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The Princess - Recensione: la star del Cinema muto - Biografilm 2022

Cari lettori documentivori di Hey, Doc!, la 18ª edizione del Biografilm Festival è ufficialmente iniziata e la serata inaugurale ha visto protagonista il documentario The Princess, film basato sulla storia di una tra i più famosi membri della famiglia reale inglese: Lady Diana.

 

Diretto dal regista Ed Perkins (Tell me who I am, Black sheep) e prodotto da Simon Chinn (Searching for Sugar Man), The Princess fa entrare lo spettatore nella vita della principessa del Galles, senza alimentare inutili gossip che negli anni sono stati la fortuna dei talk show televisivi.

 

[Il trailer di The Princess, documentario diretto da Ed Perkins]

 

 

La forza di The Princess è proprio questa: mostrare la vita privata di una persona, da molto vicino, facendolo con discrezione e sguardo imparziale volendo mostrare non tanto l’intimità di Lady Diana, per pura curiosità, ma provando a cogliere il suo personale sentire. 

 

Il documentario, realizzato interamente con filmati di repertorio, parte dal fidanzamento di una Diana Spencer diciannovenne con il principe Carlo - figlio della regina d’Inghilterra Elisabetta II - fino ad arrivare al tragico, famigerato epilogo dell'incidente d'auto a Parigi che stroncò la vita della principessa.

Il tutto è accompagnato dalle immagini di una Londra in costante empatia con le vicende reali, un popolo gioioso o affranto per ogni notizia riguardante Lady D. 

 

Che i britannici (e non solo) seguano con attenzione la vita dei reali è cosa nota, ma uno spettatore che non nutre lo stesso interesse resta impressionato dalle immagini di The Princess che mostrano scene di euforia generale, brindisi e abbracci, strade invase da fiumi di persone, tutte riunite per festeggiare i membri della famiglia reale. 

 

Momenti che i media nostrani documentano solitamente in seguito a qualche importante partita di calcio ma che, nella Londra degli anni ‘80, avvennero in occasione del fidanzamento dell’erede al trono e che si ripeterono per le loro nozze e per la nascita di entrambi i loro figli.

 

 

[Un frame di The Princess durante le nozze tra Lady Diana e il principe Carlo]

 

Scene tanto anacronistiche quanto incomprensibili se si considerano i problemi di matrice sociale dell’epoca e se si aggiunge la rinomata distanza della famiglia reale dal popolo; distanza abbattuta per la prima volta proprio da Diana.

 

Da una parte la comunità afroamericana che rivendicava per strada i propri diritti, dall’altra i tantissimi morti per AIDS trattati alla stregua di reietti, il tutto racchiuso nella dissonante cornice sonora dei click fotografici. 

Un sottofondo, quello degli scatti dei giornalisti, che accompagna lo spettatore dall’inizio alla fine del documentario, che lo infastidisce, lo soffoca e contribuisce con efficacia alla comprensione di cosa possa significare essere un personaggio in vista come lo era Lady Diana. 

 

“È un po’ come se la sua esperienza, la sua vita si fosse infilata sotto la nostra pelle, come se fosse entrata nel senso di identità collettiva. 

Come mai per vent'anni ci siamo sempre interessati a tutto quello che ha fatto, ha detto, come ha reagito, come si è vestita? 

The Princess cerca di dare una risposta, invitandoci anche a riflettere su quello che siamo e sul motivo per cui siamo stati tanto affascinati dalla sua persona.”

 

Commenta così il regista Ed Perkins che dirige in maniera imparziale questo documentario, senza schierarsi in tifoserie di sorta, perché l’obiettivo del film non è condannare né assolvere nessuno.

 

Raccontando una delle storie più famose al mondo, The Princess si oppone al modo in cui la sua narrazione è sempre avvenuta e va controcorrente rispetto al fiume di speculazioni che hanno costantemente alimentato la storia di Lady Diana.

 

 

 

 

“The Princess vuole essere una critica precisa a una certa tendenza a procedere per deduzioni di comportamenti altrui, senza alcuni fondamenti.

 

È verissimo che i film su Diana sono stati molti: sulla sua vicenda, sulla sua parabola… 

Però sono film che hanno sistematicamente cercato di dare una spiegazione quasi psicoanalitica su come si siano svolte le vicende della sua vita, entrando nella sua testa, provando a scandagliare la sua interiorità.

Si tratta quindi di speculare, di fare delle illazioni.”

 

In The Princess sono numerose le scene di reporter che non solo immortalavano ogni istante della vita di Diana e Carlo, prendendo nota delle espressioni facciali di lei e di quanto sembrasse emotivamente coinvolto lui, ma costruivano intere storie e teorie a riguardo, portando avanti un metodo dietrologico per niente professionale.

 

Se a qualche lettore heydocchiano questo metodo dovesse per caso ricordare un certo modo odierno di fare (dis)informazione, beh: non è un caso.

 

In The Princess Diana non è nient’altro che un mezzo, una figura simbolo che rimanda al modo in cui il genere umano si approcciava e si approccia tutt’ora alle persone famose, siano esse appartenenti alla famiglia reale, star del Cinema o sportivi di grande fama. 

 

“Forse il pezzo mancante del puzzle, la questione più interessante è proprio cosa ci dice di noi stessi la vicenda di Diana.

 

Perché, in fondo, questa sua storia ci offre un'immagine speculare di noi, siamo noi a doverci chiedere perché abbiamo intrattenuto un rapporto con lei, […] con la famiglia reale in generale, con le star e con tutte le persone famose.”

 

 

[La protagonista di The Princess, Lady Diana]

 

Dove arriverebbe a spingersi da sola la nostra curiosità?

 

Quanto e in che maniera - costruttiva o distruttiva - essa è alimentata dai contenuti che ci vengono offerti dai mezzi di informazione? 

Realizzare un film su Lady Diana, volendo stimolare lo spettatore con domande del genere, senza cadere nel banale e inutile pettegolezzo, non è cosa semplice.

Ma a fronte dei 18 mesi di lavorazione, un terzo dei quali dedicati dal regista alla visione di contenuti su Lady D. per 10 ore al giorno, si può dire che Ed Perkins sia riuscito nel suo intento. 

 

Alla fine dell’anteprima italiana di The Princess, in chiusura dell’incontro tra regista e pubblico, Perkins ha condiviso con gli spettatori in sala la speranza di essere riuscito a regalare loro un ritratto atemporale su una figura che, secondo lui: 

“Era un po’ come una diva del Cinema muto in grado di esprimere, senza parole, tante cose di sé. […] 

 

Mi auguro di essere riuscito a non creare uno sguardo introspettivo, ma una sorta di capsula del tempo che permetta a ciascuno di noi di vivere nel presente questa esperienza del passato.” 

 

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