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I titoli abbandonati della Blaxploitation

 


Il termine Blaxploitation nasce dalla fusione di blacks (neri) ed exploitation (sfruttamento), espressione già in uso per il cinema di genere che negli anni '60 mescolava violenza e sesso.

Con il termine si indicano i polizieschi, ma anche gli horror, le commedie più o meno sexy e persino i western.

 

Generi lontanissimi l’uno dall’altro, ma accomunati dalla matrice nera delle trame, da un cast composto quasi esclusivamente da attori coloured (anche i registi spesso lo sono), da un utilizzo spregiudicato di sparatorie, scazzottate, sangue che scorre e corpi femminili nudi.

 

Alla fine degli anni '60 i grandi studios statunitensi entrano in una grossa crisi causata dall’avvento della televisione che, allora, inizia ad imporsi come strumento mediatico. 

Per recuperare gli spettatori, le case di produzione decidono di investire denaro in un nuovo mercato fino a quel momento ancora inesplorato, aprendo le porte dei set agli attori neri.

 

Quello fu anche il decennio delle rivolte razziali negli Stati Uniti: nel 1966 vengono fondate ufficialmente le Black Panthers e, un paio di anni più tardi, due velocisti afroamericani si presentano sul podio delle Olimpiadi di Città del Messico col pugno alzato. 

 

 

 

 

La rivoluzione cinematografica nera si accompagna a grande fervore anche nel campo musicale: i grandi artisti neri, Funkadelic, The Impressions, Sly & the Family Stone e persino James Brown negli stessi anni, producono musica con un chiaro messaggio politico e un groove energico.

 

 

 

 

Il pubblico nero vuole che anche il cinema rifletta quell’energico messaggio, le loro esperienze quotidiane e la Blaxploitation soddisfa in pieno questa richiesta con film realizzati da e per i neri.

 

Il regista fondatore del movimento si chiama Melvin Van Peebles.

Il suo film di esordio parte da un dramma comico in cui un bigotto bianco si sveglia un giorno e scopre di avere la pelle nera. Il film esce nel 1970, con il titolo Watermelon Man, dimostrando di essere un successo e lanciando Peebles alla ribalta di Hollywood.

 

 

 

 

Dopo aver ottenuto la fiducia dell’industria, con il solito film comico per bianchi, il regista produce il film che dà inizio al movimento. 

 

Si intitola Sweet Sweetback’s Baadasssss Song ed è feroce, intransigente e inaccessibile ai bianchi. 

La storia è promiscua e ha come protagonista un antieroe nero che scappa in Messico per sfuggire alla polizia bianca. Sweet Sweetback’s Baadasssss Song porta la Nouvelle Vague nel ghetto.

 

 

 

 

Il pubblico apprezza e allora Gordon Parks, altro regista nero, riesce a farsi finanziare dalla MGM un poliziesco incentrato sulla figura di un detective nero: Shaft, con Richard Roundtree.

 

 



Hollywood ci mette poco a comprendere che il cinema girato dai neri e per i neri ha in realtà un potenziale commerciale esportabile fuori e dentro l’America.

 

Ed è tutto un fiorire di pellicole: ci sono gli horror come Blacula e Blackenstein, il Frankenstein nero; ci sono i western come Boss Nigger del 1975 e le storie di para-spionaggio al femminile come Cleopatra Jones; i kung fu movie come Three the hard way, con gli ex astri del football Fred Williamson e Jim Brown, gli ammiccamenti sexy di Pam Grier in Foxy Brown e le pseudo-ricostruzioni storiche che appena possono la buttano sul sesso, come Mandingo.

 

 

 

 

Fu vera gloria?

Qualche trovata di genio non manca mai in questi film, ma ci sono anche tanti luoghi comuni e le campagne delle associazioni confessionali nere che accusavano le pellicole in questione di essere troppo legate agli stereotipi riguardanti i neri.

 

Al di là di qualsiasi considerazione sulla qualità, il ritmo (soprattutto nei polizieschi) si può dire che non manca mai.

A garantirlo colonne sonore eccellenti che impiegano il meglio della musica funky del periodo: da Isaac Hayes, personaggio chiave delle contaminazioni tra musica e cinema nero, ai primi Heart Wind & Fire, da James Brown (superbo in Black Caesar) al Curtis Mayfield del tema di Superfly.

 

 

 

 

Ed è già un motivo sufficiente per mettersi a caccia di tanti titoli seducenti e abbandonati.

 

 

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