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Buena Vista Social Club - Wim Wenders e una storia di rinascita e redenzione

El Buena Vista Social Club es la verdadera alma de Cuba: un’anima infangata, dimenticata e lasciata a giacere all’interno di una gabbia, rimasta sopita per più di trent’anni senza perdere un briciolo della sua potenza e creatività.

 

 

Un’anima immortale, immune alle pallottole, alle rivoluzioni, alle dittature e alla povertà.

 

Un’anima irreprimibile destinata ad irrompere nuovamente dopo anni di grigia decadenza.

 

"Per caso, un pomeriggio, bussano alla mia porta.

Sono venuti a cercarmi a casa.

Era Juan De Marcos. Io stavo lustrando delle scarpe.

 

Mi chiede: “Che stai facendo?”

- Chi io? Beh sto qui a lustrare scarpe

Poi mi dice: “No, no. Ti stavo cercando per…”

- Per cosa?

“Vieni con me”

- No, non voglio più cantare, gli dico.

“No senti, ho bisogno di te. Nessun altro può farlo.”

- Quando devo farlo? Domani?

“No, subito…"

 

Mi mise una tale fretta che mi sono appena lavato il viso e tolto un po’ di lucido da scarpe. 

Poi siamo venuti qui all’Egrem."

 

Queste parole di Ibrahim Ferrer ci raccontano il suo arrivo all’Egrem, lo studio di registrazione prescelto dal grande Ry Cooder per la realizzazione del più famoso, ascoltato e amato album di musica cubana di tutti i tempi: Buena Vista Social Club.

 

 

["Andava in giro come il Nat King Cole di Cuba. Gente così la incontri, forse, una volta nella vita". La Voce del progetto Buena Vista Social Club]

 

Buena Vista Social Club è anche il titolo del documentario girato da Wim Wenders, e prodotto dallo stesso Cooder, per raccontarci i musicisti dietro il disco, le loro storie, e offrirci un piccolo spaccato di Cuba.

 

Il progetto Buena Vista Social Club è un emblema di rinascita e redenzione: i musicisti e i cantanti partecipanti fanno infatti parte di una generazione dimenticata sotto la coltre della storia.

 

Il Buena Vista Social Club, nato nel lontano 1932, è stato un circolo privato, centro di ritrovo della comunità afrocubana dell’Avana e palcoscenico per i più talentuosi interpreti della canzone popolare cubana, il “son”.

 

[Candela, la vera hit dei Buena Vista Social Club]

 

 

Nel 1962 Fidel Castro prende il potere.

 

Come in ogni dittatura, il governo decide di estendere il suo controllo anche sulla cultura, promulgando una legge per rendere il Buena Vista Social Club illegale.

 

Il club chiude i battenti.

Niente più serate di ballo, niente più corsi di formazione per i giovani, ma soprattutto niente più musica popolare.

Da lì a poco, il successo del pop e della salsa (una sorta di figlio illegittimo nato negli Stati Uniti) daranno al son cubano il colpo di grazia.

 

"Spesso ti chiedi se chi ha scritto un pezzo sia ancora vivo…

Parecchi, sai, sono morti ma molti se ne sono andati.

Possono essere per la strada, qui, in giro, dietro l’angolo.

Non si può mai sapere."

 

 

[Se guardate bene, i dittatori, di qualsiasi ideologia essi siano, si assomigliano un po' tutti]

 

L’insperata rinascita arriva nel 1996 per mano di Ry Cooder.

 

Ry Cooder è uno di quei musicisti che mi sentirei di ringraziare per l’eternità.

Negli anni ’80 si tuffa nel mondo delle colonne sonore firmando le musiche per Paris, Texas dello stesso Wenders e per diversi film di Walter Hill tra cui Johnny il Bello.

 

[Che sound, ragazzi miei...] 

 

 

Ma è nel mondo della discografia che il suo stile e la sua visione lo rendono, almeno ai miei occhi, una leggenda.

 

Il suo stile chitarristico riconoscibile tra mille, caratterizzato dall’uso del bottleneck e dagli slide al velluto.

Le accordature aperte tipiche del delta blues e il suo omaggio alla root music americana.

 

Infine la crème de la crème, le collaborazioni con artisti di musica etnica.

Tre Grammy Awards, compreso quello per Buena Vista Social Club.

 

Fidatevi di me: fatevi un favore e correte a sentire anche gli altri due, Talking Timbuktu con Ali Farka TouréA Meeting by the River con Vishwa Mohan Bhatt.

 

[Diaraby del compianto Ali Farka Touré. Il blues delle vere radici]

 

 

[Il blues del delta del Gange]

 

 

I dettagli su come Cooder sia riuscito a assemblare una band tanto ben assortita vengono brevemente narrati da lui stesso nella parte finale del film.

 

Io voglio immaginare un Ry Cooder, sul sidecar con suo figlio Joachim, arrivare a L'Avana.

