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The New Pope - Recensione: a fare il Papa comincia tu

Se dieci anni fa mi avessero detto che Silvio Orlando avrebbe recitato insieme a John Malkovich e Jude Law, e che avrebbe anche tolto loro la scena, sicuramente mi sarei messo a ridere e avrei chiamato la neuro.

 

 

Tuttavia è quello che è successo in The New Pope, la nuova serie di Paolo Sorrentino coprodotta da Sky e HBO.

 

Sia chiaro: non per demeriti dei due attori anglofoni, ma semplicemente perché il suo cardinale Angelo Voiello è scritto in modo magistrale, oltre che interpretato alla perfezione.

 

 



Nonostante ciò, Giovanni Paolo III, interpretato da John Malkovich e subentrato al Pio XIII di Jude Law in coma, con quel suo magnetismo lo si potrebbe vedere anche fermo su una sedia per cinque o sei ore e non averne mai abbastanza.

 

Dietro il fascino, lo sguardo e il portamento del nuovo Papa, però, si nascondono dei tormenti che lo rendono “un vaso di porcellana in mezzo a dei vasi di ferro” e che influenzeranno le sue scelte da pontefice.

 

 

 

In The New Pope c’è tutto Sorrentino, con le cose che tutti amano e che altri odiano, ma più di qualsiasi altra sua opera emergono le sue due anime: quella ironica, assurda e grottesca e quella più seriosa e introspettiva.

 

Più delle altre volte, però, si nota come nelle parti più divertenti e divertite, il regista napoletano spicca il volo.

 

 



Esiste una sottile linea che divide il surrealismo dal ridicolo e Sorrentino su questa linea ci corre a trecento all’ora con un motorino truccato, senza mai oltrepassarla e rimanendo perfettamente in equilibrio.

 

Quando vediamo gli eccessi di una certa curia dedita alla mondanità o delle scene palesemente oniriche, la sospensione dell’incredulità non viene mai compromessa perché ogni situazione poggia su delle fondamenta solide che prendono spunto da eventi reali o verosimili.

 

 



Ed è questo il filo rosso che unisce le vicende che costituiscono il Vaticano di Sorrentino, con il rischio, alcune volte, di sembrare fuori tempo massimo, in quanto la velocità con cui si susseguono gli eventi nel mondo reale è di gran lunga maggiore rispetto ai tempi di produzione di una serie televisiva.

 

Penso ad esempio al terrorismo islamico, che ricopre un ruolo importante in The New Pope e che all'epoca della sua scrittura era un tema di stringente attualità, ma che dopo l'uccisione del califfo a capo dell'Isis è passato in secondo piano.

 

 



Questo aspetto, però, non inficia più di tanto gli altri grandi temi che il regista mette sul piatto di The NEw Pope, come il potere, l’amore, la solitudine e il sesso. 

 

Già: il sesso.

Un tema che potrebbe sembrare lontano dal mondo della Chiesa, ma che invece è una costante che pervade tutte le puntate e sicuramente anche la Chiesa vera.

 

L’omossessualità dei preti ha una’importanza rilevante, infatti, non solo per la caratterizzazione dei personaggi, ma anche nella trama della serie.

 

 



Tuttavia, quando viene fuori l’anima seria di Sorrentino, The New Pope ne soffre un po'. 

 

Non perché la serietà sia di per sé un difetto o perché sia poco interessante, ma perché il regista la rende un po’ didascalica, attraverso la regia e soprattutto tramite monologhi eccessivamente costruiti e recitati con una gravità quasi teatrale.

 

Mi riferisco alle scene in cui John Malkovich ci spiega, tramite sermoni interminabili, la genesi del suo carattere tormentato, il che sarebbe anche molto interessante se non fosse che, appunto, tutto questo ci viene decantato dalla sinuosa voce del nuovo Papa e non ci viene fatto scoprire tramite le sue azioni, come invece avviene per lo splendido personaggio interpretato da Silvio Orlando.

 

 



Questi momenti sono resi sostenibili, però, grazie alla solita straordinaria fotografia di Luca Bigazzi, a una colonna sonora sempre azzeccata e alla recitazione di un cast meraviglioso anche nei ruoli di secondo piano.

 

Menzione speciale soprattutto per Maurizio Lombardi, attore molto bravo già visto in The Nest e nel Pinocchio di Garrone.

 

Qui interpreta un cardinale omosessuale e incrociamo le dita nella speranza di vedere la sua bravura premiata con un ruolo da protagonista nel prossimo futuro.

 

 



The New Pope è una serie per gli amanti di Paolo Sorrentino, ma soprattutto per quelli che non ne possono più dell’appiattimento dell’offerta seriale di oggi, in cui le puntate sembrano girate con il pilota automatico, fotografate e colorate tutte allo stesso modo, con minuti e minuti di nulla più assoluto.

 

La serie di Sorrentino è una vera e propria boccata di ossigeno, diretta in modo mai banale e che, al contrario delle altre, ha qualcosa da dire su di noi e sul mondo in cui viviamo.

 

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8 commenti

Andrea Lucietti

3 mesi fa

A parte la meravigliosa interpretazione di Silvio Orlando e la costruzione del suo personaggio, io continuo a vedere grandi deliri di onnipotenza e un grande specchiarsi nella propria bravura...mi piace molto Sorrentino e l’ho apprezzato diverse volte ma come per The Young Pope ho trovato molto difficile seguire questa serie...

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Sky

6 mesi fa

De recuperare questa e la precedente.

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Gabriele Rovello

9 mesi fa

“le puntate sembrano girate con il pilota automatico, fotografate e colorate tutte allo stesso modo, con minuti e minuti di nulla più assoluto.”
Avrei usato le stesse parole proprio per descrivere questa serie

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Benito Sgarlato

9 mesi fa

The Young Pope mi è piaciuto molto, e ho iniziato da poco The New Pope... sto ancora al terzo episodio, un po' lenta a partire, ma sono fiducioso.

Edit: finita... che meraviglia! Uno dei migliori finali che abbia mai visto.

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Mattia Pellegrino

9 mesi fa

Ho visto the young pope ed è una serie molto bella,  ora non vedo l'ora di recuperarmi questa

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Sara Pastura

9 mesi fa

Ho amato ogni minuto di questa serie, ma quelli in cui c’era Silvio Orlando di più!
Mi chiedevo se sarà possibile quest’anno vedere la serie e gli attori candidati agli Emmy 🤔

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Greta Soncin

9 mesi fa

Sara Pastura
In un mondo giusto sarebbero candidati sicuramente, ma se non ricordo male già The young pope fu largamente ignorata.

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Ho amato questa serie. Che dire di più della recensione esaustiva già data e con la quale concordo quasi pienamente? Dico quasi perché ho trovato le scene “più serie” il vero punto forte della serie: quello che sarebbe sennò serie satirica sulla chiesa è resa da queste scene alquanto poetica. Quello che ho forse più apprezzato apprezzato è però come “The Young Pope” assuma un significato diverso attraverso questo finale.

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