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Hong Kong Express - Recensione

Bazzicando per internet potrete trovare un frettoloso - e umanissimo - Quentin Tarantino discutere animosamente su un film che viene da Hong Kong.

 

Tarantino, ancor prima che regista iconico e sceneggiatore geniale, è re dei cinefili: citazionista in modo artistico e scovatore di film. Fu proprio lui a occuparsi della distribuzione statunitense di Hong Kong Express di Wong Kar Wai tramite la Rolling Thunder Pictures.

 

Hong Kong Express è una di quelle opere che trascende una normale realizzazione, è una di quelle idee improvvise che fa tremare le mani degli artisti, quelle che bisogna buttar giù subito prima che svanisca in mezzo alle incombenze della vita.

 

Wong scrisse la sceneggiatura in poche notti mentre dirigeva lo sfortunato wuxia Ashes of Time, rinunciando al sonno per non lasciar fuggire l’intuizione, in coppia con Christopher Doyle, fidato direttore della fotografia.

Proprio come un’idea potente ma labile l’intero film trasmette l’evanescenza di un contatto fugace, di un pasto rapido ma gustoso, la condivisione di un drink con una bellissima e misteriosa sconosciuta.

 

 



La traduzione del titolo originale in cantonese è letteralmente “la giungla di Chungking”, riferito alla Chungking Mansions, un complesso di edifici nel cuore di Hong Kong in cui persone di ogni nazionalità, in particolare indiani e pakistani, si riuniscono per pernottare e nutrirsi in modo veloce ed economico.

 

Infatti, se si ricerca Chungking Mansions su Google, otterremo una serie di risultati che riconducono a portali web di viaggi in cui possiamo consultare recensioni degli utenti.

 

Dalle stesse recensioni - chissà quanti di questi viaggiatori hanno visionato Hong Kong Express prima di partire - è facile capire quanto il film è coerente con questa realtà, tutt’oggi una realtà variopinta, sia per quanto concerne i colori della pelle sia per la ricchezza di odori e sapori; come facilmente intuibile polizia e criminali nella Chungking Mansions vivono a stretto contatto, in un continuo gioco di inseguimenti e fughe in vicoli stretti e claustrofobici.

 

Il piccolo film-gioiello di Wong Kar-Wai è composto da due episodi: il primo tratta proprio di un rapporto a mezz’aria, romantico proprio perché inesorabilmente inconcludente, tra l’agente 223 (Takeshi Kaneshiro) e una misteriosa spacciatrice borderline con parrucca bionda (Brigitte Lin).

 

Lui, reduce da una relazione amorosa, sfrutta il tempo libero correndo per liberarsi dai liquidi corporei che altrimenti sarebbero destinati al pianto, lei indossa sempre occhiali da sole e trench per essere sempre preparata alle giornate di pioggia e di sole.

Lui compra scatolette di ananas a scadenza ravvicinata per ricordarsi della scadenza del mal d’amore, lei rapisce una ragazzina e le offre del gelato.

 

 



Il secondo episodio, il cui nucleo è situato sempre nello stesso fastfood, racconta la storia tra l’agente 663 (Tony Leung) che condivide con gli oggetti la malinconia di una casa ormai priva della presenza di una donna e Ah Fei (Faye Wong) cameriera che non vuole ascoltare i propri pensieri e preferisce ballare al ritmo di una musica assordante.

 

Il carattere sognatore e un po’ testardo di Ah Fei si insinua pian piano nei pensieri dell’agente 663.

La cover di Dreams dei Cranberries interpretata proprio da Faye Wong scandirà il secondo episodio.

 

 



Gli oggetti, le attenzioni, le parole, sono sempre significative.

Il cuore delle cose, l’essenzialità delle parole, la scarnificazione e la liberazione del superfluo rende Hong Kong Express un affresco pop incredibilmente umano, dove l’incompiutezza, la goffaggine dell’umanità funge da pittura dai colori acidi.

I personaggi si affannano a seguire il ritmo della vita, cercando di riacquisire il tempo, affamati di ricordi e di attimi persi.

 

Il tempo si configura nuovamente come il perno della poetica di Wong, trovarsi al momento giusto nel luogo giusto diventa il più romantico e il più utopico dei miraggi.

I personaggi si sfiorano, si incrociano, si sovrappongono, sospirano e soffrono a pochi metri di distanza, condividono senza conoscersi e forse si rincontreranno in California, simbolo del sogno (non è possibile alla fine del film non canticchiare California Dreaming dei The Mamas & The Papas).

 

Il cinema del regista cinese taglia pezzi di realtà e li dilata in modo da soffermarsi su pochi personaggi, le storie di Hong Kong Express potrebbero essere replicate all’infinito con infinite combinazioni tra variabili infinitesime.

Wong applica lo zoom su quei punti in cui la vita scorre troppo veloce, ad esempio rallentando l’individuo su uno sfondo in step-framing e insegue i protagonisti con la macchina da presa.

 

 



Hong Kong Express forma con Angeli perduti un dittico sulla Hong Kong metropolitana e caotica dove le solitudini si affiancano, si spintonano e a volte si sovrappongono.

 

I due film risultano due facce della stessa medaglia: in Angeli Perduti tornano le hostess e le scatolette d’ananas, ma le atmosfere diventano più cupe ed erotiche, le musiche più sommesse e meno urlate, insieme le due pellicole rappresentano il giorno e la notte di una delle città più controverse del mondo. 

