#SuldivanodiAle
Questo articolo dedicato a quella che definisco l’epoca d’oro della TV italiana potrebbe suonare come l’ennesima trovata nostalgica per ammassare tanti consensi e rinnegare il presente.
Invece è il contrario.
Questo articolo lo scrivo per ricordare una breve epoca che si è erosa mentre la percorrevamo, per poi distruggersi e lasciare sole intere generazioni di bambini, ragazzi e spettatori.
La TV è morta molto prima dello streaming e la sua sentenza è stata firmata nel momento in cui ha deciso che non valeva più la pena parlare al pubblico giovane, condannando il mondo al pugno di ferro del boomerismo e lasciando intere generazioni senza riferimenti in una landa post-apocalittica dell’intrattenimento.
Soffio via le nuvole di disgrazia e sventura richiamate sopra le nostre teste per ricominciare dal principio, perché qui c’è una storia da raccontare e una tesi da formulare.
L’epoca d’oro della televisione italiana per bambini
Cari lettori e lettrici lasciatemi indossare i panni di un Virgilio in 4:3 per guidarvi attraverso questa autostrada di ricordi (per alcuni) e scoperta (per altri). Prendete una buona tazza di caffè, un sottofondo musicale e cominciamo.
Parlare dell’epoca d’oro della televisione italiana significa anche identificare e inquadrare un periodo storico ben preciso. Chi vi parla non è certamente un economista, un sociologo o uno studioso di qualsivoglia natura. Non lasciatevi ingannare dai panni rubati alla salma di Virgilio, non ho nulla di accademico. Quindi, mentre mi libero di questo fastidioso malleolo rimasto incastrato tra le trame del tessuto, metto le mani avanti dichiarando che sarò piuttosto approssimativo nel contestualizzare il periodo storico. È indubbiamente utile a inquadrare la scena, ma ci tengo a sottolineare quanto il mio riassunto e lettura sia da vedere nell’economia del contesto di questo articolo.
L’epoca d’oro della TV italiana è qualcosa che, quasi come i più rari fenomeni celesti, si è verificata per un breve lasso di tempo per lasciarsi osservare da una manciata di fortunati che, in quel momento, hanno seguito l’esplosione, la traiettoria e la scia di questa abbagliante cometa tenendo i propri nasi rivolti all’insù, verso il brillante schermo televisivo a tubo catodico che ne faceva da sfondo.
Questo evento, apparentemente irripetibile, colpisce la società italiana tra gli anni ‘80 e i primi 2000, lasciando come testimoni e protagonisti i bambini nati tra gli anni ‘80 e (forse) i primi ‘90; chiunque altro probabilmente è stato troppo grande, quindi un po’ disinteressato al fenomeno, o troppo piccolo per averlo accompagnato in tempo reale come pubblico di riferimento perfetto per il passaggio della cometa televisiva.
In questo momento storico l’Italia è un paese florido. Economicamente si sta piuttosto bene, le famiglie figliano ancora con gioia conigliesca e se oggi assistiamo a un quotidiano che ricorda più The Walking Dead, all’epoca i bambini erano quasi i re della società, una sorta di Re delle Mosche più civilizzato.
Una società in evoluzione e che attraverso un mezzo ben decodificato come quello della televisione, centro di riferimento pop assoluto, trova nei bambini una fetta di spettatori nutrita, ergo una possibilità di generare guadagno attraverso pubblicità e contenuti a loro dedicati.
[Piazza Duomo, Milano, anni '80]
Prima di arrivare alla grande esplosione di questa intricata struttura di palinsesti televisivi, per molto tempo la TV generalista veniva rappresentata principalmente da RAI e Mediaset, il cui impero si forma e consolida proprio in quegli anni.
Al contempo esisteva il regno delle TV regionali.
I più giovani di voi non ne avranno memoria ma, all’epoca, ogni regione aveva i propri canali locali impegnati nel difficile compito di fare a loro modo televisione e, ovviamente, anche loro guardavano ai bambini come fetta di pubblico importante.
Chiaramente non con i mezzi dell’impero berlusconiano o quelli della televisione nazionale ma, regola che vale anche nel Cinema, la scarsità di mezzi fa nascere intuizioni geniali.
Come proporre ai bambini cartoni e intrattenimento a basso costo?
Suonerà assurdo detto oggi ma gli anime non sono sempre stati un faro per la cultura pop e da qualche parte han dovuto pur cominciare.
