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Il suono dell'epica: dentro la colonna sonora di Odissea

La musica di Ludwig Göransson non ricostruisce semplicemente il suono dell’antica Grecia, ma trasforma il mito in un’esperienza sonora contemporanea

Nelle sale di tutto il mondo domina Odissea, l’ultima fatica di Christopher Nolan, preceduta da un anno di attesa spasmodica, polemiche e speculazioni che hanno contribuito a renderlo uno degli eventi cinematografici più attesi degli ultimi anni. 

 

Una parte fondamentale di questo universo è costituita dalla colonna sonora.

 

 

[Trailer ufficiale di Odissea]

 

 

Il regista è tornato a rivolgersi al compositore svedese Ludwig Göransson, autore per Nolan delle musiche di Tenet e di Oppenheimer: il film sul fisico teorico "padre" della bomba atomica grazie al quale il compositore ha vinto uno dei suoi 3 Premi Oscar, oltre a quelli vinti per Black Panther e I peccatori.

 

In un’intervista Göransson ha raccontato che Christopher Nolan gli ha chiesto di evitare l’orchestrazione tradizionale, per dare vita all'universo musicale di Odissea attraverso sonorità nuove che evocassero un mondo lontano, ma che allo stesso tempo fossero accessibili allo spettatore contemporaneo.

 

[Ludwig Göransson racconta come ha realizzato la colonna sonora per Odissea]

 

 

Ma che musica si suonava nell’antica Grecia?

 

Nell'epoca in cui i poemi omerici hanno preso la loro forma definitiva, la musica non era un’arte autonoma, ma era parte integrante di poesia, teatro e rito nella vita della collettività. 

Non è un caso che il film si apra con la figura interpretata da Travis Scott, che richiama quella dell'aedo o rapsodo: il poeta-cantore che, come Omero, narrava i poemi epici in forma di canto, accompagnandosi con la lira o con il bastone, nel caso del rapsodo. 

 

Il ritmo e la metrica costituivano gli strumenti fondamentali per aiutare la memoria a conservare e tramandare il mito del lungo ritorno di Ulisse, l'eroe polytropos, "dai molti ingegni". 

 

Gli strumenti che dominano la colonna sonora di Göransson e che più di ogni altro si associano all’antichità greca sono la lira e l’aulòs.

 

 

[A sinistra Callum Armstrong, il musicista che ha eseguito le parti di aulòs nella colonna sonora di Odissea; a destra un'incisione che raffigura un suonatore di aulòs dell'antica Grecia]

 

Nella cultura greca antica questi strumenti rappresentavano due dimensioni complementari dell’arte e, per estensione, dell’animo umano.

 

La lira, strumento la cui accordatura si basava su rapporti numerici precisi, era associata allo spirito apollineo, espressione di ordine, razionalità ed equilibrio. 

L’aulòs, invece, è una sorta di flauto doppio il cui suono ricorda quello di una cornamusa, era associato all’elemento dionisiaco, ovvero quello istintivo e irrazionale, per la maggiore libertà con cui era prodotto il suono. 

 

La lira e l’aulòs evocano due forze opposte in perenne tensione, una duplicità che si riflette anche nel viaggio di Ulisse.

Le sirene, infatti, Polifemo, i Lestrigoni e tutte le creature che incontra, nonché quell’immenso oinops póntos (mare scuro come il vino) su cui Ulisse perde uno a uno tutti i compagni, non sono solo ostacoli esterni, ma la rappresentazione della lotta tra la ragione e la parte più oscura dell’umano.

 

Una lotta in cui il principio razionale è incarnato dallo stesso Ulisse, eroe della mètis (astuzia) e dalla sua guida, Atena, dea della ragione che, nella trasposizione nolaniana, sembra perdere la netta dimensione di alterità del poema omerico, assumendo piuttosto i contorni misteriosi e inafferrabili di una proiezione interiore dell’eroe.

 

 

[Odissea: Matt Damon nei panni di Ulisse e Zendaya in quelli di Atena]

 

Il suono dell’aulòs viene esplorato in tutte le sue possibilità espressive nella colonna sonora di Göransson.

 

Nel tema molto intimo che accompagna la figura di Penelope, lo strumento intona due linee melodiche che procedono parallelamente, evocando il destino di Ulisse e della moglie lontana, separati dalla distanza fisica, ma tesi verso il ricongiungimento.

 

Nella traccia che, invece, accompagna la scena del Ciclope, l’unisono iniziale emesso dallo strumento si incrina in microtoni come una superficie d’acqua appena increspata, e da lì si deforma in una distorsione orrorifica in cui si perdono i confini tra strumento analogico e manipolazione elettronica.

 

 

[Odissea: Anne Hathaway veste i panni di Penelope, moglie di Ulisse]

 

Accanto ad aulòs e lira, i cui meccanismi di funzionamento sono stati ricostruiti con una precisione filologica sulla base delle fonti iconografiche del tempo, troviamo numerose percussioni profonde e metalliche, quasi primitive, che, insieme alle voci, evocano una dimensione arcaica e tribale.

 

Göransson ha raccontato che per arricchire il ritmo della colonna sonora di suoni insoliti sono state utilizzate tutte le superfici che potessero essere percosse nello studio di registrazione, addirittura i condizionatori d’aria.  

Il tema che descrive la xenìa, ovvero la legge di Zeus che impone di onorare l’ospite, si caratterizza per il suono cupo e sacrale di 35 gong in bronzo.

  

La partitura di Göransson è frammentata, l'orchestrazione rarefatta, ma i suoni emergono per la loro natura materica e viscerale. 

La colonna sonora rinuncia alle grandiose melodie orchestrali tipiche dei kolossal hollywoodiani e i temi si imprimono nella memoria più per la loro consistenza timbrica che per le linee melodiche: è il colore del suono a definire i personaggi e gli ambienti, la funzione della musica è più sensoriale che narrativa. 

 

La natura ibrida delle musiche, che intrecciano strumenti antichi con manipolazioni elettroniche contemporanee, crea un ponte tra passato e presente, senza limitarsi a dar vita a una semplice ricostruzione storica, ma enfatizzando l’attualità del mito e la sua capacità di interrogare tutti coloro che vi si avvicinano, anche dopo quasi tremila anni.

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