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Da sempre film e videogiochi si avvalgono delle tecniche più svariate per dare anima e corpo a personaggi e storie in grado di emozionarci.
Tra quelle da annoverare c’è sicuramente la stop motion, che si ottiene effettuando una sequenza di scatti fotografici di oggetti o modellini che vengono spostati a ogni fotogramma, per ottenere l’effetto del movimento.
Mediante le sue sotto-categorie, questa tecnica ha accompagnato svariate generazioni: dagli affezionati alla pellicola di King Kong del 1933 ai giocatori di Harold Halibut pubblicato nel 2024.
Teniamo presente che oggi gli oggetti adoperati sono perlopiù digitali, da tale mutamento nasce l’animazione digitale cut-out.
Qui le sagome dei personaggi o degli oggetti vengono mosse virtualmente, riprendendo lo stile della stop motion ma senza l’uso di oggetti fisici.
Va da sé che a dettare legge ci sono oggi soprattutto le tecniche di animazione 3D.
Rientra nella schiera la motion capture, che prevede la registrazione dei movimenti di attori reali, che vengono poi trasferiti in ambito virtuale.
Questa procedura trionfa soprattutto con la sua evoluzione in performance capture, che ritroviamo al cinema con Avatar e nel mondo ludico con The Last of Us.
La registrazione riguarda tanto i movimenti del corpo quanto quelli quasi impercettibili del volto.
Per ottenere movimenti in 3D fluidi e realistici si ricorre poi alla skeletal animation, tecnica che consente di costruire virtualmente lo scheletro del personaggio, per guidarne i movimenti e poterlo successivamente animare e integrare nella scena.
Animatori e registi si avvalgono poi della real time animation soprattutto in fase di pre-visualizzazione delle scene complesse, poiché si basa sull’elaborazione immediata delle immagini e permette di valutare rapidamente movimenti, luci e inquadrature.
Lo stesso principio valorizza molte esperienze “in tempo reale” anche fuori dal Cinema, dal rendering nei motori di gioco alle roulette live, dove continuità e immediatezza del movimento aumentano il coinvolgimento.
Un’altra tecnica iconica nell’ambito dell’animazione è il rotoscopio, in cui il disegnatore ricalca scene già esistenti o manualmente o digitalmente.
Oggi viene adoperato soprattutto per creare effetti speciali nei film d’azione.
Lo ritroviamo in Guerre Stellari o in giochi live-action come Dragon’s Lair.
La nostra rassegna non può che concludersi con una menzione alla recente procedural animation, che ridefinirà il mondo della Settima Arte e anche quello dei giochi.
Con l’ausilio dell’IA sarà possibile realizzare movimenti sempre più articolati e complessi, per portare il concetto stesso di realismo a un livello successivo.
