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Gli Oscar, Pinocchio e il politicamente distribuito male

Pinocchio ha perso contro il politicamente corretto... di un pubblico che non sapeva nemmeno dell'esistenza del film fino al momento dell'assegnazione degli Oscar. 

 

Gli Oscar 2021 sono il circo mediatico preferito dal commentatore italiano esperto di tutto e di niente ma, in particolar modo, offrono agli IP Man della retorica la possibilità di sfoderare l’ormai esausto repertorio di cliché a legare Italia e statuette.

 

Noi italiani non sapremo fare le acconciature anni ‘20, ma sappiamo inventare mondi: uno di questi universi sci-fi, uno dei più affascinanti per la narrazione contemporanea, appartiene a quella costruzione che ci vede vittime della "dittatura del politicamente corretto".

 

Un despota in grado di portarci via la qualunque, anche gli Oscar.

 

E quest’anno con orrore, disgusto e un discreto sprezzo del pericolo nel ledere la Maestà dell’artigianato della moda italiana, il dittatore ci ha tolto l’Oscar per i Migliori Costumi.

 

 

 

Pinocchio, il film diretto da Matteo Garrone, seppur candidato ha perso in favore di Ma Rainey’s Black Bottom.

 

Prima di proseguire ci sono da sottolineare un paio di cose: il film di Garrone ha ottenuto 15 nomination ai David di Donatello e ne ha vinti 5, tra cui Miglior Costumista e Miglior Truccatore. 

 

A livello internazionale però pesano altri premi in ottica Oscar: ai BAFTA Pinocchio era candidato solo per il Miglior Trucco e Parrucco, mentre Ma Rainey's Black Bottom era candidato anche come Migliori Costumi e ha vinto entrambi i premi. 


Ai premi di categoria della Costume Designer Guild e della Hollywood Makeup Artist and Hair Stylist Guild - le associazioni dove i votanti sono i professionisti di quel settore, che per la maggioranza fanno anche parte dell'Academy - il film di Garrone era candidato come Migliori Costumi Sci-Fi Fantasy e come Best Special Make Up Effects: nel primo caso ha perso contro Mulan e nel secondo ha invece vinto il premio. 

 

Nelle stesse due cerimonie il film di George C. Wolfe con Chadwick Boseman e Viola Davis era candidato come Migliori Costumi in un Film d'epoca e come Migliori Acconciature e Miglior Make Up in un Film d'epoca: ha vinto tutti e tre i premi. 

 

Risulta chiaro dunque che agli Oscar Ma Rainey's Black Bottom era arrivato come favorito, in vantaggio sugli altri film candidati e su Pinocchio.

 

Lo stesso Pinocchio che, ricordiamolo, i soldati della malriposta nostalgia avevano disdegnato all'uscita per dire che ”era molto meglio quello di Comencini.”

 

Lo stesso Pinocchio che certa critica geriatrica nel pensiero e chiaramente estranea al romanzo di Carlo Collodi ha accusato di essere cupo, oscuro, brutto nella sua ricerca di una messa in scena che, per una volta, cerca di essere in linea con il Cinema contemporaneo - o semplicemente con il Cinema ben fatto e con una voce artistica che non sia il teatro di posa o la sciatteria di provincia.

 

Contestualmente, sponda Hollywood, mentre noi sbattevamo i piedi per il mancato Oscar indignandoci con ferocia e inneggiando contro l’oppressiva distopia di un governo segreto sovranazionale, gli Stati Uniti scoprivano Pinocchio.

 

Giornalisti, autori televisivi, commedianti, attori e pubblico, infiammavano Google per cercare informazioni riguardo questa nuova incarnazione di Pinocchio firmata Matteo Garrone della quale nessuno sapeva alcunché, nonostante il film sia stato distribuito internazionalmente.

 

Ma in quali modalità?

E perché è così importante?

 

 

["Sì, l'anno scorso è uscito un film su Pinocchio e ha ottenuto 2 nomination agli Oscar" - "Se lo stanno inventando, non un'anima conosceva questo film!"]

 

 

Rispondo in breve alla seconda domanda, poiché è fondamentale per comprendere il discorso Oscar.