In quel periodo l'animazione giapponese è quindi materia ancora poco conosciuta e opere oggi annoverate come capolavori e opere seminali del calibro di Ken il guerriero, I cavalieri dello zodiaco, L’uomo tigre, L'imbattibile Daitarn 3, Mazinga Z, Yattaman o Galaxy Express 999 erano a buon mercato, quindi i diritti di distribuzione erano alla portata delle TV regionali.
A costare molto erano invece le opere dell’industria statunitense, molto più pop.
In questo modo intere generazioni di bambini potevano accedere a un catalogo di cartoni animati sconfinato e che, a rotazione, viene programmato negli orari dedicati a bambini e ragazzi.
Nel panorama delle TV regionali si distingueva però un eroe: Danilo Orsini.
Questo personaggio inventò quella che per molti è conosciuta come JuniorTV o JTV, ovvero una sorta di emittente che raccoglieva intrattenimento per bambini e ragazzi di vario tipo, trasmettendolo su copertura nazionale facendosi ospitare dalle singole TV regionali sparse sul territorio italiano.
Su JTV vigeva ovviamente la stessa logica sopracitata e per rendere sostenibile il progetto contava su opere che, a un primo sguardo, non erano appetibili per la televisione nazionale che, in quanto vetrina molto potente, lasciava fuori dalla porta opere che potevano risultare poco appetibili o “scorrette”.
A questo punto ci sarebbe da fare un discorso su quanto la TV italiana, berlusconiana o meno, fosse già in quel periodo soggetta a diverse censure e manipolazioni di vario stampo, rendendo spesso antitetici agli ideali perseguiti alcuni contenuti, ma non è il luogo né lo spazio adatto.
Volete invece un esempio della lungimiranza di JTV?
La prima volta che molti di noi hanno visto Dragon Ball è stato proprio su quel canale, dove le puntate non erano soggette a censure poi applicate su Italia 1, rete che ha reso l’anime di Akira Toriyama un fenomeno pop nazionale.
Tuttavia JTV trasmetteva programmi per bambini come Baby Show (1987-1994), ma anche i cartoni di Charlie Brown (aka i Peanuts), le serie anime di Virtua Fighter e Street Fighter e per un periodo sperimentò anche la messa in onda di interi OAV in collaborazione con Dynamic Italia.
JTV resta per anni una proposta fresca, rivoluzionaria e sovversiva rispetto a quello che la televisione generalista pensa di proporre, conquistando un pubblico nutrito di bambini e ragazzi.
Tra progetti come JTV e le reti nazionali, la televisione diventò quindi la tata perfetta per milioni di bambini che, per la felicità dei genitori, potevano affidare le merende dei propri figli e i momenti di svago alla scatola magica, capace di proporre programmi e spazi ritagliati per i più piccoli.
Il palinsesto televisivo era costruito quasi interamente attorno alle esigenze del pubblico di bambini.
La mattina, guardando le varie reti, c'erano cartoni animati e piccoli show per intrattenere i bambini che stanno a casa o che fanno colazione prima di essere portati al nido o alla scuola elementare.
Senza contare che in ogni periodo dell’anno, fine settimana compreso, la struttura televisiva cercava di mantenere sempre quello scheletro; potrei citare Go-Cart Mattina, Pollon, i cartoni della Pimpa o dei Muppets, Pingu, l’Albero Azzurro, Art Attack o Solletico.
Pongo l’accento su Solletico (1994).
La proposta di RAI è sostanzialmente il corrispettivo per bambini di un programma per adulti: Elisabetta Ferracini e Mauro Serio sono alla conduzione in un vero e proprio studio con un pubblico di bambini presenti durante le registrazioni.
Tornati a casa da scuola c’èra Solletico con i giochi e la possibilità per i bambini da casa di poter telefonare e partecipare e, ovviamente, i cartoni animati.
In onda su Solletico si avvicendavano cartoni Disney come i DuckTales, Gargoyles o Darkwing Duck, ma anche Heidi, L’uomo ragno e i suoi fantastici amici, Spider-Man - L’uomo Ragno, varie opere di Hanna-Barbera, ma anche telefilm per bambini e ragazzi.
Ferracini e Serio diventarono due dei volti più riconosciuti e celebrati dal pubblico di giovani spettatori.
Sulle reti Mediaset invece si creò uno dei fenomeni pop per bambini più benvoluti di sempre: Bim Bum Bam (1981).
Alcuni di voi ricorderanno come la carriera di Paolo Bonolis iniziò proprio dal programma per bambini, diventando una presenza importante per le famiglie italiane.
Bim Bum Bam aveva Uan, pupazzo mascotte che diventò amico dei bambini, maschere indimenticabili come Bat-Roberto, parodia per bimbi del telefilm Batman con Adam West - e presentatori come Marco Bellavia, Roberto Ceriotti e Debora Magnaghi, che conquistarono il cuore dei giovani spettatori.
