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Leni Riefenstahl - Parte III - Dimenticata

Nel novembre del 1938 Leni Riefenstahl compie un viaggio da sempre desiderato: salpa alla volta degli Stati Uniti.

 

Al suo arrivo viene tempestata di domande relative alle nefandezze compiute dalle SA nella “Notte dei cristalli” (episodio di cui, a detta della regista, non sapeva nulla in quanto avvenuto durante il suo viaggio) e di sue presunte tresche amorose con Adolf Hitler e Joseph Goebbels

Traumatizzata da queste notizie orribili, la regista si calma quasi subito quando si vede accolta con gioia da “sua maestà” King Vidor, giunto a New York da Hollywood appositamente per lei.

 

Arriva quindi a Detroit, dove viene blandita e coccolata da Henry Ford, il re dell’industria automobilistica americana che si spertica in lodi per lei e per Hitler: “Al suo ritorno, appena vedrà il Führer, gli dica che ha tutta la mia ammirazione e che spero di poterlo conoscere al prossimo congresso del partito”.

 

 

[Leni Riefenstahl si fà sentire sul set]

 

 

Durante il suo viaggio negli States, gli effetti della folle “Notte dei cristalli” (dove vennero date alle fiamme oltre 1400 sinagoghe in Germania, Austria e Cecoslovacchia, distrutte case, negozi e luoghi di aggregazione ebraica) affossano la tournée di Olympia.

 

Le “ospitate” saltano, la lega anti-nazista americana osteggia la regista e il suo lavoro e compaiono manifesti come: “A Hollywood non c’è spazio per Leni Riefenstahl”.

 

Walt Disney la riceve nei suoi studios, le mostra una prima versione de L’apprendista stregone di Fantasia (1940) e palesa grande ammirazione per il suo lavoro, salvo poi rinnegare di aver saputo chi lei fosse prima di incontrarla per timore di un boicottaggio.

 

La proiezione di Olympia a Hollywood, che sarebbe dovuto essere un evento pubblico in pompa magna, diventa una sorta di ritrovo dei cristiani nelle catacombe: sono presenti solo 50 spettatori fra stampa e addetti ai lavori.

 

Quando le luci in sala si spengono, tuttavia, le ombre di alcuni registi famosi prendono posto fra le poltrone.

 

“Il film è un trionfo della macchina da presa e un poema eroico del grande schermo.

Non si tratta affatto di un film di propaganda, come qualcuno ha sostenuto, e non ha alcun valore propagandistico, per nessuna nazione” 

The Los Angeles Times


Visti gli sviluppi del suo viaggio in America, ritorna in fretta e furia in Germania.


Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il 1° settembre 1939, Leni Riefenstahl stava lavorando al progetto di Penthesilea, un film tragico basato sull'opera del drammaturgo tedesco Heinrich von Kleist.

Un progetto molto costoso, di cui Hitler aveva garantito personalmente il finanziamento, assicurando alla regista una totale indipendenza da Goebbels.

Film che, a causa di una lavorazione travagliata e falcidiata dalla guerra, non vide mai la luce.

 

Nello stesso anno è presente all’invasione tedesca in Polonia con lo scopo di documentare l’avanzata delle truppe di Hitler.

Il 12 settembre assiste all’eccidio di Końskie, durante il quale 30 civili vengono uccisi come rappresaglia per un (presunto) attacco subito dai soldati suoi compatrioti.

 

Questo episodio la sconvolge profondamente, tanto da denunciare immediatamente l'accaduto ai vertici nazisti e riportare l'accaduto direttamente al Führer.

 

 

[Leni Riefenstahl fotografata dopo la strage di Końskie]

 

 

Durante gli anni della guerra si sposa e completa le riprese di Terra bassa, ma la sconfitta tedesca le impedisce di terminare il montaggio e di distribuire il film che, nel processo di denazificazione postbellico, le viene sequestrato insieme a tutti i suoi beni.

 

Qui inizia il calvario di Leni Riefestahl. Viene arrestata in Svizzera, dove si trovava per la lavorazione del film e per stare lontana dal conflitto, dagli americani prima e in seguito dai francesi. Viene chiusa in un campo di prigionia dove è interrogata, incrociando la sua versione con quella di altri “carcerati illustri”, fra i quali la segretaria di Hitler e alcuni gerarchi nazisti.

