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La nave sepolta - Recensione: alla scoperta di un passato nascosto

Il romanzo La nave sepolta di John Preston viene riadattato dal regista Simon Stone: fra prati inglesi e piogge battenti il passato più che nei nostri ricordi è sotto i nostri piedi.

 

“Noi riveliamo la vita, è per questo che scaviamo, Basil Brown“

 

La vedova Edith Pretty (Carey Mulligan) sta trascorrendo gli ultimi tramonti della vita con il figlio Robert, nei pressi di Woodbridge nel Suffolk.

Nei suoi terreni sono da sempre presenti dei tumuli, che si ergono ben visibili nella sconfinata pianura inglese.

Non resistendo più alla voglia di scoprire cosa si celi al di sotto di quelle collinette, decide di rivolgersi a un esperto.

 

Viene scelto Basil Brown (Ralph Fiennes), un uomo atipico, che scava per diletto, non è un archeologo né tanto meno un laureato, ma costa poco e ha grande esperienza. 

 

[Trailer italiano de La nave sepolta]

 

 

Fra un diluvio e l’altro ben presto emerge qualcosa dal terreno: si tratta di una nave quasi completamente conservata che al suo interno nasconde ancora grandi cose da scoprire.

 

La notizia dilaga in fretta e altre persone si uniscono agli scavi, vicini di casa, cugini, archeologi.

Arriva fino a Londra e al British Museum, che non impiega molto a raggiunge il sito di Sutton Hoo per dettare legge sulle sorti degli scavi.

 

La fermezza di Basil sostenuta dalla signora Pretty però, non lascia spazio a interventi esterni, la pura curiosità li ha portati a quel tesoro, ed è solamente con questo spirito che lo scavo avrà termine.

 

 

[Ralph Fiennes in una scena de La nave sepolta]

 

 

Sin dalle prime scene si percepisce leggerezza.

 

Biciclette, fili d’erba e piccole barche sembrano mosse dal vento in un paesaggio calmo.

Ma siamo nel 1939, in quegli anni la tranquillità visita solo pochi paesi e la Gran Bretagna non è uno di questi.

 

Gli aerei da guerra muovono verso sud e volano in continuazione sopra i vedi prati inglesi, quasi a creare una grande dicotomia.

La pace prima della tempesta.

 

Una tempesta che attenderà ancora per poco, è questo il problema di Sutton Hoo: la guerra è vicina e trasportare una nave non è nemmeno immaginabile per il British Museum, che sta svuotando le sue riserve per trasformarsi in magazzino di rifornimenti militari.

 

Il tema della morte accompagna La nave sepolta sin dalle prime immagini, fino a essere l’elemento chiave di tutta la narrazione.

Edith ha importanti problemi di salute che sembrano legati a filo doppio ai progressi del sito, più si scava meno tempo le rimane, a sottolineare l’immortalità dei ritrovamenti di fronte alla mortalità della donna.

 

La nave sepolta non è arrivata nei prati con il soffio del vento: se si trova in mezzo alla pianura è per ricordare qualche grande uomo, probabilmente un guerriero che riposa in quei luoghi da diversi anni, aspettando di essere scoperto o magari semplicemente ricordato.

 

 

[Carey Mulligan in una scena de La nave sepolta]

 

Gli stessi protagonisti, entrambi piuttosto anziani, sembrano spinti a vivere unicamente dalla curiosità; due persone molto diverse, che fin dai primi momenti nascondono una certa intesa, ma che poi lentamente decidono di lasciar sfumare nell’interesse della scoperta.

 

Fantasticamente impersonati da due attori di spessore, sono loro a rendere godibile la pellicola: in un film che tende ad essere piuttosto lento, le loro interpretazioni rendono giustizia a due persone dimenticate dalla Storia moderna.

Fra paesaggi addormentati dal tempo e momenti toccanti, la sfaccettatura che stride maggiormente è il contorno alla narrazione principale.

 

Si racconta dei partecipanti agli scavi, quasi a riempire la mancanza di eventi degni di nota, storie d’amore improvvisate, matrimoni infelici e il cugino di Edith, che comparso sulla scena per “essere d’aiuto” diventa quasi protagonista nel finale.

 

La storia de La nave sepolta sembra viva nelle sue prime battute, ma tende a spegnersi in un groviglio di relazioni confuse che rubano la bellezza a un film che era partito con il piede giusto. 

 

 

 

 

La nave sepolta è cosciente, lascia spazio alle parole senza essere invadente, tende a scaldare il cuore senza impegnare troppo i pensieri.

 

Uno di quei film che vuole essere osservato, più che guardato.

 

Tratto da una storia vera, La nave sepolta è un grande elogio a una Gran Bretagna che guarda in silenzio il resto del mondo, di cui si parla raramente, forse perché ha poco da raccontare, ma tanto da scoprire. 

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2 commenti

Amedeo Cardelli

5 mesi fa

Condivido pienamente, purtroppo nel proseguire il film perde sempre più della magia che lo circonda all'inizio, fin quasi a far passsre in secondo piano i personaggi e gli eventi principali.
Un particolare che però mi ha colpito molto del film è stata la scenografia, quei ritagli di Suffolk che ogni tanto spezzavano la narrazione li ho trovati incantevoli

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RogueMar

5 mesi fa

Condivido il pensiero dell'autore ovvero che il film tende a perdersi verso la metà; tuttavia l'ho trovato godibile, specialmente per come hanno trattato il tema archeologico.
Io studio archeologia e finalmente ho visto un film in cui le viene data giustizia: niente viaggi nel tempo, niente fruste e avventure! Viene mostrato quanto più verosimilmente il lavoro dell'archeologo: lo studio, lo scavo, la trowel, la fatica e il piacere della scoperta, riportare alla luce in nostro passato rimasto all'oscuro per secoli.
Ci sono state un paio di scene che, da amante della materia, mi hanno proprio commossa! Vorrei che ce ne fossero di più di film così!

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