Lo show consacrò Cristina D’Avena con le sue sigle, senza contare il suo ruolo in Love Me Licia (che funzionava nonostante un livello produttivo da dimenticare, per gli adulti), serie live-action ispirata dall’anime Kiss Me Licia, e consegnò al pubblico di bambini cartoni quali Lady Oscar, Scuola di Polizia, Batman, Mila e Shiro, Holly e Benji, È quasi magia Johnny, Sailor Moon e molti altri.
Quello spazio ha anche consacrato un mito come Giorgio Vanni, carismatica voce di sigle diventate storiche.
[Manuela Blanchard, Uan e Paolo Bonolis nello studio di Bim Bum Bam]
Ci sarebbe moltissimo da raccontare del palinsesto per bambini di quell’epoca e dei programmi, più o meno fortunati, che hanno preceduto questo periodo, ma francamente credo sia possibile individuare nella prima metà degli anni ‘90 il punto in cui la cometa del periodo d’oro della televisione italiana raggiunse un punto di splendore dal quale iniziò lentamente a spostarsi, lasciando dietro di sé una scia che andrà sempre più a dissolversi fino a sparire.
Perché questa televisione per bambini, che trova più avanti eredi come Il Fantabosco (1999), recentemente celebrato dalla stagione due di Pesci Piccoli, non troverà poi nessuno a raccogliere lo scettro, sparendo del tutto.
Prima di arrivare a quel punto c’è altro da raccontare. Il periodo storico della TV per bambini è spaventosamente florido e surreale, se guardiamo a come la TV ha poi cresciuto o ignorato altre generazioni.
Durante questi spazi mattutini e pomeridiani dedicati ai bambini il palinsesto muta e si piega rispetto al suo pubblico: i genitori non devono preoccuparsi che i loro figli possano vedere qualcosa che li turbi o confonda, perché persino le pubblicità sono perfettamente in target con il pubblico.
Jerry Calà, Roberto Mancini e Walter Zenga sponsorizzano il Sega Mega Drive, console di Sega molto di moda negli anni ‘90, ogni spot è dedicato a scarpe, giocattoli o prodotti rivolti a bambini e bambine.
Non c’è possibilità alcuna che un bambino possa vedere qualcosa fuori dalla sua portata o interesse.
Senza contare che la televisione è così d’avanguardia che RAI co-produce con Tokyo Movie Shinsha la serie animata supervisionata da Hayao Miyazaki Il fiuto di Sherlock Holmes (1981) che attualmente potete recuperare su RaiPlay.
Nel 1988 invece il famoso Topo Gigio creato nel 1959 da Maria Perego (recentemente rivisto a Sanremo con Lucio Corsi) diventa protagonista di Bentornato Topo Gigio, un anime co-prodotto da Nippon Animation e Rai.
La serie andava in onda in Giappone e in Italia e oggi questa modernità e questa voglia di spingere le creazioni italiane è uno spettro ormai svanito nel nulla.
Nel presente si parla tanto di algoritmi per profilare le abitudini dello spettatore (la cui affidabilità è per me incredibilmente discutibile) ma la TV, per anni, è stata fatta da persone che, con un’abilità attualmente ancora ineguagliabile, riuscivano a dettare il tempo ma anche a leggerlo, inquadrando perfettamente il loro pubblico.
La TV è in controllo della narrazione (non con un'accezione negativa orwelliana che riguarda altri discorsi correlati) e non la subisce, configurandosi come cassa di risonanza dell’incedere del tempo e non come una sua conseguenza, contrariamente a quanto avviene oggi.
I palinsesti non sono creati a caso e anche la pausa pranzo, giusto dopo aver soddisfatto le casalinghe, sono pronti per accogliere ancora una volta i bambini e su Italia Uno si apre uno spazio per i più piccoli e ragazzi con cartoni animati come Dragon Ball, I Simpson, Lupin, Detective Conan, Naruto, One Piece, I Griffin e via discorrendo.
Per un paio d’ore durante la pausa pranzo post-scuola la televisione è nuovamente di bambini e ragazzi, per poi continuare la corsa nel pomeriggio, riprendendo molti degli spazi sopra citati.
In tutto questo potrei discutere lo spazio dedicato a serie TV e sit-com mitiche e leggendarie che hanno popolato gli orari della televisione in access prime time alternandosi all’intrattenimento per bambini, ma ci ritorneremo in un prossimo articolo.
Fidatevi di me! So quello che faccio… indicativamente!
