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Paura e delirio a Las Vegas: un viaggio psichedelico alla ricerca del Sogno americano

Era il 1971 quando Hunter S. Thompson con il suo reportage sulla Mint 400 - una famosa corsa di moto e Dune Buggy - si schiantava come un asteroide sul mondo della scrittura inventando il cosiddetto Gonzo Journalism

 

Erano gli anni di Richard Nixon e della Guerra del Vietnam, della controcultura, della fine dei Figli dei Fiori e del Sogno americano.

 

Paura e disgusto a Las Vegas - così si chiamava il reportage di Thompson per la rivista Rolling Stones - descriveva quell’epoca in maniera spietata, abitata da persone disilluse da un sogno venduto come favola ma che si era deflagrato sotto le bombe di una guerra totalmente inutile.

 

[Il trailer di Paura e delirio a Las Vegas]

 

 

Un modo innovativo di raccontare un evento che fondeva la scrittura giornalistica con un punto di vista personale, il tutto accompagnato da un uso massiccio di droghe psichedeliche e non.  

 

Una scelta per andare contro a quel giornalismo neutro, cerchiobottista che non ha mai condannato l’amministrazione Nixon e tutti i fantasmi che si è trascinata con sé. 

 

Un libro incalzante, popolato da personaggi assuefatti a sostanze di ogni tipo e da poliziotti fascisti che prendono vita grazie alla penna straordinaria di Raoul Duke - l’alter ego di Thompson - accompagnato dal suo inseparabile compagno di viaggio, il dottor Gonzo.

 

Un primo tentativo per portare al cinema Paura e delirio a Las Vegas - così chiamato in Italia il film del 1998 - fu fatto nel 1980 da Art Linson insieme a Bill Murray, opera che nel nostro Paese non venne mai distribuita.

 

Per adattare sul Grande schermo un romanzo simile non bastava quindi un semplice mestierante ma un regista folle, audace e capace di catturare la vera essenza di Paura e delirio a Las Vegas: Terry Gilliam.

 

“Eravamo dalle parti di Bastow ai confini del deserto, quando le droghe iniziarono a fare effetto.”  

 

 

[Gli occhiali iconici di Paura e delirio a Las Vegas]

 

È con questa frase che inizia il viaggio di Raoul Duke e del dottor Gonzo a bordo di una decappottabile rossa e strafatti di allucinogeni di ogni tipo per poter affrontare Las Vegas, capitale del conformismo e del gioco d’azzardo. 

 

Un uso di droghe necessario, per scovare quel sogno americano ormai rinchiuso in una società borghese che si accontenta di sopravvivere secondo i dettami del proprio Paese.

 

I pipistrelli, i rettili e le altre creature che Duke vede non sono altro che i mostri che il capitalismo ha creato e che l’uso di sostanze psichedeliche - un po’ come gli occhiali di Essi vivono - possono scovare.  

 

Il sogno si trasforma in incubo, gli uomini in mostri e la speranza in disperazione.

 

Terry Gilliam assieme al grande lavoro svolto dal direttore della fotografia Nicola Pecorini riesce in maniera stupefacente - in tutti i sensi - a trascinare lo spettatore nel viaggio onirico di Duke e Gonzo attraverso uno stile di regia mai banale, adatto alla follia dei suoi protagonisti grazie ai primi piani al limite della sopportazione, dutch angle continui, colori ultra saturi e un uso non convenzionale della macchina da presa.  

 

 

[Uno sguardo in macchina che vale molto più di mille parole]

 

Non è un caso che Paura e delirio a Las Vegas alla sua presentazione alla 51ª edizione del Festival del Cinema di Cannes fu accolto tiepidamente dalla critica e dal pubblico che lo portarono al flop commerciale.

Solo dopo, nel tempo, il film si è guadagnato la nomea di cult assoluto.

 

Terry Gilliam - come lo stesso Thompson - non assolve né condanna nessuno, neppure Raoul Duke e il dottor Gonzo che di fatto svolgono due professioni simbolo di quella società: il giornalista e l’avvocato.

 

Il regista di Brazil non cerca di trovare in loro il sogno americano, non li eleva a figure positive, anzi: i due protagonisti si rivelano truffatori e sfruttatori per tutta la durata del film, anche se il loro fascino resta innegabile.

 

Gilliam si limita a raccontare in maniera fedele - senza rimanerne ingabbiato - il romanzo di Hunter S. Thompson ampliando il concetto però anche ai giorni nostri, rendendo Paura e delirio a Las Vegas universale e senza tempo nonostante il romanzo sia ambientato in

“Quel genere di apice che non tornerà più.”  

 

 

[CineFact su Paura e delirio a Las Vegas]

 

 

Una potenza visiva e narrativa che si deve anche ai due interpreti principali: Johnny Depp e Benicio del Toro

 

I due attori in Paura e delirio a Las Vegas hanno una chimica incredibile e passano con nonchalance dalla commedia al dramma, dalla follia alla riflessione più profonda. 

 

Johnny Depp - che interpreta Hunter S. Thompson - ci regala una delle migliori prove della sua carriera: l’euforia dettata dall’uso spropositato di droghe del suo personaggio lo fa muovere in maniera anarchica sullo schermo e al tempo stesso la sua perfomance nasconde una percezione assolutamente triste e lucida della società in cui viviamo tutt’ora.

 

Benicio del Toro invece incarna perfettamente

“Uno dei prototipi di Dio.

Un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per una produzione di massa.

Troppo strano per vivere e troppo raro per morire.”

 

La perfetta spalla per Johnny Depp e per quel mondo psichedelico popolato da personaggi che, nonostante i pochi minuti di screen time, riescono a entrare nel cuore di tutti gli spettatori.  

 

 

[Un bizzaro e indimenticabile Tobey Maguire in Paura e delirio a Las vegas] 

 

Paura e delirio a Las Vegas è un viaggio senza tempo in costante bilico tra l’illusione e la realtà, un film che diverte e fa riflettere come solo i grandi autori sono in grado di fare.  

 

“C'era follia in ogni direzione, ad ogni ora, potevi sprizzare scintille dovunque, c'era una fantastica, universale, sensazione che qualsiasi cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo.

E quello, credo, era il nostro appiglio, quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del vecchio e del male, non in senso violento o cattivo, non ne avevamo bisogno, la nostra energia avrebbe semplicemente prevalso, avevamo tutto lo slancio, cavalcavamo la cresta di un'altissima e meravigliosa onda.

 

E ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e, se guardavi ad ovest, e con il tipo giusto di occhi, potevi quasi vedere il segno dell'acqua alta, quel punto, dove l'onda infine si è infranta ed è tornata indietro.”  

 

La fine di un bellissimo sogno, la fine di Paura e delirio a Las Vegas.

 

Se volete vederlo, o rivederlo, Paura e delirio a Las Vegas lo potete trovare in esclusiva solo su Infinity! 

 

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