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8 film imperdibili da vedere gratis su YouTube

Come ci ha spiegato più volte l'avvocato di CineFacts.it (no, purtroppo e per fortuna non è il Dottor Gonzo), per quanto concerne la legislatura italiana, il diritto d’autore su un’opera cinematografica scade 70 anni dopo il suo rilascio.

 

Quindi, udite udite, se il copyright di un’opera non viene rinnovato o acquistato da una parte terza, un film che bazzica gli schermi mondiali da sette decenni può essere utilizzato a proprio piacimento.

 

Lo potete proiettare nei cessi dell’autogrill (sai che bella La dolce vita fra camionisti assonnati e piscia-in-piedi al pino della Gravellona Toce?), vederlo con amici e sconosciuti in un cineforum improvvisato o, se vi va, lo potrete caricare su YouTube rendendolo di dominio pubblico.

 

[Sì: La dolce vita è gratis su YouTube]

 

 

E qui arriviamo a questa Top 8.

 

Se vi sentite dei guerriglieri fondamentalisti contro l’impero del male delle piattaforme streaming o, più semplicemente, credete di aver esaurito le vostre watchlist su Amazon Prime Video, Netflix, Mubi o Disney+, sappiate che il vecchio Tubo offre delle perle del passato che non potete perdere.

 

Abbiamo deciso di segnalarvene e linkarvene 8, tutte diverse fra loro, ma contraddistinte da due elementi comuni: l’elevato tasso di qualità e il valore storico intrinseco.

 

Beh? Che state aspettando?

Volate su YouTube!



Posizione 8

La terra trema

di Luchino Visconti, 1948

 

Il secondo lungometraggio di Luchino Visconti rilegge in chiave progressista I Malavoglia di Giovanni Verga con la partecipazione di Antonio Pietrangeli in veste di sceneggiatore oltre a due sconosciuti - Francesco Rosi e Franco Zeffirelli - come assistenti di regia.

 

Le disavventure di padron ‘Ntoni e famiglia, l’ideale dell’ostrica e il naufragio della Provvidenza diventano le chiavi di volta neorealiste utilizzate da Visconti per animare i suoi personaggi, interpretati da attori rigorosamente non professionisti che recitano in un siculo stretto e per loro abituale.

 

Il sottotitolo Episodio del mare lascia intendere allo spettatore che il film avrebbe dovuto essere il capitolo di apertura di una trilogia che, tuttavia, non si chiuse mai a causa dell’insuccesso commerciale di La terra trema.

 

Uno dei capisaldi del grande Cinema italiano che si originò nel secondo dopoguerra.

 

Lo trovate qui.

 

Posizione 7

Rebecca, la prima moglie

di Alfred Hitchcock, 1940

 

A Monte Carlo, una modesta dama di compagnia (Joan Fontaine) incontra e, in un battito di ciglia, sposa il ricco vedovo Massimo de Winter (Laurence Olivier).

Rientrati nella magione dell’uomo a Manderley, la neo-sposa è continuamente assillata dalla presenza di Rebecca, la prima moglie dell’uomo, al punto di condurla sul ciglio della pazzia.

Improvvisamente, il cadavere di Rebecca verrà riconsegnato dalle onde del mare e de Winter si ritroverà accusato di essere un omicida.

 

Rebecca, la prima moglie è il film che segna l’esordio di Sir Alfred Hitchcock nel Cinema statunitense. 

Gotica, lugubre e colma della consueta suspense, la pellicola sceneggiata da Robert E. Sherwood, splendidamente musicata da Franz Waxman, si aggiudicò due Premi Oscar: Miglior Film (unicum nella carriera del cineasta britannico) e Miglior Fotografia al DoP George Barnes.

 

Se ancora non lo aveste nel vostro background cinematografico, ci permettiamo di suggervi di rimediare. 

 

Lo trovate qui.

 

Posizione 6

Grandi speranze

di David Lean, 1946

 

Adattato con maestria ed eleganza dall’omonimo romanzo di Charles Dickens, Grandi speranze racconta la storia di Pip (Anthony Wager), un orfano che dopo aver salvato il galeotto Magwitch (Finlay Currie) cresce sotto la sua ala e diventa uomo (John Mills), finendo per innamorarsi della figlia del suo protettore, Estella (Valerie Hobson).

 

Il capolavoro di Lean riesce nell’impresa - non facile - di restituire le atmosfere e lo spirito umanitario proprie dell’opera del romanziere britannico, affondando al contempo un interessante ragionamento sul proletariato e sull’evoluzione morale dei suoi protagonisti.

 

Oscar alla Miglior Fotografia di Guy Green e alla Miglior Scenografia di John Bryan e Alfred Shingleton.

 

Lo trovate qui.

 

Posizione 5

Dieci piccoli indiani

di René Clair, 1945

 

Chi non conosce il racconto dell’immortale giallista Agatha Christie?

 

Dieci personaggi quasi tutti accomunati da un passato turpe - popolato da proverbiali scheletri nell’armadio - vengono invitati a recarsi su un’isola.

 

Qui incominceranno a cadere come tessere del domino, morendo uno dopo l’altro al ritmo cadenzato di un’inquietante filastrocca per bambini.

 

Il primo adattamento di Dieci piccoli indiani, firmato da René Clair, vanta alcune brillanti intuizioni nella composizione visiva e una generosa dose di black humor, tradendo però il finale della Christie che viene ri-arrangiato con una “chiave di genere” molto vicina alla commedia.

