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Undercover Brother: ridere di gusto, riflettendo il giusto

Undercover Brother è una commedia del 2002, scritta da Michael McCullers e John Ridley, creatore dei personaggi e dalla serie animata da cui sono tratti, e diretto da Malcolm D. Lee.

 

Il film vede protagonista Eddie Griffin - nel ruolo di Undercover Brother, personaggio principale e da cui viene il titolo del lungometraggio - Chris Kattan, Denise Richards e Aunjanue Ellis, coadiuvati da un cast di personaggi secondari molto vario e, ad oggi, stellato, composto da: Neil Patrick Harris, Dave Chapelle, Chi McBride, Gary Anthony Williams, Billy Dee Williams, il tutto coronato da un breve ma simpatico cameo di James Brown.
 
Undercover Brother è un film che appartiene al genere della action comedy, parodia dei film della blaxploitation, che ricorda ovviamente film con ambientazioni e stili simili come Austin Powers o Una Pallottola Spuntata, ma questo film riesce a fare a mio avviso due cose molto difficili. 
 
 

 

La prima è cosa che Undercover Brother riesce a fare è distinguersi in maniera definita in quello che è un mare di commedie, anche action comedy, che nella maggior parte dei casi si somigliano fin troppo tanto da arrivare a copiarsi a vicenda e a sovrapporsi nella memoria del pubblico.

 

Questo obiettivo riesce ad essere raggiuto da quei film che, come Undercover Brother, hanno una loro identità ben definita e riescono a farla arrivare al pubblico nella durata di un singolo lungometraggio.

 
 

 

 

Il secondo obiettivo che Undercover Brother raggiunge, e che secondo me permette al film di guadagnarsi un posto al fianco dei capolavori del genere parodico che abbiamo già visto, è quello di non fare una parodia che ha come fine unico la risata del pubblico, ma che informa e fa riflettere su alcuni temi anche scottanti.

 

Temi tanto importanti e attuali nel 2002 quanto nel 2019.

 

Questo approfondimento sul film è senza spoiler, ma l'apertura del film riesce ad essere una perfetta dichiarazione di intenti da parte di quella frazione del mondo dell'intrattenimento, soprattutto hollywoodiano, che da anni - anche da prima del 2002 - sta lottando con le unghie e con i denti per conquistare un proprio posto nella cultura popolare, senza rischiare di venire ridicolizzata o annullata dall'egemonia culturale di quello che in Undercover Brother viene, senza peli sulla lingua, usato come il nome del villain principale: the Man.

 

Questo è un termine che da sempre, nella sottocultura delle minoranze, indica quella parte della popolazione caucasica che non vuole vedere le minoranze migliorare il proprio status e si muove attivamente affinché le cose restino come sono.

 

 

 


Al fine di approfondire quanto l'elemento culturale sia importante in questa lotta per l'affermazione ugualitaria di tutti i componenti della società, vi rimando ad un altro articolo comparso qui su CineFacts.it, riguardo un film completamente diverso.

 

Ogni commedia che si rispetti deve, per poter essere davvero divertente e soddisfacente, poter poggiare su tre fattori fondamentali: una sceneggiatura divertente ma intelligente e profonda, degli attori capaci di far divertire ma di divertirsi anch'essi con i loro personaggi e una regia che si sposi al punto giusto con i ritmi della storia e il timing comico, e lo stesso vale perciò anche per Undercover Brother.

 

La regia di Malcolm D. Lee è ottima nel rendere al meglio e quindi valorizzare gli sketch e la trama di McCullers e Ridley, dando anche il giusto spazio e libertà di espressione al cast.

 

 

 


L'intero cast di Undercover Brother, dagli attori e attrici principali fino ai personaggi secondari, relegati per necessità di sceneggiatura ad avere magari anche poche battute, dà il meglio di sé.

 

Riuscendo a far sembrare naturali anche le scene più folli e riuscendo a far passare i messaggi del film anche quando potrebbero essere soffocati da effetti sonori e battute un po' troppo fuori luogo.

 

Undercover Brother è quindi una commedia divertente, scorrevole, scritta in modo intelligente, capace di veicolare messaggi importanti e riassumere una situazione culturale pressante e attuale... ma è perfetta?

No.

 

La domanda è praticamente retorica, perché nessun film può esserlo, indifferentemente che si parli di una commedia o un dramma o un documentario.

 

 

 


Undercover Brother ha il suo tallone d'achille in battute non sempre originali, gag non sempre efficaci ed effetti audio a volte davvero fuori luogo.

 

Dopo queste considerazioni c'è solo da aggiungere che determinate situazioni vengono calcate un po' troppo, rendendo così il film, che per il genere a cui appartiene non ha di per sé un ampio target, una perla autocelatasi al grande pubblico. 

 

In conclusione vi consiglio Undercover Brother come film per ridere e divertirsi, anche in compagnia, per avere la possibilità di comprendere pressanti questioni di attualità, per investire il vostro tempo nella visione di un film capace di intrattenere, riuscendo ad impastare materiale originalissimo e citazioni datate, o anche solo se avete sentito parlare di un più recente Undercover Brother 2 e volete sapere di che si tratta.

 

Vi saluto come sempre augurandovi buona visione e soprattutto tante, tante risate.

 

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