#Stortod'autore
Bugonia è il remake di Yorgos Lanthimos del cult coreano Save the Green Planet! di Jang Joon-hwan e offre un'occasione preziosa per esplorare le complessità giuridiche e artistiche che regolano il diritto di remake cinematografico.
La trama di Bugonia ci racconta di due uomini ossessionati dalle teorie del complotto che rapiscono l'amministratrice delegata di una grande azienda, convinti che sia un'aliena intenzionata a distruggere il pianeta Terra.
Il Cinema contemporaneo vive un'epoca di continua contaminazione culturale, dove le barriere geografiche e linguistiche si assottigliano di fronte alla forza delle storie universali; il film originale di Jang Joon-hwan, uscito nel 2003, rappresentava già di per sé un oggetto cinematografico non identificato: una commedia nera che mescola elementi di fantascienza, thriller e satira sociale con una sensibilità tipicamente coreana.
La scelta di Lanthimos di riappropriarsene non è casuale, perché la commedia nera di Jang è una scelta ideale per il remake del regista ellenico: l'opera possiede esattamente quel tipo di sensibilità eccentrica e fuori dagli schemi che caratterizza il suo Cinema.
Dal punto di vista legale, il remake cinematografico rappresenta una delle forme più complesse di utilizzazione dell'opera audiovisiva e la legge n. 633 del 22 aprile 1941 tutela il diritto d'autore e altri diritti connessi, proteggendo le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro e al Cinema.
Per realizzare un remake il produttore deve necessariamente acquisire i diritti dall'opera originale, considerando che l'autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l'opera in ogni forma e modo originale, o derivato, nei limiti fissati dalla legge.
Questo significa che ogni rielaborazione sostanziale dell'opera richiede l'autorizzazione dei titolari dei diritti, ma qui emergono le prime complessità: nel caso del remake, il titolare del diritto d'autore potrebbe opporsi per vedere tutelata l'integrità morale dell'opera e la sua visione artistica.
I diritti morali, come sancito dalla Legge italiana sul Diritto d'Autore, sono inalienabili e imprescrittibili, il che introduce una dimensione etica oltre a quella meramente commerciale.
La questione centrale nei remake riguarda il delicato equilibrio tra il rispetto dell'opera originale e la libertà creativa del nuovo autore, dato che il remake rappresenta la riutilizzazione di trame e personaggi del film per crearne uno nuovo, ma fino a che punto questa riutilizzazione può spingersi senza tradire lo spirito originale?
Nel caso di Bugonia, Lanthimos e lo sceneggiatore Will Tracy si sono trovati di fronte a una sfida particolarmente stimolante, dato che Save the Green Planet! non era solo una storia bizzarra, ma un riflesso della società coreana di inizio millennio, con le sue ansie e le sue ossessioni.
Trasporlo nel contesto statunitense contemporaneo richiedeva non solo una mera traduzione linguistica, ma soprattutto culturale, non è infatti un caso che il successo di Parasite e di Squid Game abbia portato l'auteur verso il remake del film coreano di fantascienza.
Questo riferimento non è casuale: l'esplosione globale del Cinema e della serialità coreana ha creato nuove dinamiche nel mercato cinematografico internazionale, dove i remake non sono più solo operazioni commerciali, ma ponti culturali che permettono di esplorare come le stesse ossessioni umane si manifestino in contesti diversi.
Dal punto di vista giuridico, una delle questioni più delicate riguarda la paternità dell'opera risultante, poiché il diritto d'autore sorge a titolo originario per il solo fatto della creazione dell'opera e i diritti morali sono rivolti alla tutela della personalità dell'autore.
La rivendicazione del diritto morale di autore in caso di modifiche sostanziali al soggetto può risultare fondata o infondata a seconda del grado di originalità apportato: nel caso di Bugonia l'adattamento di Will Tracy e la presenza di Emma Stone e Jesse Plemons, attori feticcio di Lanthimos, suggeriscono un approccio che, pur mantenendo la struttura narrativa originale, ha sviluppato una sensibilità cinematografica completamente nuova.
C'è però una dimensione che va oltre la sola questione giuridica: quando un auteur del calibro di Yorgos Lanthimos decide di rifare un film coreano, non si tratta solo di acquisire diritti e riscrivere sceneggiature, ma è un atto di riconoscimento culturale, un modo per dire che certe ossessioni, certe paure, certe follie sono universali.
Save the Green Planet! parlava di paranoia, di isolamento, di un mondo che sembra impazzito, temi che vent'anni dopo risuonano con forza ancora maggiore; Lanthimos, con la sua capacità di rendere l'assurdo familiare e il familiare inquietante, era la persona giusta per far dialogare due sensibilità cinematografiche apparentemente distanti.
Bugonia ha rappresentato un test interessante per capire come il pubblico contemporaneo accoglierà questo tipo di operazione culturale.
Non si tratta più del remake hollywoodiano degli anni '80 e '90, spesso accusato di essere una mera operazione commerciale priva di anima, ma siamo di fronte a qualcosa di diverso: due autori con visioni cinematografiche forti che si incontrano attraverso una storia che parla di follia, paranoia e salvezza del mondo.
La parodia stessa è riconosciuta come diritto costituzionalmente garantito in quanto declinazione della libertà di espressione critica, e il remake può essere visto come una forma sofisticata di dialogo artistico.
Il caso di Bugonia ci offre l'opportunità di riflettere su come il diritto d'autore non sia solo una questione tecnica, ma uno strumento che deve saper bilanciare la tutela degli autori originali con la necessità di permettere alla cultura di evolversi e contaminarsi.
L'articolo 20 della Legge sul Diritto d'Autore parla di paternità delle opere, stabilendo che con la creazione di qualunque tipo di opera creativa se ne acquisisce il diritto allo sfruttamento economico, con la possibilità di cederle a terzi.
Il remake, quando realizzato con consapevolezza artistica e rispetto per l'opera originale, non è un tradimento ma una forma di omaggio: Lanthimos non sta rubando l'idea di Jang Joon-hwan, sta costruendo un ponte tra due mondi cinematografici, permettendo a una storia coreana di diventare universale senza perdere la sua specificità.
In un'epoca in cui i confini culturali sono sempre più fluidi, il diritto di remake rappresenta uno strumento prezioso per permettere alle storie di viaggiare, evolversi e trovare nuove forme espressive, purché questo viaggio sia guidato dalla passione artistica e dal rispetto reciproco, non soltanto dalla venale logica commerciale.
