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Una donna promettente - Recensione: la mano della vendetta, lo sguardo del giudizio

Una donna promettente è il primo lungometraggio di Emerald Fennell - scrittrice e showrunner della seconda stagione di Killing Eve - ed è prodotto da LuckyChap Entertainment, casa di produzione di Margot Robbie.

 

Il film non è riuscito a portarsi a casa nessuno dei quattro Golden Globe per cui era stato nominato, ma è stato candidato a diverse categorie per gli Oscar 2021.

 

[Il trailer di Una donna promettente]

 

 

Una donna promettente è la storia di Cassandra, interpretata da Carey Mulligan, anche produttrice esecutiva del film: una ragazza di trent'anni con una vita apparentemente da perdente; vive ancora a casa con i genitori, non ha amici, lavora in un bar dopo aver lasciato la Facoltà di Medicina e non ha frequentazioni con uomini. 

 

Sempre che non si considerino "frequentazioni" quelle serali nel weekend.

 

Cassandra infatti indossa un abitino succinto, va nei locali da sola, finge di essere ubriaca e si fa accalappiare dai cosiddetti nice guys.

 

 

[La protagonista di Una donna promettente fuori dal locale]

 

Questi, con la scusa di aiutarla, tentano subito di approfittare del suo stato di ubriachezza; Cassandra rivela quindi la sua sobrietà e li mette davanti alla loro visciditá e alla loro ipocrisia.

 

In gergo "nice guy" non intende un uomo gentile e comprensivo, bensì indica colui che offre supporto emotivo o, come in questo caso, fisico pretendendo in cambio una ricompensa di tipo sessuale.

 

Quando pensiamo alla parola "stupro" è facile che ci venga in mente un particolare tipo di narrativa di lombrosiana memoria: l'uomo alto, grosso, magari con qualche cicatrice evidente sul volto, meglio ancora se è un immigrato di colore, che attenta alla dignità della donzella solitaria che torna a casa e magari indossa la minigonna ed è alticcia, quindi un pochino "se l'è cercata".

 

È immediato notare come già in una narrazione così semplicistica e fortemente dicotomica si insinuino i germi della colpevolizzazione della vittima e della stereotipizzazione del carnefice.

Una donna promettente aggiunge più variabili al sistema, ma partiamo con ordine.

 

Nel momento in cui l'aggressione non comprende schiaffi e pugni, l'aggressore ha un aspetto rassicurante, una fedina penale candida, se non uno status sociale di rilievo, non soltanto il ruolo della vittima e del carnefice convergono l'uno nell'altro, ma smettono persino di esistere, tanto che la parola (tentato, in questo caso) stupro si perde in un mare di edulcorazioni.

 

Ed ancora altre variabili nel sistema: l'eventuale abuso di alcol e droghe da parte dell'aggressore e della vittima, una possibile conoscenza delle parti in causa antecedente al caso, l'incoscienza, un'espressione del dissenso non troppo chiara, una ritrattazione sulla propria volontà.

Dovrebbe essere chiaro a tutti che un "No", a prescindere dalle situazioni, è sempre un "No" e che l'incoscienza corrisponde a una negazione, ma guardiamoci attorno: questa banalità è davvero chiara a tutti nella realtà dei fatti?

 

Una donna promettente ci dice di no. 

 

Tanti più gradi di separazione ci sono tra la situazione convenzionale e la realtà fattuale quanto più si lavora di sottrazione sul termine, fino a quando da "stupro" si arriva persino a ragazzate.

 

 

["Careful how you go" - Stai attenta a come vai in giro]

 

In Una donna promettente non viene mai esplicitata la parola stupro ed è una delle intuizioni più intelligenti del film; la negazione stessa di questo termine ne sottolinea la potenza evocativa.

 

Il tabù ne sottolinea la gravità e soprattutto la paura delle persone di utilizzare un termine tanto risoluto. 

La contro-aggressione quasi chirurgica di Cassandra dunque si colloca non soltanto nel filone del MeToo - a cui dobbiamo però i proiettori puntati su diverse registe donne - ma anche in quello della commedia nera.

Una donna promettente è un revenge movie dai colori pastello e con la musica pop, impegnato per i temi, ma mai didattico né didascalico.

