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Il rapimento di Arabella - Recensione: del tempo e del rimpianto

Presentato in concorso nella Sezione Orizzonti dell’82ª Mostra del Cinema di Venezia, il film è il secondo lungometraggio della regista Carolina Cavalli dopo l’esordio del 2022 con Amanda

Titolo originale: Il rapimento di Arabella
Genere: Drammatico
Regia: Carolina Cavalli
Sceneggiatura: Carolina Cavalli
Cast: Benedetta Porcaroli, Lucrezia Guglielmino, Chris Pine
Distribuzione: PiperFilm
Uscita Italia: 4 dicembre 2025
Durata: 107 minuti
Paese: Italia

 

Il rapimento di Arabella è un road movie segnato dal rimpianto e carico di energia femminile. 

 

È una storia di amarezza e occasioni mancate, di corpi fragili e di esistenze sospese; un racconto surreale di eroi in bilico tra l’immobilità e la ciclicità.

 

[Trailer ufficiale de Il rapimento di Arabella]

 

 

La piccola Arabella (Lucrezia Guglielmino) è la classica enfant terrible: viziata, capricciosa e impertinente. 

 

Uno di quei personaggi che riesce da subito a conquistarsi l’antipatia degli spettatori in sala, spingendoli a borbottare nel buio della proiezione qualche vuota e frettolosa condanna al metodo Montessori.

Accanto a lei c’è un padre isterico e sostanzialmente assente - un Chris Pine teso, impomatato e sorprendentemente a suo agio con l’italiano - che attraversa la storia senza mai sfiorare davvero le proprie responsabilità. 

 

Dall’altra parte dell’universo esiste Holly, interpretata da Benedetta Porcaroli: una trentenne ombrosa e profondamente disillusa, convinta di essere rimasta incastrata nella versione sbagliata di sé da quando la sua vita ha preso la direzione sbagliata. 

Impegnata in un lavoro senza futuro, Holly trascorre le giornate fuggendo dall’esistenza, fumando - spalle al muro - isolata dal resto del mondo. 

Il primo incontro tra Holly e Arabella ha i contorni di un duello western: le due si fissano, si scrutano e con tutta la naturale impertinenza della gioventù non esitano a provocarsi. 

 

Holly incomincia a vedere in quella bambina la sé stessa di un tempo e se ne convince quando la vede zoppicare: un vizio che aveva anche lei a quell’età. Capisce che in qualche modo l’universo le sta dando una seconda possibilità, che lo spazio-tempo sta convergendo su se stesso per darle l’opportunità di correggere l’errore a cui attribuisce tutti i suoi fallimenti. 

 

Arabella è annoiata e percepisce tutto come un gioco, assecondando le suggestioni di quella sconosciuta che promette di portarla via, lontano da casa, per cambiare il passato.

  

 

[Il rapimento di Arabella: Holly (Benedetta Porcaroli) e Arabella (Lucrezia Guglielmino) in una scena del film] 

 

 

Il rapimento di Arabella è la conferma di come il Cinema italiano negli ultimi anni abbia iniziato un percorso di mutamento, aprendosi sempre più alle visioni personali e originali di registi e autori indipendenti.

 

Il film di Carolina Cavalli ne è un esempio limpido, capace di portare sullo schermo uno sguardo intimo e contemporaneo del tutto atipico. Come ha spiegato la stessa regista ai nostri microfoni, Il rapimento di Arabella vuole restituire sullo schermo il malessere di una generazione che si sente incompleta e fa fatica ad accettarsi. 

La protagonista infatti, continua a domandarsi “Dove sono nella mia vita?”, un’incertezza che accomuna molti adulti che oggi vedono davanti i loro occhi solo un futuro precario. 

 

Pensare che ci possano essere delle versioni migliori di noi stessi è però oltremodo limitante e questo, insieme al sentirsi fuori luogo, è una caratteristica che accomuna tutti i personaggi del film. 

 

[Il rapimento di Arabella: l'intervista alla regista Carolina Cavalli e alla protagonista Benedetta Porcaroli]

 

 

Ne Il rapimento di Arabella gli eroi sono sospesi tra il ridicolo e il tragico, a mio avviso riconducibili a personaggi beckettiani: perennemente immobili e senza scopo. 

 

Sono per lo più figure grottesche, esuberanti e a tratti surreali, in un eterno stato di rassegnazione. In mia opinione, guardando Il rapimento di Arabella è difficile non notare caratteristiche in comune con le opere dei fratelli Coen e il richiamo ad alcuni tratti di un certo Cinema indie statunitense, soprattutto nelle ambientazioni. 

Il film ha i nomi e i colori dell’estate californiana e si lascia intendere che l’azione abbia luogo in una qualche parodia del Southwest degli Stati Uniti, con squallidi motel sulla highway e fast food in ogni stazione di servizio. 

 

A partire da questa atmosfera sospesa, Il rapimento di Arabella sembra aprirsi a una domanda più ampia: qual è il contrario del caso? 

I protagonisti avanzano nella tragedia della loro esistenza inseguendo una risposta che sta a metà tra la fisica e la magia; un principio misterioso che spinge anche lo spettatore a sperare che stia davvero accadendo qualcosa di inspiegabile.

Effettivamente, nella seconda parte de Il rapimento di Arabella inizia a essere scrutabile una strana ciclicità dell’esistenza: un continuum temporale fatto di dimensioni che si sovrappongono ed esperienze che si ripetono, evidente soprattutto nei personaggi che ruotano attorno alla coppia di protagoniste. 

 

Con il tempo che inizia a fare brutti scherzi e la bambina che continua a fare i capricci, la realtà diventa sempre più assurda, della portata di una pecora sorda chiusa in uno sgabuzzino.

 

 

[Il rapimento di Arabella: Lucrezia Guglielmino e Chris Pine in una scena del film]

 

 

Benedetta Porcaroli (Il Gattopardo, Enea, 18 Regali) nei panni di Holly, restituisce un’interpretazione viscerale, forse a tratti inspiegabilmente affannata, ma che le è valsa il premio per la Migliore Interpretazione Femminile nella sezione Orizzonti alla 82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia

 

Tra lei e la giovane attrice Lucrezia Guglielmino si percepisce inoltre una grande tenerezza, che si riflette in una magica sintonia anche in scena. 

 

Come dice Porcaroli durante l'intervista c’è oggi una fragilità endemica che si manifesta nella continua ricerca di approvazione proveniente dall’esterno; una diagnosi che affligge molto più le ultime generazioni rispetto a quelle precedenti, in cui lo stesso problema si manifestava presumibilmente in forme differenti. 

Basta una scelta sbagliata per perdere la vita che ci spetta - lo sa bene Holly - mentre il rimpianto rimane un pensiero fisso, come una punizione che racchiude tutta la feroce ironia dell’universo.

Proprio quando la sua seconda possibilità si infrange contro la vanità di una vecchia ballerina fallita, Holly comprende come l’unico modo per andare oltre sia accettare di essere frangibili e abbracciare le proprie debolezze. 

 

Se per Arabella tutto rimane solo un gioco, complice quello sguardo infantile per cui il tempo non esiste davvero, il sogno di Holly diventa quello di perdersi nella nostalgia, perché una cosa bella della vita è che si può solo andare avanti.

____

 

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