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Blue Valentine: cronaca di un amore finito e ricominciato

Blue Valentine è il secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore statunitense Derek Cianfrance, che vede come protagonisti Ryan Gosling e Michelle Williams.

 

Presentato al Sundance Film Festival nel 2010, Blue Valentine è il frutto di dodici anni di gestazione, periodo in cui Cianfrance si era avvicinato più volte alla realizzazione del film, per poi essere sempre respinto dai produttori.

 

[Trailer ufficiale di Blue Valentine]

 

 

La conoscenza con i due attori protagonisti avviene ben prima del 2010: Cianfrance incontra Michelle Williams nel 2003, prima ancora del successo de I segreti di Brokeback Mountain (2005), le parla del film e la Williams si innamora immediatamente del soggetto, tanto da lottare insieme a lui per realizzarlo.

 

Analogo lo sviluppo dell'incontro con Ryan Gosling nel 2005, entusiasta del film ma, al contempo, incerto di poter interpretare un personaggio che fosse svariati anni più adulto di lui.

 

Per sopperire a tale difficoltà, l'idea di entrambi fu quella di girare subito le scene inerenti al passato e, dopo sei anni, quelle ambientate nel presente; nessuno però voleva finanziare un film che necessitasse di una tale preparazione.

 

 

[Derek Cianfrance insieme a Michelle Williams e Ryan Gosling]

 

 

Nel frattempo Cianfrance, dopo l'esordio nel 1998 con Brother Tied, si dedica all'arte dei documentari, collaborando con Radical Media, MTV e VH1.

 

Questa esperienza sarà fondamentale per il tipo di approccio utilizzato in Blue Valentine.

Come affermato dal regista stesso, la maturità – sia lavorativa che personale – acquisita nei dodici anni intercorsi dall'idea del film alla sua concretizzazione, lo ha reso più pronto a relazionarsi all'opera e a individuare quelli che erano i suoi effettivi bisogni.

In primis, quello della realtà.

 

Se si volesse spiegare in poche righe Blue Valentine basterebbe dire che si tratta della relazione tra i due protagonisti, Cindy e Dean, osservata da due prospettive: la fine e l'inizio, con le due linee temporali che si intersecano per mostrare – più che raccontare – una splendida storia d'amore ormai alla deriva.

 

 

[Cindy e Dean sono come entusiasti come due adolescenti alle prese con i primi amori]

 

A dimostrazione del fatto che semplicità non equivale automaticamente a banalità, Blue Valentine diventa tuttavia molto più dell'ennesimo film sulla fine di un amore, grazie alla maestria con cui è sviluppato.

 

Il film si muove su due linee temporali: quella del presente in cui Cindy e Dean sono già al capolinea della loro relazione, e quella del passato dove ci viene presentata l'origine del loro rapporto. 

Ci si potrebbe sbilanciare nel dire che il punto di vista principale sia quello del presente.

 

La prima sequenza di Blue Valentine, infatti, parte proprio dall'evento che sancisce la fine della loro relazione e dà il via alle ultime disperate ventiquattro ore di tentativi – svogliati da parte di Cindy, prepotenti da quella di Dean – di rimettere insieme in qualche modo i pezzi piccolissimi in cui si è infranto il loro amore.

Ci vengono inoltre accennate situazioni che sembrano celare scelte dolorose, ma di cui non possiamo ancora essere al corrente e che verranno poi chiarite nell'altra linea temporale.

 

Una cosa, però, appare subito lampante: non c'è più dialogo tra i due coniugi.

 

Ogni parola detta o non detta diventa fonte di fraintendimento e di discussioni sterili, una scusa per recriminare a vicenda qualsiasi sciocchezza.

Il silenzio di Cindy da un lato e l'aggressività di Dean dall'altro hanno contribuito a erigere tra di loro un muro incrollabile.

 

Proprio nel momento in cui lo spettatore si chiede quali possano essere le motivazioni che hanno portato i protagonisti a quello stato mentale, Cianfrance ci porta indietro nel tempo per farci assistere alla nascita di un qualcosa che è già distrutto.

Scegliendo di mostrare invece che spiegare.

 

Da un punto di vista tecnico saltano subito all'occhio le profonde differenze con quanto visto fino a quel momento: se il presente infatti è girato in digitale, il passato è su pellicola 16mm.

Se nel presente prevalgono i colori freddi e cupi - il blu, nello specifico - nel passato i colori sono più caldi e luminosi.

 

L'utilizzo del colore è particolarmente significativo e funzionale alla narrazione; basti pensare alla scena cardine dell'intero film, quella nella “stanza del futuro” di un motel in cui Dean fa un ultimo e futile tentativo di riavvicinamento.

