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The VVitch (2015) - Errare è umano, perseverare...

Robert Eggers idea, scrive e dirige un horror-storico che supera i confini di genere e diviene - opera prima - già un film d'autore.

C'è chi non sopporta vengano inscenate le storie che vedano protagonisti serial killers e psicolabili sociopatici e che paventano dunque l'instabilità mentale, coloro che non tollerano lo splatter, altri ancora che sentono di poter agevolmente sopportare la realtà, per quanto dura e sgradevole, ma vengono terrorizzati dalle manifestazione di ciò che ritengono sfuggire alla loro ragione e dal paranormale in genere. 


The Witch ha il pregio di coniugare verità storica e inverosimiglianza (altrettanto storica). Sono riprese in modo perfettamente realistico le vite di quelle famiglie del tempo e, insieme, altrettanto realisticamente, le loro superstizioni e convinzioni. Non c'è un solo elemento irrazionale in questo film: tutto è misurato, e tutto è stato una realtà un giorno - poco importa se del mondo fisico o delle menti degli uomini.

 

So di che parlo: persino i miei stessi nonni mi raccontavano di un'epoca, durante la loro infanzia, in cui il male era incarnato in una figura demoniaca di aspetto terreno, dove i luoghi pericolosi in cui i bambini non dovevano andare a giocare erano etichettati come tane delle streghe e dove il sentimento religioso era onnipervasivo.

Non solo, studiando nel dettaglio le fonti storiche risalenti al periodo si possono rinvenire diverse cronache dell'epoca relative alla caccia alle streghe e veri e propri manuali e regolamenti del buon inquisitore (come individuare, torturare e finire una strega).

Per i più curiosi questi sono alcuni dei titoli: 

- Fate che tutte siano messe in esterminio e La strega di Schiavonia dalle Prediche volgari sul campo di Siena di Bernardino da Siena;

 

- Interrogatorio di una donna indiziata di stregoneria (1432) da Il medioevo nelle carte;

 

- La sistemazione dottrinale del problema della stregoneria, dalla bolla Summis desiderantes affectibus di Papa Innocenzo VIII;

 

- Vari tipi di streghe da Il martello delle streghe (malleus maleficarum) di J. Sprenger (ndr: questo è davvero molto d'impatto).

 

 


Questi testi scendevano nel particolare in dettagli che oggi ci paiono completamente deliranti, eppure erano documenti serissimi all'epoca; uno sguardo moderno li può sfogliare soltanto con la stessa curiosità e disincanto con cui si imparano i miti greci o le leggende anglosassoni.
Posso insomma confermare che The Witch sia dotato di un grado di verosimiglianza storica finanche nella tipologia del linguaggio scelto (e su questo è lecito applaudire il lavoro di adattamento del direttore del doppiaggio, davvero sorprendente per non essere specificatamente un film storico, e anzi, molto più di tante pellicole che si professano tali).

 

Gli albori dell'inquisizione spagnola trovano origine nel XV secolo, ma è noto come fu il XVII quello dove tali sentimenti raggiunsero il parossismo. Non a caso lo stesso Alessandro Manzoni scelse di trattare quest'età inserendo nel suo Romanzo e nell'ideale spin-off  Storia della colonna infame tematiche legate alla caccia agli untori e a dimostrazioni di ingiustizia, non esimendosi dal rivelare uno sguardo decisamente critico a riguardo.

Il '600 è un secolo prossimo all'età illuminata dalla facoltà razionale e può sconcertare che tali manifestazioni si concentrarono proprio allora.

 

 


Ma in verità tale sentimento ha origini molto più antiche, vecchie almeno quanto il sentimento religioso/spirituale, e quindi quanto l'uomo. 

Si tratta della cosiddetta teodicea, vale a dire lo studio del rapporto fra la compresenza di Dio ed il male nel mondo.
Tale rapporto è problematico qualora si sia sempre considerata la natura divina come intrinsecamente buona.


Un esempio perfetto di analisi teodiceica lo si trova nel libro della Bibbia relativo alla storia di Giobbe. Giobbe è un uomo devoto a Dio, ma improvvisamente la sua vita viene colpita da inenarrabili e inarrestabili disgrazie che lo portano a domandarsi sulla base di che cosa agisca la giustizia divina (teodicea significa letteralmente proprio questo).

 

Questa figura e quella quella della moglie (che al contrario è insofferente a ciò che accade loro e rinnega il suo Dio a differenza della fede paziente del marito) sono evocate in un passaggio della pellicola e comunque incarnate perfettamente nel padre e nella madre della famiglia protagonista di The Witch.
Si pensi a lui, e al suo instancabile lavoro di spaccalegna che lo porta però ad essere soltanto un servo inutile (dal mio punto di vista è emblematica in questo senso l'immensa pila di legna che si vede sul finale, del tutto disfunzionale data la sua conformazione ed il suo non essere nemmeno coperta da un tetto, oltre a porsi quale simbolo della stasi a lungo termine in un luogo, in contrasto con i propositi di lasciarlo al più presto). 

