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Storia ed evoluzione dei formati, Parte I: dal Kinetoscopio al Movietone

70mm. IMAX. Ultra Panavision: nomi come questi affollano sempre più il nostro orizzonte quotidiano, quando si parla di Cinema.

 

 

Formati video e audio, sistemi di ripresa e proiezione, tecnologie all’avanguardia o tradizionali, oramai compaiono a caratteri cubitali sulle locandine e sui poster di ogni multisala, vengono declamati trionfalmente nei trailer e sono sempre più al centro della pletora di strumenti a disposizione del reparto marketing.

 

Sembra dunque che questi aspetti del fare cinema stiano suscitando interesse da parte del pubblico e che abbiano effettivamente un impatto sulla ricezione dei film, impatto che trapassa l’orizzonte ristretto della critica e raggiunge una dimensione di pubblico più ampia, generalista, diffusa.

 

Non è certamente un caso se assistiamo oggi a un ripopolarsi di lavori che esibiscono fieri l’utilizzo di questa o quella tecnica, di una pellicola particolare o di una lente inusuale.

 

Insomma, è questa una fase di sperimentazione e innovazione, che personalmente credo possa solo far del bene alla varietà e al livello qualitativo dei prodotti che ci vengono proposti, magari perfino suscitando curiosità e attenzione su diversi aspetti della loro fruizione.

 

Ma cosa sono, davvero, i formati cinematografici?  

 

 

[© Frédéric Rolland]

 

 

Suddividerò la trattazione dei formati cinematografici in tre articoli, nei quali cercherò di offrire una panoramica non eccessivamente tecnica delle modalità di ripresa e proiezione più celebri, dei rispettivi effetti e dell’accoglienza storica che hanno ricevuto da parte di pubblico e industry, in ultima istanza, lo vedremo, il fattore forse più rilevante per la “sopravvivenza” di un formato. 

 

In breve, l’espressione “formato cinematografico” (o in inglese film format), ha assunto nel tempo uno spettro di significati dall’estensione proporzionale allo sviluppo tecnologico subito dal mezzo. In sostanza, essa descrive l’insieme di caratteristiche e proprietà fisiche del supporto madre dell’immagine e del sonoro di una proiezione cinematografica: la pellicola (film), appunto.

 

 


 

A questa definizione corrisponde una moltitudine di aspetti tecnici, i cui più rilevanti e noti sono forse rappresentati dalla larghezza del film, espressa in millimetri (8, 16, 35, 70mm…); dal tipo di sensibilità ai colori della superficie fotochimica destinata all’esposizione (pellicole pancromatiche, monocromatiche, ortocromatiche, etc. ); e, un po’ più raramente, dal sistema meccanico con cui avviene il trascinamento della pellicola, spesso espresso con il numero di perforazioni presente ai suoi bordi.

 

La bellezza e il fascino dell’analogico - a partire dalla sua espressione artistica principe, la fotografia (#filmisnotdead) - abbraccia un orizzonte sterminato di possibilità di sperimentazione e novità, che ha permesso nel tempo di raggiungere soluzioni creative e immaginifiche straordinarie, e che oggi sta vivendo, tra l’altro, un revival notevole: ma questa è un’altra storia e, per la vastezza e bellezza dell’argomento probabilmente merita un articolo a sé.

 

Dunque immergiamoci nella storia dei formati: un susseguirsi di miglioramenti tecnici e d'ambizioni di ingegneri e direttori della fotografia, e dell’inevitabile risposta del pubblico a tutti questi, a partire dal primo, meno noto, impianto di “proiezione”: il Kinetoscopio.

_______________________________ 

 

Parte prima - La preistoria

ovvero degli esordi e della nascita della concezione moderna di Cinema

 

 



I.  Kinetoscopio

 

Introdotto e brevettato da William Dickson, allievo dell’illustre scienziato Thomas Edison, il Kinetoscopio si data intorno all’ultimo decennio del XIX secolo, ed è da molti considerato il primo vero sistema di proiezioni d’immagini a finalità d’intrattenimento, anche se fu ufficialmente preceduto da altri primordiali apparecchi capaci di proiettare pochi frame e prevalentemente utilizzati in ambiti scientifici.

 

Consisteva in un sistema mono-spettatore in cui l’utilizzatore, azionando il marchingegno tramite una manovella, osservava la successione dei fotogrammi da un occhiello che dava all’interno di un involucro solido in cui la pellicola girava.