Le vengono mostrate per la prima volta le fotografie di Dachau, che la radono semplicemente al suolo.

 

La prima reazione è di diniego, rifiuto.

“Non è possibile”.

 

 

 

 

Poi, comprendendo l’atroce realtà dei fatti, accettò la verità, ponendosi la domanda che l’accompagnò per il resto dei suoi giorni: "come abbiamo potuto credere ad Adolf Hitler?".

 

Pur essendo stata prosciolta da ogni accusa di collaborazione col nazismo, i francesi non le danno tregua: viene prima incarcerata, poi finisce in una struttura di igiene mentale a causa della depressione, subisce l'esproprio di ogni bene materiale e intellettuale, compreso Terra bassa, che riottenne - rovinato e con dei pezzi mancanti - solo dopo una lunga trafila di cause legali.

 

Sono anni duri, durante i quali paga per i suoi “peccati” vivendo in condizioni di povertà assoluta insieme all’anziana madre fra una detenzione e l'altra.

 

Nonostante la stima di tanti Maestri del Cinema mondiale nessuna casa di produzione volle più lavorare con lei, venne ricattata plurime volte e la stampa di ogni nazione la bersagliò con qualsiasi tipo di accusa: è una nazista, antisemita, razzista… è la cagna di Hitler, Goebbels, Goering. 

È stata testimone e complice dell'eccidio di Końskie.

Ha realizzato delle riprese nei lager.


Ha utilizzato dei Rom prelevati da un campo di concentramento per la produzione di Terra bassa.

 

 

[Leni Riefenstahl protagonista di Terra bassa, film da lei diretto e completato nel 1954]

 


A nulla valgono le spiegazioni, le scuse fatte di persona alle comunità ebraiche, le vittorie delle cause legali o la completa assoluzione davanti a ogni tribunale: Leni Riefenstahl è nazista, lo sarà sempre e pertanto non deve lavorare.

 

"Dall'inchiesta sui rapporti della signora Leni Riefenstahl con le più importanti personalità del Terzo Reich è risultato, diversamente dalle dicerie e dei pettegolezzi che circolano fra il pubblico e la stampa, che con nessuna di esse sussistevano rapporti che oltrepassassero i limiti imposti dall'assolvimento degli incarichi affidati all'artista.

Non è stato rinvenuto alcun testimone né documento che potesse dimostrare una relazione intima fra la signora Leni Riefenstahl e Adolf Hitler.

Viceversa, abbiamo raccolto testimonianze di vari collaboratori di Hitler che suffragano tale evidenza. L'artista non ha mai pensato di impegnarsi nella propaganda per il partito nazionalsocialista.

 

La realizzazione del film sul congresso del partito nonché la produzione di quello sui Giochi Olimpici non provano certo il contrario.

Il film sui Giochi Olimpici aveva un interesse internazionale, e già per questo fatto si sottrae a qualsivoglia incriminazione.

La signora Leni Riefenstahl si rifiutò ripetutamente di realizzare il film sul congresso del partito e accettò l'incarico soltanto dopo l'ordine incontrovertibile di Hitler.

Non era sua intenzione né consapevole obbiettivo assolvere a questo lavoro nel senso della propaganda nazionalsocialista.

L'incarico che le fu affidato non presupponeva la creazione di un film propagandistico, ma la realizzazione di un documentario.  

[...]

Ciò smentisce le affermazioni secondo le quali la signora Leni Riefenstahl sarebbe stata 'l'indiscussa propagandista' delle teorie nazionalsocialiste.

Inoltre, ella ha costantemente mantenuto rapporti d'amicizia con ebrei e, durante il regime nazista, ha ingaggiato per i suoi film professionisti non ariani e ha aiutato le vittime dei nazisti.

Il saluto nazionalsocialista non entrò mai nel protocollo della sua società"

 

- Il Tribunale di Denazificazione, Friburgo, 1949

 

Negli anni '50 diventa molto amica di Jean Cocteau, che nutre per lei un affetto grandissimo: “Mia cara Leni Riefenstahl, come potrei non essere un suo grande ammiratore, dacché lei è il genio del Cinema e ha portato quest’arte a vertici raramente toccati”, le scrisse nella prima lettera a lei indirizzata.

 

I due passarono molto tempo in vicendevole compagnia progettando film da realizzare assieme in un futuro che mai si concretizzò.


