvolto?

 

Una possibile risposta può arrivare da una scena ambientata quindici anni dopo, quando busseremo nuovamente alla sua porta ritrovando un Ben Mendelsohn dall'aspetto praticamente identico, come se ci trovassimo davanti a un essere fuori non solo dal mondo, ma anche dal tempo.

 

Anche in questo caso ci sarebbe da chiedere se i suoi sentimenti derivino da un affetto reale per Luke o se siano invece frutto di rimpianti fermentati nel tempo e ulteriormente accentuati da questa condizione da eremita. 

 

Ad ogni modo, la resa del personaggio con tutte le sue contraddizioni risulta comunque ottima. 

 

Disponibile su NOW

 

Posizione 5

Il ribelle - Starred Up

di David Mackenzie (2013)

 

In questo dramma carcerario di produzione indipendente Ben Mendelsohn interpreta Neville Love, ergastolano di una prigione di massima sicurezza che improvvisamente si ritrova il figlio - un ragazzo violento appena trasferito dal riformatorio - tra i compagni di cella.

 

Ispirato alla vita dello sceneggiatore Jonathan Asser (per anni volontario negli istituti di correzione più violenti della Gran Bretagna), Starred Up è un racconto solido, che riesce a combinare ottimamente una ricostruzione realistica della vita carceraria con una storia vecchia quanto il mondo sui difficili rapporti tra padri e figli, qui portati chiaramente all'estremo dal genere.

 

Il giovane Eric (Jack O'Connell) è un ragazzo violento pronto ad aggredire chiunque - guardie comprese - pur di dimostrare di essere un duro.

 

Il suo comportamento rischia però di turbare il precario equilibrio di un carcere dove gli omicidi mascherati da suicidi di chi non rispetta le regole sono all'ordine del giorno.

 

L'unico rimpianto di questo film riguarda la durata, di poco superiore all'ora e mezza, che non permette di approfondire adeguatamente certi personaggi e alcuni rapporti personali, ma la qualità della recitazione, non solo di Ben Mendelsohn ma di tutto il cast, è di altissimo livello.

 

Da segnalare tra l'altro alcuni momenti di inaspettata comicità, provocati perlopiù dai goffi tentativi da parte di Neville di insegnare al figlio come comportarsi. 

 

Disponibile su Prime Video 

 

Posizione 4

Lost River

di Ryan Gosling (2014)

 

La prima, e finora unica, prova da regista di Ryan Gosling non venne ben accolta a suo tempo, ma negli ultimi anni ha ricevuto una piccola rivalutazione pur essendo una pellicola con dei difetti, perlopiù provocati dalla voglia di mettere sul tavolo tante e senza dubbio affascinanti idee, in una raccolta di generi e citazioni rimescolati insieme.

 

La storia ruota attorno all'adolescente Bones (Iain De Caestecker) e a sua madre Billy (Christina Hendricks), rimasta senza lavoro e incapace di ripagare il prestito concessole dalla banca per comprare la loro casa nei sobborghi di una Detroit spettrale e in stato di abbandono in seguito alla crisi economica.

 

In suo soccorso arriverà Dave (Ben Mendelsohn), dirigente della banca e gestore di un night club esclusivo, nel quale le donne simulano sul palco di essere seviziate per la gioia dei clienti.

 

Partendo dal presupposto che parliamo di un'opera visionaria quanto ambiziosa - pur non riuscendo a portare a casa il risultato va comunque apprezzato il tentativo - la parte che riguarda il buon Mendelson è quella più ancorata alla realtà, rispetto alle avventure di Bones e Rat (Saoirse Ronan) che invece ricalcano quelle pellicole anni '80 stile I Goonies, con sfumature molto più dark.

 

Il personaggio di Dave in Lost River non ha forse niente di memorabile rispetto ai precedenti, ma compensa il tutto con una discreta dose di eccessi e carisma.

 

Regalandoci tra l'altro la scena del ballo, la più famosa del film, che venne improvvisata sul set convincendo Gosling a inserirla nel copione. 

 

Disponibile su Amazon 

 

Posizione 3

Mississippi Grind

di Ryan Fleck e Anna Boden (2015)

 

Quella della coppia formata da Anna Boden e Ryan Fleck è una commedia agrodolce On the Road su due giocatori incalliti: l'affabile e logorroico Curtis (Ryan Reynolds) e lo scommettitore patologico Gerry, interpretato ovviamente da Ben Mendelsohn.

 

Il primo passa la vita in viaggio, attaccando bottone e facendo amicizia con chiunque, mentre il secondo è un agente immobiliare divorziato, perseguitato da diversi strozzini a cui deve delle cifre impossibili da restituire.