 

Apparecchio sicuramente rudimentale, che però esibiva alcune caratteristiche sorprendentemente moderne come l’utilizzo prevalente di pellicola 35mm e di un notevole frame rate, che raggiungeva in alcuni casi i 48 fotogrammi al secondo (ancora oggi è prevalente l’utilizzo della velocità standard di 24 fps).

 

Per ragioni squisitamente meccaniche, a questa velocità (essenziale per l’illusione ottica del movimento) il Kinetoscopio non era in grado di ospitare grandi quantità di pellicola, implicando necessariamente una durata minima delle rappresentazioni, al massimo di pochi secondi.

 

Il suono era chiaramente assente e, generalmente, l’inizio della “proiezione” (difatti assente) veniva sincronizzato con una registrazione riprodotta esternamente, tramite altro dispositivo.

 

 

[Frame di una delle prime produzioni di pochi secondi]

 

Film rilevanti

La filmografia relativa a questo primitivo sistema ideato da Edison è assai esile.

 

Difatti, il sistema era progettato per uso domestico e mirava appunto alla commercializzazione privata, un concetto più simile all’home theatre che al moderno cinema.

 

Degni di menzione sono probabilmente solo alcuni brevissimi lavori di Dickson stesso, intitolati Dickson Greeting (~3 sec.) e Blacksmith Scene (~35 sec.), il quale merita però di essere citato per essere uno dei primi film (1893) a essere proiettato pubblicamente, ovvero per un’audience pagante.

 

Le palesi difficoltà tecniche di riproduzione e l’antieconomicità del mezzo portarono ben presto all’abbandonare i piani industriali inizialmente progettati, per essere prontamente affiancato e sostituito da altri sistemi in quella che era sicuramente un’industria fiorente e proattiva, capace in pochi anni di migliorare drammaticamente la qualità e la fruibilità del girato.

_______________________________ 

 

 

[Manifesto pubblicitario di una sala cinematografica parigina dei primi del '900]

 

 

II. Cinematografo

 

Eccoci dunque al celeberrimo apparecchio dei fratelli Lumière, sul quale la stragrande maggioranza degli aneddoti sull’origine del cinema si fonda: le Cinématographe.

 

Introdotto nel 1895, i miglioramenti rispetto ai coevi sistemi di proiezione furono subito manifesti, a partire dalla fruibilità, che superava il modello mono-spettatore di Dickson, difatti proiettando per la prima volta su un grande schermo e così rendendo l’invenzione commercialmente promettente.

 

Inoltre, il cinematografo dei Lumière garantiva una superiore stabilità delle immagini grazie al perfezionamento del sistema a perforazioni sulla pellicola, e la possibilità di proiettare in maniera continuativa anche per diversi minuti, stimolando così per la prima volta una vera e propria industria cinematografica, ovvero di produzione e distribuzione di contenuti visivi.

 

Corrisponde così a questo periodo il primo diffondersi delle sale cinematografiche, in particolar modo nell’avvenente e industriosa terra degli Stati Uniti d’America, dove sotto il nome di nickelodeons (dal prezzo del biglietto, 5 cents = nickel) divennero un importante centro di attrazione popolare e non.

 

Ulteriore ragione di successo del cinematografo fu la parziale canonizzazione degli standard di ripresa e proiezione: con esso, si stabilì l’aspect ratio di 1.33:1 (o 4:3, se preferite), che dominò il formato video fino all’avvento (lo vedremo) dell’Academy Ratio.

 

Il frame rate dei filmati fu fissato a 16 fotogrammi per secondo, diventando appunto uno standard del tempo per resa visiva e praticabilità tecnologica. Come detto, si confermò l’utilizzo predominante della pellicola 35mm perforata ai bordi, garantendo una stabilità e una fluidità di movimento mai raggiunta prima.

 

Infine, per quanto riguarda il suono bisognerà aspettare ancora un paio di decenni durante i quali il sonoro, che consisteva prevalentemente in musica d’accompagnamento, veniva riprodotto autonomamente alla proiezione, tramite dispositivi sincronizzati e calibrati manualmente. 

 

 

[Auguste e Louis Lumière]

 

 

Film rilevanti

 

Nonostante i notevoli progressi rispetto ai sistemi precedenti, neppure le produzioni dell’epoca del cinematografo poterono superare i pochi minuti di durata.

 

Tuttavia, merita attenzione il prodotto più noto degli ultimi anni del XIX secolo, a firma degli stessi fratelli inventori, ovvero L’uscita dalle officine Lumière (1895): un filmato di meno di un minuto che ritrae la fine della giornata lavorativa di un gruppo di dipendenti che si appresta a lasciare la fabbrica.  