Conosce in Italia Vittorio De Sica, che dopo il successo di Miracolo a Milano le racconta del suo prossimo progetto, Umberto D., e manifesta nei suoi confronti ammirazione assoluta: “Noi italiani abbiamo imparato molto da lei”, le confida.

Roberto Rossellini l’accoglie come una sorella, l’abbraccia e le mostra solidarietà, Anna Magnani le chiede di dirigerla nel suo prossimo progetto cinematografico.

 

Osservando i capolavori del neonato Neorealismo Leni Riefenstahl comprende che il suo Terra bassa, completato nel 1954, nonostante l’accoglienza positiva, è un film “vecchio”, legato a canoni narrativi e tecniche di ripresa superati.

Non potrebbe essere altrimenti, visto che si tratta di una pellicola iniziata vent’anni prima.

 

Fra le sue righe dove viene raccontata questa constatazione, si intravvede la voglia ardente di riprendere la sperimentazione cinematografica, di parlare di storie nuove con soggetti intraprendenti.

 

Cosa che, purtroppo per gli amanti del Cinema, non avvenne mai.

 

 

[Leni Riefenstahl sorridente in mezzo ad alcuni suoi scatti dei popoli Nuba]

 

 

Negli anni ’60 Leni Riefenstahl si riscopre fotografa, in Sudan, immortalando i volti dei Nuba, tribù particolarmente restie al contatto con elementi esterni alla loro società.

Eppure la regista tedesca resta con loro per otto mesi, da sola, in una prima spedizione, a cui ne seguirà una seconda.

 

I risultati dei suoi viaggi in Africa sono, a mio avviso, straordinari: le due raccolte fotografiche pubblicate nel 1974 e 1976 continuano il percorso di una vita, utile a indagare la magnificenza del corpo dell’essere umano, del suo movimento armonico, dalla sua perfezione.

Non a caso una delle due tribù Nuba oggetto dei suoi scatti considera i corpi dei suoi membri esattamente questo: la massima forma d’arte del creato.

 

Ovviamente stampa e i critici, anche in questo caso, riescono a vederci un’espressione dell'estetica nazi-fascista, ostracizzando gli scatti della donna.

 

Nel 1973, a 71 anni, ottiene il brevetto da sub e comincia ad effettuare riprese subacquee - compiendo più di 200 immersioni - anche dopo aver passato le 90 primavere, per catturare le delizie silenziose del mondo sottomarino.

La summa del girato si traduce nel suo ultimo film, Meraviglie sott'acqua (Impressionen unter Wasser, 2002).

 

Leni Riefenstahl muore nel 2003 in punta di piedi come la ballerina che fu, dimenticata dal mondo, nella sua casa di Pöcking in Baviera.

 

- Credo che molti siano ancora in attesa che lei dica pubblicamente 'Ho fatto un errore, mi dispiace'.

"Dire 'mi dispiace' non è nemmeno lontanamente abbastanza. Ma non posso farmi a pezzi o autodistruggermi.

È terribile. Ho sofferto per più di mezzo secolo.

 

E non finirà mai, fino alla mia morte. È un tale peso, dire 'mi dispiace'.

È inadeguato, significa troppo poco..." 


- La ferisce leggere, ancora e ancora, che lei sia irredimibile?

"Certo che fa male. Mi fa sentire molto triste.

Ma perché non si ferma mai, la gente continua a dirlo, io devo conviverci.

È una cosa che getta una tale ombra sulla mia vita che la morte sarà una liberazione benedetta." 

 

Al termine di questo viaggio nella vita e nell'opera della madre del Cinema moderno sembrerebbe opportuno chiosare con delle domande, moltissime, che sorgono spontanee di fronte a tanta bellezza e orrore.


Leni Riefenstahl era nazista?

Ha sbagliato a realizzare dei film su commissione che esaltava il movimento nazionalsocialista, pur non sapendo cosa sarebbe diventato in seguito? 

Il peccato di aver creduto a uno dei più sanguinari dittatori della Storia del mondo è privo di ogni possibilità di redenzione?


È stato giusto impedirle di proseguire la sua carriera e di esprimere un talento purissimo?

 


 [Clicca per scorrere la gallery] 

 

 

Se cercate da me delle risposte sappiate che bussate alla porta sbagliata, perché non ne ho.