Questa televisione ha consegnato ai ragazzi una marea di opere d’animazione e programmi TV per bambini, sostanzialmente rendendo impossibile lasciare un bambino italiano orfano di qualsivoglia forma d’intrattenimento a sua misura.
Non importa se giochi fuori con gli amici, se sei nei pulcini della squadra di calcio del tuo paese, se hai judo, karate o pallavolo, se hai il tempo corto o il doposcuola: se sei un bambino la televisione italiana ha certamente uno spazio per te, rendendo contestualmente incredibilmente democratico l’intrattenimento.
Tutti guardano, in una misura piuttosto che un’altra, quei programmi e i riferimenti culturali non hanno gap di nessuna natura, perché se hai una TV hai accesso a quel contenuto!
Nominate quello che volete: Street Sharks, Biker Mice da Marte, X-Men, Rossana, Pokémon, Digimon, Monster Rancher, Ranma ½, Mighty Mask, Ispettore Gadget, Ghostbusters, Scuola di Polizia, Pippi Calzelunghe e molti altri.
Tutto è disponibile per tutti e in una varietà surreale perché in tutto questo dovete tenere a mente la costante presenza dell’offerta diversa e alternativa delle TV regionali ed è per questa ragione che nel mezzo ho messo Ranma ½, ma avrei potuto nominare anche i Samurai Pizza Cats, The Tick, Samurai Jack o i altre opere di Cartoon Network presenti su Telemontecarlo.
Quella è stata l’epoca d’oro della TV italiana per bambini che, per sommi capi e al netto delle varie realtà, è esistita in quella forma fino ai primi anni 2000; Bim Bum Bam chiude circa nel 2002 ma cambia anche molto drasticamente forma lungo il percorso, Solletico capitola a inizio 2000 e JuniorTV saluta il suo pubblico nel 2003 .
il sottoscritto è classe 1987 e nel 2000 avevo circa tredici anni, ero in piena pre-adolescenza e come altri nati in un raggio molto circoscritto di annate, non sento davvero più il bisogno di quei programmi, pur continuando a godere della TV per bambini e ragazzi e dei palinsesti che in buona sostanza la TV generalista tiene attivi.
Ora avrete capito perché ho identificato una specifica serie di annate come testimoni di questo fenomeno e, andando oltre, capirete ancora di più!
L’epoca d’oro della televisione italiana per adolescenti e ragazzi
Come anticipato in apertura le cose stavano cambiando e le nostre generazioni cominciano a muoversi con la cometa dell’epoca d’oro della TV italiana, continuando a vivere e integrarsi in fenomeni pop che avrebbero fatto la Storia, mentre dietro di noi tutto si andava deteriorando per lasciare spazio alla boomer TV.
In quel momento storico stavamo diventando adolescenti: umori, esigenze e linguaggi cambiavano e come spettatori sentivamo l’esigenza di nuovi linguaggi e grammatiche che dialogassero con noi.
Come capita a tutte le generazioni vivevamo con una sola missione: essere sovversivi rispetto ai “vecchi”, cercando qualcosa per noi identitario.
In nostro soccorso arrivano due realtà: la prima è MTV Italia, che esordisce su Rete A nel 1997, prima di diventare un canale indipendente nel 2001.
Gestita principalmente seguendo le direttive di MTV Networks Europe per poi prendere una propria identità - alcuni contenuti venivano realizzati negli studi in Inghilterra da presentatori italiani - MTV è il canale che parla a intere generazioni, proponendosi come una rete anti-boomer.
È praticamente impossibile per i nostri genitori avvicinarsi a quel canale che, chiaramente, buttava fuori dalla finestra qualsiasi preconcetto della TV generalista di quegli anni.
MTV ebbe prima di tutto il grande merito di portare a tutto il pubblico la musica internazionale che, come raccontato anche in Hanno ucciso l’Uomo Ragno, è praticamente quasi impossibile arrivare a conoscere in un paese provincia-centrico come il nostro.
Tenete a mente che Internet non esisteva come la conosciamo oggi.
Improvvisamente ci fu dato accesso a classifiche di musica hip hop, rock, brit-pop, punk, pop e dance statunitense, venendo a contatto con una cascata di cultura musicale dall’ampio spettro.
Molte band italiane beneficiarono della vetrina di MTV e il pubblico scopre Subsonica, Verdena, Linea 77, Caparezza e infiniti altri artisti dei generi più svariati.
