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Venerdì 13 e la retrocessione dei diritti a Miller

Che diritti ha Victor Miller su Venerdì 13?

 

 

Di questi tempi essere un 'dipendente o un libero professionista è significativo, è una scelta di vita: il dipendente ha gli straordinari, la quattordicesima, un'assicurazione di disoccupazione e altri vantaggi in termini di guadagno e sicurezza. Il libero professionista, invece, non ha nulla di tutto ciò, ma gode di una maggiore flessibilità in termini di tempo e forse di maggiori opportunità di ingaggio.

 

Il dibattito su cosa sia meglio o peggio di solito riguarda scelte di vita o politiche, ma per quello che ti sto raccontando riguarda, invece, il diritto d'autore e un film horror.

 

Venerdì 13 è il titolo di un film del 1980, il primo di una lunga saga: l'autore della sceneggiatura è Victor Miller.

 

Ma cosa c'entra la classificazione dei lavoratori con un iconico film horror e con il suo sceneggiatore?

 

[Trailer d'epoca di Venerdì 13]

 

 

 

La Corte d'Appello americana deve decidere sul caso di Venerdì 13 e sul tema dei dipendenti e dei liberi professionisti.

 

E l'avvocato che rappresenta il produttore originale di Venerdì 13 ha sollecitato i tre giudici della Corte di Appello a considerare come elemento essenziale per decidere l'adesione di Miller al sindacato degli sceneggiatori.

 

Il motivo per cui la classificazione tra dipendente e libero professionista è importante in questo contesto è perché la legge sul copyright americana consente agli autori, dopo un certo periodo di tempo, di rivendicare i diritti su ciò che hanno scritto.

Ma il potere di chiedere la retrocessione dei diritti sulle proprie opere non si applica alle "opere commissionate", comprese quelle "scritte da un dipendente nell'ambito del suo impiego di lavoro".

 

Quindi, in questo caso, essere classificato come un libero professionista vuol dire avere la meglio e poter di nuovo godere dei diritti sulle proprie opere: è la posizione più favorevole.

 

Nel settembre 2018, il giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti, Stefan Underhill, ha stabilito che la sceneggiatura originale di Venerdì 13 non era un'opera scritta su commissione e che Victor Miller poteva davvero riprendere ciò che aveva scritto una volta.

 

I diritti sarebbero retrocessi all'autore.

La sentenza, che ha anche stabilito che Miller non aveva alcun diritto sul personaggio di Jason con la maschera da hockey che non appariva nel primo film, è stata appellata.  

 

Dunque ora, mentre i produttori dei film affrontano la drastica perdita dei diritti su altre iconiche opere, tra cui Beetlejuice, Terminator, Die Hard e Nightmare, la sentenza Underhill viene messa in discussione dalle società produttrici di Venerdì 13.

 

 

 

 

Nella fase di appello, l'argomento principale è che Underhill avrebbe dovuto considerare il fatto che Miller è membro della Writers Guild of America, che detta le regole per le condizioni di lavoro degli scrittori di Hollywood.

 

A seguito dell'adesione Miller ha ottenuto, tra l'altro, prestazioni sanitarie e pensionistiche.

 

 

Poiché il lavoro di Miller per Venerdì 13 è stato in parte sottoposto alle condizioni della WGA del 1977, la società produttrice del film sostiene che Miller era davvero un dipendente e non un libero professionista. 

 

Sebbene il giudice Underhill abbia accennato all'adesione alla WGA di Miller, molto più importante per la sua decisione è stato rievocare una sentenza della Corte suprema del 1989: Community for Creative Non-Violence contro Reid. 

 

Il caso riguardava l'incarico di una no profit a uno scultore per la creazione di una scultura per rappresentare in modo drammatico la difficile situazione dei senzatetto.

 

 

[Dopo il primo Venerdì 13, la saga è continuata con altri 11 film]

 

Anche in quel caso la no profit e lo scultore erano andati in causa per stabilire di chi fosse la proprietà della scultura.

 

La Corte Suprema valutò, anche in quell'occasione, se Reid fosse un dipendente o un libero professionista.

Ma per decidere su quel caso si valutarono altri fattori, il controllo sulla creazione dell'opera, il grado di libertà nello svolgimento del lavoro e l'abilità richiesta, non l'appartenenza al sindacato.

 

In rappresentanza di Miller, l'avvocato Marc Toberoff si è detto d'accordo sulla decisione di Underhill che comunque non ha considerato irrilevante la contrattazione collettiva, l'ha solo considerata come fatto non determinante per la decisione.

 

"Dalla fine degli anni '50, quasi tutti gli sceneggiatori lavorano come liberi professionisti", ha dichiarato Toberoff.

"Gli unici scrittori oggi a Hollywood che probabilmente non lavorano come liberi professionisti sono quelli che scrivono per le serie TV che durano molti, molti anni.

Non c'è nulla di così interessante nel fatto che Miller sia membro di un sindacato."

 

A conclusione delle sue osservazioni, Toberoff aggiunge ridendo "Il mio unico rimpianto è che l'udienza sia giovedì 13... anziché venerdì".  

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2 commenti

Nuriell

9 mesi fa

Mi smebra una sentenza giusta e onesta, l'appello si basa sul tentare di salire gli specchi.

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Claudia Roggero

9 mesi fa

Nuriell
vediamo che succederà....

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