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Paprika - Sognando un Sogno - Recensione

Paprika ci prende per mano e ci sballottola qui e lì, tra vari piani del nostro inconscio in un carnevale cromatico.

La realtà e il sogno sgomitano per prevalere l'una sull'altro fino ad un punto in cui non riusciamo neanche più a percepirne il confine.

 

Il film d'animazione diretto da Satoshi Kon e tratto dal romanzo omonimo di Yasutaka Tsutsui, uno dei maggiori esponenti della letteratura fantascientifica giapponese, è stato presentato in anteprima mondiale alla 63ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 2006.

 

Paprika è arte: realtà e fantasia fanno a pugni, come la scenografia in pompa magna e la sceneggiatura, la masturbazione artistica e il messaggio, in una parata coloratissima e sfacciata, infantile e grottesca.

 

“C’erano anche cinque dame, che danzavano sulle note della musica delle rane.

Il vortice di carta riciclata era veramente uno spettacolo! Sembrava computer grafica, altroché! A me non piacciono i budini in technicolor e i borghesucci snob, è un fatto risaputo anche in Oceania!

 

Credo sia arrivato il momento di tornare a casa, a contemplare un limpidissimo cielo azzurro.

I coriandoli cominceranno a danzare davanti ai cancelli del tempio, il frigorifero e la cassetta postale guideranno il corteo! I controllori delle date di scadenza non fermeranno la parata trionfale, niente e nessuno potrà fermarla!

Dovranno inchinarsi davanti alla grandezza dei righelli a triangolo!

 

Sì, perché questa parata è stata fortemente voluta dai bambini della terza elementare, quelli col teleobiettivo!

Presto, venite avanti tutti insieme, sono il governatore dei governatori!”

 

 

 



Brevissimamente la trama: in un futuro prossimo vengono inventati i DC Mini, dispositivi a scopo terapeutico in grado di penetrare nei sogni dei pazienti, ma finiscono in mani sbagliate.

A risolvere questo giallo sarà la gelida e professionale dottoressa Atsuko Chiba, la quale usa all'interno dei sogni dei pazienti un alter-ego giovane e seducente: Paprika.

 

Il film è famoso al grande pubblico soprattutto per le analogie con il successivo Inception, film diretto da Christopher Nolan: entrambi infatti trattano il controllo della dimensione onirica, ma con modi e temi diversi; mentre Inception in modo tutto americano condisce l'opera con spionaggio internazionale e descrizioni maniacalmente dettagliate, Paprika ci conduce in un viaggio nell'Es freudiano che solo il linguaggio dell'animazione poteva descrivere nel suo totale delirio.

 

Paprika, come protagonista del film, ha ispirato il personaggio di Arianna interpretato nel film di Nolan da Ellen Page.

 

 

 



A proposito di Es freudiano: per capire Paprika o, per meglio dire, tentare di ricostruire un nesso semi-logico, è necessario affacciarsi all'uso terapeutico dei sogni secondo Freud.

 

Lo psichiatra afferma che durante il sogno la coscienza, cioè l'Io, viene enormemente ridimensionata a favore dell'inconscio, cioè l'Es, dominato per lo più da pulsioni autodistruttive e sessuali al di là delle strutture imposte dalla moralità comune, che rappresentano il Super Io

 

 

 


 

In Paprika possiamo ben notare come il cinema, ossessione che tormenta l'investigatore Konakawa, sia uno stimolo esterno che fa riemergere in lui una mancata elaborazione del lutto e il senso di colpa seppellito da una vita apparentemente normale.

La matrioska è un simbolo ricorrente, come a simboleggiare i vari strati della mente.

 

L'unico modo per guarire dalle nevrosi è conciliare Io, Es e Super-Io: è proprio quello che farà la stessa dottoressa Atsuko, rigida ed impassibile, forte in un ambiente prettamente maschile, nel momento di riconciliazione con Paprika, il suo alter-ego onirico frizzante e giocoso, ma non meno determinato.