Ammirare il suo iconico lungomare e gettarsi nel budello di stradine degradate alla ricerca del tesoro nascosto di Cuba, proprio come nelle riprese di Wim Wenders

 

 

[Ry e Joachim Cooder sul sidecar in direzione Egrem]

 

 

Fatto sta che, inaspettatamente, i Buena Vista Social Club ottengono un successo mondiale, di critica e pubblico, con quello che rimarrà il loro unico album

(Vi lascio il link per ascoltarlo).

 

"Abbiamo scoperto che era proprio lui [Barbarito Torres] a suonare sulla musicassetta che ho avuto tutti questi anni e che mi aveva portato qui in prima istanza.


Ascoltavo la loro musica da anni ma non sapevo se fossero vivi.

Ruben Gonzalez non possedeva e non suonava un piano da oltre dieci anni.

Dicevano che aveva l’artrite e non poteva suonare.

Ovviamente non era vero."

 

Due anni dopo la rinascita e il successo mondiale del disco arriva il momento della redenzione.

 

Wim Wenders sbarca nella perla delle Antille, in compagnia di Ry e Joachim Cooder, per filmare le prove e il piccolo tour del colectivo Buena Vista Social Club fuori dai confini cubani.

 

Nonostante la narrazione sia, per sua costituzione, povera di azione, Wenders non si limita a porre la sua camera fissa davanti agli occhi gonfi di ricordi dei vecchi musicisti.

Con garbo e gusto ci culla a ritmo della musica muovendo la camera dolcemente.

 

Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo duettano sulle note di Silencio e Wenders ci accompagna in un ballo sensuale insieme alla coppia di cantanti.

La sua camera volteggia attorno ai due mentre cantano vis-à-vis il romantico bolero.

 

[Non inclusa in Buena Vista Social Club, ma troppo bella per non essere eseguita live]

 

 

Poco dopo, la bravissima Omara e il carismatico Compay Segundo cantano Veinte Años.

 

Wenders ci regala un’inquadratura da club distorcendo il volto emozionato di Compay grazie al vetro di un bicchiere vuoto.

Poi un repentino movimento di macchina verso destra, le luci abbaglianti e infine il bacio al pubblico e il sorriso divertito del vecchio Compay.

 

Poi ci sono le scene della vita di strada de L'Avana e le presentazioni degli altri musicisti.

Ad esempio, il piano sequenza nella rimessa dei treni per raggiungere il poetico chitarrista Eliades Ochoa, seguito da una performace de El Carretero.

 

[Un campesino canta la canzone de los campesinos che portano a scaricare il carretto]

 

 

E infine, il piano sequenza salendo le scale di un palazzo signorile per raggiungere Ruben Gonzalez.

 

Raggiunto il pianista all’opera, Wenders inizia una carrellata circolare, quindi, dopo lo stacco di montaggio, riprende con lo stesso movimento di macchina attorno Ruben seduto su una panchina a ricordare le immagini sbiadite dei suoi inizi nel mondo della musica.

 

 

 

Come vi raccontavo, dopo la rinascita arriva la redenzione.

 

E la redenzione per dei musicisti semisconosciuti e mai usciti dai confini nazionali sono i due concerti ad Amsterdam e alla Carnegie Hall di New York, il gran tempio dedicato al culto pagano della musica.

 

Wenders ci mostra brevi estratti del concerto alternati alla curiosità del gruppo in visita a New York.

Puntillita stupito dai negozi e Gonzalez alla ricerca della Statua della Libertà.

 

 

[Los Buena Vista Social Club raccolgono una meritata standing ovation alla Carnegie Hall]

 

Nel finale Wenders accompagna lo sguardo meravigliato di Ferrer in un tour notturno di New York.

 

Ci rende parte del pubblico durante la standing ovation al cantante dopo l’esecuzione di Candela per poi mostrarci Cuba, il suo panorama mozzafiato e la sua capitale abbandonata a se stessa ma colma di forza vitale.

 

La dissolvenza dalle luci della Carnegie Hall ai palazzi fatiscenti de L’Avana mi ha colpito profondamente.

 

Ho provato un briciolo di rabbia per l’ingiustizia subita da questo gruppo di artisti.

Persone tanto speciali costrette dagli eventi della Storia, dalla dittatura e dalla miopia ideologica, a vivere una vita sacrificata.

 

 

 

Poi però ho visto il finale.

 

La gioia e l’orgoglio nel cantare mostrando la bandiera cubana.

Il sorriso di chi si ritiene privilegiato per aver potuto far conoscere la propria cultura al resto del mondo.

 

Nei loro visi non c’era rivalsa, non c’era il rimpianto degli anni sciupati. Nella loro musica c’è tutto il cuore di Cuba.

 

Quel cuore che pareva essersi fermato trentaquattro anni prima con la chiusura del Buena Vista Social Club.

 

Quel cuore era visibile sul palco e l’allegria da esso scaturente, ben presto, ha contagiato anche il mio.

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SuldivanodiAle

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2 commenti

Morena Falcone

7 mesi fa

Mi hanno spacciato quest'articolo alcuni giorni fa...bello! 💛

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Morena Falcone
Chi è stato? Chi è che spaccia nel mio territorio?
Grazie 😄

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