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Pippo: Divertirsi in sicurezza - Recensione - Il (breve) gusto del Classico

Poco prima dello scorso Ferragosto Disney+ ha reso disponibile tre inediti corti animati di Pippo tutti da gustare!

 

Col titolo originale di Goofy: Stay at home - incomprensibilmente e un po' troppo liberamente tradotto in italiano con Pippo: Divertirsi in sicurezza - la nuova realizzazione della Casa del Topo pensata per la propria piattaforma di streaming ufficiale si compone di tre brevi (brevissimi) corti animati. 

 

Parto subito col dire che forse questo è il difetto principale del prodotto: la lunghezza pressoché inesistente!

La serie è a mio avviso talmente pregevole che, purtroppo, non appena si inizia a goderne...arrivano già i (bellissimi) titoli di coda.


Resta quindi la sensazione di amaro in bocca nel non trovare risposta alla domanda: "che effetto avrebbe fatto, nel 2021, vedere Pippo alle prese con i temi della pandemia, magari nella durata classica dei cartoon da sette minuti dell'epoca d'oro che tutti abbiamo imparato ad amare?


Dopotutto stiamo parlando di questo: un personaggio classico, con dei temi musicali e delle strutture narrative estremamente classiche e figlie degli anni '40, ma calati in ciò che meglio caratterizza oggi la nostra quotidianità: la pandemia sanitaria dettata dal Covid-19.

 

Nonostante i titoli siano, ancora una volta come negli stessi cartoon classics del personaggio, estremamente chiarificatori sul contenuto del corto stesso, nello specifico riassumo di seguito i temi di ognuno dei tre episodi rilasciati.

 

 

 

 

Nel primo episodio, intitolato Come indossare la mascherina (How to wear a mask) il buon Pippo cercherà di indossare correttamente una mascherina sul volto, ma è chiaro che un'azione così semplice, se viene compiuta dal personaggio Disney più impacciato che ci sia diventa complessa e quasi...impossibile!

 

Il secondo cartoon s'intitola Imparare a cucinare (Learning to cook) e ricorda da vicino il cartoon del 1942 La festa di compleanno di Topolino (Mickey's birthday party), facendone anche un dichiarato omaggio in alcuni passaggi musicali.

 

Il corto è anch'esso disponibile nel catalogo italiano di Disney+ e, sia pure in modalità e per scopi diversi, entrambi vedono il nostro goffo (il nome originale di Pippo è proprio "Goofy", ossia: goffo!) eroe alle prese con gli attrezzi che quasi tutti abbiamo in cucina.

Riuscirà Pippo a "trascorrere il tempo a casa in maniera costruttiva" godendosi, alla fine delle disavventure culinarie, anche un buon dolce?

 

La risposta a questa domanda credo la sappiate già...

 

Nel terzo e ultimo corto, ossia La maratona televisiva (Binge watching) Pippo veste i panni che tantissimi di noi hanno vestito durante i più serrati mesi di lockdown: lo spettatore divanoide (o poltronoide) divoratore di film e serie TV!

 

Un'azione così statica come quella di star seduti a guardare la televisione può diventare comica?

Chiaramente sì, se la svolge Pippo!

 

Tuttavia, devo ammettere che, dei tre, quest'ultimo corto mi è risultato meno gradito e nel complesso meno divertente degli altri. 

Certo l'effetto è chiaramente voluto ma, rendendo Pippo uno spettatore così statico sulla poltrona, anche la dinamicità del corto stesso ne ha forse risentito un po' troppo.

 

 



Nel catalogo della piattaforma c'è in realtà anche un quarto episodio, ma altro non è se non l'unione dei tre singoli cartoon uno in fila all'altro.

 

Venendo a noi, la serie è da me assolutamente promossa e con una pagella di voti abbastanza alta.
Ci sono però, a mio giudizio, una serie di piccoli handicap che vorrei evidenziare.

Su tutti: la durata estremamente risicata.
Vero viviamo in un mondo sempre più frenetico, caotico e dinamico, e forse i sette minuti canonici degli anni '40 e '50 avrebbero oggi annoiato (chissà...), ma qui siamo al polo opposto: quello del coito interrotto.


Tolti i bellissimi titoli di testa e coda che ancora una volta richiamano il fascino di quelli cinematografici storici (e i dovuti accrediti ai doppiatori internazionali) di animazione vera e propria, per ogni episodio, non rimangono che poco meno di tre minuti! 

 

È decisamente poco, per quanto mi riguarda.

 

Assolutamente troppo poco a confronto della qualità complessiva che il prodotto offre.

