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Judy: Renée Zellweger under the rainbow è da Oscar - Recensione - TIFF 2019

Ryan Gosling ed Emma Stone in La La La Land si chiedono "City of stars, are you shining just for me?" e chissà se anche Judy Garland si è posta la stessa domanda ad un certo punto della sua carriera, quando tutta Hollywood sembrava respirare solo ed esclusivamente seguendo le flessioni del suo diaframma, tra una nota e l'altra.

 

Sicuramente quello che si deve essere domandata la star di classici immortali del cinema quali Il Mago di Oz o È Nata una Stella in un altro momento della sua carriera deve essere stato: dove sono finiti tutti? 

 

Rupert Goold porta sul grande schermo un adattamento dello spettacolo teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, impegnato a raccontare gli ultimi mesi di vita di una delle più grandi e celebrate star del cinema hollywoodiano. 

 

La vita di Judy Garland è una delle più tormentate della storia dell'epoca d'oro di Hollywood e Goold, grazie alla sceneggiatura di Tom Edge che adatta lo spettacolo teatrale per il cinema, decide di dividere la narrazione in due momenti e due tempi ben distinti, comunicando allo spettatore che quanto sta guardando non è il classico biopic ma qualcosa di diverso: una sorta di celebrazione dolente di una ragazza meraviglia bruciata nell'animo e nella psiche dal sistema cinematografico. 

 

 

 

Judy si avvale della direzione fluida del regista britannico per contrappore il presente degli ultimi frammenti della cantante, un momento di decadenza, ai ricordi della Judy Garland ragazzina, costantemente ambientati sui set, nei teatri di posa nei quali dormiva e lavorava quasi senza sosta, tenuta in piedi dai discorsi semi-minacciosi di registi, manager e dalle pillole che le propinano per sostituire pasti e opportuni cicli di sonno. 

 

I ricordi di Judy Garland sono contraddistinti da una messa in scena enfatica, sfruttando l'ambientazione dei teatri di posa per dare un taglio teatrale più d'impatto, caricato, a sottolineare la disperazione candida della ragazza tanto quanto la truce oppressione psicologica di chi la circonda. 

 

Judy Garland trova il terrore sul set de Il Mago di Oz, implora per poter dare un boccone ad un hamburger e supplica disperata per una dormita fatta come si deve, subendo una guerra psicologica così serrata da deformarla per sempre, ritrovando nel presente tutti i solchi di una donna che non conosce l'appetito e il gusto di una fetta di torta, che non sa dormire senza sonniferi, che vive stordita dall'alcol e viene corteggiata da una fama sempre più pallida e da un quotidiano inaffrontabile, nel quale la star più amata d'America è ora ridotta sul lastrico, senza una casa per i suoi figli e senza una carriera. 

 

A interpretare la Judy un po' bipolare e impossibile c'è un'inedita Renée Zellweger che riesce ad evitare il ritratto macchiettistico per fare sua la mimica dell'attrice, assorbendone le espressioni, i tic e gli sguardi. 

 

La Judy Garland della Zellweger è un personaggio frammentato tra le attenzioni amorevoli verso i figli, le cortesie di una classe innata e la dolenza di un peso ingombrante, chiaramente deformato da quello che ha fatto di lei il sistema Hollywood che l'ha masticata e sputata, costringendola a vivere di una gloria passata, circuita da giovani ambiziosi e infine bisognosa di ricorrere ad una estenuante tournée in Inghilterra per poter lavorare e sperare di poter tornare a stare vicina ai propri figli, ai quali non può garantire un futuro. 

 

 

 

 

Judy ci racconta un personaggio che non ha più niente della Hollywood delle stelle e che incorpora invece la decadenza della fama che sbiadisce, del tempo che passa e condanna le figure che perdono la gioventù e la bellezza all'oblio; un sistema criticato anche in Map of the Stars di David Cronenberg.  

 

Renée Zellweger canta per davvero, e Rupert Goold la segue, mantenendo la macchina da presa fluida sulla sua esibizione, senza staccare e muovendosi attorno alle movenze dell'attrice, regalandoci la morbidezza di un'esibizione che non è fabbricata, ma quanto più autentica possibile. 

 

In questo modo in Judy l'attrice protagonista riluce della propria recitazione, si esibisce nel mostrarsi afflitta e psicologicamente fragile quanto sorridente, spassosa e amorevole nei frangenti più umani, fino a quando non arriva, per il pubblico conscio o meno del reale destino dell'attrice, quel falso riscatto.

 

Il momento in cui la Judy Garland di Renée Zellweger offre un'esibizione accorata e che grazie alla dolcezza di Over the Rainbow si lascia andare e si lascia sollevare dal pubblico adorante. 

 

 

 

 

Judy è fatto di diverse umanità, si interlaccia a miti terreni esaltati dal pubblico e che il pubblico continua ad amare e iconizzare, costretti da altri al destino di Icaro per essere dimenticati e bruciati dalle masse.

 

Un biopic che gode dell'estro dell'iconografia dietro la cantante, delle sue drammatiche inclinazioni biografiche, del suo crudele destino, dei teatri di posa a nascondere tagli di luce intimidatori e logiche da Star System pensate da orchi e applicate da despoti del mercato del consumo pop, e che utilizza la grazia del talento e la bellezza delle arti per descrivere il grosso impatto che queste possono avere quando vengono riflesse da icone così splendenti da dare speranza e gioia a uomini e donne oppresse.

 

Una pellicola che mescola umorismo facendo ridere e sapendo ridere con il dramma pieno di decenza e mai truce o spettacolarizzato, la tristezza dell'animo e la tenerezza che diventa amore unicamente quando Judy è madre e cerca riparo per i propri figli da quello che è stato per lei l'abuso di Hollywood e quando i suoi figli adottivi, quelli che si sono innamorati della sua voce o della sua classe tramite lo schermo, si alzano per sostenerla. 

 

Judy è un film su una stella di Hollywood trasformata in una supernova distrutta dall'universo stesso alla quale appartiene, bruciata da uno Star System senza pietà, crudele e che incatena i sogni di una giovane donna sacrificandone ogni parte. 

 

Rupert Goold gira un film elegante, capace di offrirci una rara prova di recitazione da parte di Renée Zellweger, ricordandoci che forse quel luogo oltre l'arcobaleno è solo un'illusione e non era mai stato inteso come destinazione ultima del viaggio di chi si sente Dorothy

 

Judy, per la regia di Rupert Goold, vede nel cast Renée Zellweger, Jessie Buckley, Finn Wittrock, Rufus Sewell, Michael Gambon ed è atteso nelle sale italiane il 19 dicembre 2019.

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1 commento

Giorgia Leonardi

1 mese fa

Sembra interessante. Quello che mi chiedo è se stia iniziando un periodo di racconti delle star del cinema e della loro rovina negli ultimi anni di vita, un po' com'è già successo per Stanlio & Ollio.

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