 

 

 

Padre della chiesa e grandissimo filosofo oltre che religioso (fra le altre cose anticipò di millenni l'idea di Big Bang e l'idea di tempo che fu propria soltanto della fisica novecentesca) fu Agostino di Ippona. La sua teoria relativa alla teodicea influenzò la mentalità cattolica, e successivamente più ancora quella protestante, per millenni.
In breve egli vedeva nel male non un'istanza di cui affermare l'esistenza quanto piuttosto una semplice assenza di bene. Dio era bene, la realtà deriva da Dio, va da sé che il male sia non-essere.

Un difetto, una mancanza in un naturale processo verso il bene.

Questo dal punto di vista fisico. Il male tuttavia esiste, dice, ma valutato nei termini di male morale. Questo concetto ha attraversato i secoli fino ad approdare, ad esempio, sullo script di Interstellar dove si dice in un passaggio dove l'equipaggio dell'Endurance riflette sulla malvagità o meno di ciò che li circonda per miliardi di anni luce: insomma c'è solo il male che ci portiamo dietro...


Dietro e dentro.
In The Witch a esistere è soltanto il male morale. Scelta curiosa per un film che si presenta come dell'orrore - ma che non è certo "soltanto" questo, esattamente come fu lo stupendo Babadook.

 

Agostino definì con più precisione la teoria religiosa del peccato originale di Adamo ed Eva, dell'effetto del battesimo proprio come cancellazione di quella colpa primigenia e molto altro. Agostino per come la vedo io è da considerarsi come un vero e proprio co-sceneggiatore del film; ricordate ad esempio che cosa Caleb rigurgiti, identificatene il simbolo, e rivedete quella impattante scena come fosse il suo battesimo.

 

 


La teodicea, insomma, acuisce ulteriormente la trascendenza fra la natura divina e quella umana e fra i relativi tipi di giustizia, dove quella divina è insondabile e per questo bisogna affidarsi solamente al principio di giustizia retributiva, secondo il quale Dio dà ai giusti e toglie ai malvagi (sempre secondo criteri imperscrutabili dall'uomo).


Anche per questo motivo storicamente la religione ha raggiunto un tale grado di pervasività sociale; la totale assenza di controllo sul proprio destino ultraterreno data dall'insondabilità delle decisioni divine gettava chiunque nello sconforto e nell'angoscia, che si tramutavano in un affidamento compulsivo alla preghiera rivolta ad implorare per la cosiddetta grazia (un dono di Dio gratuito e fondamentalmente immeritato derivato dalla sua infinita misericordia).

Si nota soprattutto in questo la genealogia del protestantesimo nella filosofia Agostiniana.

 

 

 


Con gradi differenti a seconda della confessione religiosa, ma fondamentalmente ogni cristiano era - in parte è ancora - angosciato dal sentimento religioso; Blaise Pascal, il grandissimo filosofo dello spirito, proprio nel XVII secolo scriveva che anche per il più ricco ed illuminato di Francia vi era un'angoscia che lo divorava per tutta la vita: la possibilità di morire nel peccato non redento - e pertanto fra i palazzi dei signori si aggiravano continuamente confessori pronti a fare da tramite per il perdono dei peccati di questi.

 

Il male era insomma rifuggito in tutti i modi; tutti i gruppi (familiari, sociali) tendevano istintivamente, in presenza di un male (come una piaga sul raccolto o una disgrazia in generale) a incarnarlo in un responsabile del maleficio che si potesse vedere (e soprattutto comprendere) per allontanarlo quanto prima possibile dalla comunità.

Il famoso fenomeno psicologico-sociale piuttosto interessante del capro espiatorio, o altresì della caccia alle streghe.

 

 

[Magnifiche le atmosfere del film: merito principalmente di fotografia, scenografie, costumi e dialoghi]

 

~

Non è classica "paura" quella che trasuda dal film.

È inquietudine, è disagio, è repulsione nei confronti di un retroterra culturale che non possiamo obliare e che, al di là del Caucaso ed al di qua dell'oceano Atlantico, ci rende tutti complici incolpevoli ma non innocenti. 

 

 

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19 commenti

Grazia173

27 giorni fa

Articolo davvero interessante e credo che andrò a leggere le fonti citate☺️
Mi ha sempre affascinato la "questione streghe", conseguenza della folle e cupa religiosità dell' epoca. 
Ho adorato questo film con le sue atmosfere angosciose  e piene di tensione. Ammetto di partire sempre un po' prevenuta quando guardo un horror ma questo é stato una bella rivelazione

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Gran bell'articolo. Avrei quasi la curiosità di chiederti come inquadri il finale. Perchè io (lo vidi al cinema quando uscì) lo percepii come uno strappo. Un cambiamento totale di visione. Una grande apertura. Sperando di non aver spoilerato a nessuno, un po' come l'antifragile di Taleb che prospera quando crolla tutto e il caos prende il sopravvento.