 

Come accennato in precedenza, l’importanza storica di quest’invenzione per la quale essa è stata spesso considerata un esordio assoluto per il cinema, risiede non tanto nella tecnica di proiezione o nel formato audiovisivo, quanto nell’essere il primo medium di un’esperienza cinematografica condivisa, vale a dire con un pubblico che assisteva collegialmente alla proiezione.

 

E questa caratteristica, perfino oggi che vi è l’imbarazzo della scelta nella modalità di fruizione di un film, resta imprescindibilmente legata a cosa significa andare al cinema

_______________________________ 

 

 

[Enoch Rector raffigurato all'interno della sua creazione dal San Francisco Chronicle, marzo 1897]

 

 

III.  Veriscope

 

Gli ultimi anni dell’800 si confermarono anni di fervente sviluppo e innovazione cinematografica, culminando in quello che da molti è ritenuto il primo film della Storia, ovvero The Corbett - Fitzsimmons Fight (1897), a firma dell’americano Enoch Rector.

 

A renderlo un unicum per il tempo fu la straordinaria durata di 100 minuti, che fece del prodotto di Rector il primo lungometraggio della Storia.

 

Sicuramente meno nota del Kinetoscopio di Edison o del Cinematografo dei Lumière, l’invenzione dell’inventore americano fu semplicemente una risposta ingegnosa a un problema pratico: Rector, pubblicista statunitense di boxe, aveva l’ambizioso progetto di filmare e mostrare a un grande pubblico un incontro di pugilato.

 

L’ostacolo principe, chiaramente, consisteva nell’impossibilità tecnica di girare filmati di durata maggiore di pochi minuti.

 

 

 

 

Rector non fece nient’altro che creare una camera gigantesca, capace di accogliere una quantità enorme di pellicola e d’includere al suo interno, quando in azione… lui e il suo team (di almeno tre persone).

 

Immaginate dunque una struttura in legno a grandezza umana, con piccole finestrelle rosse e tre lenti sporgenti da una delle pareti: ed ecco dunque che avrete il Veriscope, ovvero… la cinepresa più grande di sempre.

 

Il funzionamento alla base del Veriscope corrispondeva in tutto e per tutto a quello delle moderne macchine analogiche, con l’unica differenza che per rendere sostenibile l’esposizione di una tale mole di film (fonti parlano di 14 chilometri di pellicola) era necessaria la presenza fisica di tecnici che eseguissero piccole operazioni di controllo durante la fase di ripresa.

 

Ciò fu reso possibile con la realizzazione di quella che era una enorme darkroom (camera oscura), in cui gli operatori potessero maneggiare la pellicola non esposta (pellicola che ai tempi era prevalentemente ortocromatica, ovvero insensibile alla luce rossa proveniente dalle finestrelle) e alternare sequenzialmente le tre camere installate nell’apparato.

 

Sono poche le testimonianze fotografiche dell’apparecchio, ma riporto qui una delle foto della macchina in azione, proprio durante il celebre incontro di pugilato. Se aguzzate la vista, la troverete appena dietro il ring, in alto a destra, con tre fori in corrispondenza delle tre lenti.

 

 

[Il Veriscope è visibile dietro il ring, in alto a destra. Foto di Hugh Castle (scattata illegalmente)]


Infine vale la pena sottolineare che il girato finale, come detto di un'ora e quaranta minuti, fu il primo a essere ripreso su pellicola (Kodak) 63mm, dunque effettivamente il primo grande formato della storia (1.66:1 di aspect ratio).

 

Dopo una delicata fase di sviluppo e montaggio del film, Rector ebbe la sua première il 22 maggio del 1897, alla New York’s Academy of Music.

 

Il film si rivelò un successo tanto che Rector, come i Lumière prima di lui, partì per un tour in Australia, alle Hawaii e nel Regno Unito, raggiungendo la cifra mai toccata prima del milione di dollari incassati, di cui si mise in tasca circa… nulla.

 

Infatti, nonostante il successo ottenuto, la produzione riuscì appena a fare break-even, ovvero a recuperare i costi investiti nella mastodontica realizzazione.

_______________________________ 

 

 


 

IV.  Movietone

 

Chiuderei la “puntata” sulla preistoria cinematografica con il formato che segnò di fatto la trasformazione più epocale che il cinema abbia mai esperito: l’avvento del suono.

 

Occorre fare un salto temporale di circa tre decenni, nei quali la tecnologia compì enormi passi avanti per quanto riguarda la riproduzione visiva delle immagini e la durata massima di riprese e proiezioni.