 

Non è possibile rimanere indifferenti davanti a questo film se siete degli inguaribili sognatori, se siete stati lasciati almeno una volta e se vi siete innamorati su un mezzo pubblico, se almeno una volta vi siete sentiti totalmente soli in mezzo alla folla o più lenti rispetto allo scoppiettante ritmo della città e della modernità.

 

Ed è questa la forza di un film piccolo su gente comune che, come altri film sull’amore di Wong, ha la brillantezza di un piccolo diamante sulle mani di una donna con la pelle chiara. 

 

 

Chi lo ha scritto

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19 commenti

Benito Sgarlato

6 giorni fa

Appena visto, finalmente! Era da tantissimo tempo in watch-list (grazie a questo articolo, ovviamente).
Un film che secondo me, più di altri, colpisce ognuno diversamente in base al proprio vissuto... a me è piaciuto davvero molto, non vedo già l'ora di rivederlo!

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Keyser Söze

11 mesi fa

Mamma mia che film,viscerale come pochi

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Arianna

1 anno fa

Lo vedrò!

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Arianna

1 anno fa

Lo vedrò!

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Matteo G

1 anno fa

Trovo la recensione condivisibile.Un film Hong Kong Express ricco di poesia e atmosfera

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Luca Persia

1 anno fa

Ottima recensione.
Un film semplice ma allo stesso tempo indicibilmente vero, intenso, pieno di vita. Adoro Wong Kar-Wai, riesce a creare dei veri e propri microcosmi dove fa sempre piacere tornare, inoltre è stato il regista che mi ha avvicinato al cinema orientale.

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Luca Persia
Uno dei miei registi più cari. Amo moltissimo il cinema orientale, ma Wong ha sempre un posto speciale nel mio cuore.

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Leggendo questa recensione, di primo acchito, non mi ispira la visione, forse per i temi trattati. Magari è un film che va visto con l'umore giusto e senza troppi pensieri per la testa.

Tornerò a commentare dopo averlo visto.

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Yuri Palamini

1 anno fa

Una volta una ragazza scrisse su Facebook che Wong Kar-Wai è capace di fare "film assurdi con trame da canale 5 riassumibili in 3 righe".... Niente di più vero, film assurdi e bellissimi! E questo è uno di quelli...

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Yuri Palamini
Vero :D chissà chi l'ha detto

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Yuri Palamini
Vero :D chissà chi l'ha detto

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Yuri Palamini

1 anno fa

Lorenza Guerra
Boooh😄😄

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Drugo

1 anno fa

Da vedere👍

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Tazebao

1 anno fa

Bellissima recensione per un bel film. Lo step-framing o printing non mi è piaciuto molto perché sembrava rompere l'incantesimo tra una scena e l'altra. Alcune volte l'utilizzo di tale tecnica (?) è azzeccata - sempre a mio parere (INIZIO SPOILER: vedi la sparatoria tra gli immigrati e la protagonista FINE SPOILER), altre volte no. Mi piace molto il senso di vuoto e di solitudine che aleggia in questo tipo di film (il cinema orientale sa rendere bene questo sentimento). La "dolce-amara" solitudine normalizza la storia, la rende poetica e affascinante, porta lo spettatore ad allargare le braccia per difendere i due "amanti". Bel film. Forse un'altra pecca sono alcune inquadrature che - ma ripeto è un parere personale - rompono il filo dell'emozione e dell'immedesimazione: sembra di trovarsi in un altro film, con un altro genere. Tra le due storie non so quale preferire, sinceramente. Ma credo che la seconda abbia un posto speciale nel mio cuore.

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Tazebao
A me è piaciuto quell'effetto proprio perché mi ha dato la sensazione che nel marasma della metropoli ci si focalizzasse sui protagonisti e che nella prima delle due storie servisse a dare peso a quella componente action, seppur palesemente ironica, dovuta soprattutto alla figura di Brigitte Lin. 

Indubbiamente anche io preferisco la seconda, la figura leggiadra di Faye Wong che sistema la casa dell'agente sulle note di California Dreaming è uno dei miei piaceri cinematografici

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Tazebao

1 anno fa

Lorenza Guerra
Sulla componente action ti do ragione.
Amo entrambi i personaggi del secondo episodio. Sarei curioso di vedere il film in lingua originale. Adoro lui quanto adoro lei. I "monologhi" di lui con gli oggetti di casa, li ho amati particolarmente.
Nota a margine: se le foto che girano in rete sono vere, Faye Wong sembra non essere invecchiata di un giorno.

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Martina Cellanetti

1 anno fa

Questo è uno di quei film che fa bene alla mente, sento il bisogno di riguardarlo ogni volta che mi sento affaticata dalla vita quotidiana o nei momenti di pessimismo cosmico acuti. 
Mi ritrovo col sorriso stampato sulla bocca - involontario - ad ogni visione del film, un po' perché adoro i personaggi, i relativi interpreti e le canzoni (Dreams è diventata la mia canzone preferita dei Cranberries grazie a questo film), ma soprattutto perché Wong riesce a raccontare vere storie d'amore senza usare dialoghi smielati o tempi di innamoramento troppo affrettati, facendoci immedesimare nel film.

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Lorenza Guerra

1 anno fa

Martina Cellanetti
Concordo. Io l'ho visto anche appena è finita una relazione molto lunga per recuperare un po' di noia, è il mio film dei momenti no, per questo è diventato uno dei miei film preferiti!

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Martina Cellanetti

1 anno fa

Lorenza Guerra
Sì, è un film che ti resta davvero nel cuore!

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