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Raw e The Neon Demon: due horror sulla crescita

Il rito di passaggio femminile dalla bambina - qui collegata ad una coscienza pura e senza macchia - a donna sensuale e consapevole, viene illustrato nei due recenti film di genere horror: Raw - Una cruda verità di Julia Ducournau e The Neon Demon di Nicolas Winding Refn

Justine (Garance Marillier) è una ragazza di 16 anni che si iscrive all'Università di formazione veterinaria. E' l'inizio di un percorso di grandi trasformazioni la cui entrata viene simbolicamente segnata da un battesimo di sangue.

Anche Jesse (Elle Fanning) ha 16 anni ed è un'aspirante modella: la vediamo per la prima volta in posa per un set fotografico con il collo sporco di sangue.

Justine e Jesse sono le nostre giovani vergini macchiate.

Ecco il primo elemento comune, il sangue. 

Il sangue che cade dall'alto sulla testa di Justine sembra caricarsi di tutta la potenza allegorica del primo ciclo mestruale, oscuro presagio (come il collo sanguinante di Jesse) di un tragico epilogo, del cambiamento che irromperà in maniera inaspettata e violenta sconvolgendo la sua vita.

Justine, da sempre vegetariana, assaggia la carne cruda.

Il succulento pasto risveglia in lei pulsioni ancestrali, impulsi profondi e nascosti dei quali ignorava - o reprimeva - l'esistenza e che adesso non riesce a controllare. La sua è la tipica confusione che viene sperimentata all'entrata dell'età puberale e l'Università rappresenta un degradante luogo di iniziazione dove anche gli studenti più grandi sono prede dei loro comportamenti quasi bestiali.

Attraverso lo svilupparsi del cannibalismo viene scoperto il sapore della carne, del proprio corpo e il suo carisma seduttivo, esplorata la propria sessualità e acquisita la consapevolezza della propria persona.

Nel suo compagno di stanza, Justine troverà un oggetto d'amore verso il quale vengono riversati sentimenti romantici e carnali, amore e sadismo, baci ingordi e morsi voraci, mentre sua sorella sarà una guida per lei, a partire dal memorabile momento in cui prenderà in mano il suo dito, dapprima osservato con curiosità e poi leccato, succhiato, addentato.

Il punto di vista femminile in entrambi i film è particolarmente evidente e, a tal proposito, risulta essere significativo il ruolo degli specchi. 

 

 

Lo specchio costituisce l'occasione materiale per poter entrare in contatto con la propria parte oscura, il celato dionisiaco del nostro essere: è il simbolo del doppio.

Due scene particolarmente belle e significative dei rispettivi film, infatti, hanno a che vedere con lo specchiarsi: le due ragazze osservano il loro riflesso e scambiano un bacio con il proprio sé alternativo, è questo il momento del risveglio della carne, della consapevolezza del proprio cambiamento. Justine è accompagnata dalla metaforica canzone Plus putes que toutes les putes di Orties, a rappresentare l'acquistata fiducia e coscienza sessuale - con un atteggiamento che ricorda l'eccessiva ostentazione adolescenziale più tipica - , e Jesse dalla figura del triangolo, probabile simbolo della rinascita. La sua bellezza raggiante, che la eleva a creatura quasi divina, costituisce anche un pericolo che risveglia brutalmente l'invidia delle compagne. E' un piccolo granellino luminoso in un mondo di lupi affamati ("You know what my mother used to call me? Dangerous. "You're a dangerous girl". She was right. I am dangerous").

 

Mangiare la carne, bagnarsi nel sangue - il sangue è la vita -, e, generalmente, la pratica del cannibalismo è il mezzo attraverso il quale vengono acquisite le virtù positive dell'individuo divorato. 

 

Mentre Justine mangia, Jesse viene mangiata.

Le ragazze rappresentano le due caratteristiche complementari dell'erotismo orale, rispettivamente: la prima riguardante il piacere sessuale legato alla stimolazione della cavità orale e delle labbra a partire dalla nutrizione (Justine), e la seconda la relazione oggettuale che si riflette nel meccanismo dell'incorporazione (Jesse).

Nello sviluppo fisiologico dell'essere umano anche il bambino prova il piacere di mangiare, succhiare, addentare, un piacere che diventa indipendente rispetto alla funzione originaria nutritiva e che, per questo, acquista la forma della prima organizzazione sessuale pregenitale: l'incorporazione è soprattutto il divorare, l'ottenere soddisfazione sessuale attraverso l'introduzione dell'oggetto - il cibo - dentro sé, con la conseguente distruzione di quest'ultimo ma, allo stesso tempo, anche conservazione. 

