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The Tree of Life¦ Di Dei, di Dee e di idee

Voglio proporre una lettura divergente di questo noto film, fra i più apprezzati del decennio scorso, facendomi aiutare da alcuni brani tratti da un libro del 1956 intitolato L'arte di amare del famoso sociologo e psicanalista Erich Fromm.

 

Fra le sezioni sui vari tipi di amore particolarmente approfondita è quella dedicata all'amore per Dio.

Fromm fa un'analisi interessantissima della nascita del concetto di Dio nella mente umana dalle origini alla società contemporanea trattando, di fatto, di antropologia, psicoanalisi, e filosofia (in particolare di logica).

 

[Lascio a questo link il testo (la sezione completa, per chi interessasse, va da pagina 39 a pagina 50)]

Io riporterò invece in questo contributo solo qualche stralcio particolarmente utile per una nuova lettura del film di Malick
Nelle figure del padre e della madre in relazione al figlio maggiore Jack si ripercorre la storia della spiritualità dell'essere umano.

 

[Tra parentesi (graffe) ed evidenziate sono riportate le citazioni al film particolarmente congruenti col il pensiero di Fromm.

Quest'ultimo sarà in corsivo. I due testi dialogheranno fra loro completandosi].


 


 

"La forma religiosa di amore, che è chiamata l'amore per Dio, psicologicamente parlando non è diversa [dal bisogno di amare prettamente umano]. Nasce dal bisogno di superare la separazione e di raggiungere l'unione.

 
Il progresso della razza umana, per quel che ne sappiamo, può essere simbolizzato come l'emergere dell'uomo dalla natura, dalla madre, dai

legami di carne e terra. All'inizio della storia l'uomo, sebbene buttato fuori dell'unità originaria con la natura, è ancora legato a questi vincoli.

Trova la sua sicurezza andando a ritroso, o restando attaccato a questi primi vincoli. S'identifica ancora col mondo degli animali e delle piante, e tenta di trovare l'unità restando unito al mondo naturale.

Molte religioni primitive sono la testimonianza di questo stadio di sviluppo 


{Guarda lo splendore intorno a noi.. alberi, uccelli.. Ho vissuto nella vergogna, ho umiliato lo splendore e non ne ho notato la magnificenza}

 

[...]

 

In questa fase di antropomorfica adorazione degli dei, scopriamo uno sviluppo in due dimensioni. La prima si riferisce alla natura maschile o

femminile degli dei [...] ci sono ben pochi dubbi che sia esistita una fase matriarcale della religione, precedente quella patriarcale, perlomeno in molte civiltà.

{"Padre, madre. Voi due siete in lotta dentro di me. E lo sarete sempre"}

 

Nella fase matriarcale, l'essere più alto è la madre. Lei è la dea e anche l'autorità della famiglia e della società. Per poter capire l'essenza della religione matriarcale, dobbiamo solo ricordare ciò che stato detto sull'essenza dell'amore materno. L'amore materno è incondizionato, protettivo, il-limitato; poiché è incondizionato non può essere controllato o conquistato. La sua presenza dà alla persona amata un senso di benessere; la sua assenza suscita un senso di disperazione e di squallore. Se la madre ama i suoi bambini perché sono i suoi bambini, e non perché sono "buoni", obbedienti o appagano i suoi desideri e obbediscono ai suoi ordini, l'amore materno è basato sull'uguaglianza.


Tutti gli uomini sono uguali, poiché sono figli di una madre, poiché sono tutti figli della Madre Terra.


{"Vi amo tutti nello stesso modo"}.

 

 


 

Lo stadio successivo dell'evoluzione umana, l'unico che conosciamo e che non dobbiamo spiegare basandoci su ricostruzioni, è la fase patriarcale.

In questa fase la madre è detronizzata dalla sua suprema posizione

{"Tu ti fai trattare come uno straccio da lui!}

e il padre diventa l'Essere Supremo, sia nella religione sia nella società.

La caratteristica dell'amore paterno è che il padre fa delle richieste, stabilisce principi e leggi, e che il suo amore per il figlio dipende dall'obbedienza di quest'ultimo alle sue richieste

{Puoi fare una cosa per me? Mi prometti di farla senza chiedere 'cos'è?' Puoi fidarti del fatto che quello che ti chiede tuo padre sia giusto?"}

Egli ama di più il figlio che più gli rassomiglia, che è il più obbediente e il più adatto a diventare il suo successore, l'erede dei suoi beni (lo sviluppo della società patriarcale va di pari passo con lo sviluppo della proprietà privata).

Di conseguenza la società patriarcale è gerarchica: l'eguaglianza tra fratelli dà adito a competizioni e a lotte.

[...]

 

Tuttavia, poiché l'amore per la madre non può essere sradicato dal cuore degli uomini, non c'è da sorprendersi se la figura della madre amorosa non possa mai essere eliminata dal pantheon.

