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Wolfwalkers - Recensione: Una donnina piccola così con due occhi grandi per guardare - TIFF 2020

Al Toronto International Film Festival 2020 arriva in presentazione speciale Wolfwalkers, lungometraggio di animazione diretto da Tomm Moore e Ross Stewart e prodotto da Cartoon Saloon - che con Moore aveva già portato al grande pubblico il meraviglioso La canzone del mare

 

Wolfwalkers, già acquisito per la distribuzione domestica da Apple TV+, è basato sulla sceneggiatura scritta da Will Collins basata sullo sterminio dei lupi avvenuto in Irlanda durante l’occupazione britannica. 

 

Partendo da un assunto storico Wolfwalkers affonda, come già visto in passato, nel folklore irlandese, portando al pubblico tutte le suggestioni di un universo fantasy che lega uomo, natura e spiritualità in maniera indissolubile. 

 

 

 

La storia segue Robyn Goodfellowe, figlia di un cacciatore inglese in missione per conto dell’impero per sterminare i lupi che minacciano il raccolto dei contadini irlandesi - sfruttati dall’occupazione. 

 

Robyn scopre ben presto come gli sforzi del padre siano il gioco preferito di due Wolfwalkers, madre e figlia che durante il sonno vagano per la foresta come lupi, guidandoli e beneficiando del potere spirituale derivato da questo legame - venerato dai contadini che hanno potuto vedere il loro potere. 

 

La giovane Wolfwalkers è però alla disperata ricerca della madre, intrappolata nel corpo di un lupo da molti giorni e non ancora ricongiuntasi con la sua forma umana.

 

 

 

 

Wolfwalkers sfrutta la stessa tecnica di animazione di La canzone del mare e ci porta dentro una storia che non parla solo di amicizia e di compassione, ma che seguendo le ideologie comuni al popolo orientale, e che possiamo ritrovare in un’opera quale Principessa Mononoke, vuole sottolineare come uomo e natura siano indissolubilmente interconnessi. 

 

Wolfwalkers, come l’opera dello Studio Ghibli, sottolinea la ferocia dell’uomo nel momento in cui nega la sua ovvia connessione con la natura, con la terra e con il regno animale al quale, sostanzialmente, appartiene. 

 

L’uomo e il suo progresso non significano direttamente la distruzione della natura.

 

L’uomo e il suo progresso non significano l’ingabbiamento in posizioni di potere differenti, anche tra sessi. 

 

 

 

 

Wolfwalkers sfiora anche il tema dell’indipendenza della donna attraverso la figura di Robyn, come dell’evoluzione dell’uomo e la distruzione che spesso crea, ma contrariamente alla larghezza di intenti del film dello Studio Ghibli il film semplifica il suo messaggio e si concentra sul creare una potente alchimia tra la figlia del cacciatore e la giovane Wolfwalkers

 

Il film dimostra ancora una volta come le classiche tecniche di animazione possano trovare una via al racconto che non svanisca al cospetto della moderna CGI, trovando nel suo stile particolare un’universalità unica e, per certi versi, insostituibile. 

 

Un lungometraggio animato che ammalia con l'immediatezza di una narrazione onesta, diretta, elegante nel dare potenza a un mito per il pubblico sconosciuto ma che immediatamente diveta affascinante.

 

Siamo tutti liberi come Robyn Goodfellowe.

 

Possiamo tutti farci corrompere dalla nostra idiota convinzione di essere eterni, unici, indispensabili e male necessario. 

Nasciamo tutti figli della terra e siamo tutti liberi di essere Wolfwalkers.

 

Wolfwalkers è un film accorato, coraggioso, meravigliosamente realizzato ed efficace nell’arrivare a tutto il pubblico, anche quello adulto.

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1 commento

Nuriell

1 mese fa

Non riesco più a seguire questo tipo di animazione, troppo retrò.

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