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The Miracle of The Sargasso Sea - Recensione: morte e rassegnazione nella Grecia travolta dalla crisi

C’è una costante atmosfera di morte che aleggia in The Miracle of The Sargasso Sea, film diretto da Syllas Tzoumerkas, presentato in concorso al Festival del Cinema di Berlino del 2019 e arrivato in Italia solo quest’anno grazie a MUBI.

 

Non è un caso infatti che Tzoumerkas sia figlio artistico della cosiddetta Greek New Wave, un movimento nato sulle macerie della Grecia sprofondata in una crisi economica senza fine.

 

Un Paese che sta vivendo tutt’ora anni difficili che sono riflessi in tutta la loro brutalità e crudeltà nelle opere dei loro cineasti.

 

[Il trailer internazionale di The Miracle of The Sargasso Sea]

 

 

Un modo di fare Cinema che è rappresentato emblematicamente dalla bravissima Angeliki Papoulia: attrice che abbiamo imparato ad apprezzare fin da giovane in Dogtooth di Yorgos Lanthimos - distribuito da noi l’anno scorso - e amata poi sia in Alps che in The Lobster dello stesso regista.

 

Tzoumerkas l’ha scelta invece come protagonista di A Blast - un film pieno di riferimenti alla disgregazione politica ed economica della Grecia - per poi chiamarla nuovamente in The Miracle of The Sargasso Sea, un noir cupo e violento specchio anch’esso della loro nazione.  

 

L’atmosfera adrenalinica dello stupendo prologo ambientato ad Atene nel 2008 - anno che sancisce l’inizio della crisi economica - viene subito soppressa con l’inizio dei titoli di testa.

Sono trascorsi dieci anni e ci troviamo a Missolonghi: Elizabeth (Angeliki Papoulia), capo della polizia locale, dopo esser stata trasferita dalla capitale ateniese conduce una vita burrascosa ma apatica, tra alcol e urla al commissariato.

 

Il ritrovamento di un cadavere la legherà a Rita (Youla Boudali), una donna dallo sguardo disilluso e lavoratrice in un allevamento di anguille. 

 

Una città di provincia Missolonghi, simbolo della libertà greca: qui infatti morì nel 1823 Lord Byron, sostenitore dell’indipendenza della Grecia contro l’Impero Ottomano.

Ed è da qui che partono le anguille per andare a riprodursi nel leggendario Mar dei Sargassi.

 

Un mare nell’Oceano Atlantico dove i grandi predatori marini non trovano spazio, ma che è anche teatro di misteriose scomparse di marinai e di navi.

 

 

[Un frame da The Miracle of The Sargasso Sea]

 

 

È una scelta simbolica quella di Tzoumerkas: in The Miracle of The Sargasso Sea tutto ruota attorno a persone insospettabili, piccoli uomini vittime e carnefici di loro stessi che abitano un mondo dove la speranza è rappresentata solo dalla migrazione, da un viaggio in una terra lontana per poter rinascere in una nuova vita.  

 

Un Paese decadente in cui olivi secolari devono convivere con l’immondizia, fotografato magnificamente dalle numerose riprese aeree.

In particolare questa scelta registica ricorda da vicino la prima stagione di True Detective e La Isla Minima di Alberto Rodriguez dove - come nel film di Tzoumerkas - l’ambiente aveva un ruolo da comprimario.

 

Un noir di provincia che si dipana quindi in zone paludose e locali notturni ribadendo la pericolosa piega estremista che parte della popolazione greca ha abbracciato ultimamente, dove le persone di un’altra nazionalità non sono ben accette.

 

 

The Miracle of The Sargasso Sea The Miracle of The Sargasso Sea

 

Il film di Tzoumerkas è anche caratterizzato da una forte violenza fisica, con scene di sesso esplicito a tratti morboso e a tratti perturbante, che si collocano anch’esse nella glaciale visione del mondo del nuovo Cinema greco.

 

Non è di certo un'opera facile The Miracle of The Sargasso Sea, che si riveste spesso di situazioni surreali e riferimenti biblici.

 

Le due protagoniste sono accomunate da visioni oniriche che rimandano al Cinema di David Lynch e che spesso sfociano in situazioni orrorifiche.

Pensieri e sogni scaturiti dalla voglia di evadere da un Paese che in appena dieci anni si è trasformato nella terra di nessuno, un cambiamento rappresentato simbolicamente dal tracollo fisico ed emotivo di Elizabeth, un personaggio che sembra essersi rassegnato a tutto ciò che gli accade intorno, nascondendo il dispiacere in sorrisi beffardi, in camminate isteriche e notti al bancone del bar.

 

Sembra quasi che Tzoumerkas abbia creato un filo conduttore tra la protagonista de The Miracle of The Sargasso Sea e quella di A Blast, entrambe interpretate da Angelika Papoulia ed entrambe travolte da un destino impietoso, tradite dalla loro stessa patria.  

 

Il Cinema di genere usato egregiamente come manifesto di rabbia da parte di Tzoumerkas: forse The Miracle of The Sargasso Sea è meno "weird" di altri film di questa nuova corrente cinematografica - penso al nuovo Apples di Christos Nikou - ma è ugualmente raggelante e simbolo di un tessuto sociale che sembra essersi ormai arreso al marciume della vita quotidiana.

 

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