Nella religione ebraica, gli aspetti materni di Dio sono introdotti di nuovo, specialmente nelle varie correnti del misticismo.

Nella religione cattolica la madre è simbolizzata dalla Chiesa e dalla Vergine. Perfino nel protestantesimo la figura della madre non è stata completamente sradicata, anche se rimane nascosta.

Lutero stabilisce, come suo maggiore principio, che niente di ciò che l'uomo fa possa meritargli l'amore di Dio

{"Volevo essere amato perchè ero importante, un grande uomo.. ma non sono niente."}

L'amore di Dio è la Grazia, la tendenza religiosa ad aver fede in questa Grazia, a rendersi piccoli e indifesi; nessun lavoro ben fatto può influenzare Dio - o può indurlo ad amarci - come le dottrine cattoliche sostenevano.

Possiamo qui riconoscere che la dottrina cattolica del lavoro ben fatto fa parte del quadro patriarcale

 

 



{"Non puoi strappare solo la cima, devi prenderla dalla radice!"}

posso procurarmi l'amore paterno con l'obbedienza e l'adempimento dei suoi ordini

{"Adesso questa la apri e la chiudi cinquanta volte. Piano."}

 

La dottrina luterana, d'altro canto, nonostante il suo carattere patriarcale, porta con sé molti elementi matriarcali.

L'amore materno non può essere conquistato: o c'è, o non c'è; tutto ciò che posso fare è aver fede.

{"[...] Meravigliati. Spera."}

 

[...]

 

Poiché l'evoluzione della razza umana si è spostata da una struttura di carattere materno a una di carattere paterno nella società come nella religione, possiamo tracciare lo sviluppo di un amore più maturo nello sviluppo di una religione patriarcale (ciò vale particolarmente per la religione monoteistica dell'Ovest; nelle religioni indiane la figura della madre aveva una grande influenza, per esempio nella dea Kalì)


[...]

 

Nella storia della razza umana vediamo, e possiamo anticipare, lo stesso sviluppo; dal principio dell'amore per Dio come infinito attaccamento a una Dea madre, attraverso l'obbediente attaccamento per un Dio padre, fino a un maturo stadio in cui Dio cessa di essere un potere esterno, in cui l'uomo ha incorporato i principi d'amore e giustizia in se stesso, in cui è diventato uno con Dio, ed eventualmente, a un punto in cui parla di Dio solo in senso poetico, simbolico.

 

Da queste considerazioni segue che l'amore per Dio non può essere scisso dall'amore per i propri genitori.

Se una persona non supera il proprio attaccamento morboso per la madre, per il clan, per la patria, se conserva una subordinazione infantile ad un padre intransigente e tirannico o a qualsiasi altra autorità, non può sviluppare un amore più maturo per Dio; allora la sua religione resta in una fase primitiva, quella in cui Dio è sentito come una madre protettiva o un padre intransigente.

Nella religione contemporanea troviamo tutte le fasi, dalla più primitiva a quella più evoluta, ancora presenti.

La parola "Dio" significa "Il capo tribù" come "il Niente assoluto".

 



Questo per quanto riguarda l'aspetto del padre e della madre. 

 

Ma non c'è questo soltanto: The Tree of Life si spinge a considerare la ribellione che storicamente è avvenuta nei confronti del sentimento religioso e delle imposizioni del Dio-Padre-Madre, prima sollevando le contraddizioni interne ai Testi - fin dai tempi di Sant'Agostino - {Lui dice che non bisogna mettere i gomiti sul tavolo, ma poi ce li mette.}, poi arrivando al desiderio di ribellarsi - soprattutto a partire dai pensatori dell'Umanesimo e del Rinascimento - {Non farò nulla di quello che dici!}, fino a desiderare e poi sancire la sua morte - con Friedrich W. Nietzsche - {Sta zitto! [...] Fa che muoia!}.

 

E infine questo film è anche un tentativo di fare i conti con la coesistenza di Dio e del male: quella che nella storia del pensiero viene definita teodicea.

 

Il cosiddetto problema del male viene affrontato fin dal Libro di Giobbe (non a caso più volte nominato nel film, e di cui viene riportata una citazione nel primissimo fotogramma).

[Ho riflettuto in questo articolo proprio sulla teodicea attraverso l'ormai noto horror storico The VVitch di Robert Eggers]

 

Anche Sant'Agostino riflettè moltissimo su questa questione ( e vale la pena infine di ricordare che Agostino fu anche il teorico della Grazia, la quale ha un grosso peso nella visione che Terrence Malick riversa in questo film).

 

Insomma, quest'opera, dal mio punto di vista, oltre ad essere una pregevole allegoria della intricata evoluzione della psicologia infantile, dall'assoluto attaccamento materno al complesso edipico (si confrontino le teorie di Donald Winnicott), è anche una tesi sulla spiritualità universale

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