 

Una donna promettente è un rape & revenge - ma non solo - esteticamente zuccheroso e narrativamente iperbolico e la languida Carey Mulligan ha il physique du rôle per interpretare Cassandra: un grottesco Joker travestito da innocua Alice nel Paese delle Meraviglie.

 

 

[La dolce Cassandra]

 

Passando dal thriller alla commedia - nera, poi romantica, poi di nuovo nera - Emerald Fennel confeziona un'opera originale, molto apprezzata da pubblico e critica.

 

Perché Cassandra si comporta proprio così?

Bloccata in un vortice di ricordi di un passato senza uscita e schiacciata da una società omertosa e fallocentrica, decide di dedicare la propria vita a dimostrare le incongruenze di un sistema predatorio, le cui dinamiche, allo stato più primitivo e di branco, sembrano non solo negate dalle strutture sociali e dalla legge, ma quasi incentivate.

 

È un processo reiterato ogni settimana e una missione che Cassandra segue con una risolutezza, un'acutezza e una precisione da silenziosa serial killer, una killer di certezze.

 

Ryan (Bo Burnham), un ex studente di Medicina diventato uno stimato chirurgo pediatrico, sembrerà minare le certezze della protagonista in fatto di uomini, con il suo atteggiamento simpatico e comprensivo, ma diventerà ben presto soltanto il pretesto per uno snodo narrativo importante: il disprezzo caotico di Cassandra verso la società ha la possibilità di convergere in canali definitivi, riversandosi nelle vite delle persone che le hanno fatto, direttamente o meno, del male.

 

 

[Il breve idillio di Cassandra e Ryan]

 

A questo punto Una donna promettente allarga ancora di più il range delle possibilità, concentrandosi sul contesto in cui il colpevole dello stupro è un conoscente e l'atto è taciuto dalla comunità

 

La violenza viene ignorata, seppellita, mistificata, giustificata, abbissata, se non proprio incentivata e ridicolizzata.

A tal proposito tutti si ricorderanno di questo caso orribile in casa nostra, senza dover scomodare la triste situazione dei college americani

 

Donne e uomini, giovani e adulti: non c'è nessuno che sia davvero immune alla vendetta di Cassandra: è lo sguardo sfuggevole davanti alle ingiustizie, l'ignavia di una società occidentale che, nonostante metta l'emancipazione femminile al centro del dibattito pubblico, finisce per perpetuare dei meccanismi di difesa obsoleti.

L'indifferenza è una forma di partecipazione e lo stupro non è altro che la punta della piramide la cui base è fondata dall'ignavia. 

 

Banalmente se non ci fossero le fondamenta non ci sarebbe nemmeno la cima e, nel frattempo, in questa infelice scalata dal basso a far le spese è la figura della donna: ombra dei genitori, ombra di un compagno, infine ombra dello stupratore.

 

 

[Non solo trucco... basta lo sguardo di Carey Mulligan a ribaltare totalmente la percezione che abbiamo della protagonista di Una donna promettente: deliziosa o nefasta?]

 

Una donna promettente lo spiega perfettamente: tanto più la luce emanata dall'aggressore è intensa quanto più il nome della vittima non diviene altro che ombra, fino a scomparire nei meandri della storia, nei ricordi delle persone. 

 

Cassandra questo lo sa bene.

Sa che non c'è spazio per questa consapevolezza se non con un atto di coraggio, costi quel che costi.  

 

Una donna promettente è una pellicola coraggiosa, soprattutto per quanto riguarda la scelta dei generi, sicuramente meno funzionali alla trasmissione del messaggio, ma più originali. Il film rischia di essere venduto come una stereotipata storia di vendetta femminista in salsa pop, ma i sottotesti sono molto più stratificati dietro la parvenza di un sorriso amaro.

Non è l'atto di violenza né la vendetta a costituire lo scheletro del film: piuttosto è la comunicazione, la percezione collettiva, il tessuto di omertà che permea ogni classe sociale. 

 

Nonostante qualche ingenuità di scrittura, come la ridondanza di alcune situazioni e a volte una narrazione fin troppo episodica, che rivela l'esperienza della regista con la serialità, Una donna promettente è un'opera prima davvero consigliata di una giovane autrice da tenere d'occhio. 