Senza contare che la rete offriva programmi di approfondimento musicale, trasformando in figure famose e desiderate i VJ protagonisti di TRL e altri programmi; niente era iconico come la vista di Piazza del Duomo di Milano dal balcone dello studio di TRL e molti di noi cresciuti nei pressi del capoluogo lombardo hanno avuto compagni e compagne di scuola che bigiavano [non andavano a scuola, n.d.r.] per andare con cartelli e ormoni a gridare a VJ e ospiti internazionali che si affacciano per salutare con fare papesco.
MTV offriva anche spazi demenziali con programmi e serie animate, presentando MTV Mad - Chi è Gip?, MTV Trip con Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, impegnati a girare l’Italia a bordo di un carro funebre, la celebre Jackass, Celebrity Deathmatch - serie di animazione in clay-motion dove le celebrità si picchiano su un ring facendosi letteralmente a pezzi - Beavis and Butt-Head e Daria.
Il network mandava in onda dei contenuti antitetici al retaggio culturale dei nostri genitori, suonava la musica dei ragazzi, metteva in onda cartoni animati irriverenti e politicamente scorretti, creava idoli e presentatori che diventavano anche le crush di molti di noi (Giorgia Surina, Marco Maccarini, Alessandro Cattelan, Victoria Cabello, Andrea Pezzi, Daniele Bossari, Chris and Chris...) e offriva un intero canale dedicato a adolescenti e post-adolescenti.
Non era "televisione", ma un atto punk verso la TV che si era fossilizzata su Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Corrado e stava cercando di svecchiarsi e politicizzare gli spazi con improbabili boomerate berlusconiane che ai tempi ancora non sapevamo di dover definire tali; è anche vero che alcuni spazi abbastanza moderni e per ragazzi sono esistiti, ma non così bene e in tale quantità, sulle reti Mediaset.
MTV è anche quella rete che ci portò Scrubs, serie TV di culto assoluto, Diario di una nerd superstar e in particolare un prodigio improbabile: l’anime night!
Ogni settimana, dalle 21 alle 22:30, MTV trasmetteva in prima visione serie animate giapponesi nuove e destinate a diventare punto di riferimento pop per intere generazioni, tra le quali possiamo ricordare Golden Boy, Neon Genesis Evangelion, Cowboy Bebop, Master Mosquiton, Trigun, Inuyasha, GTO e moltissime altre.
Quello spazio era pura follia: il pubblico di ragazzi italiani ebbe accesso a qualcosa che emittenti come RAI e Mediaset, entrambe politicizzate (o politicamente corretticizzate) non avrebbero mai trasmesso, perché il loro pubblico di riferimento si era diviso nettamente tra bambini e adulti ma, soprattutto, vedeva nei ragazzi uno strumento particolarmente accessorio di comunicazione o influenza.
Discorso a parte per il tentativo di Non è la Rai di manovrare giovani e interessare lascivi “meno giovani” con ragazze minorenni, ingenue e facilmente pilotabili, perché la TV in quel periodo brilla ancora più del Cinema e fu proprio Federico Fellini a confessare questo cambiamento a David Lynch, poco prima di morire.
Una brutta abitudine che sfortunatamente la TV non ha perso ma estremizzato quindi, giovini, anche noi siamo stati sputati (come dicono i più grandi professori di sociologia di Harvard), solo che alcuni di noi se ne ricordano mentre altri no!
MTV Italia, con anche i suoi reality dedicati a un pubblico giovane, ha aperto un dialogo con noi e ha deciso che non ci avrebbe lasciati soli, a volte parlando anche apertamente di sesso, senza trovare nulla davvero tabù.
L’altro progetto dedicato ai ragazzi è figlio di Rete A e che si chiama All Music.
Sostanzialmente è un tentativo di creare un’alternativa a MTV e nasce nel 2001 per poi chiudere i battenti nel 2009.
Su All Music si sono avvicendati programmi storici come The Club e i volti di Lucilla Agosti, Valeria Bilello, Alessandro Cattelan e Gip (tutti e tre poi si spostarono su MTV), Jonathan Kashanian e altri che diventano un punto di riferimento per gli spettatori.
Io stesso ho scoperto solo recentemente che il buon Maurizio Merluzzo è stato lo speaker ufficiale del canale.
Nel 2009 non chiude solo All Music, ma la stessa MTV entra in una profonda crisi che porterà la rete a diventare sempre più una sorta di radio per videoclip musicali e, verso i primi anni '10 del 2000, qualcosa di molto uniformato alla TV generalista, anche se contraddistinta da reality tendenzialmente più adatti a una fascia di giovani spettatori, tipo Jersey Shore.
Il vuoto è esploso e la cometa non c’è più!
Siamo infine giunti al momento drammatico di questo pezzo.