 

Sappiamo tutti quanto l'Academy sia composta da professionisti del settore che nominano, divisi in categorie, i film in gara.

Un voto che, per certi versi, è una gara di popolarità e che vive di meccaniche ben note agli Studios, sempre pronti a investire nella campagna Oscar dei film candidati o da candidare al fine di vincere una statuetta: un traguardo che porta potere economico, popolare e produttivo alla major tanto quanto alle personalità coinvolte.

 

Chiedetelo a Cartoon Saloon, piccolo studio di animazione irlandese che con The Secret of Kells, La canzone del mare e WolfWalkers - Il popolo dei lupi ha conquisato Hollywood.

 

L’Oscar è un premio che spesso vive della pancia del momento, di comunicazione, di impatto sul pubblico e critica e, come anticipato, di popolarità.

La produzione e la distribuzione di Pinocchio come ha giocato e quanto ha creduto in un film che, a onor del vero, ha già di per sé una sconfinata voce popolare di respiro internazionale?

 

Arrivo quindi a rispondere alla prima domanda.

 

Pinocchio è uscito nelle sale italiane il 19 dicembre 2019, diventando il film di Matteo Garrone con il maggiore incasso dopo Gomorra, ma all’estero?

 

In Irlanda, dove vivo, e in UK, il film è arrivato nelle sale il 14 agosto 2020, in piena pandemia, con poche sale aperte e con il distanziamento sociale in atto, un momento davvero orribile per la distribuzione delll’opera.

Una scelta sbadata non solo per il tempismo, ma anche da un punto di vista della finestra scelta.

 

L’estate è solitamente associata ai blockbuster, ai film di ampio intrattenimento come gli action, i cinecomic o le commedie più irriverenti.   

 

 

["Quando hanno infilato un nuovo Pinocchio senza che me ne accorgessi?" - "Tutta la questione del film live action di Pinocchio sembra un Effetto Mandela al contrario dove la cosa è successa ma tutti crediamo che non sia successa"]

 

 

La finestra migliore per Pinocchio sarebbe stata invece quella natalizia.

 

Negli USA e in Canada è infatti uscito il 25 dicembre 2020, sempre in piena pandemia, con i mercati di Los Angeles e New York, il polso di riferimento dei box office americani, chiusi dai provvedimenti di contenimento del COVID-19 e con le major sul piede di guerra nei confronti dei piani di distribuzione ibrida e l’uso massivo di piattaforme streaming; vedi il caso Wonder Woman 1984 e le decisioni HBO Max e Warner Media.

 

Per darvi un dato indicativo della situazione in quel momento delicato: Wonder Woman 1984, il primo grosso film a provare a spingere le sale e con distribuzione ibrida, ha incassato oltre 16,7 milioni di dollari, uscendo in 2151 sale.

Pinocchio è uscito in 786 sale, incassando 272mila dollari.

 

Entrambi sono usciti il 25 dicembre e sono rimasti al cinema per 17 settimane, con la differenza che il film di Garrone era pronto per il 25 dicembre 2019: perché non è arrivato allora al cinema?

 

Il periodo delle feste è molto proficuo per le sale e il problema non è mai la competizione, poiché il pubblico va al cinema con la famiglia e con i figli e se sicuramente un'ampia fetta di pubblico avrebbe visto Star Wars: L’ascesa di Skywalker il 20 dicembre, il calendario presentava anche il disastroso Cats, quello che chiaramente sarebbe stato un flop, e non aveva molto altro che potesse interessare grandi e piccoli.

 

Considerando che il 6 dicembre usciva Playmobil: The Movie, non proprio il film d’animazione dell’anno o della settimana e il 25 dicembre usciva 1917 di Sam Mendes, non certo un bel film per famiglie. 

Sarebbe quindi interessante capire perché il Cinema internazionale distribuisce in tutto il mondo nelle finestre opportune, quando richiesto dalle circostanze, mentre noi ci tiriamo indietro.

 

Venendo invece a quello che è stato, considerate le reazioni del pubblico, sembra chiaro che Pinocchio non sia stato per nulla pubblicizzato in terra statunitense e che probabilmente l’operazione sia servita come un mero esercizio per soddisfare i criteri per entrare nelle regole di selezione dell’Academy.

