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Le Strade del Male - Recensione: pornografia della violenza

Le Strade del Male è il nuovo film del giovane Antonio Campos, ex ragazzo prodigio da subito inserito nel circuito dei festival importanti. 

 

Il film distribuito da Netflix è tratto dall'omonimo romanzo di debutto di Donald Ray Pollock, e si presenta come un affresco spietato sulle brutture della provincia americana degli anni '60. 

 

Il cast è di quelli importanti e a mio avviso, purtroppo, è anche l'unica nota positiva de Le Strade del Male: ho trovato molto bravi Robert Pattinson e Tom Holland, anche se il primo fa un accento del sud degli Stati Uniti che a volte diventa forzato e macchiettistico. 

 

[Trailer internazionale de Le Strade del Male]

 

 

Tutto il film mi è parso un wannabe gotico e crudo e nichilista, quando a mio avviso è semplicemente compiaciuto della violenza e della disperazione che mostra insistentemente, con personaggi a senso unico lasciati a loro stessi: i personaggi di Sebastian Stan, Mia Wasikowska, Jason Clarke, Riley Keough e Bill Skarsgård sono bidimensionali e nessuno di loro viene approfondito, mentre la storia che si dipana tra il 1957 e il 1965 resta sullo sfondo, senza mai colpire. 

 

Mancano troppi elementi per rendere Le Strade del Male quello che evidentemente volevano che fosse, e il narratore in voice over - che è l'autore del romanzo da cui è tratto il film, scelta particolare - peggiora secondo me il tutto perché non è necessario e aumenta la sensazione di magniloquenza.

 

La voce fuori campo in questo caso non solo sconfessa il classico Show, don't Tell, ma spesso va a sottolineare cose che stiamo già vedendo, risultando ridondante. 

 

[Trailer italiano de Le Strade del Male]

 

 

Il giovane protagonista della storia si lascia trasportare dagli eventi senza trovare mai una ragione per fare ciò che sceglie di fare, facendolo solo "perché deve farlo", un atteggiamento permea tutto Le Strade del Male e i suoi personaggi principali che agiscono spinti da motivazioni ignote. 

 

Personaggi che sono cattivi, sporchi, immorali e perduti, ma che ci vengono spesso mostrati in maniera troppo indulgente, senza mai colpevolizzarli e senza nemmeno provare a raccontarci i motivi che li spingono a fare ciò che fanno. 

 

Le Strade del Male diventa quindi una sequela di molli avvenimenti nell'attesa del lampo di violenza e di sangue, che appare però come un tentativo di scioccare più che di narrare qualcosa.

 

Le guerre e le cicatrici che lasciano dentro, le convinzioni religiose che diventano fanatismo da una parte e nascondiglio dall'altra, i valori trasmessi da genitori inadatti, le forze dell'ordine che si mescolano con la politica e con il crimine: nel film di Campos appaiono tante cose che ci si aspetta possano diventare l'humus nel quale far muovere i personaggi, ma non succede mai perché ogni argomento viene lanciato nel vuoto e abbandonato sullo sfondo. 

 

La profonda provincia degli Stati Uniti anni '60 che mescola fede, sangue, sesso e corruzione resta solo in superficie in un film che insiste in ognuno di questi macrotemi in maniera pornografica, mostrando, mostrando e ancora mostrando senza però scavare mai più profondamente di una buchetta dove nascondere qualche osso, e mi ha dato dunque la triste sensazione di un'occasione persa. 

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2 commenti

Claudio Scagliarini

16 giorni fa

Non vorrei che i limiti descritti nella recensione fossero "colpa" del libro da cui è stato tratto il film stesso. Sta di fatto che a me è piaciuto molto. Le azioni del protagonista (bravissimo Holland, che finalmente smette di essere Spider-Man) sono sempre chiare ed eterodirette. Per come è stata narrata la sua infanzia nella prima mezz'ora di film, si capisce che è sempre stato abituato, soprattutto dalla figura del padre (anche Skarsgård impressionante), a un bianco-nero, a giusto-sbagliato, a dovere-volere, a famiglia e rispetto. Non mi aspettavo un personaggio profondo e tridimensionale, perché semplicemente un personaggio uscito da quel contesto specifico non poteva esserlo. E perché è proprio la sua "bidimensionalità" a condurlo nelle sua varie azioni. In più, si potrebbe portare la bruttura e l'orrore (chiamiamolo così) di tutte le azioni che vediamo, anche ad un piano superiore (ad esempio del sacrificio, del tormento, del rimorso, della vendetta, che sono tutte cose presenti, ad esempio, nella tragedia greca), senza necessariamente pensare che siano banali o troppo in superficie. Concordo che la voce del narratore fosse un po' superflua. Non sono d'accordo sull'evoluzione dei personaggi: anche qui, come prima, non mi sembra che fosse utile ai fini della storia pensare all'evoluzione di un personaggio che praticamente cresce con dei traumi tremendi e un'educazione alla violenza che non lascia spazio al raziocinio (se Arvin fosse "evoluto", non avrebbe mai ucciso chi ha ucciso, e il film non avrebbe avuto probabilmente senso).

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Tati23

2 mesi fa

Mi apettavo qualcosa di diverso, peccato perchè poteva essere realmente interessante. Lo recupererò comunque perchè era uno dei film che avevo in lista.

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