Gli anni '10 dei 2000 possono essere identificati come la parte finale della parabola della cometa dell’epoca d’oro della TV italiana, il momento in cui l’astro esplode, collassa e si spegne per sempre per annegare nel buio e freddo spazio aperto.
La mia generazione in quel momento è ormai nei suoi 20 anni e ha iniziato a dire frasi come “non guardo più la TV”.
Mediaset ha iniziato il suo percorso trash fatto di tronisti e reality e anche Rai ha del tutto mollato gli ormeggi, perché in entrambe le realtà il mattino e il pomeriggio iniziano a concedere, con crescente insistenza, i loro spazi agli adulti.
Cosa succede?
La spiegazione ufficiale, alla quale credo fino a un certo punto, è che la società ha iniziato a rallentare.
Nel 2008 c’è stata la grande crisi economica (la mia generazione è molto fortunata da questo punto di vista… eh già!), le famiglie somigliano a conigli disegnati da Hanna-Barbera, quindi sempre meno provviste di genitali impiegabili per la riproduzione e il regno del Re delle Mosche ha iniziato a dissolversi, innescando quella serie di eventi che fa somigliare il presente a un film di George A. Romero.
La TV non trova più nei bambini un pubblico remunerativo e con la morte di MTV dichiara i suoi intenti di sbattersene dei ragazzi.
Il concetto di “TV generalista”, con accezione quasi dispregiativa che talvolta utilizziamo oggi, cresce proprio in quel momento: la TV inizia a voler spaventare i boomer, trova mercato nell’indignazione, nel gossip a tutti i costi, negli studi televisivi illuminati come fosse il 4 luglio in Texas, generando contenuti via via sempre più beceri e lucrando sul dissenso e sula curiosità morbosa dei casi di cronaca.
Se Internet oggi somiglia molto a quella televisione forse è perché alcune generazioni sono state educate a quel linguaggio. Ben fatto!
I pochi sopravvissuti e fortunati che possono accedere a Sky o alle prime reti alternative del digitale terrestre, scoprono i reality statunitensi tenuti fuori dalla TV generalista come Il banco dei pugni o American Chopper, i vari Hell’s Kitchen o Cucine da Incubo di Gordon Ramsay.
Su Sky ci sono i vari canali Fox dedicati all’intrattenimento seriale generalmente preferito dai ragazzi e, in linea di massima, è proprio sull’emittente satellitare che si trovano spesso le serie TV e i programmi più interessanti, lasciando indietro la TV generalista nazionale.
Senza contare la possibilità di avere accesso a Sky Cinema, una rosa di canali che trasmettono Cinema senza soluzione di continuità e senza pubblicità, rendendo la vita degli appassionati un po’ più facile e meno legata a prodotti da prima serata TV con tonnellate di spot.
La stessa Melevisione, l’ultimo baluardo di una TV per bambini, presente su Rai e dedicata a una generazione diversa dalla mia, si spacca quando il volto storico Danilo Bertazzi annuncia il suo addio nel 2004.
Lo fa guardando in camera, parlando direttamente ai bambini, confezionando un momento agrodolce che ricorda quasi i modi di Mr. Rogers, personalità interpretata da Tom Hanks nel bellissimo biopic Un amico straordinario.
La Melevisione continua su Rai 3 fino al 2010 (anno incriminato) per spostarsi su Rai Yoyo fino al 2015.
È la fine.
Intere generazioni un giorno ci odieranno e avranno tutte le ragioni del mondo per farlo!
Come anticipato abbiamo camminato lungo un viale dei ricordi che, per quanto dolce, porta con sé una certa amarezza.
Sono fermamente convinto che la morte di quella televisione sia una profonda ingiustizia verso le nuove generazioni di bambini e ragazzi e, in aggiunta, non invidio sotto nessun aspetto come viene vissuto oggi l’intrattenimento.
Non ho il desiderio di entrare in un argomento tangenziale che affronterò in un pezzo successivo dedicato unicamente allo streaming e a come fruiamo della TV.
Vi invito a rimanere in questo spettro dell’argomento, altrimenti perdiamo completamente il nord della discussione.
Le possibilità odierne di reperire ogni sorta di contenuto sono sostanzialmente senza barriere: un ragazzo può guardare quello che preferisce come e quando lo preferisce ma, al tempo stesso, credo che questa infinita possibilità generi molte ansie e altrettanti problemi.
Il primo è piuttosto ovvio.
Lo streaming è letteralmente un flusso di contenuti ma non esistono veri e propri programmi ideati da giovani autori o produttori con una specifica idea di come parlare al pubblico; quello che puoi fare è sostanzialmente scegliere cartoni animati, anime o prodotti teen di varia natura e ingerirli senza soluzione di continuità, ma non c’è qualcosa di studiato, fosse anche solo un volto, che parli direttamente a bambini e ragazzi.