 

La stanza è totalmente immersa in un blu asettico che riflette la freddezza dei loro cuori.

 

 

[La stanza del non-futuro tra Cindy e Dean]

 

 

Si direbbe che, tra i due, Cindy sia la più gelida, sempre ostile di fronte a qualsiasi tipo di iniziativa da parte di Dean.

 

Uno dei pregi di Blue Valentine è però quello di non schierarsi mai dalla parte di uno dei due.

Grazie all'onestà con cui i due personaggi e le loro storie si sviluppano a cavallo tra le due linee narrative, appare evidente che ciascuno di loro abbia le proprie colpe e ragioni, e che l'incontro/scontro nella stanza blu non sia altro che il climax di una tensione accumulata per anni che ha, infine, creato un blocco emotivo che li porta ad autoescludersi a vicenda, fino a diventare estranei.

 

Un altro elemento che contraddistingue le due prospettive temporali è la scelta di realizzare, nel passato, molte inquadrature che racchiudano entrambi i protagonisti, rispecchiando il loro desiderio di conoscersi e accogliersi nelle proprie vite; nel presente invece vince la scelta di inquadrarli singolarmente, a indicare la difficoltà di entrambi a uscire dalla propria corazza e ad aprirsi ancora all'altro.

 

Un grande merito va a truccatori e costumisti, riusciti a donare a entrambi il look adeguato al tipo di persona che Cindy e Dean siano in un determinato momento.

Giovani, belli e “alla moda” nel passato, nel presente hanno l'aspetto reale di una coppia ormai provata dallo stress di tutti i giorni.

 

Incredibile come sembra siano passati effettivamenente anni grazie al trucco e alle scelte dei costumi.

 

 

[In questo frame di Blue Valentine risulta chiaro l'impressionante lavoro di truccatori e costumisti]

 

 

L'interesse principale di Cianfrance in Blue Valentine, come già accennato, è stato quello di filmare la realtà: circostanze della vita oneste e non edulcorate.

 

Per raggiungere tale risultato, oltre che dalla sua esperienza come regista di documentari, il regista ha preso ispirazione da autori come Robert Benton e John Cassavetes, esplicitando in svariate interviste il suo amore, in particolare, per Una moglie (1974) e per l'assoluta spontaneità di alcune delle sue sequenze più famose.

 

Per fornire alla storia un ulteriore tocco di autenticità ha deciso di far improvvisare gli attori: pur partendo dalla sceneggiatura, spesso Cianfrance preferiva dare indicazioni generiche a Gosling e alla Williams in modo da scatenare delle reazioni che fossero il più possibile genuine.

 

Si pensi alla dolcissima scena dell'ukulele: il regista aveva semplicemente chiesto ai due attori di sorprendersi a vicenda con un'abilità nascosta, per cui la scelta di Gosling di cantare You Always Hurt the One You Love mentre suona l'ukulele, e quella della Williams di ballare il tip tap sono del tutto spontanee.

 

 

[Dean strimpella l'ukulele mentre Cindy improvvisa qualche passo di tip tap]

 

 

O ancora, a quella della rivelazione della gravidanza di Cindy: Cianfrance aveva consigliato a Gosling di fare di tutto per scoprire il segreto di Cindy e alla Williams di non cedere per nessun motivo.

 

L'atto improvviso di Gosling di arrampicarsi sulla grata per buttarsi di sotto, dunque, è stata un'idea dell'attore che ha effettivamenente sorpreso tutti.

Inutile dire che in quel caso la scena venne girata un'unica volta.

 

Per la scelta di far improvvisare gli attori, di utilizzare alcune tecniche registiche come quella della camera a spalla, incollata ai movimenti dei personaggi nonché per le influenze dell'autore, risulta abbastanza automatico posizionare Blue Valentine all'interno dello spettro del Cinema indipendente americano e di accostarlo, in particolar modo, al movimento Mumblecore sviluppatosi a partire dagli anni 2000, con cui il film condivide alcuni importanti aspetti, senza però rispecchiarne tutte le caratteristiche.

 

È sufficiente guardare a un film come Drinking Buddies di Joe Swanberg per individuarne le differenze.

 

 

[La camera a mano insegue Cindy e Dean mentre corrono felici nella notte]

 

 

In Blue Valentine è presente un'evidente cura nella regia, fotografia e montaggio, utilizzati in maniera funzionale alle esigenze narrative e nella scelta di attori professionisti.

 

L'impressionante capacità di improvvisazione dei protagonisti non è solo merito dei due attori, ma anche del metodo di direzione molto rigido attuato da Cianfrance.

