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Terrore nello spazio, di Mario Bava: Alien Lives Matter

I film di Mario Bava sono un oggetto strano. Come le sue scenografie scarne, che a seconda di come venivano illuminate sembravano sempre diverse, così i suoi film, a seconda della luce sotto cui li si guarda, assumono molteplici significati.

 

 

Terrore nello spazio, a 55 anni dall’uscita nelle sale, viene ricordato per la sua fotografia lisergicamente cupa e per il fatto che pare abbia ispirato Alien di Ridley Scott.

 

Il primo motivo è assolutamente legittimo, mentre il secondo è abbastanza riduttivo.

 

 

 

Primo perché Terrore Nello Spazio è un film che vive di vita propria che, pur essendo a bassissimo budget e non esente da difetti, non ha bisogno di essere legittimato da un film americano celeberrimo.

 

Un po’ perché è cosa nota che negli anni il nostro cinema sia stato saccheggiato largamente da Hollywood, e un po’ perché questo complesso di inferiorità nei confronti degli Stati Uniti è un atteggiamento provinciale tutto nostro.

 

Secondo perché il film non è solo riconducibile ad Alien.

 

Terrore nello spazio è una via di mezzo tra Star Trek, Alien, La Notte dei Morti Viventi e La Cosa, ed è antecedente a tutti e quattro, perfino al film di George Romero e precede di un anno pure la celebre serie TV della NBC.

 

 


 

Mario Bava era questo: uno che aveva delle intuizioni geniali, una tecnica propria dei Maestri del Cinema, ma non si prendeva sul serio.

 

Lavorava con produttori scalcagnati perché voleva completa libertà nel liberare la sua fantasia.

 

Preferiva regnare all’Inferno che essere schiavo in paradiso.

 

Terrore nello spazio di intuizioni ne ha molte, sia di messa in scena che di fotografia. 

La regia e la fotografia di Mario Bava senza dubbio sono le due discriminanti che elevano il film.

 

Le poche scenografie dettate dal basso budget, in realtà, aumentano il senso di straniamento e di claustrofobia perché danno l’impressione di girare sempre in tondo.

 

 

 

 

Il futuro in cui è ambientato il film è un futuro perduto, dove il digitale non esiste ed è tutto analogico, dagli schermi ai pulsanti (nonostante si veda un prototipo di smartwatch).

 

In questo senso, si nota anche l’assenza dei computer usati per il design dell’astronave, perché le forme sono irregolari e non abbiamo la sensazione del “copiaeincolla” che affligge gli oggetti tutti uguali che vengono prodotti ai giorni nostri.

 

Tuttavia c’è un aspetto della storia raccontata che rende il film senza tempo.

 

 



Terrore nello spazio racconta le vicende di due navi interplanetarie gemelle (probabilmente per questioni di budget) che raccolgono un segnale proveniente da un misterioso pianeta.

 

Il capitano Mark, al comando di una delle due astronavi, decide di scendere sul pianeta per capire da chi è generato il segnale.  

Nel momento in cui le due navi fanno rotta sul pianeta cominciano a succedere cose strane.

 

Dapprima vengono risucchiate con una forza pari a venti volte quella della gravità terrestre.

Poi, dopo aver perso i sensi durante l’atterraggio, i membri dell’equipaggio del capitano Mark cercano di ammazzarsi a vicenda, come se le loro menti fossero possedute da un’entità esterna.

 

 



Il capitano Mark con i suoi uomini e donne al seguito si mettono alla ricerca della nave gemella e si scopre che gli altri membri dell’equipaggio sono tutti morti.

 

Poco dopo averli sepolti, però, i cadaveri tornano in vita uscendo dalle tombe e cercano di impossessarsi della nave superstite.

Durante una colluttazione, si viene a sapere che gli abitanti del misterioso pianeta sono esseri di luce che si impossessano del corpo degli esploratori per sopravvivere.

 

Ma perché lo fanno?

Qui arriviamo al punto.

Un abitante del posto confessa che il loro pianeta sta morendo e con esso chi lo abita.

Il sole si sta lentamente spegnendo e da anni stanno inviando un SOS per essere salvati, ma nessuno li ha mai ascoltati.

 

Quindi questi esseri di luce hanno deciso di sopravvivere ad ogni costo, anche appropriandosi del corpo di altri, se necessario.

 

 

Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio

Il grido di dolore lanciato da questo popolo assomiglia molto a quello del movimento Black Lives Matter americano. 

 

Anche loro lottano per sopravvivere in uno Stato che minaccia la propria vita e che esercita il proprio monopolio della violenza su base razziale e sociale.

Sì: sociale.

 

Perché da subito la rivolta ha preso i connotati della lotta di classe.

L’oppressione dello stato americano, oltre che con la violenza coercitiva nuda e cruda, si palesa anche attraverso la violenza economica che relega queste persone ai margini di una società spaccata dalle disuguaglianze, dove non viene data una possibilità a tutti, come il mito americano ci propaganda da anni, ma che assomiglia sempre più a una società feudale.

 

Il razzismo è uno strumento in mano a chi detiene il potere economico e politico per mettere i membri della classe oppressa gli uni contro gli altri.

 

Quindi il problema va eliminato alla radice, perché ormai si è talmente incancrenito che è impossibile da riformare.

 

 



Ormai le parole di Martin Luther King sono state talmente svuotate di significato che vengono usate per pubblicizzare automobili, ma la storica Jacquelyn Dowd Hall ci fa notare che non si può essere anti-razzisti senza essere anti-capitalisti.

 

“Cancellato del tutto è il King che si è opposto alla guerra del Vietnam e ha legato il razzismo in patria al militarismo e all’imperialismo all’estero.

Smarrito è il King socialista democratico che ha sostenuto la sindacalizzazione, ha pianificato la Campagna dei Poveri ed è stato assassinato mentre sosteneva lo sciopero degli operai della nettezza urbana.”

 

Impossessarsi dei corpi degli altri è un atto violento, ma per chi non viene ascoltato la violenza rimane l’unico modo per sopravvivere.

 

Distruggere e saccheggiare è un atto politico che serve a palesare l’ipocrisia di una società che che tiene più alle merci che alle persone.

Un sole che si spegne segna la fine di una civiltà, ma anche l’inizio di una nuova.

 

Gli alieni che alla fine riusciranno a impossessarsi della nave superstite, faranno rotta verso un nuovo pianeta e da lì ricominceranno a vivere.

In che modo?

 

Oltre al corpo conformeranno anche la mente a quella dei propri ospiti?

Porteranno la società a uno stato evolutivo superiore o la soggiogheranno come in Essi Vivono?

 

 

Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio Terrore nello Spazio

Il futuro non è mai scritto, per questo bisogna diffidare sempre da quelli che dicono che non c’è alternativa. 

 

Tutto è possibile, anche quello che fino a un mese fa sembrava improbabile.

 

Il Cinema che non invecchia, come nel caso di Terrore nello spazio, è quello che parla in modo universale dei sentimenti e dei conflitti umani che hanno sempre pervaso la Storia e che l’hanno fatta evolvere.

 

E, fin quando ci saranno oppressori e oppressi, la Storia continuerà a progredire, così come succede al grande Cinema se deciderà di raccontarlo grazie a grandi maestri come Mario Bava.

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