 

 

[La copertina di un vecchio LP degli anni '70 con l'etichetta Disneyland mette ancora una volta Goofy al centro dell'attenzione]

 

L'animazione, non l'ho ancora detto, è realizzata con la classica tecnica tradizionale, quindi niente computer-grafica, ma matite alla mano. Già questo aspetto denota nel prodotto una certa qualità e ricercatezza, oltre ad un budget sicuramente particolare.


Ideatore e regista dell'iniziativa è il veterano Eric Goldberg, noto per la realizzazione di tantissimi personaggi animati e per le collaborazioni storiche anche con Studi diversi dalla Disney (su tutti la Warner Bros per Looney Tunes: Back in action del 2003).

Goldberg ha animato il primo dei tre episodi mentre gli altri due sono stati firmati rispettivamente dagli animatori Randy Haycock e Mark Henn.

 

Il doppiaggio italiano, ci tengo a scriverlo, è veramente splendido e molto curato, fatto salvo quello scivolone sul titolo nostrano.

 

Anche in questo si riprende, nella versione originale, la struttura dei corti "How To" degli anni '40, pertanto pure in italiano torna la classica voce fuori campo del narratore storico dei cartoon di Pippo, il grande Michele Kalamera che dagli anni 2000 ha ereditato il ruolo di Mario Bardella, affiancato da Roberto Pedicini che dà voce alle poche battute e versi di Pippo.

 

Anche in originale gli attori sono quelli storici dell'ultimo trentennio: Corey Burton è il narratore e Bill Farmer è Pippo.

 

L'edizione italiana, curata al solito dalla gloriosa Royfilm s.r.l. e sorprendentemente diretta da Roy de Leonardis su dialoghi di Ilaria Tornesi, è a mio personale giudizio un forte valore aggiunto al prodotto che riesce - con la fresca e nient'affatto invecchiata voce d'attore di Kalamera - a essere perfino più divertente di quella originale (un po' troppo monotòna).

 

 

[L'attore doppiatore Michele Kalamera in sala di doppiaggio, in uno scatto del fotografo @Maurizio Pittiglio]



Realizzata in piena pandemia, la serie è il frutto del lavoro di un piccolo team di 10 persone che hanno seguito l'intero processo dall'inizio alla fine, lavorando da casa, e che si possono vedere nel breve (sigh, sarà un moda...) ma interessante contenuto extra proposto sulla piattaforma affianco alla serie.


A ben guardare però si vede che, forse, è mancata una reale cooperazione tra i membri e, più di tutto, un budget veramente adeguato.

 

Il buon Goofy sembra in alcuni momenti non legare perfettamente con le ambientazioni e gli sfondi apparendo, in definitiva, leggermente distaccato.

Ambientazioni invero non troppo curate, con sfondi un po' troppo anonimi e vuoti, forse spogliati per valorizzare il vero protagonista che, a tutti gli effetti, è Pippo.


Animato con la dinamicità che lo ha sempre caratterizzato (anche se non sarebbe guastato osare un po' di più) è una goduria per gli occhi tornare a rivedere Goofy come protagonista assoluto di una produzione disneyana. E non solo: osservarlo in queste vesti di stampo classico mi ha suscitato da un lato un forte effetto nostalgia e, dall'altro, la presa di coscienza di quanto esso, nel confrontarsi con la nostra quotidianità più attuale, posso ancora valere e funzionare. 

 

Nel contenuto extra di cui sopra, il regista dichiara: "Credo che Pippo fosse la scelta perfetta. Attraversa molte delle stesse cose che attraversiamo tutti noi, ma sempre con un sorriso e con un divertimento verso la sua stessa ingenuità di risolvere un problema. Credo sia qualcosa di universale per tutti"

 

 

 

 

I fasti del meraviglioso corto cinematografico del 2007 Pippo e l'home theater (How to Hook Up Your Home Theater) a cui partecipò pure lo stesso Goldberg, sono molto lontani, ma nella semplicità di questi piccoli prodotti c'è l'eco lontana di quella meraviglia di quasi quindici anni fa.


I personaggi Disney hanno ancora molto da dire e, se solo lo Studio avesse il coraggio di usarli bene e di farli esprimere al meglio, potrebbero ancor oggi essere molto di più che un semplice oggetto di merchandising. Essi sono così universali da poter interpretare qualsiasi ruolo e in qualsiasi tempo.

 

Se ci pensate li abbiamo visti spessissimo (nell'animazione ma anche nei fumetti) in epoche diverse proprio perché riescono ad essere utilizzati sempre in modo attuale.

 

La bellezza dei personaggi Disney sta anche in questo: nella loro universalità, non solo nei caratteri, ma anche nel tempo.

 

Yuk!

 

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