 

Dopo essersi incontrati a un tavolo da poker i due decidono di unire le forze e partecipare a un'importante partita a New Orleans, con l'idea di raccogliere i 25000 dollari necessari per sedersi a quel tavolo visitando tutte le sale da gioco lungo il percorso.

 

Boden e Fleck giocano sul sicuro, scommettendo su due attori che sembrano nati per la parte assegnata, così come la trama non risulta essere particolarmente innovativa rispetto ai film ambientati nel mondo del gioco d'azzardo.

 

Al tempo stesso però Mississippi Grind funziona grazie al giusto mix di scrittura dei personaggi, recitazione e soprattutto all'alchimia tra i protagonisti.

 

Nel più classico gioco degli opposti che si attraggono.

 

Disponibile su NOW

 

Posizione 2

L'ora più buia

di Joe Wright (2017)

 

Se in Mississippi Grind Mendelsohn era la scelta ovvia, qui invece andiamo nella direzione totalmente opposta.

 

Nel film di Joe Wright l'australiano veste infatti i panni regali del monarca del Regno Unito Giorgio VI ritrovandosi a fare da supporto a un mostro sacro del calibro di Gary Oldman, nell'interpretazione che gli valse la statuetta come Migliore Attore Protagonista ai Premi Oscar 2018.

 

Presenza ingombrante di Oldman a parte, Ben Mendelsohn si ritrova tra l'altro a recitare la stessa parte che pochi anni prima aveva permesso a Colin Firth di vincere l'Oscar grazie alla sua prova ne Il discorso del re.

 

Chiaramente il contesto è diverso: nella pellicola di Tom Hooper Giorgio VI era la star assoluta, mentre lo spazio de L'ora più buia viene per ovvie ragioni cannibalizzato dal Winston Churchill di Oldman, lasciando agli altri le briciole.

 

I due attori tra l'altro interpretano sì lo stesso personaggio, ma in periodi diversi - seppur molto vicini - con Firth che parte poco prima dell'incoronazione e chiude con la dichiarazione di guerra del Regno Unito alla Germania del 3 settembre 1939.

 

Questa versione si sofferma invece sul periodo tra il maggio e il giugno del 1940, mostrando quindi un re comunque temprato da otto mesi di conflitto.

 

Fatte queste doverose premesse per sottolineare le difficoltà di un simile percorso, la prova di Mendelsohn risulta assolutamente pregevole offrendo un ritratto intimo e mite senza però essere per questo fagocitato dalla figura ingombrante del protagonista, risultandone invece una spalla ideale e complementare nei loro confronti durante i quali riesce a tenere testa al leggendario collega. 

 

Disponibile su Amazon 

 

Posizione 1

Babyteeth: Tutti i colori di Milla 

di Shannon Murphy (2019)

 

Diretta da Shannon Murphy, Babyteeth è una pellicola australiana indipendente incentrata sul rapporto tra un'adolescente in cura per un tumore (Eliza Scanlen) e un giovane tossicodipendente senza fissa dimora (Toby Wallace).

 

Il ruolo di Ben Mendelsohn è quello del padre della ragazza, uno psichiatra in crisi di mezza età costretto a rapportarsi con una moglie clinicamente depressa (Essie Davis) e la figlia gravemente malata.

 

Si tratta di un altro personaggio estremamente difficile da portare sullo schermo: si trova sull'orlo di un precipizio, ma cerca di proiettare all'esterno questa immagine di persona forte ed equilibrata non rendendosi conto di essere in realtà quasi del tutto assente emotivamente e di andare avanti per inerzia.

 

Tenendo conto dei temi trattati - una malattia terminale, la tossicodipendenza, la depressione - va certamente apprezzata la delicatezza e anche l'ironia con cui si sceglie di raccontare questa storia, evitando di sconfinare eccessivamente nel dramma straziante e regalando anche qualche momento di comicità.

 

Per certi versi possiamo trovare delle piccole similitudini con il suo re Giorgio VI de L'ora più buia, nonostante le due parti siano estremamente differenti: in entrambi i casi Mendelsohn lavora molto sulla mimica, comunicando più con sorrisi e sguardi piuttosto che con le parole spese in qualche monologo epico o dialogo strappalacrime

 

Se la faccia non fosse esattamente la stessa verrebbe difficile credere che sia lo stesso attore dal volto minaccioso di Animal Kingdom.

 

Voi direte: "È normale, lo pagano per recitare".

 

Vero, ma personalmente credo che qui si viaggi davvero su livelli differenti.  

 

Disponibile su Amazon 

 



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