 

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7 commenti

Alessio Pucci

2 mesi fa

Bellissima recensione, come sempre esaustiva e concreta. Come scritto da te e dagli altri, il film tocca e mette in luce non tanto lo stupro in sè, quanto la cultura maschilista e omertosa che c'è dietro che permette che queste violenze fisiche e/o psicologiche vengano giustificate o minimizzate. Basti pensare a quante donne non denunciano violenze o molestie per la paura di non essere ascoltate o credute, (come mostrato anche nel film) e di vergognarsi per ciò che hanno subito, quando di certo non sono loro a doversi vergognare. 
L'unico modo per uscire da questa spirale e sensibilizzare ed educare, soprattutto le nuove generazioni, perché purtroppo per quanto riguarda gli adulti sappiamo quanti di loro siamo irrecuperabili perché hanno la loro concezione della realtà da cui non si smuovono, criticando i movimenti femministi riducendoli come qualcosa da donne annoiate/frustate o che hanno solo bisogno di scopare.

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Chiara Peroni

2 mesi fa

Complimenti per la recensione!
Come già dicevi tu, di questo film fa male l’indifferenza, l’omertà, il tentativo di fare finta di nulla di fronte a certe situazioni che distruggono la vita di una persona. Sappiamo bene come spesso sia una violenza anche ciò che segue la violenza fisica in sè: l’indifferenza, il tentativo di scusare il colpevole e di accusare la vittima, che, oltre ad essere violata fisicamente, viene anche annientata nella sua individualità. 
È tristemente ironico come alcuni personaggi che tentano di sminuire l’accaduto della festa, si trovino poi a immaginare i peggiori scenari nel momento in cui loro o i loro cari vengono messi in situazioni ambigue. Ed è triste perché il film, senza troppi “spiegoni” e senza inventare nulla, rispecchia l’attuale società in cui purtroppo troppo spesso siamo nelle condizioni di dover temere per l’incolumità nostra o di chi temiamo. Forse più che la punizione dei “cattivi”, ho apprezzato la condanna degli ignavi, di chi ritiene di essere innocente solo perché non partecipa attivamente ad un’azione violenta, di chi non interviene finché non viene coinvolto in prima persona perché “tanto cosa posso farci io?”. 
In conclusione, il film mi ha fatta molto arrabbiare e mi ha portata a pormi domande sulle persone che ho accanto e sul mio comportamento nei loro confronti in determinati momenti. Vorrei già rivederlo.

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scarbo

2 mesi fa

Chiara Peroni
Concordo sulla condanna degli ignavi, è forse il maggior pregio del film. Dei violentatori è troppo facile parlarne come di una categoria a sé, come delle mele marce in un sistema marcio. Il problema è alla base del sistema, come ha saputo scrivere molto bene Lorenza nel passaggio "L'indifferenza è una forma di partecipazione e lo stupro non è altro che la punta della piramide la cui base è fondata dall'ignavia.".

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Luca Meda

5 mesi fa

Recensione ottima che mi ha incuriosito ancora di più su un film che attendo moltissimo (e con un bel po’ di ottimismo spero di vedere in sala in un futuro non troppo lontano)

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Ottima recensione e mi aggiungo al coro nel consigliare la pellicola.
Il film,  è riuscito ad evocarmi sensazioni di profondo disagio per l'efficacia con cui è rappresentata la tolleranza bonaria che spesso ricevono questi nice (!) guys e per la generale omertà che circonda un argomento ancora attualissimo.


A livello di riflessioni generate e di argomenti mi ha ricordato l'audiodocumentario "No", di Kaitilin Prest di cui suggerisco l'ascolto.

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Erik Nicoli

6 mesi fa

Complimenti a Lorenza per la recensione, davvero ben scritta. Il tema di cui tratta il film è purtroppo tristemente attuale e non vi è alcun accenno ad una diminuzione di casi di violenza o molestie verso le donne. Anzi, sempre in aumento! Speriamo che questo film abbia successo e venga capito dalla massa. 
Rimanendo in tema consiglio di leggere un libro, Senza Consenso di John Krakauer. Un reportage incredibile e scritto veramente bene che parla appunto di violenze sessuali.

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Lorenza Guerra

6 mesi fa

Erik Nicoli
Grazie mille del consiglio (e dei complimenti, ovviamente!), segno il titolo con molto piacere

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