Molti di voi potranno obiettare sottolineando il fenomeno dei creator, degli YouTuber e affini.
Se da un lato è innegabile che la motivazione dietro la morte dei contenuti per bambini (su un piano economico) sia sbugiardata dal successo monumentale di creator che hanno scelto di farlo su YouTube - come i Me Contro Te che hanno conquistato anche il box office del Cinema, eclissando spesso gli incassi dei film italiani prodotti per tutto il resto del pubblico - dall’altro lato si palesa un problema.
Un bambino non sa cosa può guardare, cosa vorrebbe guardare e soprattutto non ha a monte un filtro che deve esserci, ovvero quel produttore capace di scovare i talenti e le proposte giuste da coltivare e in grado di parlare al pubblico, creando format o programmi che siano appuntamenti fissi, voce, volto e riferimento dei piccoli.
I bambini sono affidati a contenuti spesso imbarazzanti per fattura, roba che deteriorerebbe la mente anche di una spia della CIA addestrata a resistere a torture psichiche.
La mancanza di una struttura, di un palinsesto e di un appuntamento crea questa offerta disorganica, disordinata, totalmente anarchica e che non offre davvero ai bambini uno spazio dedicato a loro che li faccia sentire importanti e ascoltati e che, soprattutto, non trasformi il mezzo in un modo sbrigativo sempre utile a distrarli in ogni situazione.
Senza contare che non esistendo spazi orari definiti, il bambino non ha riferimenti e tanto meno ne ha l’adulto per creare strutture ai propri figli, magari gestendo con più serenità fruizione di contenuti adatti e gioco.
Crescere senza specifici riferimenti, affidandosi al vento, può portare a grande ansia: se questa cosa colpisce l’adulto, figuriamoci i bambini.
Senza contare che bisognerebbe rimettere al loro posto l’ego di certi personaggi ch si vergognano di aver fatto o di fare contenuti per bambini, per poi vivere serenamente rendendosi ridicoli in reality show surreali e in produzioni televisive e cinematografiche nelle quali non vi è l'ombra anche solo di un buon esercizio del mestiere.
Nel frattempo, nel resto del mondo, Billie Eilish cambia le parole della sua Happier Than Ever per cantare con Elmo a Sesame Street e insegnare ai bambini a contare, Ricky Gervais fa la star in un film dei Muppets, Paddington, il Topo Gigio britannico, è diventato così iconico in tutto il mondo da aver addirittura generato un “incidente diplomatico” con il RT Score, superando Quarto Potere.
Bluey, la cagnolina protagonista di una serie TV australiana per bambini, è presente in tutto il mondo, anche alla parata del ringraziamento di Macy ed Eva Mendes, Jenna Fischer, Rob Delaney, Helena Bonham Carter, Elijah Wood e altre star leggono online i libri per bambini della collana.
Venendo invece alla TV dei ragazzi i problemi sono piuttosto simili.
La mia generazione, ora adulta, ha chiaramente dimenticato o non compreso la fortuna che ha avuto: guardando alle nuove generazioni non facciamo altro che giudicarle come una massa di zombi rincretiniti dai social network, maschi alfa che vendono boiate sulla pelle di ragazzi insicuri, guru della bellezza che convincono bambine a spendere soldi in cosmetici e doom scrolling.
Per me è una follia, una vigliaccata!
Perché è un po’ come abbandonare un cane a un angolo della strada e poi lamentarsi che in giro è pieno di randagi.
La TV e tutte le generazioni successive hanno lasciato per strada quei ragazzi che, nel caos, cercano riferimenti dove possibile e se li trovano in volti e personaggi tossici e diseducativi, non possiamo farne loro una colpa.
La TV ha smesso di parlare ai ragazzi e, per gli addetti ai lavori che si ostinano a trovare un nemico nel vento, lo ha fatto molto prima che arrivasse lo streaming, come abbiamo visto.
I ragazzi sono costretti a guardare l’abisso e cercare su YouTube, Twitch o Tik Tok qualcuno che parli loro e molto spesso sono personaggi discutibili o coetanei motivati da principi di fama, soldi e successo che, signori e signore, hanno imparato navigando in un vuoto di contenuti amatoriali creati spesso dalla nostra stessa generazione (e figli della comunicazione della TV boomer).
Un mezzo rivoluzionario e sovversivo come YouTube, con la velocità di un mezzo come Internet, è diventato molto in fretta tutto quello di sbagliato che odiavamo nella TV generalista e siamo stati proprio noi, e anche furbamente qualche altra generazione che ha sfruttato i vari social, a spingere questa conversione.
