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The Disaster Artist - Recensione: come realizzare una commedia brillante sul più brutto film della Storia

“È difficile spiegare il divertimento che si prova quando ti trovi di fronte un preciso tipo di film brutto, quello che riesce a intrattenerti davvero.” 

 

Questa frase scritta da Roger Ebert può riassumere la motivazione del perché centinaia di migliaia di persone sono attratte dai film spazzatura: semplice e sano divertimento.

 

“Opere” che per un motivo o per un altro sono state rilegate alla categoria trash e che, se viste in compagnia, possono risultare spassose (obiettivo che nel 90% dei casi non è quello voluto dal regista) e che nel corso degli anni grazie anche a Internet si sono ritagliate la nomea di cult.

 

Sto parlando di film come Sharknado o Alex l’ariete, ma ce n’è uno in particolare che è riuscito nell’impresa di elevarsi sopra tutti tanto da venir chiamato “Il Quarto potere dei film brutti”: The Room.

 

Scritto, prodotto, diretto e interpretato da Tommy Wiseau, The Room col passare del tempo è diventato un vero e proprio fenomeno virale da cui sono stati ricavati un adattamento teatrale, un videogioco e un libro scritto da Greg Sestero - uno degli attori - in cui spiega il dietro le quinte del film.

 

Da questo folle racconto nel 2018 James Franco ha tratto The Disaster Artist.  

 

[Il trailer originale di The Disaster Artist]

 

 

La storia dell’amicizia fra Tommy Wiseau e Greg Sestero e la relativa realizzazione di The Room è assurda e incredibile, per questo motivo trasporla sul grande schermo non era un compito facile.

 

Il rischio di questa operazione era girare un film solo per chi già conoscesse The Room, incappando quindi in vari riferimenti che un pubblico ignaro di quegli eventi non avrebbe potuto cogliere.

 

“Io non sono neanche di questo pianeta, io vengo da un altro pianeta e vi ho appena teletrasportato.”  

 

Questa frase pronunciata dal rapper Alien interpretato da James Franco in Spring Breakers di Harmony Korine, racchiude - in modo profetico - il segreto di The Disaster Artist: trasportare il pubblico sul pianeta di Tommy Wiseau.

 

 

 

 

Grazie a una solida sceneggiatura candidata ai Premi Oscar del 2018 James Franco delinea gradualmente il carattere strano e vulcanico del regista di The Room, introducendolo per la prima volta con una scena che racchiude tutta la sua personalità: a teatro, durante un corso di recitazione.  

 

Da questo momento in poi impariamo a conoscere Tommy Wiseau e la sua amicizia con Greg Sestero, addentrandoci pian piano nella mente folle del protagonista per poi - una volta atterrati sul pianeta Wiseau - arrivare alla realizzazione di The Room.  

 

The Disaster Artist però non è solo un’opera sul dietro le quinte del ”Quarto potere dei film brutti”, ma è anche una storia di solitudine, di delusioni e di sogni. 

Tommy Wiseau è un personaggio misterioso - a tratti oscuro - e con l’ossessione del tradimento; Greg al contrario è un bel ragazzo, ma con una scarsissima fiducia in se stesso e nel proprio sogno.

 

 

L’incontro tra i due aspiranti attori fa nascere un’amicizia che aiuterà entrambi a superare le proprie debolezze.

 

 

 

 

Tommy avrà finalmento un amico fedele, mentre Greg comincerà a lasciarsi andare e - tra la visione epifanica di Gioventù bruciata e i continui rifiuti delle vari produzioni - i due protagonisti arriveranno alla decisione di fare un proprio film, ispirandosi al capolavoro di Elia Kazan Un tram che si chiama desiderio.  

 

Il mondo di Hollywood che ci viene presentato in The Disaster Artist è brutale, pieno di squali pronti a sbranare i tuoi soldi, un mondo che può portarti al successo quasi solo esclusivamente se scendi a patti con il diavolo.   

 

Si ride tanto in The Disaster Artist, ma le risate che James Franco riesce a strapparci il più delle volte sono amare, di derisione di un uomo e del suo obiettivo.

 

Un risultato ottenuto grazie al background dei personaggi che ci viene mostrato nel primo atto del film, gestito perfettamente per l’economia del racconto.

 

Grandiosi sono anche i tempi comici di The Disaster Artist così come l’uso ripetuto della macchina a mano per donare dinamicità a un film che probabilmente, se gestito in modo differente, sarebbe potuto sembrare statico e prolisso.

 

James Franco riesce sapientemente a giocare con se stesso, decostruendo l’immagine divistica a cui viene associato fornendo una prova spettacolare che gli è valsa il suo secondo Golden Globe, senza commettere l’errore di rendere Tommy Wiseau una macchietta ma riuscendo a rendere la sua storia universale - nonostante sia completamente assurda - e a far riflettere lo spettatore anche sulla brutalità dell'industria del Cinema.

 

[Il confronto tra le scene di The Room e di The Disaster Artist]

 

 

Il mezzo cinematografico - oggi più che mai - può donare a qualsiasi persona 15 minuti di celebrità, rendendola una star o il più delle volte un virale fenomeno da baraccone.   

 

The Disaster Artist è la storia di un sogno americano che ha visto la luce in fondo al tunnel e che per realizzarsi si è dovuto rimodellare adattandosi a un pubblico - di cui noi stessi facciamo parte - inconsciamente spietato.

 

 

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