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Bacurau, di Mendonça Filho e Dornelles - Festival di Cannes 2019 - Recensione

La Storia del Cinema comprende un abbondante numero di registi ambigui le cui opere diventano un puzzle affascinante per alcuni critici e certo pubblico, anche quando solo il tempo potrà davvero svelare le facciate che compongono tutti i lati necessari a sbloccare il meccanismo e dare accesso ai suoi segreti. 

 

È il bello del cinema e motivo di immortale fama per alcuni dei suoi autori. 

Al Festival del Cinema di Cannes 2019 abbiamo assistito alla premiere di Bacurau, film in concorso per la Palma d'oro: una pellicola la cui carica enigmatica ha messo a dura prova la visione, pur tenendo avvinto allo schermo il vasto pubblico della sua sala più prestigiosa, il Grande Théâtre Lumière.  

 

 



Bacurau, diretto da Kleber Mendoça Filho Juliano Dornelles, viene da un futuro poco distante e vede protagonista assoluto l'omonimo villaggio che, da un giorno all'altro, viene cancellato dalle mappe.

 

Il film è incoerente, sconclusionato, figlio di tutto il cinema di genere e di nessuno, preda dei sentimenti di un Brasile violentato e straziato e nella cui isteria, quella della capoeira, della saudade sfogata in jazz e del sesso alla bocca di Rosa, non sa da che parte urlare e con quale tono, finendo con l'impazzire. 

 

Mendoça Filho Dornelles trascinano lo spettatore in un mondo che non è il Brasile che stereotipiamo e nemmeno quello che dovremmo conoscere, ma una linea alternativa dove Bacurau è oasi e avamposto di una nazione al tracollo, andata ben oltre i limiti della decadenza e che si rifugia in questo villaggio dove gli allucinogeni, la vita bucolica e la costruzione di un quotidiano che è resistenza al disgregamento totale.  

 

 



Quello che i due registi cercano di mettere in scena è tanto chiaro nel suo messaggio ultimo quanto un mistero nella sua forma, generando un costante senso di smarrimento, scavando le fondamenta di quello che potrebbe sembrare un dramma per poi erigere i muri di cartongesso del genere, pronti a essere sfondati per sorprenderci sperduti al centro di un plot maldestro. 

 

Una donna introduce farmaci salvifici per la gente di Bacurau

 

Un politico fa campagna elettorale come fosse l'orgoglioso proprietario di un ice cream truck che pompa dal megafono i successi italiani anni '50, al fine di avere attenzione e recitare vanesie promesse e portare benefici non richiesti, se non inutili.  

 

 



Una donna muore e lascia un vuoto nella comunità del villaggio.

Un ufo segue un vecchio eremita.


Un uomo è ricercato e pericoloso. 

Un uomo va in televisione con la sua conta dei morti e la sua musica e un gruppo di gringos gioca con la passione per le armi vintage e la conta dei morti. 

 

Bacurau è il gioco sul tappeto della cameretta di due registi la cui voce e il cui messaggio si perdono dietro la voglia di replicare qualcosa che chiaramente amano, prendendo nel mezzo George Miller John Carpenter, presente anche lui al festival, passando dalla narrativa tipica del drama al Distretto 13 del regista americano, facendo del villaggio brasiliano una realtà assediata da un esterno folle, violento e reazionario al quale si ribellano attraverso la loro storia.  

 

 



La sceneggiatura, per quanto cristallina nella sua denuncia, dimentica però di progettarsi e di montare quel semplice pendolo a descrivere l'arco degli eventi utile a mettere in moto le sinergie tipiche del genere, perdendosi in una prima parte senza un punto e portando avanti personaggi destinati all'oblio dello storytelling, insistendo su dialoghi messi in bocca a una serie di maschere da villain che avrebbero giovato del silenzio o di battute misurate; tranne forse quando sono messe in bocca a Udo Kier, come di suo consueto a suo agio nel sopra le righe. 

 

La regia e il montaggio traballano, la coppia dietro la macchina da presa stenta a dare una segno al racconto per immagini e spesso si caccia in situazioni visivamente posticce e quadri la cui scelta stilistica potremmo definire infelice, macellando la credibilità di molti raccordi tra le scene a causa di un utilizzo criminale delle famigerate dissolvenze incrociate con tendine orizzontali alla Star Wars

 

 



Il film, nonostante tutto, trova nella sua parte finale il guizzo di genere che avrebbe dovuto utilizzare come base fin dal principio, regalando al film quel contesto carpenteriano che la sala è arrivata a celebrare con un applauso quando questa è esplosa a schermo; in un festival dove solitamente il pubblico se ne va indignato, vedi La Casa di Jack Cuore Selvaggio, non è poco. 


Bacurau è un film di messaggio senza la forma, una denuncia aspra e disperata di un popolo e nazione che trova nella schizofrenia di una trama sgangherata il suo sfogo. 

 

 

 

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