Se le scene del passato sono state girate in tre settimane senza una particolare preparazione, per quelle del presente il regista ha deciso di far convivere per un mese i due attori, insieme a Faith Wladyka che interpreta la loro figlia, in modo da costruire ricordi tangibili che rendessero più facile l'immedesimazione in una coppia sposata ormai da anni.

 

Gosling e la Williams avevano a disposizione una certa somma di denaro a settimana – calcolata sulla base dello stipendio reale di un imbianchino e un'infermiera – con cui fare la spesa, occuparsi della casa e passare del tempo con la loro “figlia”.

 

Per prepararsi alle scene dei litigi il regista li ha lasciati soli, chiusi in una stanza per svariate ore, a scegliere a turno un motivo per cui discutere, in modo da essere psicologicamente più pronti all'intensità di alcuni loro scontri. 

Questo bisogno di realismo deriva dall'urgenza di Cianfrance di raccontare senza orpelli le difficoltà delle relazioni di coppia, partendo dalla sua personale e negativa esperienza con i propri genitori, che dopo anni di litigi finirono con il divorziare quando lui aveva vent'anni.

 

È indubbio che Blue Valentine sferri un duro colpo all'istituzione del matrimonio: assistiamo al padre di Cindy che impreca contro sua moglie e Dean racconta di come sua madre lo abbia abbandonato da piccolo per un altro uomo.

 

Lo stesso matrimonio tra Cindy e Dean soffre della routine e delle speranze disattese di cui sembrano accusarsi a vicenda.

 

 

[Cindy e Dean nel giorno del loro matrimonio]

 

 

Bisognerebbe inoltre riflettere sul fatto che la loro unione non sia stata dettata solo dall'amore, ma anche dalla necessità di dare un padre alla bambina che era in arrivo.

 

Una bambina che sarebbe potuta non nascere se solo Cindy avesse portato a termine la sua idea iniziale di abortire.

 

Verrebbe quindi automatico riflettere sulla convinzione fallace di molte coppie di poter risolvere i problemi o di edificare il proprio rapporto sulla base dei figli usati come strumenti per appianare le divergenze e lenire le frustrazioni.

In molti casi l'effetto sortito è l'opposto: la piccola Frankie, nonostante molto amata da entrambi, sembra dividere Dean e Cindy più che unirli.

 

In uno scenario a dir poco pessimista, comunque, Cianfrance individua uno spiraglio di luce nel finale.

Seppure l'ultima scena sia straziante assistiamo finalmente a un confronto in cui entrambi riconoscono l'esistenza di un problema (apparentemente) insormontabile; il problema può essere affrontato – ed eventualmente superato – solo se accettato.

Il fatto che Dean metta da parte la sua invadenza per una volta e decida di farsi indietro, non necessariamente sancisce un epilogo definitivo.

 

O forse è solamente l'ingenua illusione della sottoscritta.

 

 

[L'ultimo confronto, e abbraccio, tra Cindy e Dean]

 

 

Blue Valentine è un flusso di emozioni, in cui ogni cosa sembra essere perfetta nella sua imperfezione e frammentarietà.

 

Da ogni scelta registica fino alla splendida colonna sonora quasi esclusivamente a opera della band indie Grizzly Bear, tutto contribuisce a plasmare un'esperienza sensoriale in cui sarà difficile non immedesimarsi, scorgendo nei sogni e nelle inquietudini di Cindy e Dean un qualcosa di incredibilmente affine alle nostre esperienze di vita.

 

È un'opera che ci mette di fronte alla finitudine dei sentimenti e degli stati d'animo: un assioma di cui si è consapevoli ma che si cerca sempre di ignorare, per non rovinare i già pochi attimi di assoluta felicità.

 

 

[L'ultima straziante immagine di Blue Valentine]

 

Il finale di Blue Valentine fa male quanto quello di La La Land (Damien Chazelle, 2016) ma entrambi ci lasciano con la speranza che dietro a una fine si celi sempre un nuovo inizio.

 

Con la consapevolezza che per quanto amaro possa essere il finale sarà sempre compensato dalla bellezza di un momento apparentemente insignificante, lungo quanto una canzone.

 

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2 commenti

Mattia Francisconi

6 mesi fa

Bellissima recensione per un film, purtroppo, troppo poco ricordato. Cianfrance è stato davvero bravo in questo film a comunicare prima con le immagini e le sensazioni che trasmette, e poi, in seconda battuta, con le parole. Mi è venuta voglia di riprendere in mano il bluray e dargli una meritatissima rewatch.

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Francesca Lyda

6 mesi fa

Un film straziante, ma con un finale "giusto" per tutto quello che accade. Lo devo rivedere, ma ancora non ci riesco. Bellissima recensione!

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