Ritengo che l'erotismo orale descritto in The Neon Demon e in Raw riguardi soprattutto tale processo dell'incorporazione, che è "una specie di amore compatibile con l'abolizione dell'esistenza dell'oggetto" come spiegava Freud.

 

Julia Ducournau e Nicolas Winding Refn ci mostrano, in maniera molto diversa ma allo stesso tempo speculare, il cammino tormentoso del percorso che le due protagoniste compiono per diventare finalmente delle donne, obbligandole a confrontarsi con i loro sentimenti più reconditi e inspiegabili, con i quali - come avviene metaforicamente nel finale di Raw - siamo costretti a convivere inevitabilmente, poiché la repressione di tali forze interne è causa di una risposta ancor più violenta e, perciò, comportamenti devianti.

 

Ciò che viene mostrata è la maturazione sessuale delle giovani attraverso l'esperienza della fase sadico-orale o cannibalica, ma non solo. Infatti l'incorporazione è, a livello corporeo, l'anticipazione di processi psichici più complessi come l'identificazione e l'introiezione.

 

In particolare è l'introiezione ad essere l'equivalente psichico dell'incorporazione, un meccanismo che sta alla base della prima costruzione dell'Io attraverso l'introiezione di tutto ciò che è fonte di piacere, per acquisirne le qualità, e il rigetto di tutto ciò che è causa di dispiacere: mangiare l'altro diventa la forma d'amore più brutale, anzi, inglobare l'altro nel tentativo di possederlo completamente e conservarlo per sempre dentro di sé, acquisirne i tratti desiderati, diventare l'altro. Così Justine mangerà il ragazzo che ama e Jesse sarà mangiata dalle sue colleghe che, anche se la invidiano e la odiano, nel profondo vorrebbero essere proprio come lei.

 

Mangiare significa scoprire la sessualità, amare, distruggere e mantenere, ma è anche l'occasione per studiare il mondo esterno (nei primi giorni di vita la bocca è il mezzo prediletto che utilizziamo per conoscere gli oggetti che ci circondano), quindi per regolare il rapporto tra individuo e contesto, infine - mediante l'incorporazione evoluta a meccanismi complessi di introezione ed identificazione  - per costruire e definire la propria identità.

 

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82 commenti

matsod

2 anni fa

The Neon Demon è un film fortissimo, spiazzante. L'ho visto e ne sono rimasto stregato: dalle inquadrature ai colori, a livello visivo è qualcosa di impareggiabile. Mi è piaciuto davvero molto, e ha fatto vertiginosamente salire Refn nella mia personale "classifica", visto che è andato ad affiancarsi ad altri grandi film come Drive e Bronson, per dirne due.
Riguardo l'argomento di cui parla questo articolo, potrebbe meritare una menzione anche Il Cigno Nero di Aronofsky, mentre Raw non l'ho visto ma di sicuro lo recuperero

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Martina Paffo

2 anni fa

matsod
se ti va fammi sapere che ne pensi di Raw dopo!

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Lenù

5 mesi fa

matsod
Concordo su tutto

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Luca Iencarelli

2 anni fa

Se sta tornando di moda lo stile cinematografico degli anni '80, è merito anche e soprattutto di Refn.

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Fanny Merlini

2 anni fa

Non mi sento di stomaco abbastanza forte per sopportare la visione di Raw, ma The Neon Demon, visto recentemente, mi è piaciuto molto. Le luci, i colori, quei dialoghi quasi innaturali, un finale che non ci si sarebbe mai aspettato.

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Matteo Malacarne

2 anni fa

Nn li ho ancora visti

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Nicolò Murru

2 anni fa

Visti entrambi, ma Raw non mi è piaciuto. The Neon Demon lo ritengo un capolavoro. Musiche, colori e atmosfere sono un qualcosa di assurdo. I personaggi sono “inquietanti”, da Keanu Reeves, al ragazzo, alle rivali sui set.

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Martina Paffo

2 anni fa

Nicolò Murru
Posso chiederti cosa non ti ha convinto di Raw?

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Nicolò Murru

2 anni fa

Martina Paffo
Non mi ha proprio preso. Ho trovato un’atmosfera un po’ noiosa che ha influito sul giudizio. La trama sembrava interessante anche, ma proprio non mi ha detto nulla.

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Carmelo Trifoglio

2 anni fa

Visti entrambi e devo dire di averli trovato molto disturbanti. Piaciuti tutti e due, ma ritengo che Refn si aggiudichi il primo posto in questa contesa. Esteticamente superlativi, però Neon Demon mi ha detto qualcosa in più rispetto a Raw

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