 

Satoshi Kon preferisce le eroine, in quanto ritiene le donne più lontane dalla concretezza statica della storia e più vicine all'astrattezza mutevole dell'arte: in un mondo irrazionale come quello di Paprika gli uomini sono le vittime e i carnefici di un inconscio incontrollabile, ma non gli eroi.

 

Nella scena finale la protagonista inghiotte la nevrotica logicità del maschile e si pone come madre/figlia di un "nuovo mondo", o meglio un nuovo modo di vedere le cose, dove la concretezza e l'astrazione, il maschile e il femminile, Atsuko e Paprika, diventano parti imprescindibili della vita.

 

 

 

 

 

Paprika non è solo un onirico flusso di coscienza, ma è anche un omaggio al cinema: in primis autoreferenziale, in quanto nei sogni dell'investigatore Konakawa appaiono non solo le locandine di Tokyo Godfathers e Perfect Blue, opere precedenti di Satoshi Kon, ma anche quelle di importanti pellicole tra cui Shining, capolavoro di Stanley Kubrick.

Dove possiamo riconoscere questi riferimenti?

 

Il collegamento con Shining è evidente nella scena in cui Konakawa si reca al bar: per quanto l'ispettore non abbia niente a che vedere con Jack Torrance, in entrambi i film la psicosi, il sogno e la realtà si sovrappongono in un climax ascendente; infatti anche nel riadattamento cinematografico di Kubrick la storia di fantasmi e "luccicanza" è un mezzo per esplorare il labirinto della mente.

 

Inoltre, quando l'investigatore veste i panni del regista, i suoi lineamenti e i suoi gesti richiamano quelli del celebre regista Akira Kurosawa

E lo stesso film è un omaggio a Sogni di Kurosawa, la parata è una coloratissima e moderna citazione alla danza macabra conclusiva della pellicola.

I più navigati di voi riconosceranno la citazione a 007 - Dalla Russia con Amore, opera appartenente alla saga di James Bond, mentre anche i più piccoli potranno carpire il richiamo a Tarzan.

 

Alla protagonista spetta il compito di celebrare Vacanze Romane di William Wyler in una scena in cui rompe una chitarra in testa ad un uomo, e Godzilla nello "scontro" finale.

 

 

 



Un altro tema su cui possiamo far luce è lo scontro tra modernità e tradizione, così evidente in una realtà come quella nipponica.

 

Le bambole tradizionali giapponesi sono un topòs ricorrente durante i 90 minuti del film e sono la rappresentazione del controllo esercitato dal terrorista sulle vittime: anche Himuro stesso, il primo ad essere colpito, diventa nient'altro che una bambola, sfruttato per dar voce alla volontà e ai pensieri del carnefice.

 

Paprika è un piccolo gioiello che gratta nel subconscio, un flusso di coscienza che a pieno non può essere descritto a parole, ma che magistralmente si esprime attraverso l'animazione.

 

 

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5 commenti

Matteo G

9 mesi fa

E' un film che richiede molta attenzione. Ci spinge a riflettere il mondo onirico di ognuno di noi.Mi piace la tua recensione.

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Benito Sgarlato

1 anno fa

Ho provato a guardarlo qualche giorno fa, in una notte di emicrania... la visione di Paprika richiede tranquillità, mente serena e concentrazione: una parata di colori, caos e una trama da seguire attentamente per non perdersi durante la visione! Ho staccato già dopo mez'ora, stava per scoppiarmi il Gulliver! Riproverò prossimamente 😊

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ZERO

1 anno fa

Bella recensione. Film non facile da descrivere ma l'hai fatto bene, cogliendo tanti spunti che potevano passare inosservati e regalando un'interpretazione approfondita del folle mondo onirico di Paprika. Complimenti =)

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Lorenza Guerra

11 mesi fa

ZERO
Grazie mille :D (mi erano sfuggiti i commenti!)

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ZERO

11 mesi fa

Lorenza Guerra
Di niente, meglio tardi che mai! XD

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