 

Non vivo di certezze, non credo nel manicheo "bianco o nero", ma nel grigio.

Solo un Sith o un nazista vive di assoluti.

Al massimo posso dirvi ciò in cui credo.


Credo che Leni Riefenstahl sia stata una ragazzina sciocca, sedotta e ipnotizzata come tanti da un terribile illusionista.


Credo sia stata una donna che, più o meno consapevolmente, si ritrovò a giocare col fuoco.

Credo che se amo il Cinema per come è oggi, è anche merito suo.

Credo che la linea di divisione marcatissima fra arte e politica da lei sostenuta fino alla morte sia un’approssimazione o un sistema per giustificarsi: l’arte, talvolta, è anche politica.

 

Credo che gli avvenimenti di una vita intera, vissuta nella prima metà del ‘900, dove era facile dissimulare, calunniare e fare propaganda, dove ignoranza, povertà e insensibilità sociale erano a ogni angolo di strada, siano difficilmente analizzabili. Fili troppo ingarbugliati per poterli districare e stabilire senza dabbenaggine la distinzione fra “giusto” e “sbagliato”.

 

Credo che Leni Riefenstahl dovrebbe essere un’icona del femminismo contemporaneo.


Credo che utilizzò come arma la sua condizione di femmina - sensuale, "inferiore", fragile e "indifesa" - contro chi esercitava atteggiamenti sessisti, facendosi strada in un mondo dominato da maschi.

Credo che vedere Leni Riefenstahl tentare di "dirigere" il regista del documentario a lei dedicato sia una delle cose più buffe, tenere e spassose che abbia mai visto.

Credo, dopo averla studiata, letta e ascoltata, che non abbia raccontato tutta la verità.

Credo che solo un pazzo anarchico come Quentin Tarantino potesse citarla in un film, dichiarandole implicitamente stima e rispetto.

 

Credo che Leni Riefenstahl ebbe l'intuizione ardita di trasformare un congresso politico e una manifestazione sportiva nel parco divertimenti del cineoperatore.

Credo che la damnatio memoriae totale da lei subita sia uno scempio e una vergogna.

Credo che, qualsiasi siano state le sue colpe (relative alla accuse mosse contro di lei, s’intende), ne abbia pagato un prezzo davvero molto alto.

 

Credo di aver scritto questo articolo - imperfetto, ma spero non fazioso - soprattutto per me stesso e per la memoria di Leni Riefenstahl.

Dato che, evidenze alla mano, a quasi nessuno interessa l’esistenza di un'indesiderabile dimenticata sotto le macerie del tempo.

Credo che dovrebbe essere ricordata per le innovazioni, il talento, la tenacia. Per la sua forza d'animo e per il suo genio.

 

Credo che dovrebbe essere ricordata.

Punto.

 

 


 

Nota al lettore 1:

Per le copertine e i titoli di questo ciclo di articoli ho volutamente evitato riferimenti ad Adolf Hitler e al nazismo.

Leni Riefenstahl, a torto o a ragione, ha passato più di cinquant’anni vedendo il proprio nome accostato alla croce uncinata.

Ora che è morta, il beneficio del dubbio - credo - possiamo anche concederglielo, pensando a lei semplicemente come a una donna e a un’artista.

 

Nota al lettore 2:

Se voleste conoscere meglio la storia di Leni Riefenstahl e se fossimo un Paese culturalmente civile, oltre che ai suoi film, vi indirizzerei alla sua autobiografia (con tanto di prefazione di Enrico Ghezzi) Storia della mia vita stretta nel tempo

 

Ma purtroppo non siamo un Paese culturalmente civile, visto che il libro è fuori catalogo da più di 10 anni: buona fortuna per la ricerca di un usato in buone condizioni che non vi costi quanto dei lingotti d'oro.

 

Oppure vi consiglierei di vedere il documentario diretto da Ray Müller, La forza delle immagini (The Wonderful Horrible Life of Leni Riefenstahl, 1993).

 

Ma purtroppo non siamo un Paese culturalmente civile, dato che il film non è acquistabile o visibile in streaming in italiano da nessuna parte: vi toccherà la lingua originale, se masticate un po’ l’inglese.

______________

 

 

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Il Cinema è un’arte?

“Non posso che rispondere con un ‘sì’. 