 

Se siete amanti del “Giallo” e del buon Cinema non può mancarvi.

 

Lo trovate qui.

 

Posizione 4

Tardo autunno

di Yasujirō Ozu, 1960

 

Nel giorno del settimo anniversario della morte di Miwa San, tre suoi amici di mezza età, Mamiya, Taguchi e Hirayama, dopo aver ricordato i momenti felici della loro gioventù, stabiliscono che per Ayako, la figlia della vedova, sia giunto il momento di prendere marito.

 

A nulla servono i tentativi dei tre di trovarle un compagno: la ragazza non vuole né prendere marito né lasciare sola Akiko, sua madre.

È a questo punto che i tre amici capiscono che l'unico modo per motivare la giovane a maritarsi è trovare un marito anche ad Akiko che, tuttavia, essendo ancora legata emotivamente al ricordo del consorte, pare non avere alcuna intenzione di risposarsi.

Il terz’ultimo film di Ozu mantiene la consueta semplicità espressiva del regista e propone allo spettatore una commedia dalle venature drammatiche che segue il precedente Tarda primavera (1949), sviluppandone e ampliandone però le componenti più leggere e umoristiche.

 

Il critico Paolo Mereghetti, nel suo dizionario dei film, valuta così Tardo autunno:

“Ozu riflette sul contrasto e modernità con toni che variano dall’ironia al dramma, e infittisce i richiami ai propri film precedenti, quasi in segno di chiusura al Nuovo Cinema giapponese: ma il senso della ‘serena accettazione dell’ineluttabile’ è sempre espresso con uno stile semplice e rigoroso che lascia ammirati”. 

 

Lo trovate qui.

[in lingua originale sottotitolato in italiano]

 

Posizione 3

Il vedovo

di Dino Risi, 1959

 

Il personaggio messo in scena da Alberto Sordi ne Il vedovo è una delle più esilaranti e appropriate prese in giro del prototipo di quel "italiano medio" protagonista di tante commedie all'italiana.

 

Il commendatore Alberto Nardi è infatti il classico inetto, megalomane e nevrastenico che però si crede furbo come una faina.

In realtà l'uomo vive costantemente aggrappato alla sottana della moglie Elvira (Franca Valeri), miliardaria costretta a firmare le cambiali e saldare i debiti del marito incapace e spendaccione.

Alla notizia dell'apparente dipartita della consorte durante un incidente ferroviario il Nardi rimane vedovo: vestirà il nero del lutto, ma con la malcelata esaltazione derivata dalla possibilità di poter finalmente disporre a suo piacimento del mastodontico capitale della moglie.

 

Durante la sfarzosissima veglia funebre organizzata in una villa di campagna Elvira ritornerà inaspettatamente in vita, scombinando i piani del marito e generando una serie di situazioni farsesche a dir poco comiche.

 

Il vedovo è una commedia all'italiana leggera ma ben riuscita, giocata su elementi tipici del genere con i quali Dino Risi mette in mostra un inusuale black humor

 

Lo trovate qui.

 

Posizione 2

Amleto

di Laurence Olivier, 1946

 

L’Amleto, scritto da “Il Bardo” William Shakespeare, è una delle opere letterarie che vanta il maggior numero di trasposizioni cinematografiche, probabilmente per la sua forza narrativa che gli consente di essere pienamente aderente a qualsiasi contesto espressivo.

 

Quello del 1946 di Laurence Olivier, assieme a quello del connazionale Kenneth Branagh (Hamlet, 1996), è probabilmente il più famoso e riconosciuto adattamento degli accadimenti tragici patiti da Amleto (Laurence Olivier), irrequieto e malinconico principe di Danimarca, erede di un trono sporco di sangue e deciso a fugare le ombre che gravano sulla morte del padre, fra atmosfere torbide e intrighi di corte. 

Più che fedele allo spirito dell’opera originale, l’Amleto di Olivier poggia il suo focus sulle contorsioni psicologiche del suo protagonista e grazie al montaggio, alla profondità di campo e alle location (fu girato a Elsinore, Danimarca) è il primo adattamento che riuscì a discostarsi con successo dalla staticità propria delle precedenti pièce teatrali.

 

Leone d’oro a Venezia e ben quattro Premi Oscar: Miglior Film, Migliore Attore Protagonista (Laurence Olivier), Migliore Scenografia (Roger K. Furse e Carmen Dillon) e Migliori Costumi (Roger K. Furse). 

 

Lo trovate qui.

 

Posizione 1

Narciso Nero

di Michael Powell ed Emeric Pressburger, 1946

 

Incorniciato da una fotografia maestosa e colorato con un libidinoso Technicolor, Narciso nero racconta le difficoltà di una missione di suore incaricate di aprire e mandare avanti un convento sulla cima dell’Himalaya.

 

Il melodramma folle - e per certi versi, conturbante - sceneggiato dai due registi sulla base dell’omonimo romanzo di Rumer Godden è un’opera totale ed emozionante, carica di sottintesi erotici, piaceri proibiti e amori impossibili che possono condurre alla pazzia.

 

Oscar alle scenografie di Alfred Junge e alla fotografia di Jack Cardiff, uno dei migliori direttori della fotografia della Storia del Cinema mondiale. 

 

Lo trovate qui.

[in lingua originale sottotitolato in italiano]

 



Chi lo ha scritto

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1 commento

IlBuonVecchioNick

1 mese fa

Articolo da salvare e condividere, chissà quante altre perle ci saranno sul tubo

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