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

Yorgos Papanicolaou
Forse il vero spartiacque sta nella scena onirica con il corvo perché credo anche io che per lo spettatore sia molto difficile passare per il finale e trovarsi in poco più di due scene dalla parte assolutamente verosimile (storica, appunto), a quella solo simbolico rappresentativa.
A me in ogni caso è piaciuto ugualmente: Thomasine (si scriverà così?) ha perso tutto, le resta solo la tentazione, e nel finale diventa ciò che sempre si è detto di lei (un meccanismo psicologico piuttosto verosimile). Chissà quante donne si saranno autoconvinte ai tempi...
Non ci trovo un grande strappo, sai?
Tu come la vedi invece?

p.s. ho una nota sul cellulare da un mese che dice "leggi l'antifragile di Taleb!"

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Sebastiano Miotti
La scena del corvo non la ricordo (passato troppo tempo 😅). Effettivamente nel commento precedente non ho espresso un giudizio. A me il finale ha esaltato, sono uscito dalla sala più che compiaciuto. Alla fine ho apprezzato il passaggio al simbolico (è un mio feticismo). Dico uno strappo perché ho avuto l'impressione che il regista mi stesse mostrando cosa succede quando il male (o il caos) prende piano piano il sopravvento. Poi però non finisce come mi aspettavo, ovvero con la distruzione totale del nucleo familiare.
In questo senso mi è venuto in mente antifragile (anche io ho la tua stessa nota ma da molto più di un mese 😅) e il prosperare nel caos quando gli altri vengono invece spazzati via. La mia idea è che ciò avvenga perché Thomasin è l'unica ad accettare il male dentro di sé. Da quel che ricordo è l'unica che quando perde la retta via non mostra una parte sofferente di sé, anzi sembra quasi compiaciuta.
Questa è la mia interpretazione però è basata più sul simbolismo che altro.

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

Yorgos Papanicolaou
Vero anche così: è l'unica a non alzare costantemente difese e a dirsi e dire sempre e semplicemente la verità

La scena del corvo era quella simbolica con la madre che lo ""allatta""

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Sebastiano Miotti
Ah ok, ricordo la scena ma non ricordo il contesto. Mi sa che prima o poi lo riguarderò con occhio più critico

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Baby Bjorn Borg

1 mese fa

Complimenti per lo splendido articolo su uno splendido film. Ottimo approfondimento storico filosofico.

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

Baby Bjorn Borg
Grazie!

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SViulenz

1 mese fa

Film stupendo ed incredibilmente inquietante proprio perché estremamente verosimile.

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Daniele Besana

1 mese fa

L'ho visto giusto martedì su Netflix: che dire, l'articolo sviscera per bene gli aspetti più interessanti e qualitativi della pellicola.
I tuoi rimandi alla storia della filosofia poi sono sempre, giustamente, ficcanti.

P.s.: Non ricordo, questa riflessione l'avevi già fatta sul gruppo? Perché  trovo che ritorni qualcosa delle nostre chiacchierate in chat...😅😂😅😂

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

Daniele Besana
L'ho rivisto da poco anche io, è possibilissimo. A no, era Abelardo!

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Luca Buratta

1 mese fa

Un grande film, un horror dove l'elemento scatenante della paura è la colpa.

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Arianna

1 mese fa

Grazie per questo approfondimento, molto interessante come al solito! Film molto bello, mi ha colpita.

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

Arianna
Grazie Arianna!

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Il Greco

1 mese fa

Recensione che aggiunge qualcosa alla visione del film, complimenti.
Questo film potrebbe quasi essere una critica sociale a quei tempi, le cui problematiche quotidiane avevano radici culturali che oggi penseremmo impossibili.

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

Il Greco
Credo abbia uno sguardo abbastanza neutro sugli eventi e i tempi, però è una possibilità. Forse dobbiamo aspettare il prossimo film del regista per capire "come la pensi"
Grazie!

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I cineasti

1 mese fa

Complimenti per l'articolo, hai fatto una riflessione fantastica su un film altrettanto fantastico. Direi che hai fatto una recensione senza però entrare solo nel merito del film ma parlando anche del lato storico che il film tratta e che ha colpito parecchio gli spettatore dell'opera. Interessantissima l'analisi storica sulle streghe, la religione, il "male" e come queste cose siano state inserite nella pellicola. Ancora una volta, complimenti

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Sebastiano Miotti

1 mese fa

I cineasti
Grazie mille I cineasti!

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