Il Cinema è un’arte come tutte le altre, anche se sta ancora muovendo i primi passi.

 

Infatti, possiede le prerogative per trasformarsi in un’esperienza artistica, come le opere di Rodin, di Beethoven, di Leonardo da Vinci o di Shakespeare.

Questo però non si realizzerà nel Cinema che noi conosciamo, ma soltanto in quello del futuro. Persino i film migliori che abbiamo visto fino ad oggi lasciano presagire soltanto vagamente le potenzialità del Cinema come opera d’arte.

 

Questa nuova arte è totalmente autonoma rispetto alle altre espressioni artistiche; sarebbe uno sbaglio sostenere un legame privilegiato fra cinema e la pittura, o la musica, o magari la letteratura.

No, il Cinema può rapportarsi a queste arti, ma ciò che lo contraddistingue è la sua natura ‘cinematica’.

Con questo termine intendo la proposizione di immagini in movimento: qualcosa che soltanto il Cinema può offrire.

[…]

Sono certa che la presenza di tali prerogative finirà col condurre quest’arte agli esordi a capolavori come quelli dell’architettura, della letteratura, della pittura e della musica”.

 

- Leni Riefenstahl, Conferenza sull'arte, Parigi, 17 gennaio 1939

 

[Leggi Leni Riefenstahl - Parte I - Illusionista]

[Leggi Leni Riefenstahl - Parte II - Trionfo]

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5 commenti

Serie di articoli semplicemente meravigliosi!
Da un lato mi ricorda quanto ancora non conosco della storia della settima Arte, dall’altro quanto questa sia talvolta veicolata con superficialità anche da chi la ama (e non mi riferisco solo alla Riefenstahl).
Giudicare una persona è quanto di più complesso si possa fare ed è imbarazzante come invece il mondo lo abbia fatto spesso troppo in fretta.
Una cosa è certa, un ricordo della stessa, soprattutto se mira a essere imparziale, è un modo meraviglioso per evitare che questa venga dimenticata.
Davvero complimenti per l’articolo, ma soprattutto GRAZIE per avercelo portato!

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Erik Nicoli

6 mesi fa

Arrivo in fondo, leggendo lo speciale dedicato a Leni Riefenstahl tutto d'un fiato, e capisco quanta ignoranza ci sia ancora in me e nella gente. Perchè ignoravo assolutamente tutto ciò e facevo parte anche io (purtroppo) di chi la tacciava semplicemente come regista del Terzo Reich. 
Quindi volevo dirti grazie Adriano per questo speciale in tre parti che mi ha preso dall'inizio alla fine. Scritto in maniera impeccabile, scorrevole, piacevole da leggere e che ti lascia alla fine con delle domande su quello che è stata Leni e sulle sue scelte. Ma soprattutto ti fa capire che, dietro a delle affermazioni miopi che si leggono in giro, in realtà si cela semplicemente una persona, una donna, che come tutti aveva dei desideri, delle passioni, voglia di scoprire e imparare. 
Una ballerina, attrice, regista e fotografa che ha dato tanto al mondo del cinema e che dovremmo ricordare per quello che ha portato e dato a questo fantastico mondo.
Grazie davvero per questo articolo che dovrebbero leggere tutti quelli che un minimo si interessano al cinema.

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Adriano Meis

6 mesi fa

Erik Nicoli
Grazie a te per i complimenti, per aver letto e commentato. Sono felice che una persona in più abbia ora idea di chi sia stata Leni Riefenstahl e cosa abbia fatto per il mondo del Cinema. Questa è per me la cosa più importante.

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Lu

6 mesi fa

Che viaggio Adriano, grazie davvero!
Al netto di tutto mi sento molto toccata dalla sua storia (come donna, come danzatrice diventata regista, come artista e come persona). Condivido i tuoi "credo che" e condivido le domande che lasci senza risposta, a queste ultime mi viene da aggiungerne una: è così cambiato il mondo oggi? Ma anche questa lasciamola senza risposta...
Ad ogni modo si avvalora ancora di più l'importanza del ricordo, non per un guardare indietro fine a sé stesso, ma perché c'è molto di prezioso per l'oggi.

Questo tuo articolo è una "perla"!

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Adriano Meis

6 mesi fa

Lu
Troppo buona, ma sono felice che tu abbia apprezzato. Grazie, come sempre, per il tuo pensiero.

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