L’industria cinematografica era ormai prospera e, in particolare negli Stati Uniti, i più importanti studios erano già in competizione tra loro per la realizzazione del primo sistema di proiezione con audio integrato.

 

Warner Bros. sviluppò il sistema Vitaphone, nient’altro che un impianto sincronizzato di proiezione e riproduzione audio, che utilizzava dei 33 giri come traccia sonora. Il sistema fu utilizzato in alcuni celebri film come Il cantante di Jazz (1927) e permise di aggiungere il sonoro anche a lavori predatati, come avvenne per il popolarissimo Ali (1927) di William Wellman. 

 

 



 

Parallelamente, RCA e Fox erano al lavoro su una tecnologia più sofisticata, quella del sonoro ottico, ovvero stampato sul bordo della pellicola. La tecnologia di RCA prese il nome di Photophone mentre Fox utilizzò la denominazione Movietone. 

 

Il Movietone divenne virale e tutt’oggi viene di fatto ricordato come il sistema che interruppe il dominio del cinema muto.

 

 

[Esempio di negativo Movietone, con il sonoro ottico ben visibile sulla sinistra] 

 

 

Film rilevanti

 

Tra le produzioni più rilevanti abbiamo sicuramente Aurora (1927), di F.W. Murnau.

 

Il padre dell’Espressionismo Tedesco, ormai una figura già saldamente affermata del panorama cinematografico dell’epoca, scelse il sistema della Fox per il suo primo lavoro girato in terra americana, film che poi gli varrà l’Oscar per il Miglior Film alla prima edizione degli Academy Awards, nel 1929.

 

I film di questa categoria vanno ancora considerati film muti, poiché sprovvisti di dialoghi, ma furono i primi a presentare una colonna sonora e degli effetti audio incorporati nella proiezione, grazie appunto alle strips audio apposte sulla pellicola.

 

 

 

 

In merito al formato della riproduzione, il Movietone utilizzava quella che era diventato un canone, ovvero una pellicola 35mm a 4 perforazioni, la quale veniva proiettata con un’aspect ratio di poco meno di 4:3, dato che una piccola porzione della “larghezza” del fotogramma veniva ora occupata dalla traccia audio.

 

Siamo soltanto al terzo decennio del secolo scorso, il suono è appena stato introdotto e ha già cambiato per sempre il modo in cui il cinema si esprimerà. Siamo lontani dai fasti del widescreen, il formato panoramico che rappresenterà una vera e propria svolta nel modo di concepire il Cinema.

 

Tuttavia, è già possibile discernere in ciò che abbiamo visto alcuni concetti chiave nella formazione di un ideale moderno di produzione e fruizione cinematografica: il passaggio da esperienza individuale a condivisa, la necessità di raccontare storie e non solo fatti, la tendenza del mezzo a trasformarsi in prodotto, la concorrenza tra gli studios per accaparrarsi il mezzo più innovativo, più sensazionale, più spettacolare.

 

Di questi temi e molto altro parleremo nel secondo capitolo, dove li vedremo al centro della successiva evoluzione dei formati, queste cornici più o meno grandiose che in un mercato sempre più competitivo hanno costituito un vantaggio indispensabile nella diffusione di questa o quella tecnologia. 

 

Qui la seconda parte: Academy Format, Cinerama, Cinemascope e Todd-AO. 

 

Qui la terza parte: Ultra Panavision 70, Techniscope, IMAX, Univisium

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7 commenti

Sky

6 mesi fa

Articoli interessantissimi come sempre.

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Hanza

10 mesi fa

L'unica cosa che posso dire è... Grazie!!
Articolo molto bello e interessante, aspetterò con ansia i prossimi articoli!

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Pietro Oreglia

10 mesi fa

Davvero scritto bene, interessante e chiaro! Penso che potrebbe essere anche un filo più tecnico rimanendo comunque super comprensibile (ad esempio a me personalmente interesserebbe un casino sapere come il Movietone traduceva il bordo stampato in sonoro vero e proprio)! Però comunque davvero super bello! Non vedo l’ora di leggere i prossimi!

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Francesco Malatesta

10 mesi fa

Molto interessante!👊

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Andrea Pitossi

10 mesi fa

L'articolo di cui avevo bisogno da tempo! Finalmente!😍

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Scorrevole e piacevole, oltre che interessante, attendo le prossime parti!

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Sasuke

10 mesi fa

solo applausi per questo articolo.... super interessante, attendo con ansia i prossimi 😄

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