 

Un esercizio piuttosto inutile poiché, come anticipato, il film ha bisogno di divenire fenomeno pop e di entrare nel radar degli addetti ai lavori che, se non lo vedono o se non ne sentono parlare, nel dubbio voteranno per il film più vicino al loro sentire, piuttosto che la favola italiana conosciuta in tutto il mondo e che nessuno ha visto.   

 

Venendo alla mia esperienza diretta, per quanto mi sia piaciuto vedere il film in sala, devo dire che nonostante i circuiti fossero aperti e per oltre tre mesi il pubblico si è riversato nei cinema con regolarità, ho saputo della proiezione di Pinocchio in maniera del tutto accidentale.

 

Il film non è stato pubblicizzato e alla proiezione mattutina che ho trovato disponibile la sala contava 3 spettatori e una stupenda recensione del The Guardian

 

 

["Ho appena scoperto che quest'anno hanno fatto un film live action di Pinocchio e perseguiterà i miei sogni"]

 

Il sistema Cinema italiano che si indigna e grida allo scandalo, e il sistema che gli orbita attorno a nutrirne le fantasiose costruzioni mentali, dovrebbe realizzare come in verità non si possa avere la pretesa di vivere di convinzioni prive di riscontro con il reale.

 

Bisognerebbe comprendere come imparare a giocare le regole della partita che è l’industria del Cinema e capire che fallire con Pinocchio, un film che si vende da solo e regala al pubblico il talento di Matteo Garrone, sia la sirena prima del disastro.

 

Non stare al passo con gli stilemi distributivi del presente e non avere alcuna strategia distributiva internazionale per un regista come Matteo Garrone, convinti ancora che conti qualcosa dire semplicemente “Cinema italiano” o “Il pregio dell’artigianato Made in Italy”, è una mancanza di rispetto verso l’artista, verso l’opera di Collodi e rappresenta uno dei principali problemi dell’industria dell’intrattenimento italiano che, a conti fatti, non esiste.

 

Lo dicono i numeri e lo dicono le reazioni sbigottite agli Oscar 2021.

 

L'occasione per Pinocchio è ormai persa, considerando come ormai tutto il mondo è concentrato sulla versione animata di Guillermo del Toro per Netflix e sul nuovo adattamente live action di Disney

Giusto per sottolineare una volta di più quanto sarebbe stato facile vendere il film di Garrone.

 

Ma probabilmente qualcuno resterà convinto che sia stata tutta colpa della "dittatura del politicamente corretto". 

 

 

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5 commenti

Giuseppe Infantino

3 mesi fa

Totalmente e completamente d'accordo e, se pensiamo che critici cinematografici di un certo livello (GC) utilizzino completamente a casaccio termini come "politicamente corretto", capiamo in cosa versa il cinema italiano e la critica cinematografica italiana in questo funesto periodo storico.

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giacomo battista

3 mesi fa

completamente d'accordo, ma non serve andare così lontano, succede anche in Italia, basta vedere cosa è successo al film d'animazione "Trash" con i David.... 90 minuti di computer grafica e neanche una nomination.. (tutto per una inadempieza della distribuzione), basta dire "produzione indipendente" che i signoroni che distribuiscono si girano dall'altra parte.... i david sono solo politica e veicolano in maniera marcia la distribuzione

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Articolo di meravigliosa lucidità che sa ben guardarsi dal scendere in polemiche di basso livello, mantenendo sempre cura e attenzione ai dettagli.
Nonostante io sia grande fan di Garrone, atteggiamenti poco “sportivi” e anti professionali come quelli visti negli ultimi giorni sono da evitare quando si parla di Arte.

Inutile dire che l’articolo sarà spammato a dovere!!

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Luca Mignacco

3 mesi fa

Se combattessimo il " politicamente assunto" o il " politicamente finanziato" quanto combattiamo questo fantomatico politicamente corretto Il cinema Italiano ne gioverebbe sicuramente di più.

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Yuri Palamini

3 mesi fa

Grazie!!! Questo articolo lo spammerò ovunque!!

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