Ancora una volta devo sottolineare che lamentarsi delle conseguenze delle nostre azioni, condannando i ragazzi che ne sono vittime, è vile: se un domani se ne renderanno conto e ci odieranno, non mi sentirò di poterli biasimare.
Lo streaming è un fedaulesimo di contenuti in prestito che non conosce democrazia, contrariamente alla TV.
I ragazzi hanno la FOMO dei contenuti che vanno di moda, bingiano per rimanere nel loop delle tendenze e sacrificano le loro personalità per cercare di sopravvivere alla peer pressure come mai prima: tutto questo è dovuto anche alla morte della TV, facendo delle piattaforme un mezzo sempre più simile alla TV senza però esserlo davvero, considerando quanto stanno virando verso i programmi in diretta e i piani di abbonamento con pubblicità.
La morte della TV per bambini e per ragazzi è un nostro crimine e credo si possa rimediare a questa terribile mancanza perché, come suggerito poco sopra, tra i sovversivi dell’intrattenimento che si sono affidati a Internet ci sono molti personaggi davvero dotati di talento e capacità e che con una manciata di rudimenti hanno creato realtà che addirittura hanno riavvicinato intere generazioni alla voglia di sapere, sviluppando pensiero critico e capacità di mettere in discussione le cose.
Dovrei prendere come esempio quel grande unicum che sono i The Jackal che da YouTube sono entrati nei salotti degli italiani tramite la TV, ma sono anche arrivati al cinema e nelle opere seriali facendo qualcosa che, spesso, non è davvero così riconosciuto; credo fermamente che Addio Fottuti Musi Verdi sarebbe potuto essere qualcosa di più.
Barbascura X, tra libri best seller e teatri sold out, una volta sarebbe stato un pirata che solcava i palinsesti di MTV e fortunatamente è arrivato almeno su DMax.
I Me contro Te sarebbero stati volti di programmi Rai o Mediaset per bambini e i loro film opere ancora più elaborate e di successo; in UK avrebbero i budget dei film di Paddington, probabilmente.
SabakuNoMaiku sarebbe, insieme a molti altri, il padrone di uno spazio televisivo dedicato al gaming, Yotobi potrebbe essere il conduttore di qualche talkshow per ragazzi, un nuovo Bossari, Dario Moccia dovrebbe essere presentatore e punto di riferimento dei ragazzi, uno dei pochi creator che ha il potere di invecchiare mentre il suo pubblico ringiovanisce.
Come si fa a non riconoscere un talento simile?
Senza contare che le stesse chiacchiere sul Cinema, oggi, sono un po’ più vivaci perché esistono Slim Dogs, CineFacts, I Criticoni e molte altre realtà che cercano di far appassionare il pubblico all'esperienza Cinema e chi di dovere dovrebbe seriamente pensare di creare spazi televisivi atti a amplificare ulteriormente queste voci, possibilmente bruciando quello che ora sono gli stilemi di come si fa TV, che è parte di un manuale ormai vetusto.
Si sente la disperata necessità di bambini e ragazzi di riappropriarsi degli spazi televisivi di loro competenza, invasi coattivamente dai boomer con questa orrenda bugia del profitto.
Come raccontato più volte dai numeri, non sembra che il palinsesto di reality show dalle edizioni infinite e via discorrendo stia portando grandi risultati.
Abbiamo vissuto la TV migliore di sempre e abbiamo lasciato un deserto per puntare il dito ai suoi disperati abitanti.
È criminale!
Morte allo streaming! Serve disperatamente una TV più leggera e rassicurante!
In questo pezzo ho tenuto fuori una grande discussione legata allo streaming e alla serialità televisiva figlia della primavera delle serie TV e delle piattaforme.
Credo che qualcosa di forte stia accadendo e credo anche che il pubblico sia vittima di una nevrosi carloverdonesca rispetto a questo torrente di contenuti.
Bisognerà parlare anche di come la TV canonica sta morendo anche negli USA e di come credo sia stata stupidamente uccisa per tuffarsi tutti nella corsa alle piattaforme.
Un entusiasmo immotivato e che non aveva solide basi economiche per essere sorretto.
Tuttavia la discussione stava davvero stretta in questo pezzo e, inoltre, avrebbe spostato enormemente l’attenzione dal fuoco, ovvero la TV dei bambini e dei ragazzi.
Ve ne parlerò la prossima volta, fino ad allora… See You TV Cowboy!
___
CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare ad esserlo, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!
