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Effetto notte: quando il cinema parla di se stesso

Los Angeles, 2 aprile 1974: sul palco del Dorothy Chandler Pavillon, sale (fra gli altri) François Truffaut; premiato dal Yul Brynner, il regista francese riceve il premio Oscar al Miglior Film Straniero per Effetto Notte.

 

In Francia, a partire dal 1895 e negli anni immediatamente successivi, i fratelli Auguste e Louis Lumière riprendevano attraverso il cinematografo di loro invenzione scene di vita vera, non lasciando spazio - almeno in un primissimo momento - alla finzione nei loro cortometraggi.

I primi scopi del cinema, appena nato, erano quelli di fungere da ausilio alla ricerca, da memoria collettiva e fonte di documentazione storica. A partire dai primi anni del '900, iniziò ad essere sviluppato l'aspetto narrativo del cinema che, tramite la messa in scena di storie di finzione, aveva il potere di divertire, commuovere, rattristare o spingere alla riflessione il pubblico, a seconda dello spettacolo proposto.

 

 

 

 

E ancora oggi questo è il cinema per noi appassionati: una gigantesca macchina dei sogni, capace con i suoi trucchi di rendere reale qualsiasi tipo di illusione, anche quella più incredibile. Certo, quando entriamo in una sala cinematografica ci sediamo sulle poltrone e osserviamo il prodotto finito. Ma come si è arrivati a quel risultato?

A suo modo ce lo ha spiegato Truffaut nel 1973 realizzando Effetto Notte, un lungometraggio indubbiamente particolare che è tranquillamente possibile definire metacinematografico: in parole povere, il cinema che mostra il cinema!

 

Durante lo svolgimento della pellicola, assistiamo alle peripezie di una troupe cinematografica, impegnata con le riprese di un film a Nizza: tra amori e dissapori, difficoltà e problemi di ogni tipo, ogni membro del progetto riuscirà ad apportare il suo personale e prezioso contributo. Questa grande famiglia a riprese avvenute si scioglierà con nostalgia e affetto.

 

 

 

Truffaut, con questa pellicola, voleva rispondere ad una precisa domanda: come si gira un film? Egli stesso impersona il suo alter ego, il cineasta Ferrand, alle prese con la direzione di Vi presento Pamela; sul set non si muove nemmeno una foglia, se prima non ottiene il suo consenso.

Egli afferma, a proposito dell'essere regista: "Che cos'è un regista? Un regista è uno a cui vengono fatte in continuazione domande: domande su qualsiasi cosa. A volte lui sa la risposta, a volte no".

Attori e collaboratori pendono dalle sue labbra, mentre lui controlla che ogni cosa vada per il verso giusto, affrontando le sfide che, di volta in volta, gli si presentano durante la lavorazione.

 

Nel gioco della sovrapposizione fra realtà e finzione, Ferrand-Truffaut si ritrova a dirigere Jean-Pierre Léaud (che interpreta Alphonse), suo attore di fiducia: Léaud fu lanciato proprio dal regista francese in una delle opere simbolo della Novelle Vague francese, I 400 colpi; i due, nel corso delle loro carriere, collaborarono assieme per ben sette volte. Da segnalare nel cast anche la presenza dell'attrice britannica Jacqueline Bisset, nei panni di Julie Baker, la protagonista del film fittizio.

 

 

 

Effetto Notte è una vera e propria dichiarazione d'amore di Truffaut verso il cinema, con riferimenti e citazioni ad altri autori: basti pensare al sogno di Ferrand, nel quale un bambino si intrufola in un cinema per rubare delle fotografie promozionali di Quarto Potere, celeberrimo lungometraggio d'esordio firmato da Orson Welles nel 1940; oppure si pensi ai manuali di cinema, contenuti in un plico spedito al regista stesso, libri sulle cui copertine si possono leggere i nomi di mostri sacri della settima arte quali Ingmar Bergman, Roberto Rossellini e Alfred Hitchcock.

 

In una scena del film Ferrand si rivolge ad Alphonse e gli dice: "I film sono più armoniosi della vita, Alphonse: non ci sono intoppi nei film, non ci sono rallentamenti; il film vanno avani come i treni, capisci? Come i treni nella notte".

Ed Effetto notte è davvero un film armonioso e scorrevole; invece i suoi protagonisti in balìa degli eventi, che si incastrano e sviluppano alla perfezione nella trama, non possono dire altrettanto delle loro vite.

 

 

 

 

Ma torniamo al principio: come già affermato, il cinema è un medium che ricrea la realtà; una realtà costruita ad arte che noi, però, accettiamo come vera, subendo il fascino delle immagini che scorrono rapide sullo schermo. Effetto notte contribuisce a mettere in mostra i meccanismi dello speciale mondo cinematografico, il quale riesce a farci vivere tutta la gamma di emozioni possibili ed immaginabili.

Questa perla, realizzata da Truffaut, è un film da vedere e far vedere, per diffondere la magia del cinema.

 

In chiusura, una curiosità: cosa significa, in gergo cinematografico, l'espressione effetto notte?

Trattasi di espediente cinematografico che consiste nel posizionare, davanti all'obbiettivo della macchina da presa, un filtro blu: in tal modo sembrerà che le scene girate di giorno siano state girate in piena notte (non a caso il titolo statunitense del film è Day for night).

 

 

Chi lo ha scritto

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22 commenti

Benito Sgarlato

1 anno fa

Appena finito di vederlo, mi ha un po' lasciato con l'amaro in bocca...

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Filippo Brizzolari

1 anno fa

Quando lo finisci hai subito voglia di girare!

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sharon_holmes

1 anno fa

Sicuramente interessante, una cosa diversa dal solito

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Alessandro Borgia

1 anno fa

Mi sa che lo guarderò con molta curiosità

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Davide Sciacca

1 anno fa

Pare di capire di doverlo recuperare

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Joe Vanni

1 anno fa

Truffaut mi ha sempre incuriosito...consigliate di partire da questo?

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Marco Batelli

1 anno fa

Joe Vanni
Per me sì!

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Tazebao

1 anno fa

Joe Vanni
Io invece ti consiglio un film più "semplice": Jules et Jim.

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Baxter

1 anno fa

Bellissimo film con un grandissimo Truffaut alla regia!

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Nicolò Pasqualin

1 anno fa

Il mio film di Truffaut preferito... Di conseguenza uno dei miei preferiti in assoluto

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